Pretese noiose

Che le cose non vanno sempre bene al primo colpo l’avevo gia capito quando avevo solo tre anni, quando cadendo dalla bicicletta imparando ad andare senza rotella mi ferí al braccio. Ne porto ancora i segni: una mega cicatrice ben visibile sull’avambraccio.

Solo che ora mi chiedo, è più stupido mollare o è più da idioti continuare nonostante tutto solo perchè non nel proprio dna arrendersi?

Andrà tutto bene.

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Malinconia d’agosto

Le storie d’amore sono molto belle da leggere, da scrivere o da immaginarle nella propria testa ma poi nella realtà mi fanno paura perchè più persone entrano nella tua vita più è facile che un giorno ne possano uscire.

Come mio papà .

Così

Ti liberi solo quando la tua fantasia è libera da ogni pensiero vecchio, stantio e sciupato. I tuoi pensieri vanno da una parte all’altra senza inciampi emotivi, saltellano in preda all’immaginazione.

Ti ritrovi così a sognare cose nuove, fantastichi su tutte le novità che potresti incontrare. La malinconia l’hai lasciata in vacanza, ogni tanto bussa ma non la riconosci in viso. Così si sta quasi bene.

Miopia

Questa sera ti ho riconosciuto, al di là della darsena tra la miopia e i fumi della sigaretta. Ti ho visto tra i gesti di uno sconosciuto, tra i modi di fare di una persona che non eri tu.

Ti ho riconosciuto tra le mie illusioni.

Non eri tu, era solo il ricordo di te che si era impadronito del mio sguardo ma io ho sentito comunque un brivido lungo la schiena.

Mi sono detta che non capiterà più, guarirò dalla miopia.

Reset e Restart

Vi è mai venuta voglia di voler resettare qualcosa e farla ripartire da capo? Per esempio tornare al primo incontro con quella persona (per cui non vi è ancora passata dopo mesi e tanta tristezza) e rivivere quei bellissimi momenti che non potranno più tornare vista la merda di com’è andata a finire?

È questo ciò che non riesco a dimenticare, quella cosa che ancora oggi mi lascia l’amaro in bocca e che, anche se meno frequentemente di prima, mi fa salire la malinconia. Tutto è andato in merda, lui è sparito… puff… ha deciso semplicemente che era la soluzione migliore per lui. Una gran bella vaccata, insomma. Ora da lí ci sono solo punti di non ritorno, niente più dolci speranze o dolci pensieri. Ecco cosa mi dà rabbia, tristezza e malinconia: sapere che per me è realmente finita perchè non ci sono scuse per un comportamento così di merda. Mioddio quanto tempo è passato, e ancora penso a lui. Ripenso a quando era davvero un bel pensiero e darei qualsiasi cosa per tornare a pensare a lui con dolcezza.

Che rabbia.

Archivia

Whatsapp ti dà la possibilità di archiviare le chat così, quando non vuoi che accidentalmente l’occhio cada su quella conversazione ma non è ancora arrivato il momento di cancellare del tutto la possibilità di riascoltare una voce ormai lontana dai messaggi vocali in preda all’alcolismo, le “nasconde”.

Ma è possibile archiviare anche i pensieri, per tenerli nascosti quando non si riesce ancora a eliminarli?

Punti di domanda

Certe domande ti lasciano come un messaggio a cui non ricevi risposta…

In balia di un’attesa che non sai se sarà placata da una risposta o da un silenzio prolungato.

Che genera altre domande.

Certe domande dovremmo farcele? Certe domande dovremmo farle a chi dovremmo? Certe domande possono avere una risposta?

E quella risposta dobbiamo darcela da soli o deve arrivare da altri?

In trappola

Sto immaginando la mia testa come un alveare; in cui i pensieri si annidano fitti, e rimangono intrappolati nelle fessure. Ecco che quando i miei occhi si fissano su un’immagine, quella viene acchiappata e rimane lì, fissa nella mia testa. È come incollata, distolgo i pensieri ma puntualmente mi sembra di ritrovarmi quel quadretto davanti agli occhi. Non è reale, quindi lo sguardo non posso distoglierlo ed è così che inevitabilmente ripenso a ciò che doveva rimanermi oscuro. È qualcosa su cui non avrei dovuto posare lo sguardo, qualcosa che non avrebbe dovuto impossessarsi dei miei pensieri, perchè è un’immagine che mi strapazza lo stomaco e il mio cuore vorrebbe scappare mentre avverto una sensazione di nausea. Non ero preparata a una realtà ignota. Aspetto con ansia il momento in cui quella immagine sparirà dalla mia testa, una foto reale che ora si ripresenta davanti non concretamente.

Aspetto il momento di rimpadronirmi della mia immaginazione, della mia testa, della mia fantasia che solo lei può aggiustare la mia realtà!

A me Frida Kahlo non piace

L’arte è arte, sempre e comunque. Ma a me Frida Kahlo non piace.
Non mi capita spesso di usare la prima persona quando scrivo, ma in questo caso mi sono fatta prendere la mano dalle mie impressioni per raccontare il fenomeno Frida e la mostra al Mudec con uno sguardo personale. Leggete e mangiatene tutti 🌹

http://www.cristinapalmieriarte.com/item.php?menuId=15&table=homeditorials&itemid=311

A Giorgio.

Il presente lavoro unisce la mia personale passione per la danza classica, il teatro e l’arte, e il mio interesse per il digital web world. Negli anni, con impegno e dedizione, sono riuscita a dedicarmi a ognuna di queste mie predilezioni separatamente, svolgendole come attività lavorative sconnesse fra loro. Grazie però al percorso universitario vissuto all’Università IULM e allo stage, prima curriculare poi extracurriculare, svolto presso la Fondazione Teatro alla Scala, ho avuto l’opportunità di unire e realizzare in un’unica direzione queste mie passioni.

Dedico i miei più sinceri ringraziamenti a tutti coloro che mi hanno aiutato nella stesura della tesi con indicazioni, suggerimenti, critiche e osservazioni: a loro rivolgo la mia riconoscenza, anche se a me spetta la responsabilità per ogni eventuale errore contenuto in questo elaborato.

Anzitutto ringrazio il professor Nello Barile, Relatore, per avermi guidato dall’inizio alla fine nella preparazione, nella realizzazione e nella stesura del mio elaborato finale. Grazie alla pazienza e a tanta dedizione personale per la materia, il professore mi ha coinvolto con interesse e passione nello studio degli argomenti principali e indispensabili per affrontare il tema trattato nella mia tesi; e mi ha seguito lungo tutto il percorso, accogliendo le mie idee e indirizzandomi verso nuove proposte.

Un ringraziamento speciale va a Silvia Farina, responsabile della Redazione Web del Teatro alla Scala e stimabile donna a cui dedico la mia ammirazione e il mio affetto. Fin dal nostro primo incontro e per tutto il tempo in cui ho avuto il piacere di imparare da lei e lavorare insieme, Silvia ha saputo credere in me e riconoscere tutta la passione e la dedizione che ho da offrire. La mia tesi nasce dallo stage svolto alla Scala, dove ho avuto la grande occasione di imparare la professione a cui aspiro, e proprio grazie a Silvia e alla sua preziosa esperienza, ho potuto sviluppare il capitolo dedicato alle attività digital del Teatro. Oltre ad avermi fatto da mentore durante il mio stage, Silvia mi ha aiutato anche a maturare a livello personale con amicizia e simpatia.

Proseguo con la Direzione e i colleghi del Teatro alla Scala; ringrazio Paolo Besana, capo Ufficio Stampa, per avermi dato l’opportunità di svolgere lo stage sotto la sua direzione; e Francesca Agus, responsabile dell’Ufficio Marketing, per il prezioso contributo rivolto all’analisi del brand Scala.

Vorrei inoltre ringraziare mia mamma Rosanna, la donna a cui fin da bambina aspiro per forza d’animo e bellezza. Tutti i miei anni pieni di passioni, di studio e di svago li devo a lei e ai sacrifici che ha affrontato. Ha regalato a me e a mia sorella gemella Clara, nonché mia migliore amica e mia anima gemella, l’opportunità di realizzare le nostre vite; nonostante le difficoltà, i grandi momenti di dolore che hanno rischiato di portare buio sui nostri sorrisi, e la perdita dell’amore della sua vita nonché nostro papà Giorgio a cui questo lavoro è dedicato. Mio papà viveva e lasciava che io lo guardassi vivere, per farmi vedere quanto è bella la vita. Mi ha cresciuto con il sorriso insegnandomi ad amare, mi ha fatto scoprire il valore dei sogni e io lo porterò sempre nel cuore.

Infine ringrazio gli amici. Un sentito grazie lo rivolgo alle persone che mi accompagnano fin dall’infanzia, con cui sono cresciuta e insieme ci siamo ritrovati a dover affrontare la vita: Clara, mia sorella gemella, Alberto, Lucilla, Matteo e Matheus.

Con grande affetto dedico un ringraziamento speciale anche agli amici che sono entrati nella mia vita più recentemente, ma che sono sempre stati presenti negli ultimi anni supportandomi e condividendo insieme i momenti più importanti: Matteo, che da compagno di banco dell’università è diventato il mio grande vero amico con cui condivido sogni, speranze e obiettivi; Arianna, per le gioie e i dolori degli anni universitari condivisi e per i desideri ancora da realizzare insieme.

A tutti gli amici che sono stati presenti in questi ultimi anni sia di danza, di studio e divertimento: Alessia, Adriano, Maria Chiara, Carolina, Arianna, Valentina, Mattia, Chiara, Davide e Jessica.

Un ultimo grazie agli amici di famiglia che hanno contribuito in modo speciale alla mia crescita personale: Daniela e infine Stefania e Luigi, che mi hanno visto crescere e mi hanno aiutato nel mio percorso, da cui ho imparato e con cui poi ho condiviso l’amore per l’opera lirica.

Milano, 4 aprile 2018

(Questo post verrà pubblicato nel momento esatto in cui mi starò laureando. Oddio, conoscendo le tempistiche delle lauree Iulm, non proprio nel momento esatto della discussione e proclamazione; diciamo che sarà pubblicato nell’arco di tempo in cui sarò in preda all’ansia per discutere la tesi o in preda all’euforia per festeggiare la laurea. Comunque sia non si sa quando io l’ho programmato, sicuramente in un momento in cui io già so.)

Ricognizione di quella sera

È arrivata la sera, quella sera, e con essa poi è arrivato il momento del “ok dai è l’ora di andare a dormire così dormo otto ore piene, mi faccio giusto un porrino, due minuti e dormo”. In quella sera.

Dalla camera senti la voce della mamma parlare con il Bizzo e la Lucy, già perchè dopo aver fatto insieme la corona d’alloro, lui è andata a prenderla e sono tornati a casa nostra. Già sono tornati, vabbè due chiacchiere e tra dieci minuti sono a letto, così mi fanno compagnia con il porrino. E infatti chiacchieriamo mentre mi fanno compagnia a far su. Che bello poi, mamma inizia a parlare, così intrattiene lei la conversazione e io posso non pensare a nulla. Cacchio, si ogni tanto sento un pochino di ansia che devo rigirare su la cartina due volte in più. Però è pronta, bella due tiri e sono già a letto, si dai vado a dormire che tanto dormirei sette ore e quarantacinque minuti. Sí, giá un quarto d’ora fa volevo essere a dormire. Vabbè dai, stiamo facendo le imitazioni delle persone e io sono bravissima a farli ridere. Guarda, è finita, cavolo. Vabbè tanto la mamma ha ripreso a parlare, io posso non dire nulla e prepararne una da accendere quando sarò dottoressa. Si dai, domani mattina posso anche non farla tanto sarò in coma dal parrucchiere e potrò non pensare a nulla perchè ormai è tutto pronto per andare in università. È quella sera. Prepararne su una per un momento in cui non si avrà voglia nè tempo per girarla, sembra un pochino una cosa buffa ma che caratterizza tutto. Già perchè si ha come l’impressione che sarà diverso dalle situazioni che si è vissuto in terza persona, come amico o come conoscente; mai in prima persona. Come sarà inevitabilmente ce lo si immagina diverso, perchè alle lauree degli amici c’era la famiglia i nonni gli zii la cugina e solo poi gli amici. La mia situazione non può essere così, ci sarà la mamma e insieme ci saranno gli amici. Non ho nessun altro di famiglia. Anzi ora che ci penso, in un giorno così speciale per me, mio papà e mia sorella non saranno accanto a me fisicamente. Ma sono talmente fiera della Lalla e orgogliosa di tutta la forza che impiega nel realizzare i sogni che non potrei sentirla più vicino a me in questo momento; intanto qualcuno potrebbe dire che da lassù ho un angelo custode che non mi lascerà mai. Nonostante senta comunque la loro mancanza, ho la fortuna di avere una donna meravigliosa come mamma e degli amici che sono a tutti gli effetti la mia famiglia. Insomma, sarà una situazione vissuta in tranquillità e com’è la mia situazione; quindi unica e caratteristica di me. Deve essere come la voglio io, e ora come essere come dev’essere quella sera. In cui dai è arrivata l’ora di dormire, ho già salutato tutti e ormai rimane solo il letto. Fumerei anche un’altra sigaretta, dai ora mi metto nel letto un attimo che poi ecco che arriva la voglia di far due tiri prima di dormire davvero. Mi bevo anche un sorso d’acqua così. Vedrai che poi torno a letto e crollo. Dai che così arriva subito, quel giorno.

Sono triste e lo dico senza vergogna

Quando meno ce lo aspettiamo, la natura subdolamente trova i nostri punti deboli. Allora vorremmo non provare nulla, forse non abbiamo mai voluto provare nulla, ma sentiamo quel qualcosa che ovviamente abbiamo provato. Soffochiamo così tanto di noi per guarire più in fretta, ma rendersi insensibili così da non provare più nulla è un gran peccato. I cuori che abbiamo nel cuore ci vengono dati una sola volta e prima che lo capiamo, ci si è consumato il cuore. C’è dolore, pena… ma non dovremmo soffocarlo. Con esso c’è la gioia che abbiamo provato.

In attesa

Sono nata iperattiva. Fin da quando sono piccola non sono mai stata capace di stare ferma, ho sempre dovuto far qualcosa. Non ce la faccio a rimanere a guardare, devo agire. Non sono capace di restare immobile, devo muovermi.

Nell’ultimo periodo non sono mai stata ferma un attimo, fino a che non mi sono ritrovata paralizzata. Mi sto accorgendo che non posso fare nulla, in questo momento non posso agire. Sono completamente inerme, qualsiasi cosa io faccia è inutile. Anzi, più io cerco di agire più combino guai e non realizzo nulla. Effettivamente, troppo spesso ho cercato di far avverare ciò che volevo combinando solo disastri e senza ottenere nulla di buono. È come se, a questo punto, dovessi cercare di fermarmi un attimo ad osservare ciò che accade, immobile. Forse è il primo grande cambiamento che devo vivere, devo imparare ad avere pazienza. Sono in balia del corso degli eventi, tutto deve succedere e io devo lasciare il tempo alle cose di accadere. Non ho io il potere di avverare il futuro, non sta volta. Sono in attesa, senza sapere di cosa precisamente.

Non riesco a muovermi. Non faccio nulla. Ho paura, non so se ce la farò. Ma tutto mi paralizza.

Devo aspettare.