L’altra metà del cielo

A volte il cielo sembra brillare anche senza stelle.

E un pensiero ti sfiora la pelle, lungo la schiena. Lascia un sorriso sulle labbra; ha il sapore di un bacio.

È un pensiero dolce,

che ti culla nel buio.

Stupidi babbani!

Vorrei essere intelligente per saper elaborare i miei pensieri e cercare di capire cosa mi passa per la testa.
Mi sento sempre più stupida, perchè non riesco a tenere a mente un ragionamento sensato per più di due secondi, prima di dimenticarmelo.

Quelle cose lì un attimo prima sono grandi rivelazione,
l’attimo dopo quelle cose lì sono stupidate che non ricordo neanche da dove le ho tirate fuori.

C’è bisogno di sentirsi continuamente diversi e al tempo stesso uguali agli altri per farsi accettare.

Ogni tanto mi accorgo di essermi bruciata via i neuroni… Infatti puntualmente mi ritrovo a fissare il vuoto in mezzo ad una folla di gente, chiedendomi che ci faccio lì.

Non sto capendo più nulla, non riesco a riconoscere più le persone che mi circondano.
Ma io sono la prima a non comprendere i miei stessi atteggiamenti.
Mi sembrano tutti così ipocriti, mi fanno grandi discorsi su “cambiamenti-stili di vita migliori- distinguersi dalle masse” e poi si comportano allo stesso modo di quelli che poco prima hanno condannato come “quei soliti stupidi-tutti uguali”.
Sono io la prima che rientra in questa categoria di ipocriti comunque;
mi sento talmente diversa dagli altri, cerco di esserlo ad ogni costo perchè quello che vedo in giro mi fa schifo eppure, puntualmente, cerco di farmi accettare ad ogni costo, chiedendomi perchè sono sempre sbagliata e non sono mai giusta per nessuno.

Forse la verità è che siamo tutti uguali da essere totalmente diversi gli uni dagli altri.
Ci sentiamo diversi da loro come loro si sentono diversi da noi.
Se ci rendessimo conto che la differenza che c’è tra ognuno di noi è in realtà ciò che ci rende tutti uguali, perchè proviamo le stesse identiche cose, vedremmo la nostra vita in modo diverso?

Infondo, siamo tutti dei babbani!

Cane

C’era una volta un gattino carino.
Ho deciso che mi piaceva tantissimo e non volevo piú lasciarlo.
Lo coccolavo, lo accarezzavo e piú continuavo piú il naso continuava a prudermi, fino a farmi perdere il controllo per colpa degli starnuti.
Eppure continuavo a tenermelo vicino, con la cortezza di non farlo andare via.
Finchè non ho esaurito la mia pazienza tra starnuti lacrime e peli nel naso; cosí mi sono alzata dalla poltrona in cui sedevo e me ne sono andata.
Dopo pochi secondi che me n’ero andata il prurito al naso continuava e sentivo terribilmente la sua mancanza.
Il fastidio di lí a poco se ne sarebbe andato, anche con l’aiuto di un antistaminico.
Ma avrei continuato a sentire la sua mancanza.
A questo punto non capisco neanche più se sto parlando del gattino o di una persona….
È sempre la stessa storia.
Non guariró mai.