Le parole che non ti ho detto

Non volevo più di quello che c’era. Non ti avrei mai chiesto di più.

Volevo solo che tu ci fossi. Anzi, o meglio, io volevo esserci, per te. Con te.

Invece hai giocato a fare la lampadina. Una lampadina che si spegne e si riaccende quando vuole. Mi hai lasciata lì a chiedermi dove ti fossi nascosto, al buio. Da sola.

E io ho paura del buio. Al buio non ci vedo.

Quando sei riapparso, la luce era troppo forte. Mi ero già asciugata le lacrime e gli occhi ormai si erano abituati all’oscurità. Un abbaglio e io stordita. 

Ma dopo tutto questo tempo mi ero già preparata e ho tirato fuori il coraggio. Ho preferito rimanere lì da sola al buio, con la stessa malinconia di due mesi fa e con quelle stesse lacrime, che non hanno fatto in tempo a scendere che si erano già asciugate sulle mie guance.

Ho pianto, sí. Ma non come si dovrebbe. 

Infondo lo dico sempre,

io non sono capace di piangere.

Tengo il buono

Ricordo certe cose come se fossero le più belle in assoluto, quelle che per un secondo ti fanno stare bene solo a ripensarci e pensi che nulla ti fará mai stare così

Ma è solo un breve secondo prima che tutto si trasforma in un pugno allo stomaco

Perchè a ripensarci lo erano anche allora, ma erano pugni al cuore 

e il fatto che siano riusciti a rianimarlo e a farlo uscire dal cubo di ghiaccio,

non è detto che sia una buona cosa.

Ti hanno lasciato così, vulnerabile

e non è detto che sia una buona cosa

Quindi…? (forse la fine, forse non riesco a dirlo ma è la fine, forse)

Sei felice cosí, senza neanche un addio. Senza l’ultimo limone, carezza, tenerezza, una sigaretta. Peccato peccato….

e si vive questo momento senza capire, un pó alla cieca, ma provando tantissimi sentimenti diversi… 

La prima settimana è quella dello spaesamento, in cui non realizzi che lo stai capendo. Forse cerchi di credere che non ci sia nulla di diverso o sbagliato, ti convinci che sia tutto normale.

La seconda settimane è caratterizzata dalla fase della tristezza, in cui dopo tanto tempo, piangi. Piangi veramente, piangi tantissimo. Perchè fa male. È il momento in cui realizzi e non te ne capaciti, così piangi. Sei vulnerabile. Ti sei lasciata andare con fatica per provare qualcosa, per innamorarti, ti eri tolta la corazza, ti eri sciolta, ti eri liberata dal cubo di ghiaccio… e ora non hai uno scudo che ti protegga. Piangi. (The Dream Synopsis – The Last Shadow Pupets)

Inizia così la terza settimana. Di conseguenza viene la fase dell’allegria iperattiva nevrotica che prende il posto della tristezza assurda. Perchè fa davvero male. Infatti non ti capaciti del tuo buonumore malinconico, e aspetti il momento in cui crollerai. Ma non ci devi pensare, non vuoi lasciargli tempo di venirti in testa, cosí cerchi di fregartene, ti circondi degli amici e ti sfoghi in allegria. (Senza – Thegiornalisti)

Durante la quarta settimana viene l’incazzatura, quella cattiva. Tra un groppo in gola e una risata gustosa, provi un sentimento di dolore espresso attraverso la rabbia. Perchè fa davvero male, se per un istante involontariamente ci pensi. Non trovi un motivo nè una ragione e sei ancora di più incazzata. (Io ti maledico – Levante)

Sta finendo anche questa, cosa devo aspettarmi? Cosa proverò? Come andrà nelle prossime settimane?

Ora il giorno vola, ho i postumi dell’altra sera. Sarà vero questa storia che mi hai dato buca, spera che non mi abbia già lasciato un buco. Scema per la scena di esserci caduta. Anche se poco è stato troppo. Maledetto maledetto, non te ne frega proprio niente?

Non voglio più perdere (repetita iuvant)

Alle volte la terra sembra crollarmi sotto i piedi
basta un attimo
giusto quel poco per perdermi e tutto sembra farsi troppo difficile
da far sembrare tutto insopportabile.

Sono troppo sicura del momento da non riuscire a lasciarlo andare.
Giorno per giorno, ma sembra che tutto stia andando troppo in fretta e
vivendo giorno per giorno, quello che sarà si avvicina troppo velocemente.

Vorrei farmi piccolina per sprofondare e rimanere ferma immobile,
in balia di dolcezza e tenerezza.

Ci sono persone convinte di non meritare l’amore. Loro si allontanano in silenzio dentro spazi vuoti, cercando di chiudere le brecce al passato.

Io invece voglio meritarmelo l’amore,
voglio meritarmi qualcosa di bello.
Voglio meritarmi quello che ho cercato con fatica,
vorrei meritarmi di tenermelo stretto.

L’altra metà del cielo

A volte il cielo sembra brillare anche senza stelle.

E un pensiero ti sfiora la pelle, lungo la schiena. Lascia un sorriso sulle labbra; ha il sapore di un bacio.

È un pensiero dolce,

che ti culla nel buio.

DICIASSETTE

Non sempre riusciamo a descrivere ció che proviamo. A volte è difficile trovare un nome ad un sentimento. Per quanto ci sforziamo, definire certe sensazioni sembra risultare impossibile. Forse il segreto sta proprio nel capire quanto sia inutile determinare situazioni e sentimenti, limitarsi a dare un nome a tutto senza libertà di vivere appieno ció che ci ritroviamo a vivere.

Oggi ho vissuto una situazione particolare per quanto mi sono sentita bene. E più ci penso, insieme a quella gioia, non riesco a fare altro che a provare un briciolo di malinconia. Quasi da sentirmi a disagio, credendo di non meritarmelo o pensando di non riuscire a ricambiare. Quello che piú mi stupisce è come questa sensazione di disagio mi abbia accompagnato costantemente nell’ultimo anno ogni volta che mi sono sentita bene, veramente. Forse perchè non stavo bene da davvero tanto tempo ed ero incapace di credere che qualcosa di bello lo merito anche io.

Circa un anno fa scrissi:”cercare di provare un minimo di dolore per riuscire a provare ancora qualcosa!” Come se fossi diventata apatica, incapace di lasciarmi andare alle cose belle e che fossi incapace di provare ancora sentimenti diversi dal dolore, come se la tristezza fosse l’unico sentimento che riuscissi a provare. O a meritare. 

Non ho mai creduto molto all’oroscopo ma l’Amico mi ha passato questa strana mania per Rob Brezsny, per le sue poetiche stravaganze. Ebbene, per il 2017 della Bilancia, ha descritto ció che sto provando realmente io nell’ultimo periodo. Forse mi sto liberando dal mio cubo di ghiaccio, forse sto davvero riscoprendo me stessa. Forse è la volta buona, se non succederà qualcosa che mi farà rintanare dentro la mia corazza.

L’io in esilio rimane l’io, come una campana che nessuno suona rimane una campana”, scrive la poeta Jane Hirshfield. Ho il sospetto che queste parole siano importanti per te mentre ti prepari ad affrontare il 2017. Ho l’impressione che negli ultimi mesi il tuo vero io stia tornando al cuore della vita dopo aver vagabondato per un po’ alla sua periferia. Uno di questi giorni, una campana da tempo silenziosa comincerà a suonare per annunciare il tuo ritorno. Benvenuta a casa!