Marilyn Manson

Ad alcuni suona strano pure il fatto di provare vergogna all’idea di confessare una violenza subita. Solo perché (fortunati loro) non sanno cosa significa subire una violenza.

In questo articolo una risposta a ognuno di quei commenti dolorosi di questi ultimi giorni

https://www.loudersound.com/features/we-need-to-talk-about-the-response-to-the-marilyn-manson-abuse-allegations

Morte di David Bowie

Natale 2015/Gennaio 2016: sono al secondo anno di università e, dopo la bocciatura nella sessione estiva del primo anno, decido di ridare l’esame di Storia dell’Arte Contemporanea. Ovvero, l’esame più difficile del triennio.

Durante le vacanze natalizie mi impegno al massimo: studio tutti i giorni, senza pause o uscite. Infatti, a un certo punto inizio a dare di matto. Così, su suggerimento di un amico, scarico Tinder per trovare qualcuno che mi faccia svagare una sera, prima di tornarmi a concentrare sull’esame. Ecco che una sera mi incontro con tizio tinder numero uno e ci faccio un grandissimo sesso.

L’11 gennaio 2016, dopo il treno Seveso-Milano Cadorna, verso le 7.45 prendo la metro verde direzione Assago Forum verso la IULM. Ascolto la musica, scorro velocemente la bacheca di Facebook e poi l’articolo del Corriere della Sera: David Bowie è morto, aveva 69 anni.

Mi sembra uno scherzo. Non capisco più niente, tanto che a un certo punto mi ritrovo in aula per dare l’esame e un attimo dopo sono lì a parlare con i miei compagni di Bowie e a condividere su Facebook “Rebel rebel” (chissà perché poi “Rebel rebel”).

Pochi minuti dopo essere entrato, il prof. ci parla e dice semplicemente: David Bowie è morto. Assurdo. Se ne esce e torna solo dopo un po’ per iniziare l’esame.

Assurdo, come dimenticare: la morte di uno dei più grandi artisti del mondo e l’esame più difficile mai fatto all’università in una sola mattina.

E quest’anno… a 5 anni dalla morte…

P.s. L’esame lo passai con un bellissimo voto, tra l’altro.

Cari uomini,

So di essere un’amica formidabile, una persona fantastica, divertente, disponibile, brava a rollare le canne e che ascolto la miglior musica di sempre. Però, se invece di friendzonarmi mi guardaste con occhi diversi, potreste anche scoprirvi innamorati di me e, perché no, potreste anche portarmi a letto, così scoperemmo a ogni ora del giorno. Invece no, ok. Mi sono rotta il cazzo.

Scegli un lavoro che ami

Guardo il 2020 finire come guardo il rendering di un video concludersi.

L’ultimo giorno del 2019 non immaginavo neanche che i mesi successivi sarebbero stati presi d’assalto da pandemia, restrizioni, lockdown e tanti saluti. L’ultimo giorno del 2019 prendevo in giro il Coronavirus. L’ultimo giorno del 2019 non sapevo che i mesi successivi avrei riso, sofferto, quasi pianto (no, alla fine non ho imparato a piangere), avrei visto svanire per sempre il rapporto con una persona che ritenevo (tutt’ora ritengo, in realtà) speciale, mi sarei trasferita e andata a vivere da sola con la Je, avrei conosciuto amici nuovi e avrei sentito la mancanza di quelli vecchi. L’ultimo giorno del 2019 lavoravo, scrivevo notizie, aspettavo con ansia le 23 per correre dagli amici e cercare di arrivare in tempo per brindare all’anno nuovo. L’ultimo giorno del 2019 non sapevo cosa sarebbe successo, ma sapevo che esattamente un anno dopo sarei stata rinchiusa in casa a lavorare.

Non sto scrivendo notizie, oggi non sono di turno. Sto solo finendo alcuni video per uno speciale che sarà annunciato nei prossimi giorni. E che speciale. Comunque sia, sono qui alla scrivania, guardando il mio riflesso sfatto sullo schermo del mac mentre aspetto con ansia che finisca l’esportazione di un video per fare direttamente il successivo. Avrei dovuto finire un’oretta fa, secondo i miei calcoli. Poi, sorpresa: 5 nuovi video da lavorare e caricare. Ok. L’alternativa sarebbe stata una passeggiata al parco con un libro sotto braccio. E invece, va bene così.

Scegli un lavoro che ami… Dice qualcuno. E infatti.

Colonna sonora di questo ultimo giorno del 2020: “Lament”, l’ultimo album dei Touché Amoré (il disco che più ascoltato nel corso dell’anno che sta giungendo al termine, che più di altri ha amplificato il mio senso di malinconia e allo stesso tempo ha aiutato un certo tipo di processo catartico, comunemente chiamato “vaffanculo”). Troverete una lista di cinque “cose” che più ho amato del 2020 alle 17 su Rockol.it (ovviamente).

Buon anno

Delusione

Perché ci vuole davvero un niente che una persona mi delude?

Non penso di aver grosse pretese, di aspettarmi chissà cosa. Però so cosa non tollero delle persone. Non sopporto la superficialità.

È una cosa che mi ci vuole un attimo da captare in qualcuno. Soprattutto se unita a presunzione, peccando di umiltà.

Che si fa? Si scappa? È possibile curare una persona così? Mah.

Cose così

Tra i ricordi Facebook oggi mi è spuntato fuori un post, che ho originariamente condiviso il 24 dicembre 2015. Esattamente 5 anni fa.

È una cosa strana: non ricordo quando mi è successo di nuovo. Sta di fatto che rileggendo quelle mie parole di qualche anno fa, mi sono trovata d’accordo con me stessa, riprovando – per di più- la stessa sensazione che provavo in quel periodo. (Ora come allora, infatti, mi sono tolta qualche sassolino dalle scarpe… e per di più ho lasciato indietro qualcosa che doveva stare indietro da tempo, in parole povere).

Non credo in dio, non professo nessuna religione, credo solo in qualcosa che si chiama comunemente Amore.
Forse vittima dei ricordi d’infanzia, del consumismo o del pandoro, ma per me il periodo di Natale è ció che piú si avvicina a quella felicità malinconica che celebra l’amore.
Ecco, io amo il Natale. Auguri!
🌹❤️🎄🎅🏼🎉 #innamoratadellamore

Vabbè, ora che lo si ha davanti agli occhi… diciamo che in quel periodo ero molto più zuccherina di ora. Forse adesso userei parole un pochino più pesate, ma anche equilibrate.

Invecchiando si perde l’entusiasmo? O si acquisce solo una forma di entusiasmo più consapevole?

Buon Natale

Bernardo Bertolucci

Stanotte ho fatto un sogno strano. Mi sembrava di essere in un film di Bertolucci: dialoghi sussurrati, un’estetica anticonformista, una musica di ispirazione verdiana, una storia d’amore impossibile, un melodramma.

Tutte cose da cui è difficile scappare, persino mentre si dorme, quando si insegue un certo tipo di eccentricità e anticonvenzionalismo, un certo tipo di sessualità rivoluzionaria e un certo tipo di romanticismo decadente.

Ecco. Sono in ritardo.

Non mi va

Io voglio fermarmi qui, ora, così. Va bene anche solo per un attimo, devo prendere coraggio per poter andare avanti, di un altro anno.

Non che io stia alla grande al momento. Oscillo tra stati d’animo incomprensibili, tristi, traballanti e momenti di euforia incontrollabili, suggevoli, quasi irreali.

…. finisco domani! È tornata la Je e ha già parlato di regalini.

Chissà come andrebbe se mio padre fosse ancora qui oggi

Mio papà era un grande uomo, e anche un gran signore: bestemmiava solo quando c’era motivo di farlo; portava sempre la camicia, anche se era la persona più punk che abbia mai conosciuto.

Mi manca tanto. Al giorno d’oggi credo che ci sarebbe bisogno di una persona come lui: difficile; come era difficile tenergli testa; buona, come la pizza che faceva; divertente e spaventoso, come lo era la sua faccia quando beveva troppo; incattivito, come lo sono io; intelligente, come non lo voleva dare a vedere; uomo, come non lo sono quelli che ho conisciuto finora; appassionato, ma solo di cose per cui valeva la pena esserlo; amore.

Non so perché sono finita a pensare a lui. Ma tant’è.

Voi lo sapevate che io ho scritto l’inizio di un libro?

Io no! Non lo ricordavo proprio. Ho ritrovato ora le pagine che scrissi, con i racconti, i dialoghi… Se non avessi ritrovato adesso, tra i documenti di Pages salvati sul cloud quei puerili tentativi di iniziare a scrivere un libro, non me lo sarei mai ricordato.

Si tratta comunque di anni fa. E mi ha fatto un effetto strano rileggere le sensazioni che provavo e l’atmosfera che mi circondava all’epoca.

A 27 anni…

quasi 28, posso permettermi il lusso di urlare che voglio le coccole? Ah no, non posso? (Questa citaz. che tutti voi conoscerete bene perché vi immagino tutti attenti e informati su ciò che accade a sto Paese di babbei).

Bè comunque sia, se non posso mi metterò a far versi stile Pingu (Noot noot, presente) perché mi va così.

P.s. buon settembre, anche se in ritardo e anche se fa ancora un caldo bestiale.

Senza tette

Se non hai le tette grosse (o meglio, quando le tette praticamente non le hai) il costume da mare non ti starà mai bene. Non importa quanto tu stringa i laccetti, i capezzoli riusciranno sempre a fuoriuscire dal triangolino, in qualsiasi momento, quando meno te lo aspetterai.

Se non hai le tette (grosse) l’uomo che ti piace farà sesso con te un paio di volte e, mentre tu ti innamorerai di lui, il suddetto homo sarà già appresso a un’altra.

Se non hai le tette (grosse) gli anni che dimostri saranno sempre inferiori rispetto alla tua età anagrafica.

Se non hai le tette (grosse), dovrai per forza sforzarti a essere simpatica e intelligente. Questa è una prassi. A meno che tu non ti arrenda e decida di astenerti a qualsiasi tipo di rapporto con un essere di sesso opposto. (Se sei lesbica non lo so, pardon).

Se non hai le tette (grosse), sarai sempre l’amica. Che palle.

Se non hai le tette (grosse) puoi allattare tranquillamente? (Chiedo)

Se non hai le tette (grosse) ti mancherà sempre un antistress da toccare in ogni momento della giornata.

Se non hai le tette (grosse) troverai sempre qualcuno che t prenderà in giro.

Se non hai le tette (grosse) la società riuscirà sempre a farti sentire in difetto.

Se non hai le tette (grosse)… ma vaffanculo! È una gran figata. Non metti mai il reggiseno, puoi fare qualsiasi tipo di attività sportiva senza sentir dolore. Quando la tua femminilità si fa sentire e le tette si gonfiano, sarà sempre una gran sorpresa. Puoi scoprire quanto alcuni uomini sono dei coglioni, e quanto altri – invece- possono essere fantasiosi.

Se non hai le tette (grosse) è una figata!

In ferie

Oggi alle 15.30 (più o meno, il computer l’ho spento alle 15.50 in realtà) sono iniziate le mie ferie. Ho pulito casa, ho cambiato le lenzuola del letto e mi sono messa sul divano con un porrino. In tv sono riuscita a vedere la fine di “Coco Avant Chanel” – lo davano su Canale 5, assurdo! (Quanto mi piaceva quel film anni fa). Ho poi deciso di andare in birreria. Ho bevuto due ipa, preso una birra da portarmi a casa e mi sono diretta verso il cinese. Ho ordinato giusto due robette da mangiare a casa.

In questo momento sono seduta fuori dal ristorante, per terra, aspettando che la mia cena take away sia pronta. Sto ascoltando i Green Day, come non facevo da anni. Mi ero pure scordata che mi piacessero. Ieri ho scritto un pezzo su di loro e mi sono tornati in mente. Quando ero più piccola, ogvero quando il mondo mi sembrava a portata di mano, avevo consumato i loro dischi. Penso che sia il primo momento tranquillo dopo tanto tempo. Domani mattina parto per la Sardegna e immaginavo che stasera avrei dovuto salutare gli amici, passare da mamma, uscire, fare serata. Invece, ho voglia di stare da sola. Andare a casa e finire quelle due recensioni che so che voglio fare. Anzi, diciamo che voglio provarci. Ma voglio anche riuscirci. Andrei in vacanza sentendomi in difetto. Ma amo ciò che faccio; nonostante le difficoltà, le tante volte in cui mi lamento, è la verità e voglio fare bene.

Spero solo di riuscire a rilassarmi in vacanza. So che è quello che sperano tutti; ma io lo spero davvero. Voglio riposarmi, più che altro, e tornare con la voglia di spaccare il mondo, che ho sempre avuto e che da qualche mese mi sembra di aver perso.

Daje.

Knockin on heavens door – Bob Dylan

Da alcuni mesi a questa parte, quando mi sveglio, tutte le mattine mi sembra di essere sull’orlo di piangere. Appena apro gli occhi, per prima cosa riesco a mettere a fuoco solo tutto quello che non va. Il risveglio si fa così caotico, nervoso, pesante e l’unico desiderio è quello di rimettersi a dormire. Dormire e lasciare tutto fuori.

Ci vuole uno schiaffo per riprendersi. Uno schiaffo così forte che mi alzo dal letto già sfinita. Però, almeno, apro gli occhi.

La mattina mi ritrovo così a dover fare una scelta: proseguire nel mio egoismo e perdermi nei problemi, oppure ripigliarmi.

La scelta è solo mia: sono io che decido come guardare in faccia la realtà.

Qual è la realtà? Semplice: la realtà è che sono capricci, i miei non sono problemi; dopotutto, sono pur sempre in una situazione privilegiata.

La mia realtà? È che sta diventando tutto troppo grande e non so se ce la posso fare. Eppure, continuo a ripetere a voce alta che ce la faccio, voglio farlo. E allora, qual è la verità? Come stanno le cose?

10 anni

Si dice che il tempo è tiranno e che dieci anni sembrano volare.

A volte, infatti, sembra solo ieri; altre, invece, i dieci anni che sono passati si fanno sentire. Dal ricordare la tristezza che ho provato nel realizzare che non avremmo più riso insieme, che non sarebbe più venuto a vedermi ballare, che non ci sarebbe stato ai grandi eventi – tipo la laurea, o (ebbene sì, devo ammettere di averci pensato) che non mi avrebbe accompagnato all’altare – è un attimo che passo al farmi prendere dalla paura, con l’ansia di dimenticarmi la sua voce, il suo odore, le sue espressioni.

In alcuni, pochi, momenti però riesco a dimenticarmi del tempo. Mi dimentico la tristezza e la malinconia e riesco a rivedere nella mia mente certi momenti ed è impossibile, per me, non sorridere. Perché quando penso a lui, penso solo che lui viveva e lasciava che io lo guardassi vivere, per farmi vedere quanto è bella la vita. Mi ha cresciuto con il sorriso insegnandomi ad amare, mi ha fatto scoprire il valore dei sogni e io lo porterò sempre nel cuore.