Ah, la felicità (hardcore punk / screamo)

Ricordo ancora il giorno in cui ho iniziato a interrogarmi sulla felicità. Al tempo le suore erano lì ha indottrinarmi sulla parola di Dio e sulla Chiesa catollica. E alla fine io non credo e non sopporto nessuna delle due cose. Comunque, ricordo che chiesi al mio professore di religione (era un prete, un po’ singolare che arrivava in classe con la sigaretta accessa in bocca e mi lasciava ascoltare il cd di Nevermid nei Nirvana dal mio walkman quando non volevo seguire la lezione e quindi per me lui era ok – avevo circa 14 anni e andavo in un pidocchioso liceo di ciellini) cosa fosse questa felicità tanto irragiungibile e quale fosse il nostro scopo in relazione a essa. Forse le parole esatte erano più sbiascicate, del tipo: “Senta prof, ma allora sta felicità cos’è? Che ci dobbiamo fare noi?”. Ricordo che lui disse qualcosa del tipo che io forse ho interpretato male, per cui forse mi sm fatta condizionare dal mio essere un po’ malinconico. Ma quello che mi è rimasto dentro è che la felicità è qualcosa che noi facciamo fatica a toccare, che vogliamo conquistare e per cui ci danniamo a volte perchè abbiamo la reale sensazione di non raggiungerla mai. Però, è quello che ci muove. Insomma, 29 anni spumeggianti i miei.

Scusi prof non ci capisco un cazzo.

Chi è la merda?

Ho su Facebook (chissà per quale motivo) il professore di matematica che ho avuto durante i miei primi due anni di liceo scientifico. (Sempre per un motivo che non conosco) a volte mi capitano in bacheca suoi post in cui condivide o sostiene le cazzate del Senatore Pillon.

Quello mi metteva sempre due e io ero una super capra in matematica, ma è lui a essere ancora una merda di persona.

Ho come la sensazione che…

la vita mi stai scivolando via come seta tra le dita.

Non so spiegare bene questa sensazione e forse è proprio questo il punto in cui sono bloccata: non so esattamente cosa mi stia succedendo, ma ho come la sensazione di perdere costantemente il controllo e di non sapere come muovermi.

Non riesco a leggermi dentro e non so capire a cosa sia dovuto il blocco che avverto nei miei pensieri, nella mia pancia, che si fa via via sempre più pesante.

Come se un’ombra oscura si fosse agganciata a me fino a sovrastarmi. Quando alzo gli occhi al cielo faccio fatica a vedere la luce, e guardarmi indietro mi fa un po’ paura.

Forse dobbiamo tutti guarire da qualcosa, e sta a noi scegliere di scoprire di cosa si tratta.

Non ho molto da scrivere. Ormai faccio fatica a decifrare i miei pensieri. Scrivo per vivere. Ma non so più leggermi dentro

Ciao Raffaella

A tre anni ho iniziato a dire a tutti che da grande avrei voluto essere Prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano (modesta!). Così sono arrivate le prime lezioni di danza classica e di musica, poi anche quelle di danza moderna. Ricordo che mamma e papà mi sgamavano spesso ballare in giro per casa… su qualsiasi tipo di musica (soprattutto grazie alla generosa raccolta di dischi dei miei): Michael Jackson, Queen, Madonna… e chi più ne ha più ne metta. Passavo ore imbambolata davanti alla tv a guardare MTV in attesa della canzone giusta su cui ballare e imitare le coreografie dei videoclip. E ovviamente non mancavo di guardare i varietà insieme a mia sorella.

Da bambina io, che di lì a pochi anni sarei andata in giro con i capelli ossigenati biondo platino (sì, ci buttai sopra anche l’acqua ossigenata) per fare la punk ascoltando tutti quei gruppi che a 11/12 anni non avrei nemmeno dovuto conoscere, ammiravo tutte le grandi showgirl che portavano la loro danza in tv e che mi facevano ballare con le loro canzoni leggerissime da casa: Heather Parisi, Lorella Cuccarini e ovviamente Raffaella Carrà.

In questi giorni su #Rockol ho avuto occasione di ricordarla con due pezzi: “Quando Raffaella Carrà difese Eminem a Sanremo” e “In ricordo di Raffaella Carrà: Tiziano Ferro e la sua ‘E Raffaella è mia’“.

In segreto, chiusa in camera mia, però, l’ho ricordata ballando come una matta sulla mia canzone preferita di Raffaella Carrà, “Ballo ballo”: la ballavo come una pazza scatenata da piccola (ricordo di averla fatta anche a un saggio di danza) e la ballerei fino allo sfinimento.

No Time No Space

Mio papà aveva una paura bestiale dell’aereo, tanto da non esserci mai salito. Tutte le vacanze e i viaggi che abbiamo fatto in famiglia potevano comprendere spostamenti in auto, nave, treno. Ma mai un aereo.

Era la prima metà degli anni ‘90 quando si è iniziato a viaggiare in quattro – più il levriero spaparanzato nel bagagliaio – su una Peugeot station wagon. Le mete dei primi viaggi erano la Valle d’Aosta, il Lago Maggiore, il Veneto o la Liguria – prima di diventare destinazioni estere e sempre più lontane. Quelli in macchina erano momenti in cui ci si scambiava i propri sogni, anche senza parlare ma solo ascoltando la musica, mentre con gli occhi si seguivano le forme del paesaggio fuori dal finestrino.

I dischi che si ascoltavano durante i viaggi in macchina erano quasi sempre quelli di Franco Battiato, a parte quando io e mia sorella ci lamentavamo e chiedevamo di mettere un’alternativa. (Tra le alternative proposte dai miei genitori ricordo particolarmente Michael Jackson, Madonna e Sting – che anche lui alla fine ci andava bene. Ricordo pure che le prime alternative consentite a me e mia sorella furono “…Squérez?” dei Luna Pop e la cassettina della colonna sonora di “Space Jam”. Chissà perché questi sì, e le Spice Girls o i Backstreet Boys no).

Era sempre mamma a scegliere quale disco di Battiato ascoltare, perché lei era la “vera” estimatrice in famiglia. L’album che, ascoltandolo, più mi riporta con la mente ai viaggi in macchina di quando ero bambina è “Gommalacca”. Forse perché quando uscì io avevo sei anni e captavo già un pochino meglio quello che i miei ascoltavano in casa o in macchina. (Anche perché quando un disco era appena uscito, i miei lo ascoltavano spesso e più di altri). De “L’imboscata”, per esempio, ricordo che a quei tempi mi colpì di più l’immagine della copertina che i suoni dell’album (che poi è quello di “La cura”).

Da piccola mi divertivo a sgamare mamma canticchiare e papà tenere il tempo con la testa o le mani mentre ascoltavano la musica, che soprattutto in macchina era un momento di condivisione “pacifico” – senza litigi tra genitori o tra sorelle, nonostante un legame d’amore forte e puro.

All’inizio io e mia sorella ci lamentavamo della musica di Franco Battiato, per noi così complessa e “alta”. Tuttavia, non facevamo i capricci quando ci portavano con loro a vedere Battiato, anzi. Con gli anni andò a finire che ero io a rubare i dischi a mamma e a chiederle di andare con lei ai suoi concerti.

Forse non ho mai ben spiegato a mia mamma cosa significhino per me la musica di Battiato e i momenti a cui questa mi riporta – ci sono così tanti ricordi: dai più sentiti ai più stupidi, come quando prendevo in giro mio papà per il suo nasone, dicendogli che somigliava al professor Piton di Harry Potter (che, a sua volta, somigliava a Renato Zero) o a Franco Battiato). Forse non sa neanche quanto il suo interesse e quello di papà per Battiato e la musica in generale o le cose belle mi abbiano in qualche modo guidato verso i miei sogni.

Questa mattina, 18 maggio 2021, davanti a quella brutta notizia ho come sentito e visto perfettamente attraverso i ricordi mio papà ascoltare Battiato, come in quei viaggi in macchina con io seduta dietro insieme a mia sorella e lui davanti nel posto del passeggero – perché ovviamente guidava sempre mamma.

Non mi capitava da molto tempo di pensare così intensamente a mio papà.

Che grande potere che ha la musica.

Fame chimica sul divano

Forse ciò che più desideriamo è qualcosa che non possiamo ottenere (possibilità 0,00001 su 1000 al 99,99%).

Così, mentre stasera ero a bere una birra e casualmente c’era lì quello che al momento mi piace, stavo lì a pensare a… boh, come potrei spiegarlo?

Forse lasciamo perdere e io mi alzom dal divano per prendere le Pringles.

Sabotaggi (‘Lament’, Touché Amoré)

Vi capita mai di voler fare a pezzetti i vostri pensieri?! Di volerli sminuzzare, farli sempre più piccoli così che possano fare un po’ meno frastuono.

La cosa buffa è che lì a giocare a flipper nella testa ce ne sono tanti.

Oh, ma sapete che vi dico? Ma sti cazzi.

A pensarci bene, mi sembra di essere sempre lì a scrivere la parola pensieri su ste pagine bianche. E la cosa che fa ridere è che scrivo sempre le stesse cose accanto alla parola pensieri. Cioè, cambiano le situazioni, i periodi, i volti, ma alla fine mi ritrovo sempre intrappolata in un groviglio di quesiti. Come dei sabotaggi. E io sono la sabotatrice di me stessa, che si porta da sola verso un vortice di tristezza e quella sensazione (di cui pure una coltellata sarebbe meno dolorosa).

Marilyn Manson

Ad alcuni suona strano pure il fatto di provare vergogna all’idea di confessare una violenza subita. Solo perché (fortunati loro) non sanno cosa significa subire una violenza.

In questo articolo una risposta a ognuno di quei commenti dolorosi di questi ultimi giorni

https://www.loudersound.com/features/we-need-to-talk-about-the-response-to-the-marilyn-manson-abuse-allegations