Bubi

Non possiamo sapere se siano state le risate, gli sguardi di complicità o le parole d’intesa. A momenti non ricordiamo neanche il giorno o il posto esatto in cui abbiamo iniziato a considerarci, entrambe addirittura abbiamo ricordi diversi. Ma, con facilità come se niente fosse, siamo passate da essere semplici compagne di università a grandi amiche. Abbiamo iniziato a condividere i sogni di una con i sogni dell’altra, ci siamo fatte forza a vicenda per superare gli esami più difficili e ci siamo consolate con una birra del Baffo in Colonne quando i ragazzi ci hanno spezzato il cuore. Tenendoci per mano siamo arrivate fino alla Tour Eiffel, passando per il Louvre abbiamo preso in giro i cinesi appiccicati al vetro della Gioconda e abbiamo finito per emozionarci quando abbiamo realizzato che è meraviglioso trovare un’amica con cui riuscire a condividere il bagno dentro alla camera senza porta di quella bettola di albergo.

Come due Jedi abbiamo combattuto insieme alla Ribellione contro l’Impero, ma alle volte abbiamo ceduto al lato oscuro della forza per colpa delle ciambelle del Mcdonalds alle 2 di notte. Siamo state come Frodo e Sam sul Mote Fato quando dovevamo consegnare la Tesi in sala stampa entro la data stabilita, e come loro non potevamo crederci quando ce l’abbiamo fatta. Ancora più incredibile è stato scoprire che il nostro giorno di laurea coincideva, e pure la data l’aula e la commissione. È stato qualcosa che neanche il destino potrebbe spiegarci ma grazie al quale abbiamo potuto condividere uno dei momenti più belli di sempre, tra corone di alloro preparate la sera prima e slide convertite in pdf perchè metti caso che il pc dell’università sballava la nostro discussione di tesi.

Dal Teatro alla Scala alla Galleria fotografica, al rincorrerci e trovarsi a metà strada per pranzare o per fare la manicure che poi tanto le unghie ce le mangiamo lo stesso, per sentirsi un pó come due amiche di Sex and The City con Milano che è la nostra New York anche se alla fine non è proprio uguale ma se cerchi bene i cocktail sono buoni anche qui e guariscono dalle ferite del cuore o semplicemente amplificano i sorrisi. Senza tacchi a spillo, ma con scarpe comodo per essere sempre pronte a vivere nuove avventure e nuovi viaggi, per affrontare le difficoltà come gli eroi dei nostri film preferiti.

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Una rosa rossa così 

Il fatto che esista un nome per ogni cosa, ha reso tutto così reale. Finiamo per affidarci alle definizioni, cerchiamo solo cose concrete.

Io me ne sto lì, incapace di provare una vera reazione di fronte alle cose che accadono. Reprimo la tristezza a colpi di pugni nello stomaco e mi ricopro di paura se provo un’illusione di felicità.

Sono ignorante all’idea dell’amore, così attesso e così sperato che lo ignoro rincorrendo il piacere concreto di due corpi che reprimono il proprio desiderio di provare qualcosa.

Apatia.

Tutto ha una sua ragione e non ci si lascia limitare o influenzare dalle cose.

È troppo tempo che dico di non voler essere così, di voler ritrovarmi, perchè infondo sono consapevole di ciò che vorrei provare. Ma lo ignoro per paura di soffrire. La cosa buffa è che, è proprio tutto questo a rendermi una persona triste.

Apatìa. s. f. [dal lat. apathīa, gr. ἀπάϑεια «insensibilità», comp. di ἀ- priv. e πάϑος «passione»]. – 1. a. Stato d’indifferenza abituale o prolungata, insensibilità, indolenza nei confronti della realtà esterna e dell’agire pratico: ti devi scuotere da questa a.; è caduto nell’apatia. (Treccani)

Alla Scala

La mattina presto, quando le prove in palcoscenico non sono ancora iniziate, il teatro è vuoto e la sala è completamente immersa nel buio. Le uniche luci accese sono quelle di servizio dei palchi e del lampadario al palco reale.

Entrare, percorrere i corridoi vuoti e ritrovarsi nel silenzio frastornante della platea della Scala è qualcosa di magico. E spaventoso. Nell’oscurità il velluto rosso delle poltrone sembra brillare e gli unici rumori provengono dal retro palco dove i macchinisti iniziano a prepararsi.

Il palcoscenico è ancora spoglio, ma pronto ad accogliere le scenografie dello spettacolo di prova o di scena.

Sedersi, godere di quella magia che si percepisce ancora prima di varcare la soglia in Via Filodrammatici 2.

Il fascino suggestivo dell’essenza dell’assenza. Percepire la paura del vuoto, buio. Quando manca qualcosa, qualcuno.

Buffo. No? Provare un’emozione cosí straniante a teatro vuoto, se paragonata all’eccitazione nel ritrovarsi circondati dal pubblico scaligero.

Rivivere con la mente la sensazione provata la prima volta che si è saliti sul palcoscenico del Piermarini e ricordare l’adrenalina nell’avere difronte un pubblico importante, ma senza avere paura. 

Una paura che nel vuoto oscuro e nel silenzio, invece, si fa sentire. Simile all’emozione, a tratti malinconica ma comunque bella, che si prova stando dalla parte del pubblico, guardando gli altri su quel palco. Sentire le gambe piegarsi, le mani sudate e il cuore che batte forte per la voglia di tornare là. Per non essere tra gli spettatori, ma là. Sul palcoscenico.

Manca tanto, ma neanche troppo. Senza accorgersene tornerà anche il mio momento. Torneró sul palcoscenico della Scala. E quando arriverà peró, ci sarà posto per vivere un’altra grande sfida, se non la stessa di sempre ma che, sta volta, non si conosce ancora ma che si prospetta la più difficile.

Alle 10 è ora di andare in ufficio. Primo piano, ufficio stampa-sovrintendenza-redazione web. È il momento di non pensare per un attimo che tutto potrebbe finire 

per non finire mai. 

Tutto il mondo è paese

Che ho paura lo ammetto con sincerità.

Anche quando questa sparisce, so che poi tornerà a tormentarmi.

Frutto di paragoni, insicurezze e timidezza.

Nulla peró per cui vale la pena di avere paura, se si ha ben chiaro il tipo di persona che non si vuole essere…
(perchè ció che si vorrebbe diventare è ovviamente indefinibile).

VENTIQUATTRO (17)

Non è capodanno, eppure è passato un altro anno.
Non riesco a fare i conti con troppe cose, solo alcuni paragoni. Magari non dovrei, ma escono così, a distanza di un anno.

Quest’anno in più che fa la differenza, di non spegnere le candeline insieme a mia sorella gemella. Non era mai successo in tutto questo tempo di vita insieme.
Non c’è altro modo per rendersi conto che siamo diventate grandi. Già. E’ il primo grande paragone tra oggi e l’oggi di un anno fa. O di vent’anni fa.

Ce lo godiamo anche così, tra candeline virtuali e sorrisi lontani ma più vicini di quel che sembra. Auguri in lingue diverse, circondate da amici diversi, avvolte in panorami diversi.

Circondata dall’Amico con la A maiuscola, pronto ad abbracciarmi ancora prima che io mi rendessi conto che fosse scoccato quel +1. Non chiedevo altro per essere contenta e lui lo sapeva. Un bacio a stampo come i bambini che poi scoppiano a ridere, e una luna grande grande che illuminava la notte. Tante risate, e ti voglio bene sinceri.

Compiere gli anni ed essere contenta, ecco la grande differenza. Lasciarsi alle spalle sfighe e momenti difficili.

Va bene. Grazie.

stand-by

Basta cosí poco per rendermene conto.

Posso essere contenta, a volte soddisfatta e avere un’illusione di felicità.

Ma in realtà saró sempre triste…

Finchè non guarderó in faccia la realtà. La mia realtà, quella che conosco bene; di cui ne sono consapevole da troppo tempo.

Fino a quando non avró il coraggio di prendere una decisione, continueró cosí, a dividermi in due… Percorrendo due strade parallele, riempiendomi di impegni per non perdere niente; quando in realtà mi perdo troppe cose.

Con la paura che potrà essere peggio, che potró davvero conoscere la tristezza. Pur sapendo, infondo, che molto probabilmente, sicuramente, sarà meglio. Che finalmente potró stare bene, provare una reale e profonda soddisfazione.

Magari.

Un pezzo di amore (I Wanna Be Yours – Arctic Monkeys)

Vi è mai capitato di provare di avere di nuovo 16 anni, ai tempi dei primi amori felici?

Io ero lì e lo guardavo. Solo dopo un pò mi sono accorta che non riuscivo a smettere.
I miei occhi seguivano la linea del suo naso fino alla bocca, come se le mie dita potessero realmente giocare e colorare quelle labbra già così piene e carnose.
Avrei voluto affondare le dita tra i suoi capelli castani che il sole al tramonto, giocando con il vento, li rendeva più biondi.
Intanto il mio sguardo si perdeva nei suoi occhi azzurri. Occhi come quelli non ne avevo mai visti, e io non ho mai amato gli occhi azzurri.
Sono restata lì, a fissare questo ragazzo, quasi di nascosto ma con gli occhi vogliosi di essere scoperti. E infatti il suo sguardo si perdeva sempre nel mio, rendendosi lui stesso complice di quel toccarsi a distanza.

Ci sfioravamo con le parole e i nostri pensieri giocavano a mescolarsi, mentre il sole lasciava spazio alla luna e il cielo buio si ricopriva di stelle. Si è creata così una certa complicità, perdendo la cognizione del tempo e creando di sicuro un legame inspiegabile.

Rimane solo l’attesa di un nuovo incontro, casuale come è stato questo con la sensazione che non potrà mai esserci niente se non uno scoprirsi a distanza e lasciare che siano solo le parole a spogliarci, con la paura che possa essere sbagliato se ci fosse di più. Ma sapendo che sarebbe bellissimo.

 

Non vorrei altra vita che la mia

È come se i pezzi di un puzzle fossero finalmente al loro giusto posto e stiano per formare un paesaggio bellissimo. Il paesaggio piú bello.

Dopo 23 anni in cui tutto sembrava andare nel verso sbagliato, finalmente qualcosa di bello sta accadendo anche a me. Io che ho sempre pensato di essere una sfigata. Mentre ora, per la prima volta, mi sento davvero protagonista della mia vita. Ho quasi paura di dirlo ad alta voce, anche se vorrei urlarlo al mondo.

Ma non una paura da film horror, al massimo un’ansia bellissima. Niente false speranze o previsioni sbagliate. Tutto sta accadendo veramente.

E io credo di essere pronta, lo sento. Sento di poter vivere fino in fondo tutto ció che mi aspetta, nel modo piú sereno possibile.

Sembra quasi che la felicità, infondo, esista.

C’era una volta e un albero di Natale.

Un vestitino di raso rosso scuro con roselline ricamate e i biglietti per Lo Schiaccianoci; il piú bel regalo di Natale mai ricevuto. Avevo otto anni ed era la prima volta che mamma e papà mi portavano alla Scala a vedere un balletto. Quel balletto, quello in cui facevo il fiocco di neve al mio primissimo saggio di danza quando avevo solo quattro anni. Tutti e quattro insieme, vestiti elegantissimi, per il mio grande giorno. Tutti e quattro emozionati, incantati, tanto che mio papà all’intervallo non riusciva a trattenere la parlantina euforica che gli veniva quando era su di giri. Rideva e scherzava con il barista che, al momento di tornare al nostro palchetto, salutó promettendogli che si sarebbero rivisti al prossimo Schiaccianoci quando la sua bambina, quell’esserino che gli stringeva la mano che ero io, avrebbe ballato sul palco del Teatro alla Scala. 

Alle 14.30 di oggi, hanno spento le luci del teatro ed è entrato il direttore d’orchestra. Le prime note hanno dato il via al prologo introduttivo del balletto. Quella musica e io al buio; ho iniziato a piangere e non ho piú smesso fino a quando non si sono riaccese le luci. Ho pianto mentre mi lasciavo incantare dallo spettacolo, quello che non avevo piú avuto il coraggio di rivedere dal vivo.

È stato bellissimo.

Rose rosse surgelate (save me)

Quel qualcuno lassú ha giocato sporco con me… Mi ha fatto la persona piú sensibile di questo mondo, ma incapace di dimostrarlo e brava a prendersi in giro da sola.

Fragile ma incrollabile… Mentre aspetto semplicemente il momento in cui andró in mille pezzi per liberarmi e scappare da questo limbo in cui, perdendomi, mi ci sono ritrovata.

Non so come, non so se ce la faró. Ma quando succederà chiederó scusa a me stessa

per non essermi mai sentita abbastanza, per non essermi mai andata bene, per non aver mai accettato ció che sono, per aver cercato di essere ció che non sono, per essermi lasciata andare alle illusioni amorose, per aver rincorso falsità…

per essermi fatta del male da sola.

Quando viene Dicembre

Le luminarie sono accese, gli addobbi sono quasi ultimati e nell’aria si respira già un profumo diverso.Mentre alla radio passano Michael Bublè e Mariah Carey, i bambini hanno già spedito le loro letterine a Babbo Natale e i genitori stanno prendendo di mira i Toys Center della città. La Coca Cola ha già decorato tutte le bottiglie e la pubblicità della Bauli inizia ad alzare il diabete dei telespettatori.

Il periodo piú freddo dell’anno è arrivato e il cuore si riscalda con la dolcezza della cioccolata.
Vittime dei ricordi d’infanzia e del consumismo, ci si lascia andare a quella felicità malinconica che contraddistingue il Natale, 
sono arrivati i giorni in cui la sua mancanza si fa sentire ancora di piú, ma non c’è posto per i pensieri tristi quando si ha il sorriso stampato in viso.

Moonlight drive – The Doors

Volerci essere, ma allo stesso tempo essere altrove.

Voler ricominciare, ma sentire il desiderio di rimanere aggrappata a quello che è stato.

Voler raccontare tutto, ma tenersi tutto dentro perchè è troppo bello per essere descritto a parole.

Volerci provare, ma non fare niente.

Voler sapere già come andrà, ma l’idea fa venire il nervoso.

Volere, potere, dovere……

Non c’è quel bisogno di scappare, è piú un desiderio di rimettersi a posto ma con il timore di non trovarsi piú bene o di non farcela o di rimanere indietro o di perdersi!

Perdersi per poi ritrovarsi,

non so ancora dove mi ritroveró,

magari mi troveró bene.

In partenza (senza peli)

Dovró fare causa ai film porno… E alle porno attrici.

Insomma, siamo sinceri… Davvero agli uomini piacciono le donne completamente depilate? O pensano di apprezzare una ceretta completa solo perchè gliela propongono le squinzie dei siti vietati ai minori?

Siamo seri, pure le donne di Picasso in mezzo alle gambe avevano un buschetto da far invidia alla foresta di Sherwood…. Avete ragione, loro erano francesi. E le francesi si sa… Hanno la r moscia.

Ok va bene, devo ammetterlo. I peli sulla gigia non piacciono nemmeno a me, è soddisfacente sentirsi completamente liscia e in ordine…… Ma non sarà solo perchè sono abituata a farmi la ceretta da quando ho scoperto cosa vuol dire essere donna?

Tra poche ore parto e, invece di pensare alle ultime cose da caricare in macchina, ho appena finito di scorticarmi via la mia gibigiaba fino all’ultimo pelo per essere sicura che in due settimane la situazione rimanga tale e quale ad ora, una piana desertica. 

Insomma, metti caso che incontro l’uomo della mia vita. Un bel andaluso pronto ad aspettarmi in spiaggia con un cocktail in mano………

Ommioddio, non sono ancora partita e già mi preoccupo di portarmi a letto uno spagnolo! Tiratemi una botta in testa e… Sperate che torni dalla Spagna sana e salva.

Che il viaggio abbia inizio!!!!!

I sogni son desideri…….

Una delle cose in cui di sicuro sono brava è quella di crearmi dei sogni, di pormi degli obbiettivi da raggiungere.

Ma non so ancora se sono altrettanto brava a realizzarli poi…….

Ho sempre avuto l’abitudine di scrivere in elenco tutte le cose che voglio fare prima di morire. Niente di molto innovativo insomma…

Alcune cose sono decisamente delle sciocchezze, anonime e banali. Cose comuni, che non dicono nulla di me. Altri sogni invece sono quasi improponibili, grandiosi ma inconsistenti; che, sia se li si realizza o no, poco ti cambieranno la vita. Come andare a fare kayak nel Gran Canyon (sgamata, sono una grande fan di Into The Wild).

-Sposarmi

-Avere un figlio

Ora come ora, -sposarmi- non lo considererei uno dei miei obbiettivi principali. Credo nel grande amore, certamente. Ma il matrimonio non lo reputo indispensabile.

E avere un figlio? No, almeno due o tre; Giorgio, Ginevra, Vittoria, Davide…….

Potrei aprire un business! Vendere sogni e obbiettivi in quantità industriali.

Ho fantasia e immaginazione da vendere, e fin da quando è mondo sono la persona piú ambiziosa che io conosca.

Avevo tre anni quando dissi a mia mamma che da grande avrei fatto la ballerina di danza classica, ed è ancora il piú grande sogno che ho. Non riusciró mai ad abbandonarlo, è sempre stato l’obbiettivo numero uno. Quello che dà senso alla mia vita.

Ma la vita non è un film, e non è una favola. Con il passare degli anni mi sono abituata e ci ho preso gusto a crearmi dei nuovi sogni, a scoprire quali siano davvero i miei desideri piú intimi.

Non so se ne realizzeró mai uno, non ho la bacchetta magica e non ho intenzione di comprarli.

Posso dire per certo di provare da qualche tempo una strana sensazione, una bellissima sensazione.

Sono sulla strada giusta………….. Forse.

Un anno fa… Más Amor Por Favor

È come un puzzle incompleto, manca un pezzo e niente ha piú senso! È come il Jack senza la coca cola, il caffè senza la sigaretta, la ballerina senza il tutú….. Peró il tutú non fa la ballerina e la coca cola non fa il whiskey.

Ma a me manca comunque quel pezzo, che mi completava davvero……. 

un caldo freddo

Odio con tutta me stessa questo periodo dell’anno… 

Fine di giugno, 

aspettando luglio, 

aspettando agosto, 

aspettando le vacanze.

Inizia a fare caldo, ma ci sono ancora mille cose da fare ma hai solo voglia di non fare niente e metterti al sole come una lucertola.

E io odio prendere il sole come una lucertola.

È il periodo dei ricordi, di quel saggio di danza a cui mio papà non era potuto venire… Il periodo delle speranze infrante, degli ospedali, dei sorrisi e delle lacrime.

Tutto finisce, muore…

Si aspettano solo nuovi inizi,

dopo il mare, peró.

E una cosa la so

Ci sono storie che non sono come le altre… sono talmente belle che ancora oggi pensandoci ti scaldando il cuore, indipendentemente dal finale. O magari non sono ancora finite.

Sto parlando di amore, ma anche di amicizia e famiglia.

Storie fatte di sogni, speranze,emozioni,sensazioni, energia,brividi, sorrisi, felicità, complicità…….

Sono le storie che ti fanno provare una felicità inaudita, cosí forte da essere malinconica a tratti. Ma non c’è niente di piú bello e sincero.

Eppure sono delle condanne, perchè quando vivi certe situazioni…..

….quando provi quell’energia che ti attraversa e ti cattura fino a farti venire la pelle d’oca…….

Poi é difficile accontentarsi di altre relazioni, cerchi di conoscere altre persone ma percepisci subito le sensazioni che ti trasmettono.

È una questione di pelle, di vibrazioni. Sai cosa stai cercando da una persona, e sai che quello che tenti di trovare non si puó improvvisare ma lo si puó solo provare, immediatamente. È qualcosa che si percepisce, che si vive all’istante… Un sorriso, uno sguardo, un gesto…. E il tuo cuore ha un sussulto.

Il resto mi scivola via, non c’è posto nella mia vita per qualcosa che non sia un’emozione forte, per cui valga la pena gettarmi dal burrone a capofitto. Cosí ci sono una marea di scuse riciclabili per evitare scocciature -“non ho tempo, ho gli esami, non voglio una storia seria, non voglio offenderti ma…”-. Ma sono scuse che non reggerebbero in confronto a un colpo di fulmine……

È un problema, si lo so forse no è giusto cosí boh ma,

Io non mi accontento, mai. Io credo nell’amore.