Miti da sfatare e dove trovarli

Le domeniche d’agosto quanta neve… no!

Questa domenica piovono dal webbe polpette di novità, a quanto pare non va più di moda infilare il cazzo in bocca ad una tipa che inizia a romperti coglioni.

Gli uomini iniziano a dire in giro di essere profondi, di voler guardare l’interno di una donna.

Notizie come queste rischiano di sovvertire il controllo della forza gravitazionale sui pianeti da Mercurio a Venere. 

Ovviamente è una teoria che ha ancora bisogno di essere verificata da attente analisi sociologiche prima che venga inserita nell’enciclopedia annuale pubblicata dalla nota casa editrice Cioè.

Cioè, a quanto pare dovrò ricredermi sul mio pensiero che tutti gli uomini siano sulla terra per scoparsi tutte (cosa che invidiavo al genere maschile più di ogni altra). Ora predicano in giro di essere sensibili, e forse dovremo tutte iniziare a prenderne atto.

Storia della mia vita (ore 04.56)

Sognare la piadina maionese e salame

Sapere di avere tutti gli ingredienti in cucina, ma avere solo voglia di dormire dopo essersi già lavata e essersi messa il pigiama e essersi sdraiata nel letto

Cercare di addormentarsi in fretta sapendo che quando mi sveglierò avrò piadina con maionese e salame da mangiare

Non ho mai capito la scienza

È scientificamente provato che la canna finisce sempre prima di quando tu vorresti spegnerla

È scientificamente provato che il treno arriva solo quando ti accendi una sigaretta che hai acceso solo perchè dopo 10 min di ritardo il treno non si era ancora deciso ad arrivare fino a quando non hai acceso… bè si avete capito

È scientificamente provato che le tipe dopo di te sono sempre cesse

È scientificamente provato che piove sempre sull’asciutto

È scientificamente provato che quando tutto va di merda in realtà va tutto di merda

È scientificamente provato che l’oroscopo dice la verità solo quando Bilancia è bellissima felicemente ricca e amata

È scientificamente provato che se un film inizia bene allora puoi guardarlo

È scientificamente provato che scientificamente lo scrivo correttamente solo perchè me lo corregge l’iphone tra le parole consigliate

scarpette – rose rosse – G (Wunderkammer)

Ogni paio di scarpette potrebbe raccontare una storia e suggerire le emozioni provate indossandole. A ognuna di esse è associato un ricordo: la prima lezione di tecnica di punte, il primo spettacolo, il palcoscenico, Treviso, Milano, Berlino, Milano.

È il sogno di una bambina che cresce con lei, che l’accompagna dall’infanzia fino a a vederla diventare donna. A ritmo di musica è nata la passione per la danza classica, la voglia di imparare e maturare, di decidere il proprio cammino fino ad arrivare ad accettare se stessi e i propri limiti. Attorno a questo mondo ha preso forma una persona, appasionata e curiosa di esplorare il proprio essere per conoscere sempre nuove facce del proprio “Io”.

Ogni persona durante il proprio percorso di vita e di crescita affronta delle sfide cercando ogni giorno stimoli nuovi, nonostante le difficoltà e le situazioni peggiori. Fino ai diciassette anni di età tutto sembra seguire un vortice incessabile di eventi, poi ad un tratto tutto sembra fermarsi. Qualcosa ti dice che è ora di crescere e allora la realtà delle cose viene a farti visita. Qualcosa che fino a quel momento non avresti mai pensato potesse capitare proprio a te, che l’avevi solo minimamente immaginato attraverso i racconti di altre persone, si appropria della tua vita. Succede che un giorno papà non c’è più, rimane una rosa rossa. 

Si narra che quando San Giorgio sconfisse il drago e liberò la principessa, dal sangue della creatura fiorì una rosa che egli donó alla fanciulla. 

Da quel momento le favole hanno lasciato il posto alla realtà, insieme alle emozioni si sono accumulati i ricordi. Ma ciò che non svanirá mai sarà il desiderio di andare sempre oltre a ciò che c’è. Perchè nulla è perduto se c’è sempre la speranza di trovare qualcosa in più.

Le parole che non ti ho detto

Non volevo più di quello che c’era. Non ti avrei mai chiesto di più.

Volevo solo che tu ci fossi. Anzi, o meglio, io volevo esserci, per te. Con te.

Invece hai giocato a fare la lampadina. Una lampadina che si spegne e si riaccende quando vuole. Mi hai lasciata lì a chiedermi dove ti fossi nascosto, al buio. Da sola.

E io ho paura del buio. Al buio non ci vedo.

Quando sei riapparso, la luce era troppo forte. Mi ero già asciugata le lacrime e gli occhi ormai si erano abituati all’oscurità. Un abbaglio e io stordita. 

Ma dopo tutto questo tempo mi ero già preparata e ho tirato fuori il coraggio. Ho preferito rimanere lì da sola al buio, con la stessa malinconia di due mesi fa e con quelle stesse lacrime, che non hanno fatto in tempo a scendere che si erano già asciugate sulle mie guance.

Ho pianto, sí. Ma non come si dovrebbe. 

Infondo lo dico sempre,

io non sono capace di piangere.

Chet Faker – I’m into you

E ci ho pensato sai, a tutte le cose che non ho fatto ma che avrei potuto fare. A tutto ciò che ho detto invece di dirti ciò che avrei dovuto.

È tutto ciò che in realtà non avrei dovuto darti, ma che avrei potuto.

Tutto ciò che non avresti meritato è tutto ciò che avrei potuto comunque darti.

Tutto ciò che avrei potuto essere per te.

Per te che non sono nulla, ma che hai lasciato molto più di quello che credi.

Quel tutto è un vuoto che mi mangia la pancia ora.

Non sono nel torto, ma quella canzone non riesco ad ascoltarla.

Non l’ascolteró mai più.

Anche se sarà sempre la più bella……

Girls 06×01

Cosa c’è da odiare?

E’ più facile amare qualcosa, piuttosto che odiarla. Non pensi?

L’amore è la cosa più facile del mondo.

Tutti si definiscono in base a quello che odiano. Non hanno neanche idea di cosa gli piaccia, sanno solo ciò che non gli piace. Sono tutti talmente occupati ad inseguire il successo e trovare un’identità che non riescono a godersi il piacere.

L’odio richiede energie, l’amore regala vibrazioni.

 

Su una nuvola

Mamma l’altro giorno è entrata in camera mia lasciandomi un libro sul comodino e ha consigliato di leggerlo, quando ne avró avuta voglia.

“Accettare se stessi”. 

Così recita il titolo del libro, a caratteri cubitali sulla copertina bianca.

Non l’ho ancora iniziato, è lí. Ogni sera quando vado a letto lo fisso, fisso il titolo. Non so quali pensieri usciranno da quelle pagine, non ne ho idea. Ma il titolo mi intimorisce e non sapendo cosa aspettarmi, non riesco ad iniziarlo. Lo fisso e senza sapere a cosa si riferisce quel titolo 

mi chiedo se io potrei mai accettare me stessa, se c’è anche una sola, piccola cosa che accetto di me o se ci sarà mai e come me ne accorgerò e se questo cambierà mai qualcosa di me.

Vivere chiusa dentro una bolla d’insoddisfazione e sentire di non essere mai contenti ma sempre malinconici nonostante il sorriso sempre in volto. Tutto questo come fa a convivere con l’accettare se stessi?

Che poi se io accettassi me stessa questo stato d’animo sparirebbe?

Che poi io non capisco mai perchè scrivo sempre dopo aver fumato la canna prima di dormire. Ninna canna e mai a nanna. Si perchè fumo per addormentarmi ignorando i pensieri. Ma partorisco il pensiero di scrivere quella cosa lí e quell’altra lá e alla fine penso più del dovuto.