Montagne russe di stati d’animo

Incrocio un collega tra i corridoi: “Ma tu come fai a essere sempre così sorridente? Qual’è il tuo segreto per avere sempre il sorriso?”La mia risposta è stata: “Non so, magari è come dice qualcuno… che sono un po’ stupida!”

Perchè rispondere: “sono nata sempre con il sorriso in faccia, ma in realtà dentro mi sento morire ogni giorno, non so neanche io come faccio a nasconderlo!” Era troppo lungo da spiegare.
Vabbè, lui ha risposto: “Meglio essere stupida così, se stupida ti si può definire, piuttosto che non sorridere mai!”

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Alla Scala

La mattina presto, quando le prove in palcoscenico non sono ancora iniziate, il teatro è vuoto e la sala è completamente immersa nel buio. Le uniche luci accese sono quelle di servizio dei palchi e del lampadario al palco reale.

Entrare, percorrere i corridoi vuoti e ritrovarsi nel silenzio frastornante della platea della Scala è qualcosa di magico. E spaventoso. Nell’oscurità il velluto rosso delle poltrone sembra brillare e gli unici rumori provengono dal retro palco dove i macchinisti iniziano a prepararsi.

Il palcoscenico è ancora spoglio, ma pronto ad accogliere le scenografie dello spettacolo di prova o di scena.

Sedersi, godere di quella magia che si percepisce ancora prima di varcare la soglia in Via Filodrammatici 2.

Il fascino suggestivo dell’essenza dell’assenza. Percepire la paura del vuoto, buio. Quando manca qualcosa, qualcuno.

Buffo. No? Provare un’emozione cosí straniante a teatro vuoto, se paragonata all’eccitazione nel ritrovarsi circondati dal pubblico scaligero.

Rivivere con la mente la sensazione provata la prima volta che si è saliti sul palcoscenico del Piermarini e ricordare l’adrenalina nell’avere difronte un pubblico importante, ma senza avere paura. 

Una paura che nel vuoto oscuro e nel silenzio, invece, si fa sentire. Simile all’emozione, a tratti malinconica ma comunque bella, che si prova stando dalla parte del pubblico, guardando gli altri su quel palco. Sentire le gambe piegarsi, le mani sudate e il cuore che batte forte per la voglia di tornare là. Per non essere tra gli spettatori, ma là. Sul palcoscenico.

Manca tanto, ma neanche troppo. Senza accorgersene tornerà anche il mio momento. Torneró sul palcoscenico della Scala. E quando arriverà peró, ci sarà posto per vivere un’altra grande sfida, se non la stessa di sempre ma che, sta volta, non si conosce ancora ma che si prospetta la più difficile.

Alle 10 è ora di andare in ufficio. Primo piano, ufficio stampa-sovrintendenza-redazione web. È il momento di non pensare per un attimo che tutto potrebbe finire 

per non finire mai. 

Giulietta 🌹

Diventare grandi fa schifo. Bisognerebbe rimanere per sempre bambini.

Bambini però, perchè l’adolescenza fa ancora più schifo dell’essere grandi perchè sei in una via di mezzo.

Da bambino tutti i tuoi sogni sono realtà, tutto ciò che immagini puoi far sí che si avveri.

Quando diventi grande invece ci si mette di mezzo la vita e allora sognare diventa difficile. Se non quasi impossibile. Non ti resta altro da fare se non rimediare.

Quando si è bambini si ha la straordinaria capacità di credere nell’amore, desiderare e ricevere affetto tra coccole e bacini.

Da grandi invece si ha la tendenza a dare più peso al cinismo, trattenendosi per paura di sembrare deboli.

Si dovrebbe essere tutte come Giulietta che corre a fermare il suo Romeo in fuga dalla camera da letto per farsi dare un bacio, come nel balletto. O come nella scena del balcone, lei che prende la mano di lui e se l’avvicina al petto per fargli sentire quando le batte forte il cuore dall’emozione.

Romeo e Giulietta è stato il secondo balletto alla Scala che mamma e papà mi hanno portato a vedere, quando il mio dire di voler fare la ballerina era diventato una cosa davvero seria. Sognavo di essere Giulietta anche nella vita.

Sognavo di essere innamorata.

Ho sempre sognato di essere innamorata.

Sogno ancora l’amore.

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Quanto valgono le soddisfazioni se paragonate ai sacrifici fatti per raggiungerle?

Quanto vale la gioia se prima di provarla si è dovuti passare dentro il tunnel buio della tristezza?

Quanto vale la felicità se spesso lascia posto alla tristezza?

Cos’è una canzone se non si ha il coraggio di dedicarla a qualcuno?

Qui e qua ora

Volevo prendere e andarmene. Andare lontano per cercare quel qualcosa che mancava, per capire dove sarei andata a finire. Finchè ho trovato quel qualcosa di speciale e ho scoperto che non serve andare troppo lontano, volevo solo scappare e non sarebbe servito a nulla. Puó esserci tutto o niente, ovunque…

Trainspotting

Ogni mattina e ogni sera prendo il treno. Ogni volta a orari diversi. Eppure le persone che affollano le carrozze sono sempre uguali, a volte sono proprio le stesse.

Li guardo e vedo la stanchezza, la tristezza, la gioia che si portano con se all’inizio o alla fine di una giornata. Li osservo e ho paura. Che poi non è una vera e propria paura; è un misto di ansia, nostalgia e irrequietezza.

Li vedo correre dietro alle loro vite, e vorticosamente mi ci ritrovo in mezzo. Ci sono anche io, quel treno l’ho preso e ci sono salita su al volo. Chissà loro dove stanno andando, da dove provengono. Io credo di sapere, o almeno conosco la mia routine giornaliera, ma in realtà cosa mi aspetta oltre non lo so proprio.

Fisso questi pendolari e riesco solo a pensare se anche io prima o poi saró come loro, i personaggi di cui ho inventato storie nella mia testa giusto per farmi un’idea. Eccola che arriva quindi la paura, di non riuscire a rimanere per sempre diversa da loro. Perchè è questo lo status che mi sono sempre sentita di ricoprire… e per cui inizio a provare nostalgia e paura: essere diversa. Tra donne e uomini che corrono al lavoro e poi a casa per cenare con la famiglia e guardare Striscia la Notizia prima del Grand Fratello (quanto lo odio), ci sono io che non vado o torno dall’ufficio ma dalla lezione di danza o dalle prove al Teatro Alla Scala. Quella con lo chignon tirato e lo zaino pieno di scarpette e body, che non torna mai a casa alla stessa ora, o che non ci torna proprio.

C’è peró un filo di gelosia e curiosità verso quella che sembra essere la vita degli adulti. O semplicemente è la consapevolezza di non essere poi cosí lontana dall’essere come loro, perchè tra poco toccherà anche a me (?).

Vedremo.

Un momento

Fermi tutti!

Non c’è più bisogno di chiedersi nulla.
Non esisterà mai un limite, solo punti di non ritorno.

Chiedersi se va bene così, se si sta bene così a quanto pare è sopravvalutato.
Non si avrà mai una risposta, semplicemente perchè non ce n’è bisogno.

L’importante è capire se stessi, non trascurare la propria parte più intima. Darsi la precedenza e non interrogarsi solo dopo aver esaminato le varie situazioni o cercato di capire le altre persone. E’ come se solo l’egoismo potrà salvarci. Un egoismo buono e necessario.

A me va

Le cose vanno, si dice così, bene.
Lo si dice, figuriamoci, senza neanche sapere bene cosa significa.
A volte bene sembra la retta che deve intersecarsi con una circonferenza, pensa un pò te. Se no non lo è più. E’ proprio da quel cerchio che si finisce per credere che benenormale coincidano al centro.
A tutti i costi si cercano sempre dei punti in comune, come delle ancore di salvezza; corriamo ai ripari.
L’insufficienza, ovviamente perenne, in geometria analitica suggerisce che l’equazione fatta per trovare la retta sia sbagliata; lo dice anche il disegno.
Bene non interseca al centro con normale, nè tantomeno ha punti in comune alla circonferenza, non ci sta, è esterna; ha scelto un’altra strada.
Non c’è da giustificarsi però, se va bene, veramente.

stand-by

Basta cosí poco per rendermene conto.

Posso essere contenta, a volte soddisfatta e avere un’illusione di felicità.

Ma in realtà saró sempre triste…

Finchè non guarderó in faccia la realtà. La mia realtà, quella che conosco bene; di cui ne sono consapevole da troppo tempo.

Fino a quando non avró il coraggio di prendere una decisione, continueró cosí, a dividermi in due… Percorrendo due strade parallele, riempiendomi di impegni per non perdere niente; quando in realtà mi perdo troppe cose.

Con la paura che potrà essere peggio, che potró davvero conoscere la tristezza. Pur sapendo, infondo, che molto probabilmente, sicuramente, sarà meglio. Che finalmente potró stare bene, provare una reale e profonda soddisfazione.

Magari.

Never Enough 🎀

Il giorno che mi sono innamorata della danza probabilmente ho fatto un patto con il diavolo e sono stata battezzata da uno spirito d’insoddisfazione.

Sono cresciuta incapace di vedere oltre ciò che mi sono sempre imposta di vedere: quello che non ero e che non potrei mai diventare, ovvero quello che sarei voluta essere.

Non so quando la smetterò di vivere male, di credere di non valere niente perchè non sono stata concepita in un certo modo. Non so quando finirà questo odio verso me stessa e verso la mia vita. So solo che è sempre più insopportabile, quasi da voler farla finita perchè non so quanto valga tutto il resto.

Fanno paura certi pensieri e mi spaventa sempre di più il mio modo di pensare, il fatto di non vedere mai niente di buono e di non riuscire ad apprezzarmi. Diventa sempre più difficile trovare una soddisfazione; e non trovare qualcuno che sappia vedere in me qualcosa di bello e interessante, qualcuno in grado di amarmi e valorizzarmi è ogni giorno una pena insopportabile. E’ faticoso credere di non valere niente, di non trovare un valore alla mia esistenza

e pensare di non essere mai abbastanza, per me stessa o per qualcuno.

Rifiuti organici

D’estate devi mangiare (piú) sano, sai il caldo… E allora mangiala un pó di frutta. Al via albicocche pesche e anguria che fan meglio di patatine fritte e cioccolata……. E mannaggia al porco! mi ritrovo coperta di orticaria che la pelle del viso è peggio della pelle di drago con carta vetrata incorporata! (Ok mangiare un cestino intero di albicocche per merenda non è stata una mossa azzeccata)

Ho finito tutti gli esami, anche il secondo anno me lo sono tolto dai coglioni e che figata l’anno prossimo stage che ciao università mi vedi solo per due esamini e la laurea.

La mamma per festeggiare mi sta portando al Giapponese per pranzo.

Stasera altro giro altra corsa del Lago dei Cigni alla Scala che poi io mi emoziono sempre a salire su quel palco anche se nove sere di fila sempre la stessa cosa ma vuoi mettere che solo la musica è da pelle d’oca che pure io da Dama di corte mi trasformo in cigno.

Comunque sono un pó stronzetta ma molto buona peró non rompetemi i coglioni che poi io scappo.

Non vorrei altra vita che la mia

È come se i pezzi di un puzzle fossero finalmente al loro giusto posto e stiano per formare un paesaggio bellissimo. Il paesaggio piú bello.

Dopo 23 anni in cui tutto sembrava andare nel verso sbagliato, finalmente qualcosa di bello sta accadendo anche a me. Io che ho sempre pensato di essere una sfigata. Mentre ora, per la prima volta, mi sento davvero protagonista della mia vita. Ho quasi paura di dirlo ad alta voce, anche se vorrei urlarlo al mondo.

Ma non una paura da film horror, al massimo un’ansia bellissima. Niente false speranze o previsioni sbagliate. Tutto sta accadendo veramente.

E io credo di essere pronta, lo sento. Sento di poter vivere fino in fondo tutto ció che mi aspetta, nel modo piú sereno possibile.

Sembra quasi che la felicità, infondo, esista.

Pizza con le patatine fritte

Trascinandosi….

Ci sarà mai un limite? Si crollerà mai veramente prima o poi? O si continuerà ad arrivare a fine giornata reggendosi a malapena in piedi? Ma ne varrà la pena o è uno spreco di energie a vuoto? Se non fosse cosí peró sarebbe una noia… Io che ho il problema di essere iperattiva! 

Vabbè, a casa mi aspetta la pizza per cena….. (Ora stimata di arrivo: 23.15)

Arctic Monkeys – Do I Wanna Know

Ci lamentiamo tanto che nella società d’oggi non ci sia piú un vero rapporto umano fra le persone. Ci lamentiamo che in treno stiamo tutti attaccati al cellulare, i piú bravi magari leggono un libro o ascoltano semplicemente la musica.

Bene ok! Ma io (ragazza di 23 anni che finisce tardi danza e si ritrova a Milano Affori FN ad spettare il treno delle 22.34 per tornare a casa), se permettete, non ho tutta questa gran voglia di far due chiacchiere con un uomo sulla cinquantina un pó scorbutico che insistentemente mi fa domande sulla mia vita. Sí, sono diffidente. No, non è essere scontrosi. È essere riservati. C’è la pinuccia là seduta sull’altra panchina che probabilmente ha appena finito il turno al lavoro, vai da lei; magari ha voglia di chiacchierare della sua vita. Io no, soprattutto se mi vieni a chiedere se a quest’ora sto tornando da scuola; se poi io ti dico danza e tu mi dici che lavori spesso nelle discoteche. Ecco no…. Scusami ma la mamma continua a scrivermi poemi monosillabici su whatsapp e gli Arctic Monkeys hanno appena attaccato con il ritornello di Do I Wanna Know.

C’era una volta e un albero di Natale.

Un vestitino di raso rosso scuro con roselline ricamate e i biglietti per Lo Schiaccianoci; il piú bel regalo di Natale mai ricevuto. Avevo otto anni ed era la prima volta che mamma e papà mi portavano alla Scala a vedere un balletto. Quel balletto, quello in cui facevo il fiocco di neve al mio primissimo saggio di danza quando avevo solo quattro anni. Tutti e quattro insieme, vestiti elegantissimi, per il mio grande giorno. Tutti e quattro emozionati, incantati, tanto che mio papà all’intervallo non riusciva a trattenere la parlantina euforica che gli veniva quando era su di giri. Rideva e scherzava con il barista che, al momento di tornare al nostro palchetto, salutó promettendogli che si sarebbero rivisti al prossimo Schiaccianoci quando la sua bambina, quell’esserino che gli stringeva la mano che ero io, avrebbe ballato sul palco del Teatro alla Scala. 

Alle 14.30 di oggi, hanno spento le luci del teatro ed è entrato il direttore d’orchestra. Le prime note hanno dato il via al prologo introduttivo del balletto. Quella musica e io al buio; ho iniziato a piangere e non ho piú smesso fino a quando non si sono riaccese le luci. Ho pianto mentre mi lasciavo incantare dallo spettacolo, quello che non avevo piú avuto il coraggio di rivedere dal vivo.

È stato bellissimo.

Amore incondizionato

Frega niente a nessuno di quanta fatica fai… Nessuno è lí per dirti sempre bravo! Eppure ogni notte vai a letto con il sorriso. Forse è proprio questo l’amore incondizionato… 

Darsi senza aspettare nulla in cambio. 🌹❤️ #nonvorreialtravitachelamia

Go Hard or Go Home – Wiz Khalifa & Iggy Azalea

Non lo so come va,
e non so come sto.

Tutti mi chiedono sempre le stesse cose e io non so mai cosa rispondere.
E allora rispondo per convenienza, perchè infondo va tutto bene dai, abbastanza, alti e bassi, a parte che devo mettermi a dieta sto bene, devo studiare per gli esami, ho poco tempo ma incastro tutto bene, la danza non lo so magari va bene, troveró un lavoro per andare in vacanza, non lo so le audizioni magari a giugno, magari a giugno dó tre esami, l’università mi piace, sono felice a tratti e va tutto bene, magari quest’estate vado solo in vacanza, la tachicardia va e viene come sto bene, è difficile a dirsi con la danza e va bene cosí, infondo la tendinite è quasi passata e va bene, il mal di schiena va bene, dormo sette ore, dormo tre ore, sto bene, non mi operano, mi piace quel ragazzo ma non so se va bene, fumo poche canne e va bene, fumo troppe sigarette ma sto bene, devo prendere il polase e stare bene, il cuore batte a tratti e sono tutto ok, sai che c’è che cerco di costruirmi una vita che potrebbe piacermi anche se mi sono odiata dal primo giorno che ho realizzato chi sono e continuo a chiedermi perchè chi ha deciso di farmi cosí non mi ha fatto in un altro modo ma mi ha intrappolato in un corpo che non mi sta, in una vita che non è ancora la mia vita.

Cosa faró non lo so e se non lo so io come posso raccontarlo a voi, e ho paura e nascondo tutto e vedró come andrà e non lo so e mi spaventa iniziare a far programmi e non li faccio e non te lo dico e ti dico cosa va bene e ti rispondo che sto bene.

Non ci sei piú – Mecna – Laska 🌹

Vorrei tornare indietro nel tempo, ritrovarmi a vivere nei momenti in cui pensavo “non lo so ma sai la sensazione non voler stare in un posto diverso da dove stai!”.
Quando pensavo di stare bene, molto bene, perchè credevo che tutto fosse possibile; nutrivo dentro di me quella speranza che poi mi sono anche portata dietro per tanto tempo. Ma che da poco ormai sto cercando di abbandonare.
Piano piano sta lasciando posto a quelle piccole cose che sono davvero concrete, belle o brutte che siano.
Ora c’è solo la realtà di fronte a me, nuda e cruda d’affrontare. Piena di vittorie, conquiste ma anche di delusioni che il cuore ormai si trascina dietro a fatica.

C’è sempre un pensiero che è ancora rivolto là, che ogni tanto si dimena per tornare a tormentarmi all’improvviso.
Riaffiora con un ricordo lontano, una canzone o un profumo. È lí, e io sono la prima a non averlo ancora lasciato andare, definitivamente.
Sto trattenendo il fiato da troppo tempo peró, ormai vivo in apnea e prima o poi mi dovró convincere del fatto che
devo tornare a respirare.
Sicuramente se ne andrà, un giorno,
e magari passerà.
Prima o poi.

Valsoia

Dalle proprie ceneri una fenice, poco alla volta, rinasce…dopo un gran faló!
Dopo esserti perso devi sbattere la testa molto forte contro un muro prima di, ritrovarti…!
Inciampi, cadi e ti rialzi mille volte prima di sentire quella forza dentro che ti aiuta a reagire.
Ti spogli allora di tutta le negatività, scacci i pensieri tristi e prendi una decisione.
Capisci che non ha senso perdere la testa dietro a qualcuno che ti ha dimenticato per strada, senza mai voltarsi indietro a vedere se gli stavi ancora accanto.
Apri gli occhi, inizi ad allontanarti da situazioni scomode e ci provi, decidi cosí di voler ritrovare il tuo sorriso. Ritrovi una familiarità e una complicità dimenticata con le persone che ti hanno voluto veramente bene ma che avevi perso di vista.
Ti riempi di amore, risucchi la forza regalata dalle persone che ti circondano e che in coro ti hanno urlato per mesi di accorgerti di quanto tengono a te.
E alla fine, gattonando e raccogliendo i pezzi uno a uno ricomponi il tuo essere… Fino a impadronirti di nuovo del tuo umore, del tuo cuore e delle tue passioni.

Non è tutto qui.

Cerchi di urlare e la voce si rompe, si ammutolisce ancora prima di uscire.
Cerchi di correre e non riesci a muoverti, come se qualcosa ti trattenesse.
È come essere avvolta nella nebbia piú fitta, come essere in gabbia.
Accade sempre nei sogni piú brutti, forse i peggiori perchè non succede proprio niente.
Ecco, incapace e in silenzio cerco di raggiungere qualcosa o qualcuno ma non mi muovo.
Qualcosa mi trattiene,
è come se qualcuno avesse fatto costruire un muro per tenermi lontana.
Cosí io scaglio parole al vuoto che nessuno sente, corro senza muovermi.
Mi abituo all’idea di essere un’estranea.
Mi devo abituare,
o forse non mi abitueró mai.
Si entra e si esce, senza avere scelta.
Ma prima o poi qualcosa accade,
prima o poi qualcosa riusciró a farla!