Silenzio! (buoni propositi)

Una delle cose che alle persone piace ripetere più spesso è che troppe parole non servono a niente.
Io ho scritto e detto tante parole fin’ora…
E ancora tante parole,
le vorrei spiattellare fuori.
Troppe parole, non ascoltate o mal interpretate.
Tante parole che aspettano ancora una risposta,
o che sono state congedate in fretta,
e non nel modo che meritavano.

È vero,
lo ammetto e depongo le armi.
Io a volte parlo troppo,
altre volte non parlo affatto.
E il risultato è un minestrone di pensieri che poi puntualmente
vomito fuori in una serie lunghissima di parole.

Diligentemente mi dico di smetterla e farmi i fatti miei,
di non pensarci neanche.
Non serve a nulla contare fino a dieci prima di parlare,
evita di parlare.
Guadagna quei dieci secondi pensando a qualcosa che non ti faccia restar sveglia la notte o che non ti faccia rielaborare i tuoi pensieri mille volte prima di parlare.

Sono talmente stanca che ora m addormenterò di botto,
e le mie lunghe parole meritavano di essere scritte a chi di dovere senza ripensamenti. Andavano dette senza paura delle conseguenze,
me lo meritavo.

Ora silenzio.

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Invisibile

Me ne sto lì mentre gli altri mi vengono addosso, senza rendersene conto.
Eppure io porto i segni lividi sulla pelle.
Ma non riesco a spostarmi, qualcosa mi tiene inchiodata lì. Urlando e sbraitando cercando anche solo uno sguardo d’intesa.

Niente, sono grande e grossa ma nessuno si accorge della mia presenza.
Divento quasi invadente, facendomi spazio tra gli altri.
E dentro continuo a sentirmi piccolissima.

La domanda e la risposta sono sempre le stesse,
è un circolo vizioso per cui mi sembra di sbagliare continuamente.

Non vado bene e più cerco quella cosa che mi farebbe cambiare,
più mi sembra di sbagliare, continuamente.

Ci vuole davvero così poco per spezzare quel fragile filo a cui mi aggrappo ogni volta che penso di essere finalmente felice.
Cedo di nuovo alla tristezza, e mi chiedo se potrei avere altra scelta.

A volte….

A volte
E’ più facile far finta che non ti interessa,
Piuttosto che ammettere che ti sta uccidendo.

Sono di poche parole, sono contenta ma sono anche un turbinio di emozioni diverse.
Avrei bisogno di una scorta industriale di nastro isolante…
Isolare la testa dal cuore e scotch-iarmi la bocca così da non riuscire a dare voce ai miei pensieri.
Vorrei imparare a farmi scivolare le cose addosso e lasciarle andare invece di aggrapparmici possessivamente.
Infondo però non posso neanche farmene una colpa, è innato dentro di me il desiderio di arrivare fino in fondo alle cose.
Ho paura di perdere, ho la nausea di continuare a perdere… Ma ne vale sempre la pena.
E’ così, preferisco perdere alla fine della corsa. Rimanere senza fiato e collassare,
piuttosto che lasciar perdere a metà della gara.

E’ come con quel libro che devo presentare per il corso di letterature contemporanee.
Jonathan Littell è la mia nuova grande sfida, mi spiattella davanti tutti gli orrori che l’uomo ha potuto partorire durante gli anni del regime tedesco e della persecuzione ebraica.
Mille pagine che solo “Le Benevole” poteva contenere, mille pagine di riflessioni profonde e conati di vomito ogni tot parole.
Eppure non riesco a lasciar perdere, ormai sono appassionata a questo romanzo e non vedo l’ora di recensirlo davanti all’intera aula.

Sarà curiosità, sarà il desiderio di sapere cosa accadrà, che mi fa andare avanti…

Sempre.