Pensieri a vuoto

Chissà poi cos’era se quel che c’era pareva solo un’illusione.

Forse non eravamo niente 

ma sembrava fosse tutto 

quel niente.

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scarpette – rose rosse – G (Wunderkammer)

Ogni paio di scarpette potrebbe raccontare una storia e suggerire le emozioni provate indossandole. A ognuna di esse è associato un ricordo: la prima lezione di tecnica di punte, il primo spettacolo, il palcoscenico, Treviso, Milano, Berlino, Milano.

È il sogno di una bambina che cresce con lei, che l’accompagna dall’infanzia fino a a vederla diventare donna. A ritmo di musica è nata la passione per la danza classica, la voglia di imparare e maturare, di decidere il proprio cammino fino ad arrivare ad accettare se stessi e i propri limiti. Attorno a questo mondo ha preso forma una persona, appasionata e curiosa di esplorare il proprio essere per conoscere sempre nuove facce del proprio “Io”.

Ogni persona durante il proprio percorso di vita e di crescita affronta delle sfide cercando ogni giorno stimoli nuovi, nonostante le difficoltà e le situazioni peggiori. Fino ai diciassette anni di età tutto sembra seguire un vortice incessabile di eventi, poi ad un tratto tutto sembra fermarsi. Qualcosa ti dice che è ora di crescere e allora la realtà delle cose viene a farti visita. Qualcosa che fino a quel momento non avresti mai pensato potesse capitare proprio a te, che l’avevi solo minimamente immaginato attraverso i racconti di altre persone, si appropria della tua vita. Succede che un giorno papà non c’è più, rimane una rosa rossa.

Si narra che quando San Giorgio sconfisse il drago e liberò la principessa, dal sangue della creatura fiorì una rosa che egli donó alla fanciulla.

Da quel momento le favole hanno lasciato il posto alla realtà, insieme alle emozioni si sono accumulati i ricordi. Ma ciò che non svanirá mai sarà il desiderio di andare sempre oltre a ciò che c’è. Perchè nulla è perduto se c’è sempre la speranza di trovare qualcosa in più.

Le parole che non ti ho detto

Non volevo più di quello che c’era. Non ti avrei mai chiesto di più.

Volevo solo che tu ci fossi. Anzi, o meglio, io volevo esserci, per te. Con te.

Invece hai giocato a fare la lampadina. Una lampadina che si spegne e si riaccende quando vuole. Mi hai lasciata lì a chiedermi dove ti fossi nascosto, al buio. Da sola.

E io ho paura del buio. Al buio non ci vedo.

Quando sei riapparso, la luce era troppo forte. Mi ero già asciugata le lacrime e gli occhi ormai si erano abituati all’oscurità. Un abbaglio e io stordita. 

Ma dopo tutto questo tempo mi ero già preparata e ho tirato fuori il coraggio. Ho preferito rimanere lì da sola al buio, con la stessa malinconia di due mesi fa e con quelle stesse lacrime, che non hanno fatto in tempo a scendere che si erano già asciugate sulle mie guance.

Ho pianto, sí. Ma non come si dovrebbe. 

Infondo lo dico sempre,

io non sono capace di piangere.

pensieri vecchi come fantasmi

Uno mio amico ha detto a una ragazza che prova qualcosa per lei… E lei le ha detto che non è il momento giusto… 

Lui m ha scritto: piú ci penso, piú capisco che forse era meglio se me ne stavo zitto… Ma ero quasi sicuro di avere un’opportunità.

Io gli ho risposto: t saresti tenuto dentro un groppone. Come ora t dici e se fossi stato zitto e se fossi stato zitto, avresti continuato a dirti e se le avessi parlato e se le avessi parlato

E mi sono ricordata quella lettera.

Dopo tutto questo tempo non ho fatto altro che ripetermi… E se non gliel’avessi mai scritta, se non gli avessi mai detto nulla, se non avessi provato nulla, se me ne fossi stata zitta…..

Magari poi ci saremmo allontanati comunque, chi lo sa. Ad ogni modo sono io quella che sente la sua mancanza.

The Tallest Man On Earth – There’s No Leaving Now

Sono quasi sicura che ognuno di noi abbia un periodo della propria vita che ricorda come il peggiore.

Per me il periodo piú brutto coincide con il momento in cui sono stata la persona peggiore che potessi essere. Avevo 17 anni. Lo ricordo non tanto per i momenti vissuti, che al contrario ho cercato di cancellare totalmente dalla mia mente, ma perchè un pó mi rassicura ripensarci; sembrerà un controsenso ma se ci penso mi accorgo che peggio di com’ero all’ora non potró mai esserlo e quindi mi tranquillizza.

Non ho mai raccontato a nessuno nei dettagli cosa vivevo durante quei mesi, non ho mai trovato nessuno a cui poter confidare quelle cose. Mi vergogno cosí tanto di chi ero, di cosa riuscivo a pensare o a fare, che non ho mai avuto il coraggio di trasformare quei ricordi in parole, figuriamoci trovare qualcuno disposto ad ascoltarmi.

L’unica cosa che per ora riesco a tirar fuori è anche ciò che mi tormenta di piú. È qualcosa che non posso fare a meno di ammettere, quasi come se volessi farmi del male da sola rigirando il coltello nella ferita. È inevitabile perchè mi sembra l’unico modo per riconoscere la mia colpa. L’unica cosa a cui penso tornando con la mente a sei anni fa, è immaginare come mi sarei sentita o cosa avrei fatto, 

se qualcuno mi avesse predetto che da lí a 6 mesi mio papà sarebbe morto.

Magari non ci avrei messo cosí tanto tempo a ritrovare me stessa e non avrei perso tutto il tempo che mi rimaneva da vivere con lui, insieme a mia mamma e a mia sorella.

Pizza con le patatine fritte

Per la serie: mi ci vuole poco per cedere ad una nuova dipendeza.

Cioccolato, marshmallows, birra, canne, coca cola…e ora la pizza (rigorosamente con patatine fritte).

E poi si sa, le dipendenze non portano mai a nulla di buono soprattutto perchè sono sempre una conseguenza, c’è sempre la causa di qualcosa………

Prima o poi guariró, mi libereró della mia testa!

Diario dei segreti

Ho sempre ricordato la mia fase adolescenziale come il periodo piú brutto della mia vita, insignificante e noioso.
Oggi peró di colpo mi sono ricordata che a sedici anni avevo già l’abitudine di scrivere un diario segreto, che tengo nascosto e infognato nella libreria, e ho deciso di rileggerlo.
La mia domenica si è trasformata cosí in un viaggio dei ricordi, fatto di pagine colorate piene di nomi-date-luoghi-cuoricini-stelline-scritte colorate- foto-disegni-messaggi trascritti-lettere mai consegnate-scontrini… e la cosa mi ha stupita, ma mi ha reso anche molto felice.
È stata una sorpresa riscoprire me stessa adolescente e finalmente ho rivalutato il mio personale autogiudizio!
Le pagine di quel diario risalgono a cinque/sei anni fa e con grande gioia e un pó di arroganza posso affermare che non ero cosí sfigata come mi ricordavo. Anzi, da quelle pagine ne esce fuori un profilo di me perfetto per uno di quei telefilm americani sui teenagers. (Uno di quei telefilm che guardo ancora – Awkward n.d.r)
Certo, ne ho combinate di cazzate e tutt’ora sono ancora scritte nero su bianco, mentre rileggevo ero anche in imbarazzo.
Cazzate che peró sono state fatte a diciassette anni e che non si sono mai piú ripetute. E la cose mi riempie di orgoglio.
Tra quelle cazzate spunta fuori anche il racconto della mia prima volta, sdolcinato e raccontato nei minimi dettagli senza pudore.
Mi ha sconvolto rendermi conto che quasi non ricordavo piú cosa fosse successo, perchè ero convinta che certi momenti erano ancora lucidi e impressi nella mia mente. Quando ho realizzato questa cosa avrei voluto stringere la mano alla diciassettenne che ero per aver tramandato quei ricordi alla ventiduenne che sono oggi.
Sorrido.