Non mi va

Io voglio fermarmi qui, ora, così. Va bene anche solo per un attimo, devo prendere coraggio per poter andare avanti, di un altro anno.

Non che io stia alla grande al momento. Oscillo tra stati d’animo incomprensibili, tristi, traballanti e momenti di euforia incontrollabili, suggevoli, quasi irreali.

…. finisco domani! È tornata la Je e ha già parlato di regalini.

Chissà come andrebbe se mio padre fosse ancora qui oggi

Mio papà era un grande uomo, e anche un gran signore: bestemmiava solo quando c’era motivo di farlo; portava sempre la camicia, anche se era la persona più punk che abbia mai conosciuto.

Mi manca tanto. Al giorno d’oggi credo che ci sarebbe bisogno di una persona come lui: difficile; come era difficile tenergli testa; buona, come la pizza che faceva; divertente e spaventoso, come lo era la sua faccia quando beveva troppo; incattivito, come lo sono io; intelligente, come non lo voleva dare a vedere; uomo, come non lo sono quelli che ho conisciuto finora; appassionato, ma solo di cose per cui valeva la pena esserlo; amore.

Non so perché sono finita a pensare a lui. Ma tant’è.

Voi lo sapevate che io ho scritto l’inizio di un libro?

Io no! Non lo ricordavo proprio. Ho ritrovato ora le pagine che scrissi, con i racconti, i dialoghi… Se non avessi ritrovato adesso, tra i documenti di Pages salvati sul cloud quei puerili tentativi di iniziare a scrivere un libro, non me lo sarei mai ricordato.

Si tratta comunque di anni fa. E mi ha fatto un effetto strano rileggere le sensazioni che provavo e l’atmosfera che mi circondava all’epoca.

A 27 anni…

quasi 28, posso permettermi il lusso di urlare che voglio le coccole? Ah no, non posso? (Questa citaz. che tutti voi conoscerete bene perché vi immagino tutti attenti e informati su ciò che accade a sto Paese di babbei).

Bè comunque sia, se non posso mi metterò a far versi stile Pingu (Noot noot, presente) perché mi va così.

P.s. buon settembre, anche se in ritardo e anche se fa ancora un caldo bestiale.

Perché le persone fanno così

Odio le situazioni di circostanza, odio le domande di circostanza. Perché una conversazione fra due o più persone deve sempre seguire un copione rigido? Non si può chiacchierare semplicemente, raccontandosi e parlando di tutto e non concentrandosi solo sulle solite cazzate: “Che lavoro fai?”, “Dove andrai/dove sei stato in vacanza?”, e via dicendo.

Quando mi chiedono che lavoro faccio a volte vorrei non rispondere; insomma non è che quando si è con altre persone si può chiacchierare solo conoscendo fin da subito che lavoro fanno i tuoi interlocutori. Anche perché, quando dico che lavoro faccio mi ritrovo sempre qualcuno che mi racconta di conoscere un’altra persona che fa il mio stesso lavoro, narrandomi grandi geste e ogni possibile dettaglio. E sti cazzi no? Non capisco mai perché lo fanno, ma percepisco sempre qualcosa di negativo quando accade e alla fine perché mi viene chiesto che lavoro faccio se è solo per sbattermi in faccia che già si conosce qualcun altro che lo fa?

Ah, visto che mi verrà chiesto a breve: sí, sono single!

Senza tette

Se non hai le tette grosse (o meglio, quando le tette praticamente non le hai) il costume da mare non ti starà mai bene. Non importa quanto tu stringa i laccetti, i capezzoli riusciranno sempre a fuoriuscire dal triangolino, in qualsiasi momento, quando meno te lo aspetterai.

Se non hai le tette (grosse) l’uomo che ti piace farà sesso con te un paio di volte e, mentre tu ti innamorerai di lui, il suddetto homo sarà già appresso a un’altra.

Se non hai le tette (grosse) gli anni che dimostri saranno sempre inferiori rispetto alla tua età anagrafica.

Se non hai le tette (grosse), dovrai per forza sforzarti a essere simpatica e intelligente. Questa è una prassi. A meno che tu non ti arrenda e decida di astenerti a qualsiasi tipo di rapporto con un essere di sesso opposto. (Se sei lesbica non lo so, pardon).

Se non hai le tette (grosse), sarai sempre l’amica. Che palle.

Se non hai le tette (grosse) puoi allattare tranquillamente? (Chiedo)

Se non hai le tette (grosse) ti mancherà sempre un antistress da toccare in ogni momento della giornata.

Se non hai le tette (grosse) troverai sempre qualcuno che t prenderà in giro.

Se non hai le tette (grosse) la società riuscirà sempre a farti sentire in difetto.

Se non hai le tette (grosse)… ma vaffanculo! È una gran figata. Non metti mai il reggiseno, puoi fare qualsiasi tipo di attività sportiva senza sentir dolore. Quando la tua femminilità si fa sentire e le tette si gonfiano, sarà sempre una gran sorpresa. Puoi scoprire quanto alcuni uomini sono dei coglioni, e quanto altri – invece- possono essere fantasiosi.

Se non hai le tette (grosse) è una figata!

In ferie

Oggi alle 15.30 (più o meno, il computer l’ho spento alle 15.50 in realtà) sono iniziate le mie ferie. Ho pulito casa, ho cambiato le lenzuola del letto e mi sono messa sul divano con un porrino. In tv sono riuscita a vedere la fine di “Coco Avant Chanel” – lo davano su Canale 5, assurdo! (Quanto mi piaceva quel film anni fa). Ho poi deciso di andare in birreria. Ho bevuto due ipa, preso una birra da portarmi a casa e mi sono diretta verso il cinese. Ho ordinato giusto due robette da mangiare a casa.

In questo momento sono seduta fuori dal ristorante, per terra, aspettando che la mia cena take away sia pronta. Sto ascoltando i Green Day, come non facevo da anni. Mi ero pure scordata che mi piacessero. Ieri ho scritto un pezzo su di loro e mi sono tornati in mente. Quando ero più piccola, ogvero quando il mondo mi sembrava a portata di mano, avevo consumato i loro dischi. Penso che sia il primo momento tranquillo dopo tanto tempo. Domani mattina parto per la Sardegna e immaginavo che stasera avrei dovuto salutare gli amici, passare da mamma, uscire, fare serata. Invece, ho voglia di stare da sola. Andare a casa e finire quelle due recensioni che so che voglio fare. Anzi, diciamo che voglio provarci. Ma voglio anche riuscirci. Andrei in vacanza sentendomi in difetto. Ma amo ciò che faccio; nonostante le difficoltà, le tante volte in cui mi lamento, è la verità e voglio fare bene.

Spero solo di riuscire a rilassarmi in vacanza. So che è quello che sperano tutti; ma io lo spero davvero. Voglio riposarmi, più che altro, e tornare con la voglia di spaccare il mondo, che ho sempre avuto e che da qualche mese mi sembra di aver perso.

Daje.

Knockin on heavens door – Bob Dylan

Da alcuni mesi a questa parte, quando mi sveglio, tutte le mattine mi sembra di essere sull’orlo di piangere. Appena apro gli occhi, per prima cosa riesco a mettere a fuoco solo tutto quello che non va. Il risveglio si fa così caotico, nervoso, pesante e l’unico desiderio è quello di rimettersi a dormire. Dormire e lasciare tutto fuori.

Ci vuole uno schiaffo per riprendersi. Uno schiaffo così forte che mi alzo dal letto già sfinita. Però, almeno, apro gli occhi.

La mattina mi ritrovo così a dover fare una scelta: proseguire nel mio egoismo e perdermi nei problemi, oppure ripigliarmi.

La scelta è solo mia: sono io che decido come guardare in faccia la realtà.

Qual è la realtà? Semplice: la realtà è che sono capricci, i miei non sono problemi; dopotutto, sono pur sempre in una situazione privilegiata.

La mia realtà? È che sta diventando tutto troppo grande e non so se ce la posso fare. Eppure, continuo a ripetere a voce alta che ce la faccio, voglio farlo. E allora, qual è la verità? Come stanno le cose?

10 anni

Si dice che il tempo è tiranno e che dieci anni sembrano volare.

A volte, infatti, sembra solo ieri; altre, invece, i dieci anni che sono passati si fanno sentire. Dal ricordare la tristezza che ho provato nel realizzare che non avremmo più riso insieme, che non sarebbe più venuto a vedermi ballare, che non ci sarebbe stato ai grandi eventi – tipo la laurea, o (ebbene sì, devo ammettere di averci pensato) che non mi avrebbe accompagnato all’altare – è un attimo che passo al farmi prendere dalla paura, con l’ansia di dimenticarmi la sua voce, il suo odore, le sue espressioni.

In alcuni, pochi, momenti però riesco a dimenticarmi del tempo. Mi dimentico la tristezza e la malinconia e riesco a rivedere nella mia mente certi momenti ed è impossibile, per me, non sorridere. Perché quando penso a lui, penso solo che lui viveva e lasciava che io lo guardassi vivere, per farmi vedere quanto è bella la vita. Mi ha cresciuto con il sorriso insegnandomi ad amare, mi ha fatto scoprire il valore dei sogni e io lo porterò sempre nel cuore.

L’ennesimo problema

Non riesco a capire se la mia svogliatezza, il mio procrastinare il lavoro e la mia voglia di cazzeggio siano conseguenze del malumore che ormai fa parte di me da troppo tempo o se la mia sensazione di tristezza la stia usando solo come una scusa per prendermela comoda. Forse è colpa del caldo, dell’estate e dell’afa: in fondo, durante le prime ore della mattina e di sera tardi mi vien quasi voglia di mettermi a lavorare e scrivere per sfuggire al mio stato d’animo così palloso.

Non lo so davvero, sta di fatto che a volte non mi sopporto, soprattutto quando mi rendo conto che l’unica cosa che vorrei fare è rannicchiarmi a letto e ascoltare musica vecchia, mai nuova, e solo quella che dico io. Altre volte mi viene quella voglia di scappare, prendere e partire, ma anche questo non fa altro che alimentare la mia sensazione di solitudine. Perché sono stufa, davvero stufa, di scappare e finire per nascondermi.

Ho appeso un foglio con scritto VAFFANCULO con indelebile nero sulla parete di fronte al mio letto; la sua funzione sarebbe quella di ricordarmi di urlare un bel VAFFANCULO ogni volta che la mia mente torna sempre agli stessi pensieri. Inizialmente sembrava funzionare, mi aveva aiutato a sdrammatizzare, a credere che ce la stavo facendo e che mi stavo rimpossessando del mio buonumore. Tempo una settimana e quella scritta mi sembra di non vederla neanche più appesa al muro e io mi sento ancora vuota, sola, imbarazzante e pateticamente emotiva.

Che palle.

Non va bene

Direi proprio di no. Lo percepisco con ogni singola parte del mio corpo e ho paura che presto o tardi non ce la farò più.

A volte mi rendo conto di dimenticarmi da dove provenga la mia voglia di dare il massimo, il mio entusiasmo, la mia dedizione oltrelimite. Quando il retro della medaglia è difficile da sopportare, non riconosco più cosa mi abbia spinto a tutto ciò, cosa mi tenga aggrappata a ciò che spesso mi fa sentire minuscola e inadatta.

Non va bene.

Leggerezza

Ultimamente cerco attimi di leggerezza. E a volte mi sembra di riuscire quasi a raggiungere quello stato in cui ti sembra di essere dentro una bolla di sapone. Ma non so perché, mi sento sempre in colpa.

È una cosa strana, una sensazione strana e un concettro strano da riuscir a descrivere. Però è così, ogni volta che mi sembra di sentirmi leggera, di potermi abbandonare ai pensieri bianchi e vuoti, ho l’impressione di essere in difetto. Come se non dovessi e potessi permettermelo.

Così penso alle cose barbose, tutte insieme fino al punto in cui mi sento che sto per esplodere e mi accorgo di quanto io sia scema.

Stasera il mio stato d’animo suona esattamente come “So real” di Jeff Buckley.

Vorrei un pensiero dolce

Così come mi piacciono molto i cambiamenti e le novità che hanno caratterizzato l’ultimo periodo, non sopporto i malumori e la malinconia di cui sono vittima da molto tempo ormai.

Spesso mi ritrovo a fissare pensieri che rimbombano come immagini vecchie nella mia mente. E provo una terribile mancanza di dolcezza.

Prima o poi si arrendono

Invece che dire “prima o poi passa”, si dovrebbe dire che prima o poi certi pensieri smettono di giocare a flipper nella testa. Insomma, non è che passano, non è che svaniscono. È più come se si facessero silenziosi, coperti da altri rumori e altri grattacapi.

Succede per caso, questo è vero. Senza accorgersene, si pensa sempre meno a qualcosa fino a non sentire più nessun legame con essa. Eppure, in qualche modo, un pezzo rimane aggrappato e chissà se si scollerà mai.

La prima birra al pub

Sabato mi sono trasferita. Me ne sono andata di casa e sono venuta a vivere con un’amica, in centro a un paese che si sente una metropoli con tanti negozi e la ZTL. (Io ora vivo in ZTL, non vi dico i casini per caricare e scaricare la macchina di roba da portare). Ho iniziato il trasloco sabato pomeriggio e vedere la via del centro – proprio la mia – piena di gente in giro a passeggio è stato davvero strano. Non vi dico lunedì, quando hanno aperto le gabbie. Comunque si sta bene, mi sento rilassata, non tornerei di certo nel buco del culo del mondo dove ero prima.

Ieri sera sono andata a bere la mia prima birra al pub. Per non essere da sola sono uscita con uno con cui si chiacchierava spesso nella fitta quarantena. Vabbè, prolisso e con l’ansia di trovare qualcosa in comune con me per messaggio così come davanti a una birra, alla fine è stato semplicemente il personaggio che ha assecondato la mia voglia di bermi una birra al pub. Il peggio è arrivato quando mi sono accorta che sbadigliavo, ero annoiata e non facevo altro che pensare che quella birra, la prima birra al pub, avrei voluto berla con un’altra persona. Qualcuno che da sempre è un grande punto interrogativo. Per fortuna la stanchezza era tanta, sono riuscita ad andare a casa poco prima del limite, fumarmi una cosetta e andare a dormire prima che i pensieri iniziassero a impossessarsi della mia testa. Vabbè, la prima birra al pub è andata e alla fine non poteva descrivere meglio la situazione e del perché la fine della quarantena mi ha messo malinconia. Che me ne faccio della libertà di poter vedere chi voglio se chi vorrei veramente davvero tanto vedere è complicato? Il fatto è che l’idea di vederlo, addirittura, mi mette noia.

Sto ascoltando gli Arctic Monkeys sul letto di sabato pomeriggio che fa molto ragazzina.