Fattanza di idee

Peonie di rosa pallido e boccioli di rosa rossa

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3 gradi

Piove. Piove sempre quand’è.

E pioverà mentre ora piove, quasi inaspettatamente. Dopo giorni alla cieca, quando la strada si filtrava tra la nebbia e il freddo ormai ghiacciava la via.

Piove, cosí che la pioggia scioglie la nebbia.

Non ghiaccia. È un pensiero dolce. Come dolce è il tuo pensiero “scrivimi quando arrivi a casa.”

Rob Brezsny mi fa paura

Bilancia:

“Dato che sei diverso da qualsiasi altro essere che sia mai stato creato, sei incomparabile”, scriveva la giornalista Brenda Ueland. Fermati un momento a riflettere su questo. È un’affermazione che toglie il fiato. Essere assolutamente unici è un’enorme responsabilità. Forse è per questo che non hai ancora il coraggio di accettarla. Ma che ne diresti di fare del 2017 l’anno in cui finalmente dimostrerai di essere la creatura senza precedenti che sei? Ti sfido a prendere atto del tuo singolare destino e a realizzarlo.”

17 (Destino)

Una coincidenza del caso e i segni del destino che si fanno notare anche dalla mente più cinica; ed è davvero impossibile far finta di niente.

La magia di una cosa inattesa, il suo modo di far presa su di te.
La cosa più dolce.

Tanto vale rischiare, dice la vocina più sensibile. Che non ha senso essere matti se poi non si ha il coraggio di buttarsi.
Un gioco fatto di dibattiti, perchè i due opposti dentro di te fanno a gara per metterti in guardia.
Allora spogliati di quella corazza venuta male, che ti sei costruita senza pensarci troppo in un momento di freddo gelido. Ti sentirai libera come

Una rosa rossa non più tanto ghiacciata.

Trainspotting

Ogni mattina e ogni sera prendo il treno. Ogni volta a orari diversi. Eppure le persone che affollano le carrozze sono sempre uguali, a volte sono proprio le stesse.

Li guardo e vedo la stanchezza, la tristezza, la gioia che si portano con se all’inizio o alla fine di una giornata. Li osservo e ho paura. Che poi non è una vera e propria paura; è un misto di ansia, nostalgia e irrequietezza.

Li vedo correre dietro alle loro vite, e vorticosamente mi ci ritrovo in mezzo. Ci sono anche io, quel treno l’ho preso e ci sono salita su al volo. Chissà loro dove stanno andando, da dove provengono. Io credo di sapere, o almeno conosco la mia routine giornaliera, ma in realtà cosa mi aspetta oltre non lo so proprio.

Fisso questi pendolari e riesco solo a pensare se anche io prima o poi saró come loro, i personaggi di cui ho inventato storie nella mia testa giusto per farmi un’idea. Eccola che arriva quindi la paura, di non riuscire a rimanere per sempre diversa da loro. Perchè è questo lo status che mi sono sempre sentita di ricoprire… e per cui inizio a provare nostalgia e paura: essere diversa. Tra donne e uomini che corrono al lavoro e poi a casa per cenare con la famiglia e guardare Striscia la Notizia prima del Grand Fratello (quanto lo odio), ci sono io che non vado o torno dall’ufficio ma dalla lezione di danza o dalle prove al Teatro Alla Scala. Quella con lo chignon tirato e lo zaino pieno di scarpette e body, che non torna mai a casa alla stessa ora, o che non ci torna proprio.

C’è peró un filo di gelosia e curiosità verso quella che sembra essere la vita degli adulti. O semplicemente è la consapevolezza di non essere poi cosí lontana dall’essere come loro, perchè tra poco toccherà anche a me (?).

Vedremo.

Se il problema fossi io – Ghemon

Pensieri brutti e inutili,
brutti come le falene,
inutili come le cimici puzzolenti che si insidiano tra le fessure della finestra di notte
svegliandoti.

Ghemon cantava… Se il problema fossi io?


Già, spesso quando inizio a scrivere più che trovare parole mie mi risuonano in testa musica e parole di altri. Sta volta un pezzo che ho ascoltato pochissime volte, se paragonato ad altre canzoni di Ghemon che metto a ripetizione continua… ma che risuona familiare.

Se il problema fossi io ,si
sarebbe facile risolverlo
per com’è facile coinvolgermi
prendere un concetto semplicissimo e stravolgerlo
Damn baby! Sayonara!
Non vedi che…no,non lo vedi,è evidente…
perchè la tua forma di malattia
è una miopia degli occhi dell’anima, una patologia frequente
…che se la profilassi fosse la prassi, almeno non dovresti discolparti…
ma tu sei come quelli che dicono “odio l’ipocrisia” e sono gli ipocriti più grandi!
Vi scontentate tutti del vostro niente
attaccandovi al mio tutto
studiandone la forma
sparandomi pallottole di gomma
che, hey, mi dispiace, non fanno da deterrente

Situazioni e fatti che ora mettono in dubbio il mio essere, la mia intelligenza, la mia astuzia e la mia mente… Ma davvero? Il problema sono io? Perchè giocano con la realtà dei fatti e io finisco per STORDIRMI?

Siamo seri, quanta meschinità c’è in tutto questo?
Chapeau, siete tutti molto bravi. Vi ammiro.

Ma io ho deciso che non voglio più perdere.
Preferisco rimanere il problema. Se sono davvero io il problema.
Preferisco che il problema fosse solo mio. Se il problema fosse mio davvero

Lasciatemi qui, così a sbagliare, o a non sbagliare…. da sola.

Never Enough 🎀

Il giorno che mi sono innamorata della danza probabilmente ho fatto un patto con il diavolo e sono stata battezzata da uno spirito d’insoddisfazione.

Sono cresciuta incapace di vedere oltre ciò che mi sono sempre imposta di vedere: quello che non ero e che non potrei mai diventare, ovvero quello che sarei voluta essere.

Non so quando la smetterò di vivere male, di credere di non valere niente perchè non sono stata concepita in un certo modo. Non so quando finirà questo odio verso me stessa e verso la mia vita. So solo che è sempre più insopportabile, quasi da voler farla finita perchè non so quanto valga tutto il resto.

Fanno paura certi pensieri e mi spaventa sempre di più il mio modo di pensare, il fatto di non vedere mai niente di buono e di non riuscire ad apprezzarmi. Diventa sempre più difficile trovare una soddisfazione; e non trovare qualcuno che sappia vedere in me qualcosa di bello e interessante, qualcuno in grado di amarmi e valorizzarmi è ogni giorno una pena insopportabile. E’ faticoso credere di non valere niente, di non trovare un valore alla mia esistenza

e pensare di non essere mai abbastanza, per me stessa o per qualcuno.

pensieri vecchi come fantasmi

Uno mio amico ha detto a una ragazza che prova qualcosa per lei… E lei le ha detto che non è il momento giusto… 

Lui m ha scritto: piú ci penso, piú capisco che forse era meglio se me ne stavo zitto… Ma ero quasi sicuro di avere un’opportunità.

Io gli ho risposto: t saresti tenuto dentro un groppone. Come ora t dici e se fossi stato zitto e se fossi stato zitto, avresti continuato a dirti e se le avessi parlato e se le avessi parlato

E mi sono ricordata quella lettera.

Dopo tutto questo tempo non ho fatto altro che ripetermi… E se non gliel’avessi mai scritta, se non gli avessi mai detto nulla, se non avessi provato nulla, se me ne fossi stata zitta…..

Magari poi ci saremmo allontanati comunque, chi lo sa. Ad ogni modo sono io quella che sente la sua mancanza.

The Tallest Man On Earth – There’s No Leaving Now

Sono quasi sicura che ognuno di noi abbia un periodo della propria vita che ricorda come il peggiore.

Per me il periodo piú brutto coincide con il momento in cui sono stata la persona peggiore che potessi essere. Avevo 17 anni. Lo ricordo non tanto per i momenti vissuti, che al contrario ho cercato di cancellare totalmente dalla mia mente, ma perchè un pó mi rassicura ripensarci; sembrerà un controsenso ma se ci penso mi accorgo che peggio di com’ero all’ora non potró mai esserlo e quindi mi tranquillizza.

Non ho mai raccontato a nessuno nei dettagli cosa vivevo durante quei mesi, non ho mai trovato nessuno a cui poter confidare quelle cose. Mi vergogno cosí tanto di chi ero, di cosa riuscivo a pensare o a fare, che non ho mai avuto il coraggio di trasformare quei ricordi in parole, figuriamoci trovare qualcuno disposto ad ascoltarmi.

L’unica cosa che per ora riesco a tirar fuori è anche ciò che mi tormenta di piú. È qualcosa che non posso fare a meno di ammettere, quasi come se volessi farmi del male da sola rigirando il coltello nella ferita. È inevitabile perchè mi sembra l’unico modo per riconoscere la mia colpa. L’unica cosa a cui penso tornando con la mente a sei anni fa, è immaginare come mi sarei sentita o cosa avrei fatto, 

se qualcuno mi avesse predetto che da lí a 6 mesi mio papà sarebbe morto.

Magari non ci avrei messo cosí tanto tempo a ritrovare me stessa e non avrei perso tutto il tempo che mi rimaneva da vivere con lui, insieme a mia mamma e a mia sorella.

finchè non muore la speranza, maledetta stronza.

Guardati allo specchio,

e chiudi gli occhi.

Aprili,

sei ancora lí.

Stessa faccia stessa espressione, stessi occhi stesso sguardo.

In silenzio persa nel nulla, senza scomporsi sembri tranquilla.

Da fuori.

Dentro, un casino il caos non sta zitto.

Guardati di nuovo,

ci sei cascata,

ti sei messa nel casino da sola.

Di nuovo!

Doing it wrong – Drake

Quante cose vorrei dirti,

che a volte non vorrei neanche sentirti.

Forse non vorresti neanche sentirle,

o forse sì.

O forse sono io che non vorrei dirle,

perchè penso che dovresti già saperle.

Sto zitta, salvo bozze di messaggi mai spediti nelle note, tengo tutto dentro…..

Qui, qua e cerco di far parlare i miei occhi e i miei abbracci…… Sembra tutto inutile,

tu non lo senti? Ma mi senti?

Ogni volta è una scossa, chissà che cosa è stato a ridurmi cosí

un anno fa!

Quanti “ciao io vado” ad altri, pensando a te mentre uscivo con gli altri che non potró neanche amarli.

Non so spiegartelo, non so spiegarmelo.

È un promettersi di vedersi, sentirsi, parlarsi infinito; e io che aspetto ancora che accada,

e spero sempre che cambi tutto cosí che io possa smetterla di provare qualcosa per te.

Sarebbe piú facile, non sarebbe piú un casino per me ogni volta…….

Sarebbe quello che non vorrei, sarebbe come uccidere le farfalle, sarebbe come dirmi che ce la faccio sempre,

ma sarebbe davvero diverso, sarebbe utile a cancellare la tua indifferenza?

Quante cose da dirti, che l’unica cosa che veramente devo dirti non la dico mai…. a te, a me, qui o qua.

Un anno fa tra poco… una lettera, un disegno.

È ancora il piú bello che io abbia fatto.

È ancora vero, ti direi ancora tutto….

Forse di piú.

Forse è un problema.

Ce l’ho io un problema a questo punto.

Un anno fa… Más Amor Por Favor

È come un puzzle incompleto, manca un pezzo e niente ha piú senso! È come il Jack senza la coca cola, il caffè senza la sigaretta, la ballerina senza il tutú….. Peró il tutú non fa la ballerina e la coca cola non fa il whiskey.

Ma a me manca comunque quel pezzo, che mi completava davvero……. 

E una cosa la so

Ci sono storie che non sono come le altre… sono talmente belle che ancora oggi pensandoci ti scaldando il cuore, indipendentemente dal finale. O magari non sono ancora finite.

Sto parlando di amore, ma anche di amicizia e famiglia.

Storie fatte di sogni, speranze,emozioni,sensazioni, energia,brividi, sorrisi, felicità, complicità…….

Sono le storie che ti fanno provare una felicità inaudita, cosí forte da essere malinconica a tratti. Ma non c’è niente di piú bello e sincero.

Eppure sono delle condanne, perchè quando vivi certe situazioni…..

….quando provi quell’energia che ti attraversa e ti cattura fino a farti venire la pelle d’oca…….

Poi é difficile accontentarsi di altre relazioni, cerchi di conoscere altre persone ma percepisci subito le sensazioni che ti trasmettono.

È una questione di pelle, di vibrazioni. Sai cosa stai cercando da una persona, e sai che quello che tenti di trovare non si puó improvvisare ma lo si puó solo provare, immediatamente. È qualcosa che si percepisce, che si vive all’istante… Un sorriso, uno sguardo, un gesto…. E il tuo cuore ha un sussulto.

Il resto mi scivola via, non c’è posto nella mia vita per qualcosa che non sia un’emozione forte, per cui valga la pena gettarmi dal burrone a capofitto. Cosí ci sono una marea di scuse riciclabili per evitare scocciature -“non ho tempo, ho gli esami, non voglio una storia seria, non voglio offenderti ma…”-. Ma sono scuse che non reggerebbero in confronto a un colpo di fulmine……

È un problema, si lo so forse no è giusto cosí boh ma,

Io non mi accontento, mai. Io credo nell’amore.

Cerchio a mano libera

Ho imparato che i disegni schizzati a mano libera sono piú belli. Un cerchio è perfetto solo se tracciato con il compasso, ma disegnato senza sagoma risalta la sua vera bellezza… Che sta proprio nell’essere cosí approssimativo e grezzo.

La danza mi ha spronato fin da piccola a ricercare una perfezione impossibile, irreale. L’amore mi ha fatto capire che la bellezza è nelle cose belle perchè è bello ció che è bello, non ció che piace. La vita invece mi ha insegnato ad amare le cose uniche, imperfette e imprecise nella loro semplicità e nei loro dettagli abbozzati.

A volte….

A volte
E’ più facile far finta che non ti interessa,
Piuttosto che ammettere che ti sta uccidendo.

Sono di poche parole, sono contenta ma sono anche un turbinio di emozioni diverse.
Avrei bisogno di una scorta industriale di nastro isolante…
Isolare la testa dal cuore e scotch-iarmi la bocca così da non riuscire a dare voce ai miei pensieri.
Vorrei imparare a farmi scivolare le cose addosso e lasciarle andare invece di aggrapparmici possessivamente.
Infondo però non posso neanche farmene una colpa, è innato dentro di me il desiderio di arrivare fino in fondo alle cose.
Ho paura di perdere, ho la nausea di continuare a perdere… Ma ne vale sempre la pena.
E’ così, preferisco perdere alla fine della corsa. Rimanere senza fiato e collassare,
piuttosto che lasciar perdere a metà della gara.

E’ come con quel libro che devo presentare per il corso di letterature contemporanee.
Jonathan Littell è la mia nuova grande sfida, mi spiattella davanti tutti gli orrori che l’uomo ha potuto partorire durante gli anni del regime tedesco e della persecuzione ebraica.
Mille pagine che solo “Le Benevole” poteva contenere, mille pagine di riflessioni profonde e conati di vomito ogni tot parole.
Eppure non riesco a lasciar perdere, ormai sono appassionata a questo romanzo e non vedo l’ora di recensirlo davanti all’intera aula.

Sarà curiosità, sarà il desiderio di sapere cosa accadrà, che mi fa andare avanti…

Sempre.

50 Sfumature di Ricci

È piuttosto rassicurante sapere di avere ancora un lato infantile nascosto (ma neanche tanto nascosto in fondo).
Abbiamo tutti paura di crescere prima o poi, sopraffatti dall’ansia per le proprie aspettative. Ma infondo non c’è cosa migliore che riscoprire dentro se stessi quel briciolo di ingenuità che ci fa sorridere e meravigliare di fronte alle piccole cose.

Infondo certe cose dentro di me non cambieranno mai e lo so; nonostante le figuracce e i momenti di disagio sono contenta di non abbandonare mai quel lato frivolo e sensibile che mi caratterizza. Cosí ho la certezza di sapere ancora provare delle emozioni e di riuscire ad essere sempre spontanea al cento per cento.

Arrossisco quando vedo la sua “chioma indomabile di ricci” spuntare tra tante altre teste, e mi faccio minuscola quando è lui a sorridermi imbarazzato.
Il cuore martellava all’impazzata dentro il petto quando da lontano mi ha vista ed è venuto da me, per salutarmi e parlarmi.
Credevo che sarei potuta finire sotto la metro se non smettevo subito di “tremare”.
Puó sembrare imbarazzante all’inizio e farmi sentire un pó stupidina….
Ma dopo tutto è una sensazione elettrizzante, un misto di ingenuità e giochi di sguardo.
Sorrido e mi mordo il labbro quando si rigira a guardarmi negli occhi e a sorridermi.
Ho le guance in fiamme quando sento che mi fissa dalla fila di posti proprio dietro di me.
In un attimo la lezione di storia contemporanea passa piú velocemente del solito, la prima guerra mondiale è diventato un “romanzo” da ascoltare incantata e il mondo è piú leggero…
C’è la speranza di rivederlo e la paura di non riuscire a trovare le parole giuste per comporre una frase di senso compiuto prima di avere il coraggio e andare a parlarci io sta volta.

Non importa cosa succederà, alzo gli occhi al cielo e respiro a pieni polmoni la bellezza del sole che si fa spazio tra le nuvole, fino a sentirmi bene. Non c’è nulla di cui potrei lamentarmi in questo momento, vivo di sorrisi e risate con le mie amiche dell’università. Mi addormento con il ghigno sulle labbra dopo una birra con gli amici,
E sono io a svegliarmi prima del suono della sveglia la mattina.

Drake – If you’re reading this it’s too late

Sono un blocco di ghiaccio in questo momento.
Non riesco a sciogliermi ed è una sensazione straziante.
Un vortice di sentimenti e sensazioni strane mi scombussola letteralmente.
Ma allo stesso tempo io mi sento fredda e insensibile. Non riesco a lasciarmi andare e non so neanche esattamente per cosa dovrei farlo, per cosa vorrei liberare ció che sento e che mi porto dentro.
Sto vivendo con la strizza al culo, mi assale spesso una felicità estranea che a volte confondo con la tristezza. E non so neanche per cosa provo questa gioia.
Vivo in apnea e mi trascino a dietro tanti pezzettini che non combaciano neanche tra di loro.
È tutto un puzzle senza senso.
So cosa vorrei, ma non so cosa voglio.
Ecco il mio problema.
Dovrei solo lasciar fare al tempo, aspettare.
Ma io sono impaziente, non so perchè e non so per cosa.
Ho paura di me stessa e di questo insopportabile e dolcissimo prurito che mi provoca tutta quest’ansia.
Sono scossa da certi brividi lungo la schiena, non faccio altro che sorridere e saltellare senza motivo.
Vorrei scoprirlo, ma potrei rischiare di trovare risposta nella cosa sbagliata.
O forse lo sbaglio che temo è effettivamente la cosa giusta in cui buttarmi.
Ma se poi mi butto e nessuno mi accoglie a braccia aperte dall’altra parte?

Gratta, e Vinci un imprevisto.

Quante volte diamo fin troppa importanza al destino, finché tutto ció che accade non è piú affidato al fato ma è forzato da noi stessi, senza che ce ne accorgiamo(?).

Quante volte ci ripetiamo che “è destino” e ogni minima cosa ci sembra un punto a favore di questa tesi.

Ci riempiamo cosí di film mentali che accrescono la nostra curiosità e voglia di scoprire fino in fondo dove vuole portarci questo “fortuito caso del destino”.

È questo il momento in cui bisogna ricordarsi che la vita non è un film, e noi non siamo i protagonisti del nostro telefilm preferito.

Come quella volta che per “destino” hai incontrato quel ragazzo nel negozio in cui per “caso” ti hanno mandato a pubblicizzare uno stupido servizio e per “fortuna” appena l’hai visto ti sei detta: oddio lui è LUI. (Con tanto di occhi cuoricino fin dalla prima stretta di mano).
Ti sei tenuta stretta quella stupida convinzione che è stato il “destino” a farvi conoscere e per “caso” vi trovate bene.

Ora chiediamoci… È lo stesso “destino” che poi ti ha portato a stare male per lui? Se sembrava un incontro cosí fortuito, affidato al “caso”, da far invidia ad un telefilm, perchè poi lui per “(s)fortuna” non ha ricambiato i tuoi sentimenti?

Ne vale ancora la pena di credere al destino?
E ora come ora…. È destino che tra tante teste, nella stessa aula, siano spuntati di fianco a me proprio quei ricciolini che mi avevano fatto tanto impazzire quel giorno in metro?