Repetita Iuvant

Non sono fatta per essere una delle tante.

E non lo sarò mai.

Non mi piace dire che scappo dopo essermi ritrovata casualmente sempre nelle situazioni sbagliate. Preferisco ammettere che mi dileguo piano piano, non appena mi rendo conto del rischio a cui vado incontro. Non importa se qualcuno lo prenderà come egoismo personale, a me piace pensarlo piú come un istinto di autoconservazione emotiva. Qualcuno ha detto che così correrei il rischio di sopravvivere, invece che vivere. Non è del tutto sbagliato ma neanche completamente vero. Si dovrebbe vivere ogni cosa nel migliore dei modi, in modo da sentirsi speciali. E da stare bene. Sempre.

Messaafuoco

C’è sempre un’alternativa.

Ma può esserci un’alternativa

a una persona?

Siamo onesti, qual’è la nostra verità? Cos’è che ci tiene lì, che non ci fa cambiare prospettiva e sembra non esistere altro desiderio per noi?

Non riusciamo a guardare nessuno negli occhi senza la fervida convinzione che, dannazione, non sia la stessa persona. Non è la stessa cosa.

Non riusciamo a tenere una conversazione senza pensare, che cavolo, quella persona direbbe esattamente il contrario.

E cosa succede poi quando quella persona è, in realtà, distante? Quando c’è così tanto spazio fra di voi, che siete passati dall’essere tutto a non parlare neanche più la stessa lingua? Dov’è finito il suo interesse, che diavolo è successo a quella lusingante intesa? Cosa succede quando anche i suoi occhi su di voi sono diversi?

Succede che fate il miglior sesso di sempre, che ti prende per la gola e ti lascia una scarica elettrica.

Oppure, era solo il nostro addio.

Vigilia numero 26

La tristezza non è solo triste, è anche subdola. Trasforma il nostro stato d’animo, cancella la luce nei nostri occhi, si insidia fra noi e i nostri momenti facendoli apparire belli sotto mentite spoglie, di una felicità illusoria.

Barattiamo un pandoro con quell’allegra illusione d’amore, un panettone con l’idea immaginaria di felicità data da due corpi che si uniscono.

Fino a quando, stanchi di essere cullati da una malinconica dolcezza, non diciamo basta.

Rimaniamo così, nudi e cotti sotto una nebbia di tristezza.

Ma senza più illusioni.

Pamela Anderson

Non è un dato di fatto, ma non è neanche poi così tanto una casualità visto che accade spesso.

Quando sono in periodo di siccità, cioè quando non ho un uomo… vabbè mi spiego meglio. Quando non scopo da tanto tempo, quasi due mesi in questo caso,

le mie tette diventano enormi.

Sembra assurdo detto da me, che di tette non ne ho mai avute. Infatti, si gonfiano solo un pochino tanto, cioè si fanno sentire e si vedono. Io che non sono abituata, quando si gonfiano così mi sembrano giganti. Le percepisco in ogni movimento, diventano palpabili, e riempiono la prima taglia di reggiseno.

Vabbè non è la prima volta che capita, succede in cambi di stagione quando manca una settimana al mar rosso. Però è strana come coincidenza, succede sempre quando le posso guardare solo io. Mi accontento, toccarmi le tette manco fossi Pamela Anderson che se le strizza uscendo dal mare è divertente.

Laureanda

Ho problemi relazionali pure con il mio relatore di tesi che automaticamente riesco a pensare solo a quanto io sia una frana con gli uomini.

Quando gli scrivo una mail, allego bozze e attendo una risposta, mi sento un’ebete come quando scrivo al ragazzo che mi piace. Passerò il tempo a chiedermi cosa pensa o a come giudicherà il mio lavoro. Entrerò in una profonda crisi con ansia da prestazione. Il tutto mi riporta a pensare alle mie azioni quando un ragazzo mi piace, quando non so come comportarmi e davvero mi rendo conto di non saperci fare.

Ma… mi dico pazienza, in questo momento mi importa solo di prendere la laurea. Al resto ci penso poi, poi imparo.

Marameo

Ogni bacio è una carezza sul cuore, e quando mi accarezzi la pelle è un bacio su tutto il corpo. 

Lasci brividi di piacere lungo tutta la mia schiena, nessuno com te. E in te mi perdo, affondo il mio viso, il mio corpo e i miei sorrisi tra le tue braccia… E seguo il tuo profumo, per baciarti sul collo e disegnare baffi con la lingua. Ci perdiamo, insieme perdiamoci.

Vorrei scrivere altre mille banalità perchè sono così semplice quando penso a te.

Dopo tutto questo tempo sei sempre tu.

Tengo il buono

Ricordo certe cose come se fossero le più belle in assoluto, quelle che per un secondo ti fanno stare bene solo a ripensarci e pensi che nulla ti fará mai stare così

Ma è solo un breve secondo prima che tutto si trasforma in un pugno allo stomaco

Perchè a ripensarci lo erano anche allora, ma erano pugni al cuore

e il fatto che siano riusciti a rianimarlo e a farlo uscire dal cubo di ghiaccio,

non è detto che sia una buona cosa.

Mi hanno lasciato così, vulnerabile

e non è detto che sia una buona cosa

Sgualciture

Nei miei sogni mi abbracci da dietro senza chiedermi nulla in dietro come quando ci parlavamo dentro lunghi silenzi, quelli che ora non riesco a riempire per non pensarti.

Poi ho ignorato la sveglia cinque volte cercando di rimanere sospesa su quel sogno

Poi mi sono dovuta alzare per forza!

Spiegamela

E’ possibile imparare ad essere delle persone razionali?
Più di quello che in realtà si è?

Provare qualcosa, cercando di restare impassibili; come se ci si fosse abituati a non dare ascolto alla propria emotività. O meglio, come se ci si fosse abituati a gestirla.

Ma… Se in realtà fosse solo qualcosa di nuovo? Come una sensazione mai provata prima? Magari si rivelerebbe anche qualcosa di bellissimo.

A questo punto, è il caso di non pensarci troppo.

A me va

Le cose vanno, si dice così, bene.
Lo si dice, figuriamoci, senza neanche sapere bene cosa significa.
A volte bene sembra la retta che deve intersecarsi con una circonferenza, pensa un pò te. Se no non lo è più. E’ proprio da quel cerchio che si finisce per credere che benenormale coincidano al centro.
A tutti i costi si cercano sempre dei punti in comune, come delle ancore di salvezza; corriamo ai ripari.
L’insufficienza, ovviamente perenne, in geometria analitica suggerisce che l’equazione fatta per trovare la retta sia sbagliata; lo dice anche il disegno.
Bene non interseca al centro con normale, nè tantomeno ha punti in comune alla circonferenza, non ci sta, è esterna; ha scelto un’altra strada.
Non c’è da giustificarsi però, se va bene, veramente.

Picasso disse…

Vi ricordate la famosa chiacchierata con quella mia amica che tra canne e vino parlavamo di sesso e arte, la sua arte, condividendo il pensiero di Picasso che “il sesso e l’arte sono la stessa cosa!”?!

Benissimo, ecco a voi l’articolo finalmente pubblicato (ufficialmente)

http://www.cristinapalmieriarte.com/item.php?menuId=15&table=homeditorials&itemid=162

Un pezzo di amore (I Wanna Be Yours – Arctic Monkeys)

Vi è mai capitato di provare di avere di nuovo 16 anni, ai tempi dei primi amori felici?

Io ero lì e lo guardavo. Solo dopo un pò mi sono accorta che non riuscivo a smettere.
I miei occhi seguivano la linea del suo naso fino alla bocca, come se le mie dita potessero realmente giocare e colorare quelle labbra già così piene e carnose.
Avrei voluto affondare le dita tra i suoi capelli castani che il sole al tramonto, giocando con il vento, li rendeva più biondi.
Intanto il mio sguardo si perdeva nei suoi occhi azzurri. Occhi come quelli non ne avevo mai visti, e io non ho mai amato gli occhi azzurri.
Sono restata lì, a fissare questo ragazzo, quasi di nascosto ma con gli occhi vogliosi di essere scoperti. E infatti il suo sguardo si perdeva sempre nel mio, rendendosi lui stesso complice di quel toccarsi a distanza.

Ci sfioravamo con le parole e i nostri pensieri giocavano a mescolarsi, mentre il sole lasciava spazio alla luna e il cielo buio si ricopriva di stelle. Si è creata così una certa complicità, perdendo la cognizione del tempo e creando di sicuro un legame inspiegabile.

Rimane solo l’attesa di un nuovo incontro, casuale come è stato questo con la sensazione che non potrà mai esserci niente se non uno scoprirsi a distanza e lasciare che siano solo le parole a spogliarci, con la paura che possa essere sbagliato se ci fosse di più. Ma sapendo che sarebbe bellissimo.

 

The Tallest Man On Earth – Leading Me Now

E’ facile proiettare le proprie illusioni su altre persone, o situazioni, fino a quando queste diventano esse stesse degli abbagli, come un inganno della nostra mente.
Ma perchè? Cosa ci spinge a tanto?

C’è davvero bisogno di vivere brevi momenti in cui ci si allontana dalla realtà per crearsi una proiezione tutta personale, quasi utopica che finisce per alienarci completamente da tutto quello di cui potremmo godere della nostra vita?

Ogni tanto capita di realizzare che si sta commettendo questo errore sempre più spesso, da troppo tempo, dopo che tutto è iniziato quasi senza accorgersene. In ogni caso si persegue fino a quando non si sa più dove sbattere la testa, ci si rintana in quell’illusione di gioia, di godimento e di strani sentimenti positivi (che poi così tanto positivi, in fondo, non sono) senza sapere se si conosce o no il motivo; rimanendo in balia dei propri stessi dubbi; bramando quella libertà che a volte sembra prendere forma nella gabbia che si è costruiti da soli.

Born of the weakness my oys and I. Carry anger forth and back. But we’ll make it somehow. You’ve all what’s mine. And your leading me now. […] Every time we wonder. What we left back in your heart. Could you see we’re dreaming. Though our minds just fall apart.”

(“Alla nostra debolezza io e il mio cavallo. Portiamo avanti e indietro rabbia. Ma, in qualche modo, ce la faremo. Tutto ciò che ho è tuo. E adesso mi stai guidando. […] E ogni volta che ci chiediamo. Che cosa abbiamo lasciato nei tuoi cuori. Non riesci a capire che stiamo solo sognando. Anche se le nostre menti stanno diventando sempre più deboli?“)