Photoshop (meteoreopatia al contrario)

prima il cielo era tutto grigio, come piace a me. poi è diventato buio e la pioggia si è fatta incessante. è il momento che preferisco per rintanarmi, e stare bene. e sto bene. tanto qua dentro fa caldo, mica come là fuori; lo si capisce dai vetri della finestra un pò appannati. accade lo stesso alle bottiglie ghiacciate delle Bud, le teniamo strette nelle mani calde e il vetro è appannato. come si è appannata la vista per il fumo.
Intanto le goccioline scendono lente seguendo traiettorie imprevedibili sulla finestra, sono talmente perfette che sembrano aggiunte ad una foto in bianco e nero con un filtro speciale di photoshop. così che la foto ora vuole sembrare perfetta.
Questa finestra si affaccia su una vista che ora mi pare nuova, anche se l’ho già vista. ci offre uno sguardo sulla città. una città che ogni giorno sembra sempre così diversa, sempre con una storia nuova da raccontare, da vivere.
Fa talmente caldo che si sta bene in mutande. ma fuori sembra far freddo davvero. non lo so se sia davvero il caso di uscire. dovremmo coprirci per bene.

stiamocene qua dentro. qua dove non devo cercare i tuoi occhi tra la folla. qua dove gli sguardi non si perdono. dove i tuoi occhi sono addosso ai miei.

ti invito a stringermi la mano, e a sorridere. se vuoi.

 

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C’era una volta e un albero di Natale.

Un vestitino di raso rosso scuro con roselline ricamate e i biglietti per Lo Schiaccianoci; il piú bel regalo di Natale mai ricevuto. Avevo otto anni ed era la prima volta che mamma e papà mi portavano alla Scala a vedere un balletto. Quel balletto, quello in cui facevo il fiocco di neve al mio primissimo saggio di danza quando avevo solo quattro anni. Tutti e quattro insieme, vestiti elegantissimi, per il mio grande giorno. Tutti e quattro emozionati, incantati, tanto che mio papà all’intervallo non riusciva a trattenere la parlantina euforica che gli veniva quando era su di giri. Rideva e scherzava con il barista che, al momento di tornare al nostro palchetto, salutó promettendogli che si sarebbero rivisti al prossimo Schiaccianoci quando la sua bambina, quell’esserino che gli stringeva la mano che ero io, avrebbe ballato sul palco del Teatro alla Scala. 

Alle 14.30 di oggi, hanno spento le luci del teatro ed è entrato il direttore d’orchestra. Le prime note hanno dato il via al prologo introduttivo del balletto. Quella musica e io al buio; ho iniziato a piangere e non ho piú smesso fino a quando non si sono riaccese le luci. Ho pianto mentre mi lasciavo incantare dallo spettacolo, quello che non avevo piú avuto il coraggio di rivedere dal vivo.

È stato bellissimo.

Hate sleeping alone – Drake

Ho percorso quella strada tre o quattro volte, muovendomi come il puntino del gps che cerca il segnale. Come a voler intercettare qualcosa, o essere intercettata da qualcuno. Apparentemente ero convinta di non saper bene cosa ci facessi lí, in realtà il motivo lo percepivo benissimo. Avevo la sensazione che due occhi mi scrutassero dall’alto di una finestra del palazzo, anche se non avrei mai potuto vederli. Ecco perchè mi sono messa a guardare il cielo, grigio come piace a me; rassegnazione ma rassicurazione: neanche il sole a rompere i coglioni. 

Sono avvolta nel buio ora e ho intenzione di farmi risucchiare completamente da questa assenza di luce per potermi abbandonare. Sto aspettando il momento in cui i miei occhi si chiuderanno per la stanchezza, cosí da provare a dimenticare 

la sensazione di sentirmi i suoi occhi addosso. 

Cinderella (cristinapalmieriarte.com)

Magari non vi interessa molto di danza. Ma dicono che scrivo molto bene e c’è qualcuno che pubblica i miei scritti, magari vi va di leggere un pó 😁😁😁
http://www.cristinapalmieriarte.com/item.php?menuId=15&table=homeditorials&itemid=94

Rose rosse surgelate (part. II)

Arriverà un momento in cui ogni cosa avrà un senso, ma potrebbe anche non accadere mai. C’è il rischio che tutto rimanga esattamente cosí com’è, ma vale comunque la pena cercare di scoprire cosa potrebbe succedere se andasse diversamente.

È una sfida… scoprire se quella rosa rossa resterà per sempre intappolata in quel cubo di ghiaccio, se tornerà a respirare dopo che si scioglierà o se senza di esso capirà di non poter vivere.

Ben Howard – Depth Over Distance

Qualcuno poco tempo fa mi ha detto che a volte le parole hanno piú peso dei fatti, lo aveva colpito in particolare il mio modo di parlare e di scrivere…. Cosa poi mi ha detto a riguardo di preciso peró lo tengo per me. Ricordo di aver ribattutto dicendo che peró poi sono meglio i fatti delle parole… Quello che è successo dopo di preciso lo tengo ancora una volta per me.

Le parole possono raccontare tutto o nascondere ogni cosa. Quante parole che si dicono ma quante non riescono mai ad essere tirate fuori. A volte si bloccano a metà, altre volte si perdono tra i pensieri. Ci sono momenti in cui le parole sono spontanee e in particolari circostanze invece seguono momenti di lunghe riflessioni. 

Parole che sono come respiri, che a volte peró fanno sentire la loro mancanza, una sorta di apnea. Troppa confusione, come questa sera, o forse è solo un vuoto o è colpa della voglia di isolarsi. Parole a vuoto, parole perse, parole mute, parole senza suono, parole non dette. Parole che al momento non ci sono o che somigliano solo a rumore bianco.

Parole, che prima o poi avranno una loro storia da ricomporre e magari una nuova da raccontare. 

Parole, prima o poi.

invisibile

Un giorno o l’altro esplodo, non so di cosa non so per cosa.

Ma non ce la faccio più… È davvero cosí impossibile per me? È realmente una cosa tanto difficile? Non capisco davvero.

Più non capisco, più non risolvo mai nulla. Intanto la notte diventa sempre piú pesante da sopportare, addormentarsi in un letto vuoto ormai è impossibile e 

abbracciarmi da sola lascia un freddo gelido che non riesco più ad ignorare.

Alla ricerca di

Pensavo alla semplicità. 

Costruiamo castelli cosí complicati e traballanti che poi non riusciamo mai a scoprire cosa ci sia all’interno. Inventiamo storie talmente incasinate che per conoscerne il finale ricorriamo sempre a pensieri troppo contorti. E alla fine ci perdiamo nel buio dimenticandoci di accendere la luce. 

Quanto siamo stupidi! Piuttosto che riconoscere la bellezza nelle cose piú semplici ci improvvisiamo maratoneti di una corsa ad ostacoli.

Eppure di cosa avremmo bisogno se non un pó di semplicità… quella di un ciao, di una carezza, di un abbraccio, di un sorriso!

Quella semplicità che sembra felicità, che porta con se qualche bella storia fatta di semplici cuori che battono all’unisono.

Che il cuore si sente battere stando zitti.