Favole – Mecna

Il volto di Anna Magnani proiettato su grande schermo, la voce della prof. che risuona come un eco sempre piú distante

Lontana, sono altrove e improvvisamente mi ritrovo sola con i miei pensieri, con le mie fantasie.

Uno scherzo della mia mente, improvviso e innaspettato.

Senza volerlo sto pensando a te. 

Nella mia testa si proietta un’immagine di me e te insieme, cosí imprevedibile e spiazzante da confondermi.

“…non so com’è sbarazzarmi di te…”

Mi perdo in mille domande inutili, mi sento impotente difronte al pensiero di te.

“…piú è complicato e meno sembra difficile. quasi quanto fermare il tempo…”

Pacman che corre a zig zag scappando dai fantasmi bianchi, io escogito il modo migliore per mantere una certa distanza da te, ma sto aspettando la tua prossima mossa.

“…più provo a rifletterci e piú mi prendo male…”

Voglio osservarti,

tu cosí prevedibile e imprevedibile.

“…non so se andarci incontro o nascondermi per il gran finale…”

Non c’è un senso, non vale neanche piú la pena cercarlo.

Non c’è piú logica, non avró mai una spiegazione per capire cosa sta accadendo.

“…per me non ci vuole una svolta ma un imprevisto…”

Se il problema fossi io, vorrei capirlo.

Magari potrei solo convincermi a lasciarmi andare, abbandonare tutti i miei discorsi logici, smetterla di farmi le paturnie.

Buttarmi e scoprire cosa mi aspetta, non curante di tutte le conseguenze.

“…qua siamo noi e basta. noi e basta…”

Ma anche a volerlo ora come ora avrei bisogno di un tuo chiaramento sul tuo modo di comportarti. Non c’è bisogno di spiegazioni difficili.

Basterebbe un bacio.

“…. non raccontarmi le tue favole….”

Magari è solo perchè hai paura anche tu!

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17 (parte 2)

Sono le aspettative ad uccidere la felicità delle persone.

Piccoli momenti in cui vediamo proiettata la nostra felicità in qualcosa o in una persona.
E poi, lentamente, vediamo morire quel bagliore di felicità che dipende da altro e non da noi stessi.

Puntualmente ci ritroviamo a fare sempre lo stesso errore.
Cosa ci aspettavamo poi? Cosa ci immaginavamo? Cosa ci avrebbe realmente reso felice?

Come trasformare il nostro giorno in un giorno speciale, che tutti ci hanno augurato per messaggio?

Mi sembrano una serie infinita di schiaffi.

Desideravo e mi aspettavo solo una cosa, ma mi sono ritrovata a litigare con mia mamma, a versare lacrime, quasi a maledire questo giorno. Quello che mi aspettavo non si è realizzato e ora è svanita anche la speranza di essere felice oggi.

Dopo tanto tempo che non mi succedeva, che aspettavo questo momento quasi con ansia, finalmente è successo.

Sto piangendo come una bambina chiusa in camera mia con le cuffie e la musica altissima.

Bè, dopotutto il lato positivo c’è. Le mie aspettative non si sono realizzate, ma ho raggiunto qualcosa che mi era impossibile da tempo.

Da oggi ho 23 anni e insomma, non si è mai troppo vecchi dopotutto…..

Volevo solo un abbraccio.

ALTERego (un altro me stesso)

Treno pieno, gente ammassata. Tolgo lo zaino dalle spalle per fare spazio,

mi tocca tenerlo in mano.

Fuori piove, il pavimento è allagato.

Zaino in una mano e l’ombrellino sgocciolante nell’altra.

Mi guardo intorno imbarazzata, perchè in questo momento mi sento un fumetto.

Penso che da fuori devo essere un’immagine buffa.

Mi guardo intorno e vedo lui, in piedi appoggiato alle pareti del treno.

Tiene un ombrellino con una mano, e con l’altra tiene lo zaino.

Il mio stesso zaino, stessa marca stesso colore. Che poi è il classico packback da disagiati e ho sempre pensato di essere l’unica ad averlo.

Lo guardo meglio.

Giacca di pelle nera, jeans, nike e cuffiette dell’iphone alle orecchie.

Avrei voluto iniziare a ridere come una matta, 

é una cosa incredibile.

Lui è il mio alter ego al maschile.

Lo guardo meglio, decido di studiarlo e capire se è una cosa possibile.

Mi chiedo se si possa considerare un incontro del destino.

Forse a questo mondo tutti abbiamo un alter ego.

Lo scruto meglio,

è basso.

Quindi già decido che non potrebbe mai essere l’uomo della mia vita.

Cerco i suoi occhi,

è bruttino.

No, allora probabilmente non è davvero il mio alter ego.

Una rosa blu

Basta solo uscire dal guscio, iniziare a sbirciare fuori e accorgersi che si puó sempre trovare nuovi motivi per sorridere.

Buttarsi nella mischia, gettarsi tra le braccia del caos, accettare sguardi sconosciuti

e capire che non si è del tutto da buttare,

che ogni tanto basta una pacca sulla spalla da qualcuno che magari non è neanche nostro amico

e ci si rimette in carreggiata.

Oggi si lavora e poi si balla, 

ci sono i tedeschi, o dovrei dire il tedesco,

qualche sorriso di troppo 

e una rosa blu.

Oggi è davvero il giorno giusto per chiedermi come sto.

Ti direi che sto bene.

Domani peró, non lo so.