Unpopular opinion (non molto politically correct)

Certo che, ormai, quelle che su Facebook o Instagram vedo fare pole dance, sono tutte cicciottelle. Eh.

O, perlomeno: quelle che – addirittura, mi vien da dire – condividono i loro video roccboleschi sui social con tanto di mini costumino (non troppo)indosso.

Penso di aver appena scritto la cosa più da acida zitella di sempre.

Ciao Raffaella

A tre anni ho iniziato a dire a tutti che da grande avrei voluto essere Prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano (modesta!). Così sono arrivate le prime lezioni di danza classica e di musica, poi anche quelle di danza moderna. Ricordo che mamma e papà mi sgamavano spesso ballare in giro per casa… su qualsiasi tipo di musica (soprattutto grazie alla generosa raccolta di dischi dei miei): Michael Jackson, Queen, Madonna… e chi più ne ha più ne metta. Passavo ore imbambolata davanti alla tv a guardare MTV in attesa della canzone giusta su cui ballare e imitare le coreografie dei videoclip. E ovviamente non mancavo di guardare i varietà insieme a mia sorella.

Da bambina io, che di lì a pochi anni sarei andata in giro con i capelli ossigenati biondo platino (sì, ci buttai sopra anche l’acqua ossigenata) per fare la punk ascoltando tutti quei gruppi che a 11/12 anni non avrei nemmeno dovuto conoscere, ammiravo tutte le grandi showgirl che portavano la loro danza in tv e che mi facevano ballare con le loro canzoni leggerissime da casa: Heather Parisi, Lorella Cuccarini e ovviamente Raffaella Carrà.

In questi giorni su #Rockol ho avuto occasione di ricordarla con due pezzi: “Quando Raffaella Carrà difese Eminem a Sanremo” e “In ricordo di Raffaella Carrà: Tiziano Ferro e la sua ‘E Raffaella è mia’“.

In segreto, chiusa in camera mia, però, l’ho ricordata ballando come una matta sulla mia canzone preferita di Raffaella Carrà, “Ballo ballo”: la ballavo come una pazza scatenata da piccola (ricordo di averla fatta anche a un saggio di danza) e la ballerei fino allo sfinimento.

No Time No Space

Mio papà aveva una paura bestiale dell’aereo, tanto da non esserci mai salito. Tutte le vacanze e i viaggi che abbiamo fatto in famiglia potevano comprendere spostamenti in auto, nave, treno. Ma mai un aereo.

Era la prima metà degli anni ‘90 quando si è iniziato a viaggiare in quattro – più il levriero spaparanzato nel bagagliaio – su una Peugeot station wagon. Le mete dei primi viaggi erano la Valle d’Aosta, il Lago Maggiore, il Veneto o la Liguria – prima di diventare destinazioni estere e sempre più lontane. Quelli in macchina erano momenti in cui ci si scambiava i propri sogni, anche senza parlare ma solo ascoltando la musica, mentre con gli occhi si seguivano le forme del paesaggio fuori dal finestrino.

I dischi che si ascoltavano durante i viaggi in macchina erano quasi sempre quelli di Franco Battiato, a parte quando io e mia sorella ci lamentavamo e chiedevamo di mettere un’alternativa. (Tra le alternative proposte dai miei genitori ricordo particolarmente Michael Jackson, Madonna e Sting – che anche lui alla fine ci andava bene. Ricordo pure che le prime alternative consentite a me e mia sorella furono “…Squérez?” dei Luna Pop e la cassettina della colonna sonora di “Space Jam”. Chissà perché questi sì, e le Spice Girls o i Backstreet Boys no).

Era sempre mamma a scegliere quale disco di Battiato ascoltare, perché lei era la “vera” estimatrice in famiglia. L’album che, ascoltandolo, più mi riporta con la mente ai viaggi in macchina di quando ero bambina è “Gommalacca”. Forse perché quando uscì io avevo sei anni e captavo già un pochino meglio quello che i miei ascoltavano in casa o in macchina. (Anche perché quando un disco era appena uscito, i miei lo ascoltavano spesso e più di altri). De “L’imboscata”, per esempio, ricordo che a quei tempi mi colpì di più l’immagine della copertina che i suoni dell’album (che poi è quello di “La cura”).

Da piccola mi divertivo a sgamare mamma canticchiare e papà tenere il tempo con la testa o le mani mentre ascoltavano la musica, che soprattutto in macchina era un momento di condivisione “pacifico” – senza litigi tra genitori o tra sorelle, nonostante un legame d’amore forte e puro.

All’inizio io e mia sorella ci lamentavamo della musica di Franco Battiato, per noi così complessa e “alta”. Tuttavia, non facevamo i capricci quando ci portavano con loro a vedere Battiato, anzi. Con gli anni andò a finire che ero io a rubare i dischi a mamma e a chiederle di andare con lei ai suoi concerti.

Forse non ho mai ben spiegato a mia mamma cosa significhino per me la musica di Battiato e i momenti a cui questa mi riporta – ci sono così tanti ricordi: dai più sentiti ai più stupidi, come quando prendevo in giro mio papà per il suo nasone, dicendogli che somigliava al professor Piton di Harry Potter (che, a sua volta, somigliava a Renato Zero) o a Franco Battiato). Forse non sa neanche quanto il suo interesse e quello di papà per Battiato e la musica in generale o le cose belle mi abbiano in qualche modo guidato verso i miei sogni.

Questa mattina, 18 maggio 2021, davanti a quella brutta notizia ho come sentito e visto perfettamente attraverso i ricordi mio papà ascoltare Battiato, come in quei viaggi in macchina con io seduta dietro insieme a mia sorella e lui davanti nel posto del passeggero – perché ovviamente guidava sempre mamma.

Non mi capitava da molto tempo di pensare così intensamente a mio papà.

Che grande potere che ha la musica.

Fame chimica sul divano

Forse ciò che più desideriamo è qualcosa che non possiamo ottenere (possibilità 0,00001 su 1000 al 99,99%).

Così, mentre stasera ero a bere una birra e casualmente c’era lì quello che al momento mi piace, stavo lì a pensare a… boh, come potrei spiegarlo?

Forse lasciamo perdere e io mi alzom dal divano per prendere le Pringles.

Sabotaggi (‘Lament’, Touché Amoré)

Vi capita mai di voler fare a pezzetti i vostri pensieri?! Di volerli sminuzzare, farli sempre più piccoli così che possano fare un po’ meno frastuono.

La cosa buffa è che lì a giocare a flipper nella testa ce ne sono tanti.

Oh, ma sapete che vi dico? Ma sti cazzi.

A pensarci bene, mi sembra di essere sempre lì a scrivere la parola pensieri su ste pagine bianche. E la cosa che fa ridere è che scrivo sempre le stesse cose accanto alla parola pensieri. Cioè, cambiano le situazioni, i periodi, i volti, ma alla fine mi ritrovo sempre intrappolata in un groviglio di quesiti. Come dei sabotaggi. E io sono la sabotatrice di me stessa, che si porta da sola verso un vortice di tristezza e quella sensazione (di cui pure una coltellata sarebbe meno dolorosa).

Marilyn Manson

Ad alcuni suona strano pure il fatto di provare vergogna all’idea di confessare una violenza subita. Solo perché (fortunati loro) non sanno cosa significa subire una violenza.

In questo articolo una risposta a ognuno di quei commenti dolorosi di questi ultimi giorni

https://www.loudersound.com/features/we-need-to-talk-about-the-response-to-the-marilyn-manson-abuse-allegations

Scegli un lavoro che ami

Guardo il 2020 finire come guardo il rendering di un video concludersi.

L’ultimo giorno del 2019 non immaginavo neanche che i mesi successivi sarebbero stati presi d’assalto da pandemia, restrizioni, lockdown e tanti saluti. L’ultimo giorno del 2019 prendevo in giro il Coronavirus. L’ultimo giorno del 2019 non sapevo che i mesi successivi avrei riso, sofferto, quasi pianto (no, alla fine non ho imparato a piangere), avrei visto svanire per sempre il rapporto con una persona che ritenevo (tutt’ora ritengo, in realtà) speciale, mi sarei trasferita e andata a vivere da sola con la Je, avrei conosciuto amici nuovi e avrei sentito la mancanza di quelli vecchi. L’ultimo giorno del 2019 lavoravo, scrivevo notizie, aspettavo con ansia le 23 per correre dagli amici e cercare di arrivare in tempo per brindare all’anno nuovo. L’ultimo giorno del 2019 non sapevo cosa sarebbe successo, ma sapevo che esattamente un anno dopo sarei stata rinchiusa in casa a lavorare.

Non sto scrivendo notizie, oggi non sono di turno. Sto solo finendo alcuni video per uno speciale che sarà annunciato nei prossimi giorni. E che speciale. Comunque sia, sono qui alla scrivania, guardando il mio riflesso sfatto sullo schermo del mac mentre aspetto con ansia che finisca l’esportazione di un video per fare direttamente il successivo. Avrei dovuto finire un’oretta fa, secondo i miei calcoli. Poi, sorpresa: 5 nuovi video da lavorare e caricare. Ok. L’alternativa sarebbe stata una passeggiata al parco con un libro sotto braccio. E invece, va bene così.

Scegli un lavoro che ami… Dice qualcuno. E infatti.

Colonna sonora di questo ultimo giorno del 2020: “Lament”, l’ultimo album dei Touché Amoré (il disco che più ascoltato nel corso dell’anno che sta giungendo al termine, che più di altri ha amplificato il mio senso di malinconia e allo stesso tempo ha aiutato un certo tipo di processo catartico, comunemente chiamato “vaffanculo”). Troverete una lista di cinque “cose” che più ho amato del 2020 alle 17 su Rockol.it (ovviamente).

Buon anno

Delusione

Perché ci vuole davvero un niente che una persona mi delude?

Non penso di aver grosse pretese, di aspettarmi chissà cosa. Però so cosa non tollero delle persone. Non sopporto la superficialità.

È una cosa che mi ci vuole un attimo da captare in qualcuno. Soprattutto se unita a presunzione, peccando di umiltà.

Che si fa? Si scappa? È possibile curare una persona così? Mah.

Cose così

Tra i ricordi Facebook oggi mi è spuntato fuori un post, che ho originariamente condiviso il 24 dicembre 2015. Esattamente 5 anni fa.

È una cosa strana: non ricordo quando mi è successo di nuovo. Sta di fatto che rileggendo quelle mie parole di qualche anno fa, mi sono trovata d’accordo con me stessa, riprovando – per di più- la stessa sensazione che provavo in quel periodo. (Ora come allora, infatti, mi sono tolta qualche sassolino dalle scarpe… e per di più ho lasciato indietro qualcosa che doveva stare indietro da tempo, in parole povere).

Non credo in dio, non professo nessuna religione, credo solo in qualcosa che si chiama comunemente Amore.
Forse vittima dei ricordi d’infanzia, del consumismo o del pandoro, ma per me il periodo di Natale è ció che piú si avvicina a quella felicità malinconica che celebra l’amore.
Ecco, io amo il Natale. Auguri!
🌹❤️🎄🎅🏼🎉 #innamoratadellamore

Vabbè, ora che lo si ha davanti agli occhi… diciamo che in quel periodo ero molto più zuccherina di ora. Forse adesso userei parole un pochino più pesate, ma anche equilibrate.

Invecchiando si perde l’entusiasmo? O si acquisce solo una forma di entusiasmo più consapevole?

Buon Natale

Bernardo Bertolucci

Stanotte ho fatto un sogno strano. Mi sembrava di essere in un film di Bertolucci: dialoghi sussurrati, un’estetica anticonformista, una musica di ispirazione verdiana, una storia d’amore impossibile, un melodramma.

Tutte cose da cui è difficile scappare, persino mentre si dorme, quando si insegue un certo tipo di eccentricità e anticonvenzionalismo, un certo tipo di sessualità rivoluzionaria e un certo tipo di romanticismo decadente.

Ecco. Sono in ritardo.

Non mi va

Io voglio fermarmi qui, ora, così. Va bene anche solo per un attimo, devo prendere coraggio per poter andare avanti, di un altro anno.

Non che io stia alla grande al momento. Oscillo tra stati d’animo incomprensibili, tristi, traballanti e momenti di euforia incontrollabili, suggevoli, quasi irreali.

…. finisco domani! È tornata la Je e ha già parlato di regalini.