Non ho mai capito la scienza

È scientificamente provato che la canna finisce sempre prima di quando tu vorresti spegnerla

È scientificamente provato che il treno arriva solo quando ti accendi una sigaretta che hai acceso solo perchè dopo 10 min di ritardo il treno non si era ancora deciso ad arrivare fino a quando non hai acceso… bè si avete capito

È scientificamente provato che le tipe dopo di te sono sempre cesse

È scientificamente provato che piove sempre sull’asciutto

È scientificamente provato che quando tutto va di merda in realtà va tutto di merda

È scientificamente provato che l’oroscopo dice la verità solo quando Bilancia è bellissima felicemente ricca e amata

È scientificamente provato che se un film inizia bene allora puoi guardarlo

È scientificamente provato che scientificamente lo scrivo correttamente solo perchè me lo corregge l’iphone tra le parole consigliate

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Ostilità affettuose

Leggendo casualità:

L’amore fa male e il sesso è ostile.”L’assenza di ostilità causa indifferenza e noia nel sesso. L’essere umano non è una specie molto affettuosa, soprattutto nel sesso.”

Rumiginando, chissà poi quali pensieri seri. Che non sia questo però il segreto? Se ció che vorremmo tenere a debita distanza è quello che in realtà ci fa provare quei brividini lungo la schiena….

Si ma l’affetto? Perchè no l’affetto…

Allora ci si accorge che spontaneamente non si dimostra tutto quell’affetto spontaneo che saremmo in grado di offrire, per cui ci riteniamo naturalmente affettuose….. e che aspettavamo con ansia di dare in un momento del genere!

Che specie strana “l’essere umano”!

Il punto è (Arctic Monkeys – A Certain Romance)

che io non capisco davvero mai niente.

Non so se sia realmente cosí, ma pare che possa essere. Pare.

E se non ci fosse realmente bisogno di capire? Sicuro sarebbe piú difficile, nessun ragionamento logico reggerebbe… Ma sarebbe diverso.

Non ci sarebbe nessun punto.

[Well oh they might wear classic Reeboks.. Or knackered Converse.. Or tracky bottoms tucked in socks.. But all of that’s what the point is not.. The point’s that there ain’t no romance around there // oh ok potrebbero indossare Reebok classiche.. O Converse sfondate.. O pantaloni da tuta nascosti nei calzini.. Ma il punto non è tutto questo.. Il punto è che non c’è romanticismo in giro]

A me va

Le cose vanno, si dice così, bene.
Lo si dice, figuriamoci, senza neanche sapere bene cosa significa.
A volte bene sembra la retta che deve intersecarsi con una circonferenza, pensa un pò te. Se no non lo è più. E’ proprio da quel cerchio che si finisce per credere che benenormale coincidano al centro.
A tutti i costi si cercano sempre dei punti in comune, come delle ancore di salvezza; corriamo ai ripari.
L’insufficienza, ovviamente perenne, in geometria analitica suggerisce che l’equazione fatta per trovare la retta sia sbagliata; lo dice anche il disegno.
Bene non interseca al centro con normale, nè tantomeno ha punti in comune alla circonferenza, non ci sta, è esterna; ha scelto un’altra strada.
Non c’è da giustificarsi però, se va bene, veramente.

Se il problema fossi io – Ghemon

Pensieri brutti e inutili,
brutti come le falene,
inutili come le cimici puzzolenti che si insidiano tra le fessure della finestra di notte
svegliandoti.

Ghemon cantava… Se il problema fossi io?


Già, spesso quando inizio a scrivere più che trovare parole mie mi risuonano in testa musica e parole di altri. Sta volta un pezzo che ho ascoltato pochissime volte, se paragonato ad altre canzoni di Ghemon che metto a ripetizione continua… ma che risuona familiare.

Se il problema fossi io ,si
sarebbe facile risolverlo
per com’è facile coinvolgermi
prendere un concetto semplicissimo e stravolgerlo
Damn baby! Sayonara!
Non vedi che…no,non lo vedi,è evidente…
perchè la tua forma di malattia
è una miopia degli occhi dell’anima, una patologia frequente
…che se la profilassi fosse la prassi, almeno non dovresti discolparti…
ma tu sei come quelli che dicono “odio l’ipocrisia” e sono gli ipocriti più grandi!
Vi scontentate tutti del vostro niente
attaccandovi al mio tutto
studiandone la forma
sparandomi pallottole di gomma
che, hey, mi dispiace, non fanno da deterrente

Situazioni e fatti che ora mettono in dubbio il mio essere, la mia intelligenza, la mia astuzia e la mia mente… Ma davvero? Il problema sono io? Perchè giocano con la realtà dei fatti e io finisco per STORDIRMI?

Siamo seri, quanta meschinità c’è in tutto questo?
Chapeau, siete tutti molto bravi. Vi ammiro.

Ma io ho deciso che non voglio più perdere.
Preferisco rimanere il problema. Se sono davvero io il problema.
Preferisco che il problema fosse solo mio. Se il problema fosse mio davvero

Lasciatemi qui, così a sbagliare, o a non sbagliare…. da sola.

Sapete cosa mi mette ansia?

Mi mettono ansia le persone che non riescono mai ad essere felici e devono scaricare i loro inutili lamenti sulle altre persone. (per fortuna sono brava a spegnere e riaccendere il cervello a comando solo quando parlo con altri e avere la capacità di capire all’ultimo momento di cosa cazzo stavano parlando per annuire e simulare un grugnito)

Mi mette ansia la Pepsi. (l’unica vera dipendenza è quella per caffè e coca cola combo perfetta)

Mi mettono ansia le persone basse. (ad eccezione dei miei migliori amici che li uso come cuscini quando sono stra fatta)

Mi mettono ansia i post virali di cani e animali maltrattati.

Mi mettono ansia le persone che vivono come se fossero chiuse dentro una bolla di sapone così da sentirsi protetti e da non provare il bisogno e la voglia di conoscere il mondo che gli circonda però poi piangono quando muore il cane in un film o si sentono brave persone per l’elemosina e la preghierina in chiesa per i bambini poveri.

Mi mette ansia l’estate e le corse folli e disperate a prenotare le vacanze. (grazie a chissàchi sono un essere particolare che odia il mare, le vacanze prenotate e i giri turistici da ignoranti. Per fortuna odio le agenzie di viaggi e i tour vacanze.)

Mi mettono ansia le persone che si lamentano del cibo.

Mi mette ansia la gente che ti chiede che programmi hai per le due misere settimane di ferie solo per avere l’occasione di raccontarti per filo e per segno le vicissitudini del loro planning in progress per le vacanze, ma fanculo io odio l’estate quindi con me non potete neanche iniziare ad elogiare le vostre doti da sunbathing.

Mi mettono ansia le ragazze in minigonna e scollatura provocante.

Mi mettono ansia quegli individui che non riescono ad essere felici per i tuoi piccoli traguardi perché devono sempre essere al centro dell’attenzione quindi ti fanno pesare il fatto di averglielo detto o addirittura di essere riuscita a raggiungere i tuoi obbiettivi senza avergli riservato un posticino nel tuo angolo di misero successo personale (fanculo ancora una volta sono una persona che si tiene tutto dentro e poi te lo sbatte in faccia su facebook che tanto è tutto mainstream).

Mi mettono ansia le situazioni di disagio.

Mi mette ansia sapere che c’è chi sta meglio di me e c’è chi sta peggio di me ma non poter farci nulla né per gli uni né per gli altri né tanto meno per me stessa.

Mi mettono ansia le serate in discoteca.

Mi mette ansia la suddivisione dei pasti tra colazione, pranzo, cena e merenda. (Se voglio mangiare il kebab del cavaliere in pt. Genova con la salsina bianca alle 10 di mattino o la pizza con le patatine fritte alle quattro di notte non vorrei sentirmi chiedere se sono in chimica, perchè magari sì ho fumato canne ma può anche solo essere normale visto che ho sempre fame).

Mi mette ansia il minestrone.

Mi mette ansia questo post che ho scritto ignorando le regole grammaticali e l’uso corretto della punteggiatura perché non mi sono neanche fermata a pensare o a rielaborare tutti i pensieri che mi passavano per la testa.

Mi mette ansia il mascara.

Mi mette ansia la parola ansia perché ormai fa molto hipster e quindi è usata da tutti mentre io sono una persona che riesce benissimo a gestire l’ansia e non soffro d’ansia e non dico mai che ansia se non quando mi scappa la cacca.

 

The Tallest Man On Earth – There’s No Leaving Now

Sono quasi sicura che ognuno di noi abbia un periodo della propria vita che ricorda come il peggiore.

Per me il periodo piú brutto coincide con il momento in cui sono stata la persona peggiore che potessi essere. Avevo 17 anni. Lo ricordo non tanto per i momenti vissuti, che al contrario ho cercato di cancellare totalmente dalla mia mente, ma perchè un pó mi rassicura ripensarci; sembrerà un controsenso ma se ci penso mi accorgo che peggio di com’ero all’ora non potró mai esserlo e quindi mi tranquillizza.

Non ho mai raccontato a nessuno nei dettagli cosa vivevo durante quei mesi, non ho mai trovato nessuno a cui poter confidare quelle cose. Mi vergogno cosí tanto di chi ero, di cosa riuscivo a pensare o a fare, che non ho mai avuto il coraggio di trasformare quei ricordi in parole, figuriamoci trovare qualcuno disposto ad ascoltarmi.

L’unica cosa che per ora riesco a tirar fuori è anche ciò che mi tormenta di piú. È qualcosa che non posso fare a meno di ammettere, quasi come se volessi farmi del male da sola rigirando il coltello nella ferita. È inevitabile perchè mi sembra l’unico modo per riconoscere la mia colpa. L’unica cosa a cui penso tornando con la mente a sei anni fa, è immaginare come mi sarei sentita o cosa avrei fatto, 

se qualcuno mi avesse predetto che da lí a 6 mesi mio papà sarebbe morto.

Magari non ci avrei messo cosí tanto tempo a ritrovare me stessa e non avrei perso tutto il tempo che mi rimaneva da vivere con lui, insieme a mia mamma e a mia sorella.

l’ora sbagliata per fare ragionamenti

Ogni tanto mi accorgo che mi diverto ad autocondannarmi.

Altre volte invidio alcune persone, in modo sarcastico, sottointendendo che in realtà no, le sto prendendo in giro.

Mi capita di invidiare certa gente e vorrei essere come loro, capaci di lamentarsi per ogni singola cazzata e piangersi addosso per ogni minchiata che ostacola la loro vita… piatta.

Sfortunatamente (tono sarcastico – n.d.r.) io, al contrario, ho un carattere per cui appaio sempre sorridente solare e divertente. Anche se dentro di me sto morendo lentamente; di solito chi si lamenta non sa cosa vuol dire sopportare mezzo grammo di quello che tu potresti vivere o che hai passato. 

Fanno tutti in fretta a pensare che io sia una persona forte capace di sopportare qualsiasi cosa, come se fossi insensibile, e credono di potermi colpire senza che io mi faccia un graffio o provi dolore.

Che palle, anche io le voglio le coccole.

masturbarsi è divertente

Torna sempre la pioggia, non appena si inizia a sentirne la mancanza. Cosí si porge la guancia al vento che si è fatto piú freschino e si resta in ascolto del suono delle gocce che si infrangono sulla tettoia. Un ritmo incessante guida la scia di fumo che si fa spazio nel buio della notte, appanando la vista ma regalando la piacevole sensazione di poter sentire di piú.

In solitaria ci si fa compagnia; si scopre la bellezza che c’è nelle parole. Frasi scritte che hanno il potere di provocare la parte intima piú nascosta. Un gioco di complicità e due menti che si toccano a distanza.

Parlando di sesso, si tocca la propria sensibilità. 

Parlare di sesso potrebbe essere la cosa piú bella del mondo,

se solo fare sesso non lo fosse già.

Cioccolato

Mi ero messa a scrivere. Accade spesso quando non faccio altre cose, come essere a danza o scarabocchiare disegni. Ho buttato giù un turbino di parole, per parlare di orgasmo. Sisi, avete capito bene. Orgasmo. Chissà perchè vi starete chiedendo. Già! Chissà perchè………

Ho stampato quelle quattro righe, che erano anche piú di quattro, ho piegato il foglio e l’ho nascosto nella moleskine di pelle nere che tengo sempre con me dove conservo tutti i disegni, gli appunti, i biglietti di questi ultimi tre anni.

No, qua non pubblicheró quello che ho scritto. Meglio evitare.

Ben Howard – Depth Over Distance

Qualcuno poco tempo fa mi ha detto che a volte le parole hanno piú peso dei fatti, lo aveva colpito in particolare il mio modo di parlare e di scrivere…. Cosa poi mi ha detto a riguardo di preciso peró lo tengo per me. Ricordo di aver ribattutto dicendo che peró poi sono meglio i fatti delle parole… Quello che è successo dopo di preciso lo tengo ancora una volta per me.

Le parole possono raccontare tutto o nascondere ogni cosa. Quante parole che si dicono ma quante non riescono mai ad essere tirate fuori. A volte si bloccano a metà, altre volte si perdono tra i pensieri. Ci sono momenti in cui le parole sono spontanee e in particolari circostanze invece seguono momenti di lunghe riflessioni. 

Parole che sono come respiri, che a volte peró fanno sentire la loro mancanza, una sorta di apnea. Troppa confusione, come questa sera, o forse è solo un vuoto o è colpa della voglia di isolarsi. Parole a vuoto, parole perse, parole mute, parole senza suono, parole non dette. Parole che al momento non ci sono o che somigliano solo a rumore bianco.

Parole, che prima o poi avranno una loro storia da ricomporre e magari una nuova da raccontare. 

Parole, prima o poi.

Le parole che non ti diró mai….. (non le ho scritte nemmeno oggi)

Fuori un sole fastidioso,

corro al riparo, al buio, a nascondermi.

Sto scappando dalla luce,

che mette in luce certe cose.

Chiarezze che confondono, generatrici di caos.

Mi copro, mi giro, mi ricopro e mi rigiro e piú mi copro piú mi scopro.

Sono vulnerabile come non lo sono mai stata.

Corro via, scappo, inciampo e ci ricasco.

Corro via lontana da te per tornare da te.

Silenzio, mentre i miei pensieri giocano a flipper nella mia testa.

Testa calda, mani fredde, cioccolata calda,birre fredde.

Voglio piangere, ma non so piangere.

Piangerei per te, potrei provarci.

Non ci sono mai riuscita.

Sorrido, isterica un pó patetica un pó bruttina.

Silenzio! (buoni propositi)

Una delle cose che alle persone piace ripetere più spesso è che troppe parole non servono a niente.
Io ho scritto e detto tante parole fin’ora…
E ancora tante parole,
le vorrei spiattellare fuori.
Troppe parole, non ascoltate o mal interpretate.
Tante parole che aspettano ancora una risposta,
o che sono state congedate in fretta,
e non nel modo che meritavano.

È vero,
lo ammetto e depongo le armi.
Io a volte parlo troppo,
altre volte non parlo affatto.
E il risultato è un minestrone di pensieri che poi puntualmente
vomito fuori in una serie lunghissima di parole.

Diligentemente mi dico di smetterla e farmi i fatti miei,
di non pensarci neanche.
Non serve a nulla contare fino a dieci prima di parlare,
evita di parlare.
Guadagna quei dieci secondi pensando a qualcosa che non ti faccia restar sveglia la notte o che non ti faccia rielaborare i tuoi pensieri mille volte prima di parlare.

Sono talmente stanca che ora m addormenterò di botto,
e le mie lunghe parole meritavano di essere scritte a chi di dovere senza ripensamenti. Andavano dette senza paura delle conseguenze,
me lo meritavo.

Ora silenzio.