Messaafuoco

C’è sempre un’alternativa.

Ma può esserci un’alternativa

a una persona?

Siamo onesti, qual’è la nostra verità? Cos’è che ci tiene lì, che non ci fa cambiare prospettiva e sembra non esistere altro desiderio per noi?

Non riusciamo a guardare nessuno negli occhi senza la fervida convinzione che, dannazione, non sia la stessa persona. Non è la stessa cosa.

Non riusciamo a tenere una conversazione senza pensare, che cavolo, quella persona direbbe esattamente il contrario.

E cosa succede poi quando quella persona è, in realtà, distante? Quando c’è così tanto spazio fra di voi, che siete passati dall’essere tutto a non parlare neanche più la stessa lingua? Dov’è finito il suo interesse, che diavolo è successo a quella lusingante intesa? Cosa succede quando anche i suoi occhi su di voi sono diversi?

Succede che fate il miglior sesso di sempre, che ti prende per la gola e ti lascia una scarica elettrica.

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Stanotte ti ho sognato

Ci sono periodi in cui non sogniamo, o meglio non ne abbiamo ricordo, come se non ne avessimo. Di sogni.

Fino a quando, un mattino ti svegli con un sorriso e il ricordo di qualcosa di bello. Finalmente la notte ha portato con se un sogno, e fortunatamente è pure bello.

La dolcezza di un bel pensiero ti culla al risveglio, non è reale ma ti scalda il cuore.

Un solo sogno può far riaffiorare la bellezza di una persona, che lascia un velo di gentilezza e un’allegra malinconia con una sorpresa consapevolezza di non essersene dimenticata.

Nonostante la lontananza, l’oceano Atlantico e gli abbracci sospesi trattenendo il respiro.

Vigilia numero 26

La tristezza non è solo triste, è anche subdola. Trasforma il nostro stato d’animo, cancella la luce nei nostri occhi, si insidia fra noi e i nostri momenti facendoli apparire belli sotto mentite spoglie, di una felicità illusoria.

Barattiamo un pandoro con quell’allegra illusione d’amore, un panettone con l’idea immaginaria di felicità data da due corpi che si uniscono.

Fino a quando, stanchi di essere cullati da una malinconica dolcezza, non diciamo basta.

Rimaniamo così, nudi e cotti sotto una nebbia di tristezza.

Ma senza più illusioni.

C’era una volta la mia storia

Ogni tanto mi piace stare ai margini a osservare.

Mi piace intromettermi con la fantasia tra i gesti e le parole degli altri. Che posso solo immaginare. Creo storie, d’amicizia d’amore o di screzi.

Creo una storia tutta mia, quella che più mi piace al momento. Non è mai la mia, ma sono mie, e possono sembrare rassicuranti.

Così non posso mai sentirmi del tutto sola.

Vedo un bacio, una carezza, delle risate e sento un pó di quel calore che manca. L’assenza di una mancanza.

Forse l’amore

Incastrati fra i propri sogni e le proprie fantasie, a fare a pugni contro la realtà e i conti sotto gli occhi dei saggi.

Smarrendosi, sempre fuori luogo, inadatti e incomprensibili.

Compresi solo in parte dall’illusione di un complice, forse uno sconosciuto. Sempre senza sicurezza, senza la chiara concretezza. Solo un abbraccio che profuma d’amore.

Perchè l’amore non si sa spiegare, è stato banalizzato troppe volte e a loro non puoi neanche spiegarlo. Eppure, paradossalmente, ogni tanto, sembra che ci sia amore nei posti più disparati, fra i gesti meno sospetti e gli occhi di una persona inattesa.

Forse c’è amore, ma non sarà di certo la certezza di altri.

Malinconia d’agosto

Le storie d’amore sono molto belle da leggere, da scrivere o da immaginarle nella propria testa ma poi nella realtà mi fanno paura perchè più persone entrano nella tua vita più è facile che un giorno ne possano uscire.

Come mio papà .

Miopia

Questa sera ti ho riconosciuto, al di là della darsena tra la miopia e i fumi della sigaretta. Ti ho visto tra i gesti di uno sconosciuto, tra i modi di fare di una persona che non eri tu.

Ti ho riconosciuto tra le mie illusioni.

Non eri tu, era solo il ricordo di te che si era impadronito del mio sguardo ma io ho sentito comunque un brivido lungo la schiena.

Mi sono detta che non capiterà più, guarirò dalla miopia.

io e dipendenze fantastiche

C’è questa cosa strana fra me e le mie dipendenze… e con dipendenze intendo quelle cose che ripetono con frequenza spasmodica, sempre uguali per tanto tempo.

ho una nuova dipendenza ogni sei mesi (circa, suppergiú, si bè insomma) e caso vuole siano sempre supercaloriche.

  • pizza con le patatine fritte
  • marshmallows
  • coca cola
  • oreo e burro d’arachide
  • kebab
  • pizza con salame piccante
  • KFC (specialmente original recipe)
  • focaccia con salame piccante e maionese
  • coccodrilli haribo
  • gelato al pistacchio
  • in aggiornamento

Reset e Restart

Vi è mai venuta voglia di voler resettare qualcosa e farla ripartire da capo? Per esempio tornare al primo incontro con quella persona (per cui non vi è ancora passata dopo mesi e tanta tristezza) e rivivere quei bellissimi momenti che non potranno più tornare vista la merda di com’è andata a finire?

È questo ciò che non riesco a dimenticare, quella cosa che ancora oggi mi lascia l’amaro in bocca e che, anche se meno frequentemente di prima, mi fa salire la malinconia. Tutto è andato in merda, lui è sparito… puff… ha deciso semplicemente che era la soluzione migliore per lui. Una gran bella vaccata, insomma. Ora da lí ci sono solo punti di non ritorno, niente più dolci speranze o dolci pensieri. Ecco cosa mi dà rabbia, tristezza e malinconia: sapere che per me è realmente finita perchè non ci sono scuse per un comportamento così di merda. Mioddio quanto tempo è passato, e ancora penso a lui. Ripenso a quando era davvero un bel pensiero e darei qualsiasi cosa per tornare a pensare a lui con dolcezza.

Che rabbia.

Archivia

Whatsapp ti dà la possibilità di archiviare le chat così, quando non vuoi che accidentalmente l’occhio cada su quella conversazione ma non è ancora arrivato il momento di cancellare del tutto la possibilità di riascoltare una voce ormai lontana dai messaggi vocali in preda all’alcolismo, le “nasconde”.

Ma è possibile archiviare anche i pensieri, per tenerli nascosti quando non si riesce ancora a eliminarli?

In trappola

Sto immaginando la mia testa come un alveare; in cui i pensieri si annidano fitti, e rimangono intrappolati nelle fessure. Ecco che quando i miei occhi si fissano su un’immagine, quella viene acchiappata e rimane lì, fissa nella mia testa. È come incollata, distolgo i pensieri ma puntualmente mi sembra di ritrovarmi quel quadretto davanti agli occhi. Non è reale, quindi lo sguardo non posso distoglierlo ed è così che inevitabilmente ripenso a ciò che doveva rimanermi oscuro. È qualcosa su cui non avrei dovuto posare lo sguardo, qualcosa che non avrebbe dovuto impossessarsi dei miei pensieri, perchè è un’immagine che mi strapazza lo stomaco e il mio cuore vorrebbe scappare mentre avverto una sensazione di nausea. Non ero preparata a una realtà ignota. Aspetto con ansia il momento in cui quella immagine sparirà dalla mia testa, una foto reale che ora si ripresenta davanti non concretamente.

Aspetto il momento di rimpadronirmi della mia immaginazione, della mia testa, della mia fantasia che solo lei può aggiustare la mia realtà!

Sono triste e lo dico senza vergogna

Quando meno ce lo aspettiamo, la natura subdolamente trova i nostri punti deboli. Allora vorremmo non provare nulla, forse non abbiamo mai voluto provare nulla, ma sentiamo quel qualcosa che ovviamente abbiamo provato. Soffochiamo così tanto di noi per guarire più in fretta, ma rendersi insensibili così da non provare più nulla è un gran peccato. I cuori che abbiamo nel cuore ci vengono dati una sola volta e prima che lo capiamo, ci si è consumato il cuore. C’è dolore, pena… ma non dovremmo soffocarlo. Con esso c’è la gioia che abbiamo provato.

In attesa

Sono nata iperattiva. Fin da quando sono piccola non sono mai stata capace di stare ferma, ho sempre dovuto far qualcosa. Non ce la faccio a rimanere a guardare, devo agire. Non sono capace di restare immobile, devo muovermi.

Nell’ultimo periodo non sono mai stata ferma un attimo, fino a che non mi sono ritrovata paralizzata. Mi sto accorgendo che non posso fare nulla, in questo momento non posso agire. Sono completamente inerme, qualsiasi cosa io faccia è inutile. Anzi, più io cerco di agire più combino guai e non realizzo nulla. Effettivamente, troppo spesso ho cercato di far avverare ciò che volevo combinando solo disastri e senza ottenere nulla di buono. È come se, a questo punto, dovessi cercare di fermarmi un attimo ad osservare ciò che accade, immobile. Forse è il primo grande cambiamento che devo vivere, devo imparare ad avere pazienza. Sono in balia del corso degli eventi, tutto deve succedere e io devo lasciare il tempo alle cose di accadere. Non ho io il potere di avverare il futuro, non sta volta. Sono in attesa, senza sapere di cosa precisamente.

Non riesco a muovermi. Non faccio nulla. Ho paura, non so se ce la farò. Ma tutto mi paralizza.

Devo aspettare.

Pamela Anderson

Non è un dato di fatto, ma non è neanche poi così tanto una casualità visto che accade spesso.

Quando sono in periodo di siccità, cioè quando non ho un uomo… vabbè mi spiego meglio. Quando non scopo da tanto tempo, quasi due mesi in questo caso,

le mie tette diventano enormi.

Sembra assurdo detto da me, che di tette non ne ho mai avute. Infatti, si gonfiano solo un pochino tanto, cioè si fanno sentire e si vedono. Io che non sono abituata, quando si gonfiano così mi sembrano giganti. Le percepisco in ogni movimento, diventano palpabili, e riempiono la prima taglia di reggiseno.

Vabbè non è la prima volta che capita, succede in cambi di stagione quando manca una settimana al mar rosso. Però è strana come coincidenza, succede sempre quando le posso guardare solo io. Mi accontento, toccarmi le tette manco fossi Pamela Anderson che se le strizza uscendo dal mare è divertente.