11-2017

S’è fatto novembre
questo mese che porta con se solo ombra.
Non c’è sorriso quando il cielo è così grigio
se con la metereopatia non si fanno giochi di prestigio.
Quando un’anima si sente a disagio
chiama illusione un sogno malvagio.
Sentendosi sempre fuori luogo mi guardo attorno
e più si va avanti più non c’è ritorno
di quella speranza che rincorro.

 

Annunci

Girls 06×01

Cosa c’è da odiare?

E’ più facile amare qualcosa, piuttosto che odiarla. Non pensi?

L’amore è la cosa più facile del mondo.

Tutti si definiscono in base a quello che odiano. Non hanno neanche idea di cosa gli piaccia, sanno solo ciò che non gli piace. Sono tutti talmente occupati ad inseguire il successo e trovare un’identità che non riescono a godersi il piacere.

L’odio richiede energie, l’amore regala vibrazioni.

 

Io non sono qui

Spesso ci si fa scivolare le cose addosso con troppa leggerezza,
senza capire che potrebbe voler dire perdere di nuovo.

E’ così; non si fa nulla, si rimane immobili convincendosi di non avere possibilità di agire: diventiamo ogni volta spettatori di un quadretto, perdendo l’occasione di vivere. Perdendo.

Non si sa se è per paura, ma si cerca sempre di rimanere al riparo. Cercando di proteggere la propria libertà, tenendo al sicuro la propria incolumità, ci si costruisce la gabbia con le proprie stesse mani. Finendo prigionieri di se stessi.

Impassibili, intrappolati dentro quel solito cubo di ghiaccio surgelato che non si sa ancora se si scioglierà…
e se un giorno si scioglierà non si sa se si sopravvivrà, se si tornerà a respirare o se, invece, si capirà di non poter vivere senza di esso.

Perdo io, sempre.
Ignorando quello che potrei o vorrei provare.
Infondo, ci rimango male, sempre.

 

“Regole per vivere alla macchia:
2. attenzione all’amore e all’entusiasmo, sono temporanei e facili a fluttuare;
3. quando ti chiedono se ti importa dei problemi del mondo guarda profondamente negli occhi chi te lo chiede: non te lo chiederà di nuovo;
4. e 5. E se ti viene detto di guardare te stesso… non guardare mai;
6. mai fare o dire qualcosa che la persona davanti a te non può capire”

 

leitmotiv

gira che ti rigira
ci si gira sempre attorno
ritrovandosi in mezzo al solito girotondo.

e quando casca il mondo?
quando cascherà di nuovo!
siamo seri, quante volte caschiamo e quante ancora ricascheremo.

si gira intorno,
con la mano destra tesa ad afferrare i propri obbiettivi,
mentre la sinistra non riesce a lasciar la presa della paura.

ci si gira attorno,
ciò che ci sta di fronte cambia continuamente
occhi complici o sguardi nemici.

quante volte ci capita.

Un pezzo di amore (I Wanna Be Yours – Arctic Monkeys)

Vi è mai capitato di provare di avere di nuovo 16 anni, ai tempi dei primi amori felici?

Io ero lì e lo guardavo. Solo dopo un pò mi sono accorta che non riuscivo a smettere.
I miei occhi seguivano la linea del suo naso fino alla bocca, come se le mie dita potessero realmente giocare e colorare quelle labbra già così piene e carnose.
Avrei voluto affondare le dita tra i suoi capelli castani che il sole al tramonto, giocando con il vento, li rendeva più biondi.
Intanto il mio sguardo si perdeva nei suoi occhi azzurri. Occhi come quelli non ne avevo mai visti, e io non ho mai amato gli occhi azzurri.
Sono restata lì, a fissare questo ragazzo, quasi di nascosto ma con gli occhi vogliosi di essere scoperti. E infatti il suo sguardo si perdeva sempre nel mio, rendendosi lui stesso complice di quel toccarsi a distanza.

Ci sfioravamo con le parole e i nostri pensieri giocavano a mescolarsi, mentre il sole lasciava spazio alla luna e il cielo buio si ricopriva di stelle. Si è creata così una certa complicità, perdendo la cognizione del tempo e creando di sicuro un legame inspiegabile.

Rimane solo l’attesa di un nuovo incontro, casuale come è stato questo con la sensazione che non potrà mai esserci niente se non uno scoprirsi a distanza e lasciare che siano solo le parole a spogliarci, con la paura che possa essere sbagliato se ci fosse di più. Ma sapendo che sarebbe bellissimo.

 

Una bambina e una giraffa

Vorrei raccontarvi una storia.
Tutti abbiamo bisogno di una storia e ognuno di noi ha voglia di ascoltarla.

Ma, dannazione! Non ce l’ho una storia, peró posso scriverla. O meglio, posso pensarci. Dopotutto non è poi cosí difficile se si ha già l’attacco giusto. Infatti non c’è storia che tenga senza il “c’era una volta“……..

C’era una volta una bambina piccola, aveva lunghi capelli castani che le cadevano a boccoli sulle spalle minute, su cui portava un piccolo zainetto rosso. Era tutto piccolo: lei era piccola, il suo naso era piccolo, gli occhiali che portava erano piccoli, così com’erano piccoli i suoi grandi occhi verdi. Era ancora presto e c’è sempre tempo per crescere; poco alla volta anche le cose piccole sarebbero diventate grandi. Non c’era fretta. La bambina aveva ancora tanta strada da fare e il suo viaggio era appena incominciato. Infatti erano appena passate le tre di pomeriggio quando decise di incamminarsi e prendere la strada del bosco dietro casa. Erano le prime giornate di caldo, e l’unico modo per sfuggire all’estate che incombeva era ripararsi sotto l’ombra degli alberi. La bambina piccola proprio non lo sopportava il caldo, ma era felice perchè poteva indossare il suo vestitino preferito: bianco con le roselline rosse. La piccola bambina aveva una giraffa. La giraffa però non era piccola, era alta alta e aveva il collo lungo lungo.


La giraffa non aveva un nome perchè era una giraffa, in più i nomi sono sopravvalutati nelle storie e gli animali dai nomi ridicoli sono poco credibili. E poi una giraffa è già speciale di suo e per esserlo non ha bisogno di un nome perchè, insomma, è una giraffa.
La bambina piccola e la giraffa quindi entrarono nel bosco; iniziarono a camminare lungo il sentiero e piano piano si lasciarono alle spalle le case del paese che poco alla volta scomparivano dietro gli alberi. In poco tempo la bambina piccola provò la sensazione di ritrovarsi in un altro mondo, il rumore delle macchine, dei telefoni e delle persone erano suoni ormai lontani e si sentivano solo gli uccellini cinguettare.
In quel momento la piccola bambina avrebbe desiderato tanto che la giraffa parlasse.
Ma la giraffa non parlava, perchè gli animali non parlano. Ma se avesse avuto il dono della parola, la bambina piccola avrebbe chiesto alla giraffa cosa c’era al di là degli alberi, avrebbe voluto tanto sapere dove le avrebbe portate quel sentiero. La giraffa infatti aveva il collo così lungo, ma lungo lungo, che poteva benissimo vedere oltre gli alberi; la sua visione più alta e più ampia le permettevano di scorgere il pericolo in anticipo o prevedere per tempo cosa sarebbe accaduto, così da potersi difendere senza usare l’aggressività o poter lasciarsi coinvolgere dalle situazioni future senza paura.
La bambina piccola e la giraffa stavano camminando già da un’oretta quando decisero di fermarsi per riposare un attimo. La bambina piccola, sedutasi su un tronco ai piedi di un albero altissimo, beveva la sua piccola coca cola mentre la giraffa mangiava le foglioline verdi dalla cima delle piante che riusciva a prendere con la sua lingua blu. Dopo aver ripreso a camminare la piccola bambina iniziò a saltellare di qua e di là, da un tronco all’altro finchè non vide una piccola farfalla che volando di qua e di là si posò su una piccola fragolina di bosco. La piccola bambina allora si fermó e lentamente si avvicinó alla farfallina per osservarla meglio. La piccola farfalla aveva due grandissime ali colorate ed era molto bella. Ma quando la bambina le si avvincinò, volò via. Era solo una bella farfalla normalissima.
La bambina piccola allora guardò in alto verso la giraffa e le sorrise. La giraffa ovviamente non le sorrise a sua volta perchè era un normalissimo animale che non ricambiava i sorrisi, però le camminava affianco. Decisero così di proseguire.
Erano già le sei di pomeriggio quando la piccola bambina e la sua giraffa imboccarono la stradina che conduceva fuori dal bosco. Finalmente il sole aveva già iniziato a calare quando si ritrovarono su una distesa di campi di piccole spighe di grano in crescita.
La bambina piccola era felice e malinconica, sorrideva al vento che le scompigliava i capelli e dal suo piccolo zainetto rosso tirò fuori un piccolo telo giallo dove potersi sdraiare.
Sembrava di stare in una canzone di The Tallest Man On Earth, cioè l’atmosfera era simile a quella che si percepisce ascoltando “Darkness of the Dream” – “Fields of our Home” o “Love is All”, giusto per fare qualche esempio. Se solo la bambina piccola avesse avuto un Iphone e una playlist Spotify pronta da ascoltare, avrebbe scelto quelle canzoni. Ma era una piccola bambina ed è una storia quindi il cellulare non esisteva, o semplicemente lei non lo aveva.
La giraffa era sempre lì anche lei, che si faceva un giretto per i fatti suoi perchè tanto era alta alta e aveva il collo lungo lungo che poteva vedere bene tutto quello che c’era intorno.
Girando le spalle agli alberi, di fronte ai loro occhi, l’orizzonte dei campi si incontrava con il cielo azzurro e il sole dorato colorava di arancione e giallo tutto il paesaggio. Ma non è che tutto era diventato arancione e giallo perchè non è che viviamo in un mondo metafisico e surrealista dove De Chirico e Dalì giocano con i pennarelli Giotto. E’ tutto normale.

Tra una passeggiata e l’altra si erano fatte le sette ed era ora di tornare a casa per cena. La bambina piccola iniziava ad avere fame, infatti il suo piccolo stomaco iniziava a brontolare e aveva anche finito la sua piccola coca cola. Anche la giraffa, che era ancora lì, voleva tornare da dove era venuta.
Non si sa perchè la strada del ritorno sembra sempre più breve dell’andata; forse perchè si sa già dove si sta andando o perchè l’emozione del viaggio viene meno. Sta di fatto che alle sette e mezza era già a casa.
La piccola bambina non vedeva l’ora di mangiare la pizza con le patatine fritte e far sapere alla mamma e al papà che avrebbe tanto voluto una giraffa da tenere in giardino.

Elena.

Sapete cosa mi mette ansia?

Mi mettono ansia le persone che non riescono mai ad essere felici e devono scaricare i loro inutili lamenti sulle altre persone. (per fortuna sono brava a spegnere e riaccendere il cervello a comando solo quando parlo con altri e avere la capacità di capire all’ultimo momento di cosa cazzo stavano parlando per annuire e simulare un grugnito)

Mi mette ansia la Pepsi. (l’unica vera dipendenza è quella per caffè e coca cola combo perfetta)

Mi mettono ansia le persone basse. (ad eccezione dei miei migliori amici che li uso come cuscini quando sono stra fatta)

Mi mettono ansia i post virali di cani e animali maltrattati.

Mi mettono ansia le persone che vivono come se fossero chiuse dentro una bolla di sapone così da sentirsi protetti e da non provare il bisogno e la voglia di conoscere il mondo che gli circonda però poi piangono quando muore il cane in un film o si sentono brave persone per l’elemosina e la preghierina in chiesa per i bambini poveri.

Mi mette ansia l’estate e le corse folli e disperate a prenotare le vacanze. (grazie a chissàchi sono un essere particolare che odia il mare, le vacanze prenotate e i giri turistici da ignoranti. Per fortuna odio le agenzie di viaggi e i tour vacanze.)

Mi mettono ansia le persone che si lamentano del cibo.

Mi mette ansia la gente che ti chiede che programmi hai per le due misere settimane di ferie solo per avere l’occasione di raccontarti per filo e per segno le vicissitudini del loro planning in progress per le vacanze, ma fanculo io odio l’estate quindi con me non potete neanche iniziare ad elogiare le vostre doti da sunbathing.

Mi mettono ansia le ragazze in minigonna e scollatura provocante.

Mi mettono ansia quegli individui che non riescono ad essere felici per i tuoi piccoli traguardi perché devono sempre essere al centro dell’attenzione quindi ti fanno pesare il fatto di averglielo detto o addirittura di essere riuscita a raggiungere i tuoi obbiettivi senza avergli riservato un posticino nel tuo angolo di misero successo personale (fanculo ancora una volta sono una persona che si tiene tutto dentro e poi te lo sbatte in faccia su facebook che tanto è tutto mainstream).

Mi mettono ansia le situazioni di disagio.

Mi mette ansia sapere che c’è chi sta meglio di me e c’è chi sta peggio di me ma non poter farci nulla né per gli uni né per gli altri né tanto meno per me stessa.

Mi mettono ansia le serate in discoteca.

Mi mette ansia la suddivisione dei pasti tra colazione, pranzo, cena e merenda. (Se voglio mangiare il kebab del cavaliere in pt. Genova con la salsina bianca alle 10 di mattino o la pizza con le patatine fritte alle quattro di notte non vorrei sentirmi chiedere se sono in chimica, perchè magari sì ho fumato canne ma può anche solo essere normale visto che ho sempre fame).

Mi mette ansia il minestrone.

Mi mette ansia questo post che ho scritto ignorando le regole grammaticali e l’uso corretto della punteggiatura perché non mi sono neanche fermata a pensare o a rielaborare tutti i pensieri che mi passavano per la testa.

Mi mette ansia il mascara.

Mi mette ansia la parola ansia perché ormai fa molto hipster e quindi è usata da tutti mentre io sono una persona che riesce benissimo a gestire l’ansia e non soffro d’ansia e non dico mai che ansia se non quando mi scappa la cacca.

 

Contrazioni Ventricolari Premature

È difficile essere ció che si è.

Intrappolati, prigionieri della propria stessa mente. Vittime del proprio carattere, delle proprie insicurezze e dei propri sbagli. Costretti a legarsi ai propri ripensamenti, senza poter fuggire e liberarsene. Sempre più avvinghiati ai propri rimorsi. Ci si sente incapaci di prendere l’iniziativa al momento giusto, spettatori passivi delle occasioni che ci sfuggono di mano. La fugacità del momento, un attimo infinito che non tornerà più. Il battito del cuore accelerato, improvviso… e due occhi che si sfiorano.

Fanculo.

 

Si è fatta primavera

Caldo.
Troppo e sembra essere arrivato in anticipo, e forse lo è.
Insopportabile.
La temperatura si è alzata improvvisamente, la pelle scotta.
Brucia come la rabbia che ci si porta dentro che non si sa come sbollentirla.
Indomabile da fare quasi paura, un odio incontrollabile verso tutto ciò che è difficile da sopportare.
Il timore di esagerare, un sorso d’acqua ghiacciata per cercare di spegnere la collera che tormenta i pensieri più irrequieti.
La paura di essere sopraffatti da questo sentimento negativo, ormai impossibile da ignorare; capace di ritorcersi contro, fornendo motivazioni sbagliate per perseguire i propri obbiettivi che per forza di cose porterebbero al fallimento.
L’ansia di perdere e la preoccupazione di non essere mai abbastanza, quasi da essere convincente per crederci davvero.

Reset.
Cellulare spento, una birra e Breaking Bad…..

Dance like we’re making love – Ciara

Ecco arrivati i giorni di mezzo, a cavallo tra una cena e una festa. Si respira ancora il profumo di questo Natale che peró è passato con la stessa fretta con cui è arrivato e già si percepisce una vena malinconica.

Queste sere ha iniziato a far freddo sul serio, tanto che si vorrebbe uscire tenendo il pigiama sotto i vestiti. È cosí che allora ci strigiamo tutti piú vicino e automaticamente ci specchiamo negli occhi di quegli amici che sono sempre i soliti, che non potrebbe essere altrimenti, che gli auguri sono fatti con il cuore, per cui il natale torna ad essere natale e forse lo è tutti i giorni con loro, se no non lo è mai.

Sorrisi allargati e fin troppo sinceri congelati dal freddo che ha allontanato senza accorgersi qualcun altro.

Si inizia a fare spazio e poi ci si abbandona alla notte, 

che in facili sogni spera l’impossibile.

E poi ci si sveglia con un dolce pensiero, malinconico ma che sembra reale. Così reale che i propri desideri prendono il posto dei buoni propositi per il nuovo anno.

Tanto si sa, i buoni propositi sono solo delle cattiverie che si fa a se stessi.

Memoria Piena.

Tempo fa una persona mi aveva suggerito di scrivere da qualche parte tutti quei pensieri che mi frullano nella testa e che occupano quel poco spazio disponibile.
E ora, dopo aver riempito fogli di agende e note sull’iphone, metto tutto nero su bianco ordinatamente.
Cosí ci provo, creo uno spazio mio. Quasi in icognito, senza preoccuparmi se potrei dar fastidio a qualcuno e senza sapere cosa esattamente ci vorró scrivere.
Ma ci proveró, sfrutteró queste pagine bianche.
Come un diario con il lucchetto aperto; se volete sbirciarvi dentro, fate pure.