29 luglio

La prima volta che ricordo di essere andata al ristorante con i miei, ordinai un bel piatto di lasagne. Da quel giorno volevo mangiare sempre lasagne allora, per farmi felice, in quel periodo mio papà mi portava a mangiarle quando voleva farmi una sorpresa.

Con mia mamma come complice, per 17 anni mio papà conosceva perfettamente ogni più piccolo desiderio mio e di mia sorella.

C’è stato l’anno dei cd delle Spice Girls e dei Luna Pop, poi dei peluche dei Looney Tunes in Space Jam e un altro delle barbie delle principesse.

Ci sono state volte che tornava a casa con pacchi regalo per me e mia sorella con i giochi che volevamo. Ma ricordo perfettamente che in un pacchettino più piccolo teneva sempre anche un regalo per la nostra mamma.

Mamma e papà mi hanno portato alla Scala a vedere il mio primo balletto quando avevo solo 6/7 anni, prima di portare mia sorella alla sua prima lezione di equitazione.

Potrei farvi una lista infinita di tutti i vizi e i capricci che mio papà, insieme a mia mamma, sapeva soddisfare.

Ma è una lista, non ció che lo rendeva speciale.

Lui sapeva far ridere tutti, era il primo che si buttava nel letto chiamandoci a gran voce per iniziare la lotta dei cuscini.

La mattina presto quando andava al lavoro prima di tutti, ogni tanto lo sgamavo che salutava con un bacino me e mia sorella.

Nessuno come lui accanto a mia mamma ha saputo farmi conoscere l’amore, quello che non si può spiegare.

Sono arrivata ad un punto in cui vorrei dire tutto, ma ho perso la voglia di scriverlo. Perchè io non dimenticherò mai nulla.

So solo che mi manca tanto…

scarpette – rose rosse – G (Wunderkammer)

Ogni paio di scarpette potrebbe raccontare una storia e suggerire le emozioni provate indossandole. A ognuna di esse è associato un ricordo: la prima lezione di tecnica di punte, il primo spettacolo, il palcoscenico, Treviso, Milano, Berlino, Milano.

È il sogno di una bambina che cresce con lei, che l’accompagna dall’infanzia fino a a vederla diventare donna. A ritmo di musica è nata la passione per la danza classica, la voglia di imparare e maturare, di decidere il proprio cammino fino ad arrivare ad accettare se stessi e i propri limiti. Attorno a questo mondo ha preso forma una persona, appasionata e curiosa di esplorare il proprio essere per conoscere sempre nuove facce del proprio “Io”.

Ogni persona durante il proprio percorso di vita e di crescita affronta delle sfide cercando ogni giorno stimoli nuovi, nonostante le difficoltà e le situazioni peggiori. Fino ai diciassette anni di età tutto sembra seguire un vortice incessabile di eventi, poi ad un tratto tutto sembra fermarsi. Qualcosa ti dice che è ora di crescere e allora la realtà delle cose viene a farti visita. Qualcosa che fino a quel momento non avresti mai pensato potesse capitare proprio a te, che l’avevi solo minimamente immaginato attraverso i racconti di altre persone, si appropria della tua vita. Succede che un giorno papà non c’è più, rimane una rosa rossa. 

Si narra che quando San Giorgio sconfisse il drago e liberò la principessa, dal sangue della creatura fiorì una rosa che egli donó alla fanciulla. 

Da quel momento le favole hanno lasciato il posto alla realtà, insieme alle emozioni si sono accumulati i ricordi. Ma ciò che non svanirá mai sarà il desiderio di andare sempre oltre a ciò che c’è. Perchè nulla è perduto se c’è sempre la speranza di trovare qualcosa in più.

C’era una volta e un albero di Natale.

Un vestitino di raso rosso scuro con roselline ricamate e i biglietti per Lo Schiaccianoci; il piú bel regalo di Natale mai ricevuto. Avevo otto anni ed era la prima volta che mamma e papà mi portavano alla Scala a vedere un balletto. Quel balletto, quello in cui facevo il fiocco di neve al mio primissimo saggio di danza quando avevo solo quattro anni. Tutti e quattro insieme, vestiti elegantissimi, per il mio grande giorno. Tutti e quattro emozionati, incantati, tanto che mio papà all’intervallo non riusciva a trattenere la parlantina euforica che gli veniva quando era su di giri. Rideva e scherzava con il barista che, al momento di tornare al nostro palchetto, salutó promettendogli che si sarebbero rivisti al prossimo Schiaccianoci quando la sua bambina, quell’esserino che gli stringeva la mano che ero io, avrebbe ballato sul palco del Teatro alla Scala. 

Alle 14.30 di oggi, hanno spento le luci del teatro ed è entrato il direttore d’orchestra. Le prime note hanno dato il via al prologo introduttivo del balletto. Quella musica e io al buio; ho iniziato a piangere e non ho piú smesso fino a quando non si sono riaccese le luci. Ho pianto mentre mi lasciavo incantare dallo spettacolo, quello che non avevo piú avuto il coraggio di rivedere dal vivo.

È stato bellissimo.

Un pezzo

Quando è morto mio papà, così da un giorno all’altro, pensavo che non ce l’avrei piú fatta a vivere. Non ho mai pianto cosí tanto come quella volta e quando ho smesso, con mio grande disappunto, mi sono accorta che intorno a me il mondo continuava a girare come se niente fosse. Ma come poteva l’universo non accorgersi che in una stanza di una casetta di un paesino di provincia c’era una ragazza tanto disperata che si gongolava nel letto sulle note di Hallelujah di Jeff Buckley che risuonavano a ripetizione continua? Il cielo oltre il tetto di casa continuava ad esibire quel sole caldo e fastidioso di fine luglio, e neanche si accorgeva di un dolore tanto lancinante, che mi faceva pulsare persino le tempie che cosí odioso e inspiegabile anche lo stomaco si contorceva. La vita intorno a me proseguiva, i professori non abbandonavano la filosofia della stronzaggine, io non smettevo di incazzarmi per il ritardo dei treni, le lezioni di danza non avevano cambiato orario e il mio ragazzo non si era fatto problemi a tradirmi per poi lasciarmi.

Nessuno si ferma per prendere su di sè il tuo dolore e tu devi portartelo dietro a lungo come uno zainetto scomodo, pur di continuare a camminare sulla tua strada. Ci vuole tempo per abituarsi alla sua pesantezza e un grande coraggio per cercare di alleggerirlo. Asciugandosi il volto dalle lacrime e guardando con piú lucidità si riuscirà anche a capire che non tutti seguivano quel vortice instancabile senza accorgersi di te, con il tempo si puó riconoscere chi era lí a stringerti la mano e ad accarezzarti il cuore, veramente. E saprai che anche il cielo ti vuole aiutare quando la luna, il sole e le stelle faranno luce su alcune persone e le riconoscerai perchè senti che erano già lí con te ancora prima di incontrarle.

Ce la si fa, si va avanti anche con qualche pezzo fuori posto e ricostruito male. Ma ce la si fa.

Ce la si fa sempre.

Elena

(se ti ho mandato questo link perdonami per il tempo che ti ho rubato. È un grazie silenzioso, ho voluto regalarti un pezzettino di me.)

Quando viene Dicembre

Le luminarie sono accese, gli addobbi sono quasi ultimati e nell’aria si respira già un profumo diverso.Mentre alla radio passano Michael Bublè e Mariah Carey, i bambini hanno già spedito le loro letterine a Babbo Natale e i genitori stanno prendendo di mira i Toys Center della città. La Coca Cola ha già decorato tutte le bottiglie e la pubblicità della Bauli inizia ad alzare il diabete dei telespettatori.

Il periodo piú freddo dell’anno è arrivato e il cuore si riscalda con la dolcezza della cioccolata.
Vittime dei ricordi d’infanzia e del consumismo, ci si lascia andare a quella felicità malinconica che contraddistingue il Natale, 
sono arrivati i giorni in cui la sua mancanza si fa sentire ancora di piú, ma non c’è posto per i pensieri tristi quando si ha il sorriso stampato in viso.

My Hero – Foo Fighters

Ho appena realizzato una cosa,
e come ogni volta che realizzo cose non so mai se sia una cosa positiva
oppure no.

Ho l’abitudine di idealizzare alcune persone come degli adoni-idoli-grandi amori-dei-miti, pur consapevole del fatto che sono dei grandi pezzi di merda.

Da quando è morto mio papà non ho fatto altro che idolatrarlo, ricordarlo come il mio unico grande eroe e la persona più bella di questo mondo.
Che, ok, è vero.
Mio papà è stato il mio grande amore della vita, l’uomo più buono sulla faccia della terra.
Era un un genio maledetto alla Baudelaire, il mio Jim Morrison.
Era un eterno Peter Pan con cui giocavo a far la lotta con i cuscini e che andava all’esselunga per comprarci chili di caramelle e marshmallows.
E’ stata la persona che mi ha insegnato e spronato a credere nei sogni e a far di tutto per realizzarli.
Io ero la sua Elena, la sua principessa ballerina e per me lui sarà sempre il mio Hercules.

Tutto questo è ciò che voglio ricordare di mio papà, ciò che mi fa ancora piangere per la sua scomparsa ed è tutto quello per cui mi manca da morire ogni giorno.

Ma tutti gli aspetti negativi che per magia dimentico pensando a lui?
Dove sono?
Dove sono i ricordi di lui ubriaco marcio che insultava la mamma in salotto mentre io e mia sorella ci nascondevamo in camera?
Dove sono spariti tutti i suoi discorsi fascisti e razzisti che se solo ci penso mi fanno ancora venire i brividi?

Griderei al cielo di riportarmi qua il mio papà, anche solo per sentirlo ridere.
Ma quante volte a mia mamma ho gridato, da piccola o da adolescente, che volevo che il papà sparisse?

E ora eccomi qua a mitizzare ancora le persone, innamorandomi di quelli sbagliati. Sempre lo stesso ho in mente e di lui probabilmente ho solo un’idea, bella, meravigliosa, quella dei momenti pieni di sorrisi e complicità.
Convinta che lui sia davvero la persona giusta per me, anche se non mi ha mai preso in considerazione.
Ma tutte le volte che mi ha dato buca, abbandonata in stazione ad aspettarlo o tutti i messaggi a cui non ha mai risposto?
Perché quando penso a lui mi ricordo solo del fatto che probabilmente, infondo, sotto sotto, alla fine mi sono innamorata di lui e non che è un pezzo di merda?
Insomma, non solo non mi prende in considerazione come ragazza ma a volte mi chiedo se si ricorda della mia esistenza.
Sì, ci penso. Ma prima di tutto penso al fatto che mi piace da impazzire

e quando mi sono aperta con lui, confessandogli questa mia pazzia, non mi ha neanche mai dato una risposta. No, piano piano ha iniziato a sparire e io dopo un anno penso di essermi innamorata.
Ma la cosa grave è che oltre ad essermi ritrovata con il cuore infranto, ho probabilmente allontanato una bellissima amicizia che sarebbe potuta diventare grande. Eh sì, la cazzata l’ho combinata io, ancora mi maledico per essermi dichiarata, sputtanando tutto.

Insomma, più son stronzi più io sono rincoglionita.

Nessuno vale quanto te – Ghemon

Studiare sul letto e addormentarsi………..

Sognare di essere su una nave, e prendere un caffè con Belinelli.

Litigare con la mamma e buttarmi nella piscina di coccodrilli, uscire di lí con il piede rotto e ingessato.

Cercare di camminare e incontrare mio Papà che faceva shopping, con in mano una camicia rossa e un basco blu nuovo.

Prendersi per mano e addormentarsi sul pavimento insieme………

un caldo freddo

Odio con tutta me stessa questo periodo dell’anno… 

Fine di giugno, 

aspettando luglio, 

aspettando agosto, 

aspettando le vacanze.

Inizia a fare caldo, ma ci sono ancora mille cose da fare ma hai solo voglia di non fare niente e metterti al sole come una lucertola.

E io odio prendere il sole come una lucertola.

È il periodo dei ricordi, di quel saggio di danza a cui mio papà non era potuto venire… Il periodo delle speranze infrante, degli ospedali, dei sorrisi e delle lacrime.

Tutto finisce, muore…

Si aspettano solo nuovi inizi,

dopo il mare, peró.

Take Care – Drake

Sono come dei flash,
pensieri veloci che vanno e vengono.
In un attimo è di nuovo il 2010, la mamma è seduta ai piedi del letto e io e mia sorella abbiamo già capito tutto. Piangiamo.
Poi mi ricatapulto nella realtà, ci sono io di fronte allo specchio che mi pettino per andare a danza.
Devo concentrarmi e chiudere gli occhi due secondi per non pensare a quello.
Ma eccomi di nuovo a fare su e giú tra i corridoi del reparto di cardiochirurgia, con l’aria condizionata troppo fredda e il caldo di luglio che preme sui vetri delle finestre.
Non riesco a distogliere la concentrazione da questi pensieri, mi fermo e mi arrendo. Ci penso su.
Ho vissuto quattro anni scappando, nascondendomi, cercando aiuto ma con la paura di disturbare.
Ho pianto da sola, ho vomitato, ho parlato con una psicologa, ho fumato una canna con il mio migliore amico, ho pianto abbracciata a mia mamma per poi decidere che non avrei piú voluto soffrire.
Ho messo il cuore nel freezer e l’ho lasciato lí insieme alle buste di piselli esselunga.
Posso raccontarti ogni singolo dettaglio della sua malattia, dirti il momento in cui l’ospedale ha chiamato a casa alle quattro di notte e io non batterò ciglio.
Ma basta un dejavú, un ricordo sfumato, un profumo, un suono lontano che mi ricorda la sua voce, per ricordarmi che sono la persona piú fragile del mondo; per voi peró tireró fuori il sorriso migliore mentre la notte la passeró in bianco in compagnia della mia tristezza.
Non ho ancora avuto il coraggio di affrontare veramente la realtà, non so cosa voglia dire vivere consapevolmente senza di lui.
Non ho la voglia e la forza di rendermi realmente conto che prima c’era e ora non c’è piú.
Solo ogni tanto realizzo che non ha festeggiato con me i diciotto anni, non mi ha visto fallire al liceo e non sarà lui ad accompagnarmi all’altare quando mi sposeró.
In quei momenti mi tremano le mani, preoccupata che qualcuno possa accorgersi dei miei occhi lucidi.
In quei giorni mi fumo due canne di fila.
Poi la notte ascolto Drake per addormentarmi, ripetizione continua.
E non mi addormento piú.
Il giorno dopo apparecchierò la tavola per quattro, ma rideró.
Prima o poi ritroveró l’amore, quello vero, che mi ha mostrato lui.