vestita di rosa

e c’è una cosa che odio di più
è che non posso vederti quando ti spogli con una canzone dei Doors

(e cade l’occhio sull’oroscopo
e il bello è che dice che tornerà tutto a posto
ma non so dove sei…)

Canova – Manzarek

(ci sono canzoni che sembrano parlare di te e questa pare voglia parlare a me, di me, come se qualcuno mi avesse spiato da lontano. E’ una di quelle canzoni che mi dedicherebbe un amico che mi conosce bene o una persona che mi ama, se solo quest’ultima ci fosse. Invece ci sono io e mi spoglio con una canzone dei Doors, mentre mi spoglio con una maglietta dei Doors)

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Quella canzone

E ci ho pensato sai, a tutte le cose che non ho fatto ma che avrei potuto fare. A tutto ciò che ho detto invece di dirti ciò che avrei dovuto.

È tutto ciò che in realtà non avrei dovuto darti, ma che avrei potuto.

Tutto ciò che non avresti meritato è tutto ciò che avrei potuto comunque darti.

Tutto ciò che avrei potuto essere per te.

Per te che non sono nulla, ma che hai lasciato molto più di quello che credi.

Quel tutto è un vuoto che mi mangia la pancia ora.

Non sono nel torto, ma quella canzone non riesco ad ascoltarla.

Non l’ascolteró mai più.

Anche se sarà sempre la più bella……

Quindi…? (forse la fine, forse non riesco a dirlo ma è la fine, forse)

Sei felice cosí, senza neanche un addio. Senza l’ultimo limone, carezza, tenerezza, una sigaretta. Peccato peccato….

e si vive questo momento senza capire, un pó alla cieca, ma provando tantissimi sentimenti diversi… 

La prima settimana è quella dello spaesamento, in cui non realizzi che lo stai capendo. Forse cerchi di credere che non ci sia nulla di diverso o sbagliato, ti convinci che sia tutto normale.

La seconda settimane è caratterizzata dalla fase della tristezza, in cui dopo tanto tempo, piangi. Piangi veramente, piangi tantissimo. Perchè fa male. È il momento in cui realizzi e non te ne capaciti, così piangi. Sei vulnerabile. Ti sei lasciata andare con fatica per provare qualcosa, per innamorarti, ti eri tolta la corazza, ti eri sciolta, ti eri liberata dal cubo di ghiaccio… e ora non hai uno scudo che ti protegga. Piangi. (The Dream Synopsis – The Last Shadow Pupets)

Inizia così la terza settimana. Di conseguenza viene la fase dell’allegria iperattiva nevrotica che prende il posto della tristezza assurda. Perchè fa davvero male. Infatti non ti capaciti del tuo buonumore malinconico, e aspetti il momento in cui crollerai. Ma non ci devi pensare, non vuoi lasciargli tempo di venirti in testa, cosí cerchi di fregartene, ti circondi degli amici e ti sfoghi in allegria. (Senza – Thegiornalisti)

Durante la quarta settimana viene l’incazzatura, quella cattiva. Tra un groppo in gola e una risata gustosa, provi un sentimento di dolore espresso attraverso la rabbia. Perchè fa davvero male, se per un istante involontariamente ci pensi. Non trovi un motivo nè una ragione e sei ancora di più incazzata. (Io ti maledico – Levante)

Sta finendo anche questa, cosa devo aspettarmi? Cosa proverò? Come andrà nelle prossime settimane?

Ora il giorno vola, ho i postumi dell’altra sera. Sarà vero questa storia che mi hai dato buca, spera che non mi abbia già lasciato un buco. Scema per la scena di esserci caduta. Anche se poco è stato troppo. Maledetto maledetto, non te ne frega proprio niente?

La signora indiana

A volte, casualmente, qualcosa di particolare accade e quando succede non si rivela mai il motivo. Però in qualche modo lascia il segno.

Sono appena uscita da teatro, è domenica sera e voglio solo sedermi sul treno per andare a casa e cenare. Sono le 21 e non mangio da tutto il giorno.

Scelgo il primo posto libero, senza badare al fatto che uno dei quattro posti sia già occupato da una signora, sulla 50ina probabilmente. Infatti la ignoro e inizio ad infilarmi le cuffie per ascoltare la musica.

Ma questa signora mi blocca per tempo e mi chiede tra quanto partirà il treno. Le rispondo e lei dice di essere salita appena in tempo, arrivava di corsa dalla metro. Era appena stata ad una festa indiana.

Già, ho notato che è indiana. Indossa un sari di raso rosa ricamato. Intanto scrivo un messaggio a Matteo (“Figa mi becco pure l’indiana che ha voglia d chiacchierare in treno”)

Ha voglia di raccontarmi della festa, si è divertita tantissimo perchè c’era molta gente che ballava. Ma la cosa veramente buffa, dice, è che tutte le ballerine erano italiane che ballavano danza classica indiana.

A lei piace moltissimo la musica, ascolta Mozart Vivaldi e Strauss ma dice che quella indiana è in assoluto la migliore. Mi dice di cercare Saregama.

Suo marito è milanese e suona la chitarra classica, ma da poco ha iniziato a suonare musica indiana.

Dice che non ci devono essere barriere tra le varie culture, bisogna essere curiosi di scoprire il mondo il più possibile.

La musica è un’arte e l’arte, al contrario di noi uomini che ci siamo costruiti attorno delle barriere, è senza limiti.”

Ad uncerto punto mi guarda e mi dice che ama il balletto, ed è felice quando va alla Scala a vedere uno spettacolo.

Rimango stordita, sorrido. Ma non dico nulla. Non mi piace parlare di me stessa nè tantomeno raccontare cosa faccio. E poi sembra che sia lei ad aver voglia di raccontare.  

Mi sorride e mi chiede come mi chiamo. Le chiedo anche io il suo nome, me lo faccio ripetere due volte per capire bene. Ma non me lo ricordo. Io sono così, i nomi li dimentico. Dovevo essere pronta a segnarlo. 

Lei controlla l’ora, tra mezz’oretta la chiama suo marito che è a Londra per lavoro. Siamo ormai ad Affori e tra due fermate deve scendere.

Ci salutiamo, con un sorriso. 

E io non so. Mi lascia così, con una sensazione; non è un qualcosa che capita spesso, è un episodio singolare che non rivela un motivo intrinseco dell’incontro, ma lascia un segno. E io, sicuramente, anche se non ricordo già più il suo nome pur avendole chiesto di ripetermelo per ben due volte, mi ricorderò per molto tempo ciò che mi ha detto! #lasignoraindiana

Primavera non bussa, lei entra sicura.

La primavera si avvicina.

Ho le tette gonfissime. 

Non si nota neanche ma io vi assicuro che sono piú grosse. Anche se non è vero.

In realtà ho il presentimento che manchi ancora tantissimo alla primavera. Il sole e le temperature poco più alte sono solo un’illusione. In realtà si deve ancora indossare la sciarpa di lana e la giacca pesante. Non si è ancora fatta. Ci lascia in sospeso facendoci credere che si inizia a stare bene.

Ecco, sono quella speranza malinconica che scommette sull’arrivo della primavera.

Ci siamo quasi, ma bisogna ricredersene subito.

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Quanto valgono le soddisfazioni se paragonate ai sacrifici fatti per raggiungerle?

Quanto vale la gioia se prima di provarla si è dovuti passare dentro il tunnel buio della tristezza?

Quanto vale la felicità se spesso lascia posto alla tristezza?

Cos’è una canzone se non si ha il coraggio di dedicarla a qualcuno?

3 gradi

Piove. Piove sempre quand’è.

E pioverà mentre ora piove, quasi inaspettatamente. Dopo giorni alla cieca, quando la strada si filtrava tra la nebbia e il freddo ormai ghiacciava la via.

Piove, cosí che la pioggia scioglie la nebbia.

Non ghiaccia. È un pensiero dolce. Come dolce è il tuo pensiero “scrivimi quando arrivi a casa.”

Ostilità affettuose

Leggendo casualità:

L’amore fa male e il sesso è ostile.”L’assenza di ostilità causa indifferenza e noia nel sesso. L’essere umano non è una specie molto affettuosa, soprattutto nel sesso.”

Rumiginando, chissà poi quali pensieri seri. Che non sia questo però il segreto? Se ció che vorremmo tenere a debita distanza è quello che in realtà ci fa provare quei brividini lungo la schiena….

Si ma l’affetto? Perchè no l’affetto…

Allora ci si accorge che spontaneamente non si dimostra tutto quell’affetto spontaneo che saremmo in grado di offrire, per cui ci riteniamo naturalmente affettuose….. e che aspettavamo con ansia di dare in un momento del genere!

Che specie strana “l’essere umano”!

Ghemon – Smetti di parlare

Tornano sempre,

apparentemente ritornano sempre.

Quasi senza motivo cercano di farsi spazio, con prepotenza vogliono insinuarsi di nuovo fra i tuoi pensieri, ogni volta.

Sembra che il loro ritorno non porti con se nessun motivo, 

sicuramente non portano mai nulla di buono.

“Parli tanto ma tutte le promesse che spacci per nuove lasciatelo dire…le conosco già. Dì la verità! Mostrami il tuo fumo, fammi un pó vedere dove vai a finire…ti conosco già!”

Il punto è (Arctic Monkeys – A Certain Romance)

che io non capisco davvero mai niente.

Non so se sia realmente cosí, ma pare che possa essere. Pare.

E se non ci fosse realmente bisogno di capire? Sicuro sarebbe piú difficile, nessun ragionamento logico reggerebbe… Ma sarebbe diverso.

Non ci sarebbe nessun punto.

[Well oh they might wear classic Reeboks.. Or knackered Converse.. Or tracky bottoms tucked in socks.. But all of that’s what the point is not.. The point’s that there ain’t no romance around there // oh ok potrebbero indossare Reebok classiche.. O Converse sfondate.. O pantaloni da tuta nascosti nei calzini.. Ma il punto non è tutto questo.. Il punto è che non c’è romanticismo in giro]

The Tallest Man On Earth – Leading Me Now

E’ facile proiettare le proprie illusioni su altre persone, o situazioni, fino a quando queste diventano esse stesse degli abbagli, come un inganno della nostra mente.
Ma perchè? Cosa ci spinge a tanto?

C’è davvero bisogno di vivere brevi momenti in cui ci si allontana dalla realtà per crearsi una proiezione tutta personale, quasi utopica che finisce per alienarci completamente da tutto quello di cui potremmo godere della nostra vita?

Ogni tanto capita di realizzare che si sta commettendo questo errore sempre più spesso, da troppo tempo, dopo che tutto è iniziato quasi senza accorgersene. In ogni caso si persegue fino a quando non si sa più dove sbattere la testa, ci si rintana in quell’illusione di gioia, di godimento e di strani sentimenti positivi (che poi così tanto positivi, in fondo, non sono) senza sapere se si conosce o no il motivo; rimanendo in balia dei propri stessi dubbi; bramando quella libertà che a volte sembra prendere forma nella gabbia che si è costruiti da soli.

Born of the weakness my oys and I. Carry anger forth and back. But we’ll make it somehow. You’ve all what’s mine. And your leading me now. […] Every time we wonder. What we left back in your heart. Could you see we’re dreaming. Though our minds just fall apart.”

(“Alla nostra debolezza io e il mio cavallo. Portiamo avanti e indietro rabbia. Ma, in qualche modo, ce la faremo. Tutto ciò che ho è tuo. E adesso mi stai guidando. […] E ogni volta che ci chiediamo. Che cosa abbiamo lasciato nei tuoi cuori. Non riesci a capire che stiamo solo sognando. Anche se le nostre menti stanno diventando sempre più deboli?“)

 

 

Ben Howard – Depth Over Distance

Qualcuno poco tempo fa mi ha detto che a volte le parole hanno piú peso dei fatti, lo aveva colpito in particolare il mio modo di parlare e di scrivere…. Cosa poi mi ha detto a riguardo di preciso peró lo tengo per me. Ricordo di aver ribattutto dicendo che peró poi sono meglio i fatti delle parole… Quello che è successo dopo di preciso lo tengo ancora una volta per me.

Le parole possono raccontare tutto o nascondere ogni cosa. Quante parole che si dicono ma quante non riescono mai ad essere tirate fuori. A volte si bloccano a metà, altre volte si perdono tra i pensieri. Ci sono momenti in cui le parole sono spontanee e in particolari circostanze invece seguono momenti di lunghe riflessioni. 

Parole che sono come respiri, che a volte peró fanno sentire la loro mancanza, una sorta di apnea. Troppa confusione, come questa sera, o forse è solo un vuoto o è colpa della voglia di isolarsi. Parole a vuoto, parole perse, parole mute, parole senza suono, parole non dette. Parole che al momento non ci sono o che somigliano solo a rumore bianco.

Parole, che prima o poi avranno una loro storia da ricomporre e magari una nuova da raccontare. 

Parole, prima o poi.

Favole – Mecna

Il volto di Anna Magnani proiettato su grande schermo, la voce della prof. che risuona come un eco sempre piú distante

Lontana, sono altrove e improvvisamente mi ritrovo sola con i miei pensieri, con le mie fantasie.

Uno scherzo della mia mente, improvviso e innaspettato.

Senza volerlo sto pensando a te. 

Nella mia testa si proietta un’immagine di me e te insieme, cosí imprevedibile e spiazzante da confondermi.

“…non so com’è sbarazzarmi di te…”

Mi perdo in mille domande inutili, mi sento impotente difronte al pensiero di te.

“…piú è complicato e meno sembra difficile. quasi quanto fermare il tempo…”

Pacman che corre a zig zag scappando dai fantasmi bianchi, io escogito il modo migliore per mantere una certa distanza da te, ma sto aspettando la tua prossima mossa.

“…più provo a rifletterci e piú mi prendo male…”

Voglio osservarti,

tu cosí prevedibile e imprevedibile.

“…non so se andarci incontro o nascondermi per il gran finale…”

Non c’è un senso, non vale neanche piú la pena cercarlo.

Non c’è piú logica, non avró mai una spiegazione per capire cosa sta accadendo.

“…per me non ci vuole una svolta ma un imprevisto…”

Se il problema fossi io, vorrei capirlo.

Magari potrei solo convincermi a lasciarmi andare, abbandonare tutti i miei discorsi logici, smetterla di farmi le paturnie.

Buttarmi e scoprire cosa mi aspetta, non curante di tutte le conseguenze.

“…qua siamo noi e basta. noi e basta…”

Ma anche a volerlo ora come ora avrei bisogno di un tuo chiaramento sul tuo modo di comportarti. Non c’è bisogno di spiegazioni difficili.

Basterebbe un bacio.

“…. non raccontarmi le tue favole….”

Magari è solo perchè hai paura anche tu!

Senza le idee – Mecna

Non ditemelo, 
vi prego.

Non voglio essere cosí banale.

Non so neanche come possa essermi passata per la testa una cosa del genere.

Prendiamola come una coincidenza, ma neanche troppo.

Sta diventando una cosa seria, 

la colpa è solo mia.

All’incirca sono quasi due settimane.

In testa non c’è niente,

e soffro di un terribile prurito alla testa.

Non grattarti!

Ieri era sparito, oggi mi ha svegliato.

Ma dai è un caso.

Sarà lo stress, ma non scherzare troppo.

Spunte blu e prurito.

Spunti tu e non soffro piú.

Ma che dico.

Delay – JMSN

Questa cosa del sentirmi strana non l’ho ancora capita.

Non è uno di quei periodi in cui il mondo mi crolla addosso, in cui tutto va nel verso sbagliato o in cui sono triste da far schifo. (dai, la fase adolescenziale-ormonale la sto dimenticando)

È il periodo del non capisco piú niente. (preciso, non capisco più me stessa)

Sono la persona con cui sono costretta a dover passare il resto della mia vita, e guarda caso non mi vado neanche molto a genio, e ultimamente la situazione tra me e me è peggiorata drasticamente. 

Non riesco piú a ritrovarmi, come se mi fossi persa da qualche parte.

Sono assente, spesso vivo attimi in cui mi capita di isolarmi dal resto e restare in balia, sospesa per aria a guardare il tempo che si porta via i minuti.

In un solo giorno riesco a litigare con tutti quelli che cercano di rivolgermi la parola mentre mi vivo uno dei miei momenti apnea-isolamento. 

Che poi salcazzo cosa penso in quei momenti, chissà in che parte dell’emisfero mi trovo con la testa…….. 

L’altro giorno riuscivano ad infastidirmi anche i messaggi sul cellulare; non avevo voglia di sentire nessuno, e quelli insistevano a voler intrattenere una conversazione.

Tra l’altro è un controsenso, mi sto chiudendo sempre di più in me stessa perdendomi a volte nei miei film mentali, ma allo stesso tempo io stessa non mi ritrovo piú.

Mi sono lasciata da sola.

Ma voglio ritrovarmi e ricompormi ad ogni costo, non ce la faccio piú ad essere l’isterica incazzata che non sa cos’ha.

Immagino cose, faccio viaggi, penso a come dovrebbe essere, con chi vorrei essere, dove vorrei essere

ma non so se il come dovrebbe andare mi renderebbe davvero piú felice.

Mi ritroveró.

Vado a studiare. Oggi devo. Non scappo. 

Moonlight drive – The Doors

Volerci essere, ma allo stesso tempo essere altrove.

Voler ricominciare, ma sentire il desiderio di rimanere aggrappata a quello che è stato.

Voler raccontare tutto, ma tenersi tutto dentro perchè è troppo bello per essere descritto a parole.

Volerci provare, ma non fare niente.

Voler sapere già come andrà, ma l’idea fa venire il nervoso.

Volere, potere, dovere……

Non c’è quel bisogno di scappare, è piú un desiderio di rimettersi a posto ma con il timore di non trovarsi piú bene o di non farcela o di rimanere indietro o di perdersi!

Perdersi per poi ritrovarsi,

non so ancora dove mi ritroveró,

magari mi troveró bene.