Tengo il buono

Ricordo certe cose come se fossero le più belle in assoluto, quelle che per un secondo ti fanno stare bene solo a ripensarci e pensi che nulla ti fará mai stare così

Ma è solo un breve secondo prima che tutto si trasforma in un pugno nello stomaco

Perchè a ripensarci lo erano anche allora, ma erano pugni al cuore 

e il fatto che siano riusciti a rianimarlo e a farlo uscire dal cubo di ghiaccio,

non è detto che sia una buona cosa.

Ti hanno lasciato così, vulnerabile

e non è detto che sia una buona cosa

Primavera non bussa, lei entra sicura.

La primavera si avvicina.

Ho le tette gonfissime. 

Non si nota neanche ma io vi assicuro che sono piú grosse. Anche se non è vero.

In realtà ho il presentimento che manchi ancora tantissimo alla primavera. Il sole e le temperature poco più alte sono solo un’illusione. In realtà si deve ancora indossare la sciarpa di lana e la giacca pesante. Non si è ancora fatta. Ci lascia in sospeso facendoci credere che si inizia a stare bene.

Ecco, sono quella speranza malinconica che scommette sull’arrivo della primavera.

Ci siamo quasi, ma bisogna ricredersene subito.

Caffè lungo senza zucchero (x7)

Sarà colpa del whisky. O sarà colpa del caffè.

Occhi fissi nel vuoto quando il sonno sembra non arrivare, mentre l’ora in cui suonerà la sveglia è sempre più vicina.

Non esiste una guida pronta all’uso per riuscire ad addormentarsi; pensare a cose belle o chiudere gli occhi e lasciarsi andare, sono consigli troppo sottovalutati. In realtà basterebbe scollegare i pensieri, non impuntarsi su certi argomenti, essere persone sane di mente, non bere troppi caffè o coca cola, non ascoltare la musica….

mi piaci tu, mi piaci tu, mi piaci tu…ma come te lo devo dire?

Ostilità affettuose

Leggendo casualità:

L’amore fa male e il sesso è ostile.”L’assenza di ostilità causa indifferenza e noia nel sesso. L’essere umano non è una specie molto affettuosa, soprattutto nel sesso.”

Rumiginando, chissà poi quali pensieri seri. Che non sia questo però il segreto? Se ció che vorremmo tenere a debita distanza è quello che in realtà ci fa provare quei brividini lungo la schiena….

Si ma l’affetto? Perchè no l’affetto…

Allora ci si accorge che spontaneamente non si dimostra tutto quell’affetto spontaneo che saremmo in grado di offrire, per cui ci riteniamo naturalmente affettuose….. e che aspettavamo con ansia di dare in un momento del genere!

Che specie strana “l’essere umano”!

Spiegamela

E’ possibile imparare ad essere delle persone razionali?
Più di quello che in realtà si è?

Provare qualcosa, cercando di restare impassibili; come se ci si fosse abituati a non dare ascolto alla propria emotività. O meglio, come se ci si fosse abituati a gestirla.

Ma… Se in realtà fosse solo qualcosa di nuovo? Come una sensazione mai provata prima? Magari si rivelerebbe anche qualcosa di bellissimo.

A questo punto, è il caso di non pensarci troppo.

A me va

Le cose vanno, si dice così, bene.
Lo si dice, figuriamoci, senza neanche sapere bene cosa significa.
A volte bene sembra la retta che deve intersecarsi con una circonferenza, pensa un pò te. Se no non lo è più. E’ proprio da quel cerchio che si finisce per credere che benenormale coincidano al centro.
A tutti i costi si cercano sempre dei punti in comune, come delle ancore di salvezza; corriamo ai ripari.
L’insufficienza, ovviamente perenne, in geometria analitica suggerisce che l’equazione fatta per trovare la retta sia sbagliata; lo dice anche il disegno.
Bene non interseca al centro con normale, nè tantomeno ha punti in comune alla circonferenza, non ci sta, è esterna; ha scelto un’altra strada.
Non c’è da giustificarsi però, se va bene, veramente.

Se il problema fossi io – Ghemon

Pensieri brutti e inutili,
brutti come le falene,
inutili come le cimici puzzolenti che si insidiano tra le fessure della finestra di notte
svegliandoti.

Ghemon cantava… Se il problema fossi io?


Già, spesso quando inizio a scrivere più che trovare parole mie mi risuonano in testa musica e parole di altri. Sta volta un pezzo che ho ascoltato pochissime volte, se paragonato ad altre canzoni di Ghemon che metto a ripetizione continua… ma che risuona familiare.

Se il problema fossi io ,si
sarebbe facile risolverlo
per com’è facile coinvolgermi
prendere un concetto semplicissimo e stravolgerlo
Damn baby! Sayonara!
Non vedi che…no,non lo vedi,è evidente…
perchè la tua forma di malattia
è una miopia degli occhi dell’anima, una patologia frequente
…che se la profilassi fosse la prassi, almeno non dovresti discolparti…
ma tu sei come quelli che dicono “odio l’ipocrisia” e sono gli ipocriti più grandi!
Vi scontentate tutti del vostro niente
attaccandovi al mio tutto
studiandone la forma
sparandomi pallottole di gomma
che, hey, mi dispiace, non fanno da deterrente

Situazioni e fatti che ora mettono in dubbio il mio essere, la mia intelligenza, la mia astuzia e la mia mente… Ma davvero? Il problema sono io? Perchè giocano con la realtà dei fatti e io finisco per STORDIRMI?

Siamo seri, quanta meschinità c’è in tutto questo?
Chapeau, siete tutti molto bravi. Vi ammiro.

Ma io ho deciso che non voglio più perdere.
Preferisco rimanere il problema. Se sono davvero io il problema.
Preferisco che il problema fosse solo mio. Se il problema fosse mio davvero

Lasciatemi qui, così a sbagliare, o a non sbagliare…. da sola.

Palmieri

Fin da piccola ho sempre ascoltato tante storie sulla mia famiglia. Sarà che è molto numerosa per cui ogni persona porta con se storie e aneddoti diversi; ma ad ogni rimpatriata familiare saltano fuori sempre nuovi racconti.

Ho sempre percepito da parte dei miei zii o cugini, piú sentito da alcuni e molto meno da altri ma comunque evidente, un attaccamento al proprio cognome, per me quasi sempre incomprensibile; talvolta anche inconcepibile. 

Non sono mai state molto frequenti le occasioni per ritrovarsi con i parenti e negli anni sono sempre piú rare. Ma ogni volta si crea una situazione per cui ognuno si sente appartenere ad un’unica grande genealogia e ci si riconosce nel proprio cognome. Gli aneddoti raccontati dagli zii poi arricchiscono ogni volta la storia della famiglia, come a voler sottolinearne una certa bizzarra importanza.

Per me è sempre stata una cosa particolare, ho sempre provato dei sentimenti strani ogni volta che mi trovavo in mezzo a quella famiglia e quando poi tornavo nel mio mondo. Ho sempre avuto l’impressione che tutti volessero sentirsi importanti, unici e rari, attraverso il nome della propria famiglia. Io facevo e faccio tutt’ora fatica a spiegare cosa percepivo e cosa provo durante quei sporadici incontri con i miei parenti; non concepiró mai come tutto il passato possa valorizzare cosí tanto il presente se è talmente remoto che non mi tocca cosí poi da vicino.

Probabilmente avrei dovuto vivere a Rho per farmi conoscere da tutti, ma credetemi che preferisco essere una persona anonima e in incognito, vivendo senza il bisogno di farmi riconoscere o di sentirsi superiori.