Altrove

Avete presente quando vi ritrovate al bivio di una strada chiusa, fareste inversione e cambiereste direzione ma il navigatore sembra non volersi dar pace e vi porterebbe sempre su quella via?

Chissà cosa c’è poi su quella strada, se davvero fosse percorribile. Ma è chiusa, quindi perché continuare a inciampare su quella via ogni volta che si prende una nuova direzione?

Ci sono volte in cui cambiamo percorso, preferiremmo addirittura smarrirci per ritrovarci, o semplicemente prendere un’altra strada, ma per qualche motivo ci ritroviamo a quel bivio come se qualcuno ci stesse costringendo a incontrarlo di nuovo, ogni volta. E ogni volta che usciamo da quel tracciato, sembra andarci male, come se non ci meritassimo un’alternativa e la meta comunque non la troviamo, che per noi diventa quindi irraggiungibile.

Dovremmo imparare a volare.

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Perplessa mente

Ma che siamo seri?

Così per dire, è ovviamente ironico. Per fortuna si riesce ancora a riderci su grazie a tre amici e un bicchiere di vino (prima e dopo altri bicchieri alcolici, ovviamente).

Non sempre, ma a volte capita. Riteniamo che ci sia ancora del salvabile da salvare. Già.

Bè era meglio quando si pensava male fin dall’inizio.

Che a pensare bene e poi pensare male è faticoso!

Sono uscita (pensieri sospesi)

Sgattaiolando fuori dalla mia copertina di Linus, sbirciando il cielo blu della sera, mi sono messa lo smalto e una gonna di pelle. Mi sono dimenticata tutte le scuse e la voglia di rintanarmi, per ricordarmi di lasciare a casa solo i pensieri che poi a proteggermi ci avrebbe pensato il mio maglione. Una corazza da cui mi sono spogliata poco dopo, rimpiazzata dal whiskey per rimanere in balia, sospesa su un paio di labbra.

Ci vuole poco, magari non così poco, ma è una virgola, una scappatoia, fra me e la malinconia.

Messaafuoco

C’è sempre un’alternativa.

Ma può esserci un’alternativa

a una persona?

Siamo onesti, qual’è la nostra verità? Cos’è che ci tiene lì, che non ci fa cambiare prospettiva e sembra non esistere altro desiderio per noi?

Non riusciamo a guardare nessuno negli occhi senza la fervida convinzione che, dannazione, non sia la stessa persona. Non è la stessa cosa.

Non riusciamo a tenere una conversazione senza pensare, che cavolo, quella persona direbbe esattamente il contrario.

E cosa succede poi quando quella persona è, in realtà, distante? Quando c’è così tanto spazio fra di voi, che siete passati dall’essere tutto a non parlare neanche più la stessa lingua? Dov’è finito il suo interesse, che diavolo è successo a quella lusingante intesa? Cosa succede quando anche i suoi occhi su di voi sono diversi?

Succede che fate il miglior sesso di sempre, che ti prende per la gola e ti lascia una scarica elettrica.

Stanotte ti ho sognato

Ci sono periodi in cui non sogniamo, o meglio non ne abbiamo ricordo, come se non ne avessimo. Di sogni.

Fino a quando, un mattino ti svegli con un sorriso e il ricordo di qualcosa di bello. Finalmente la notte ha portato con se un sogno, e fortunatamente è pure bello.

La dolcezza di un bel pensiero ti culla al risveglio, non è reale ma ti scalda il cuore.

Un solo sogno può far riaffiorare la bellezza di una persona, che lascia un velo di gentilezza e un’allegra malinconia con una sorpresa consapevolezza di non essersene dimenticata.

Nonostante la lontananza, l’oceano Atlantico e gli abbracci sospesi trattenendo il respiro.

Vigilia numero 26

La tristezza non è solo triste, è anche subdola. Trasforma il nostro stato d’animo, cancella la luce nei nostri occhi, si insidia fra noi e i nostri momenti facendoli apparire belli sotto mentite spoglie, di una felicità illusoria.

Barattiamo un pandoro con quell’allegra illusione d’amore, un panettone con l’idea immaginaria di felicità data da due corpi che si uniscono.

Fino a quando, stanchi di essere cullati da una malinconica dolcezza, non diciamo basta.

Rimaniamo così, nudi e cotti sotto una nebbia di tristezza.

Ma senza più illusioni.

The Cure – Close to me

Non ho più niente da rimproverarmi. Neanche questa triste allegria che mi accompagna in questi giorni.

Non incolpo neanche più i miei pensieri che spesso fanno a gara per procurarmi inciampi emotivi.

Non ho neanche più voglia di recriminarmi il fatto di essermela andata a cercare io, la malinconia.

Non nascondo neanche più a me stessa che sono come un gatto che si morde la coda, ne sono consapevole.

Non voglio neanche smettere di credere che riuscirò a trovare il coraggio per farcela.

Voglio smettere soltanto di credere alle mie bugie, a quell’ansia da prestazione che mi porta a reprimere la mia sensibilità.

Voglio arrivare al punto. Voglio esserne convita di sapercela fare.

Après vous!

Dopo tutto questo tempo i pensieri sono tornati belli.

Sta volta non pensavo. E la verità è che ora sono incapace di pensarci. Involontariamente tengo poche immagini di parole, frasi e racconti. Mi muovo come un ladro per non farti sentire la mia presenza, non voglio che tu mi legga dentro.

In questo modo rimane ogni bacio, come una carezza sul cuore, e quella sulla pelle è un bacio su tutto il corpo.

Sei ancora tu capace di provocarmi brividi lungo la schiena, ma io sono altrove. Mi sono aggrappata all’idea che c’è altro, che la bellezza che cerco non è un’illusione ma posso cercarla fuori. Mi perdo ancora in te, però quando a casa mia sono davanti allo specchio mi guardo e rido. Non mi rimprovero più nulla. Lascio ancora qualche sorriso tra le tue braccia per perdermi e seguire il tuo profumo, per baciarti sul collo e disegnare baffi con la lingua. Mi sono sempre persa con te perchè mi sono sempre sentita semplice, forse però è una mia cosa bella questa.

C’era una volta la mia storia

Ogni tanto mi piace stare ai margini a osservare.

Mi piace intromettermi con la fantasia tra i gesti e le parole degli altri. Che posso solo immaginare. Creo storie, d’amicizia d’amore o di screzi.

Creo una storia tutta mia, quella che più mi piace al momento. Non è mai la mia, ma sono mie, e possono sembrare rassicuranti.

Così non posso mai sentirmi del tutto sola.

Vedo un bacio, una carezza, delle risate e sento un pó di quel calore che manca. L’assenza di una mancanza.

Forse l’amore

Incastrati fra i propri sogni e le proprie fantasie, a fare a pugni contro la realtà e i conti sotto gli occhi dei saggi.

Smarrendosi, sempre fuori luogo, inadatti e incomprensibili.

Compresi solo in parte dall’illusione di un complice, forse uno sconosciuto. Sempre senza sicurezza, senza la chiara concretezza. Solo un abbraccio che profuma d’amore.

Perchè l’amore non si sa spiegare, è stato banalizzato troppe volte e a loro non puoi neanche spiegarlo. Eppure, paradossalmente, ogni tanto, sembra che ci sia amore nei posti più disparati, fra i gesti meno sospetti e gli occhi di una persona inattesa.

Forse c’è amore, ma non sarà di certo la certezza di altri.

Una vita con i capelli lunghi

A volte è un pó come avere un capello infilato tra le chiappe, quando ci si trova in mezzo a tanta gente . Si hanno due scelte: sopportare e aspettare di essere in un luogo appartato (tipo in bagno); oppure scomporsi davanti a tutti e infilarsi una mano per cercar di liberarsi.

No, la terza opzione non c’è. Il taglio corto alle spalle come va di moda ora tra le ragazze che vorresti scoparti, non è contemplato; l’ho già fatto quando avevo sedicianni.