esagerata-mente

Esagerato è il modo in cui ci si sente in alcune circostanze, che non si può controllare.

Esagerato è un discorso che vomita parole facilmente fraintendibili, ma che trovano la giusta collocazione per forza di cose.

Esagerato è il bisogno di trovare una scappatoia per allontanarsi il più in fretta possibile, da un eventuale inciampo emotivo.

Esagerata è la sensibilità con cui si affronta ciò che accade quando accade, senza sapere perchè accade.

Esagerato è il movente della malinconia, per cui ci si ritrova a fissare il vuoto dal finestrino di una metro in corsa.

Esagerata è la necessità di vedere in modo cristallino ciò che è giusto riconoscere, e di volerlo raccontare.

Esagerata sono io, spogliata del mio cinismo e apatia. Esageratamente emotiva e sensibile.

Esagerato è il controsenso che sono.

Malinconia prepotente

Senza motivo, dopo un fervido tentativo di mantenere alta l’allegria e la spensieratezza – quasi in modo naturale – la mancanza prima o poi si fa sempre sentire. E accade in modo prepotente quando non te lo aspetti.

Perchè accade? Sembra quanto meno esagerato e fuoriluogo provare così tanto questa mancanza; suona come se fosse esagerato. Come se essere stati troppo razionali abbia solo fatto scatenare la furia dell’emotività.

Cercando di trattenere ogni reazione sensibile, si sono scatenati poco alla volta tanti stati d’animo diversi.

La negatività ha portato con se una permalosa diffidenza e il lato positivo della cosa tiene solo alto lo spirito, che barcolla e barcolla ma crolla subito nella malinconica emotività. Razionalmente non c’è nessun motivo per giustificare le proprie reazioni. Ci sono solo tanti pensieri che giocano come palline a flipper nella testa, e le sensazioni mangiano la pancia. Non c’è nulla da fare, ci sono tanti motivi e tante ragioni per cui è così, ma infondo non c’è proprio niente da fare.

Che cosa ci resta

O tutto o niente, è un pensiero ricorrente. Ridondante, verrebbe anche da dire, per la frequenza con cui si ripresenta.

O tutto, quando non si riesce a trovare un’ora per dormire e ci si deve dividere in due. A volte anche in tre pezzi. Per riuscire a farci stare tutto.

O niente, quando la noia e il tempo libero lasciano troppo spazio ai pensieri negativi e malinconici.

In un momento in cui c’è tutto, quasi da essere troppo, ho paura che possa svanire. Non vorrei più fermarmi, non voglio che si fermi tutto per lasciarmi il niente.

Voglio il tutto, o niente per cui annoiarmi.

A spintoni

A spallate tra la folla fin dal mattino, in quei momenti frenetici in cui si corre il rischio di perdere due minuti di puntualità. A spintoni come a un concerto rock, dove si fa partire il pogo perchè è più bello così; con la differenza che ogni persona che corre verso la metro ascolta la propria musica o balla sui propri pensieri.

Purtroppo non capita tutti i giorni che la destinazione sia la felicità, anche fugace di un momento, ma solo il posto alla scrivania.

Perchè a spintoni non puoi prenderla la tua vita. Non puoi tirar spallate agli eventi, non puoi scavalcare le persone. Alcuni lo fanno, ma non è il tuo caso. Perché non puoi, la strada è fatta di difficoltà che richiedono abilità e impegno. Sai che devi lavorare sodo per raggiungere un obiettivo. Mentre gli altri si prendono a calci sui denti per farsi degli amici utili, perchè loro possono solo così.

Ti fai i cazzi tuoi, sorridi ma hai paura. È come se ci fossi già passata; in modo diverso ma sai come funziona. Se non ci metti tutta te stessa perdi già in partenza ma nonostante questo potresti perdere comunque.

Hai l’ansia e la paura che si hanno ai primi appuntamenti con una persona importante; vuoi far bella figura e finisci per trattenerti, rischiando di far ombra sulla bellezza di te stessa.

Sto corteggiando il mio futuro, ogni momento penso a come potrei esserne all’altezza. A volte mi accorgo che sono bloccata, mi chiedo perchè non riesco a dare mille come in situazioni senza pressioni.

Passatemi una canna e rilassiamoci. Forse c’è bisogno di perdere un attimo il controllo per dar tutte le emozioni.

Un pensiero, G.

È da tanto tempo che non so, ma io credo che ci sia qualcuno che è stato in grado di farmi credere nei sogni. In quei grandi desideri che sono lì per essere realizzati.

Credo in quella persona che mi ha fatto vedere cosa vuol dire vivere, per davvero. Mi ha mostrato che la mediocrità non è scritta nei nostri sogni, mi ha insegnato che per vivere davvero ci vuole amore.

L’amore per stare bene, verso ciò che si fa e chi si vuole essere. La voglia di spaccare tutto ciò che ci soffoca per uscire fuori ed esserci.

Perchè sono figlia di quell’amore, di chi con garbo e umiltà sa di essere capace di qualcosa di speciale. Per se stessi, per gli altri, per i proprio obiettivi.

Voglio essere io. È una promessa. Ce la farò

Forse starò bene

A volte succedono cose, così dal nulla.

In modo beffardo si fanno spazio dopo un periodo nero, in cui sembrava di aver perso le speranza e si correva il rischio di cadere nella tristezza.

Nel loro essere inaspettate, ovviamente, portano tante aspettative condite con tanta paura. Quella paura buona, però, di chi vuole farcela a tutti i costi.

Così non ci dormi la notte, ascolti canzoni, balli per strada mentre vai al lavoro, sorridi così nel nulla. E aspetti.

Conti le ore, i giorni. Aspetti con ansia quella data in cui qualcosa succederà. Potrebbe essere l’imprevisto che farà la svolta, oppure la realtà crudele senza sogni ti riporterà con i piedi per terra.

Io ci credo però. Cazzo se ci credo.

Repetita Iuvant

Non sono fatta per essere una delle tante.

E non lo sarò mai.

Non mi piace dire che scappo dopo essermi ritrovata casualmente sempre nelle situazioni sbagliate. Preferisco ammettere che mi dileguo piano piano, non appena mi rendo conto del rischio a cui vado incontro. Non importa se qualcuno lo prenderà come egoismo personale, a me piace pensarlo piú come un istinto di autoconservazione emotiva. Qualcuno ha detto che così correrei il rischio di sopravvivere, invece che vivere. Non è del tutto sbagliato ma neanche completamente vero. Si dovrebbe vivere ogni cosa nel migliore dei modi, in modo da sentirsi speciali. E da stare bene. Sempre.

Tengo il buono

Quando per tanto tempo hai avuto modo di scoprire cosa sia davvero la sofferenza; quando sai cosa significa sprofondare nella tristezza e con tutte le tue forze hai saputo stamparti un allegro sorriso sulle labbra; allora puoi farcela.

Scopri che ciò che conta è tenere il buono, tirar fuori le cose belle e conservare solo queste.

Certo, come ogni rosa ha le sue spine, spesso capita di ricadere nella malinconia e in quello stato d’animo che ti fa vivere ciò che accade con tristezza.

Però, a ogni piccola delusione che le persone riescono ancora a darti o ai tentativi andati male o alla voglia di amore, sai come guardare te stessa a testa alta.

Ce l’ho fatta

È da un po’ di tempo che è tutto diverso. Erano gli ultimi giorni del vecchio anno quando le sensazioni sono cambiate per poi svanire, hanno lasciato posto a un sorriso fuori da te.

Fino a quel momento ero aggrappata, non volevo lasciar la presa, ero costantemente proiettata a quel pensiero e tu mi riportavi sempre a quel vicolo cieco. Fino al momento in cui non ho provato più niente. Ero venuta e aprendo gli occhi, ho realizzato nel momento di un orgasmo che c’ero solo io, lí con me stessa. Come lo era da tanto tempo, ma non l’avevo mai sentito così forte e chiaro.

Ho cancellato tutto. Incredibile. Custodivo, fino a poco tempo fa, ogni ricordo in modo maniacale. Ora non più.

È bellissimo ora. Sto bene.

Perplessa mente

Ma che siamo seri?

Così per dire, è ovviamente ironico. Per fortuna si riesce ancora a riderci su grazie a tre amici e un bicchiere di vino (prima e dopo altri bicchieri alcolici, ovviamente).

Non sempre, ma a volte capita. Riteniamo che ci sia ancora del salvabile da salvare. Già.

Bè era meglio quando si pensava male fin dall’inizio.

Che a pensare bene e poi pensare male è faticoso!

Sono uscita (pensieri sospesi)

Sgattaiolando fuori dalla mia copertina di Linus, sbirciando il cielo blu della sera, mi sono messa lo smalto e una gonna di pelle. Mi sono dimenticata tutte le scuse e la voglia di rintanarmi, per ricordarmi di lasciare a casa solo i pensieri che poi a proteggermi ci avrebbe pensato il mio maglione. Una corazza da cui mi sono spogliata poco dopo, rimpiazzata dal whiskey per rimanere in balia, sospesa su un paio di labbra.

Ci vuole poco, magari non così poco, ma è una virgola, una scappatoia, fra me e la malinconia.

Messaafuoco

C’è sempre un’alternativa.

Ma può esserci un’alternativa

a una persona?

Siamo onesti, qual’è la nostra verità? Cos’è che ci tiene lì, che non ci fa cambiare prospettiva e sembra non esistere altro desiderio per noi?

Non riusciamo a guardare nessuno negli occhi senza la fervida convinzione che, dannazione, non sia la stessa persona. Non è la stessa cosa.

Non riusciamo a tenere una conversazione senza pensare, che cavolo, quella persona direbbe esattamente il contrario.

E cosa succede poi quando quella persona è, in realtà, distante? Quando c’è così tanto spazio fra di voi, che siete passati dall’essere tutto a non parlare neanche più la stessa lingua? Dov’è finito il suo interesse, che diavolo è successo a quella lusingante intesa? Cosa succede quando anche i suoi occhi su di voi sono diversi?

Succede che fate il miglior sesso di sempre, che ti prende per la gola e ti lascia una scarica elettrica.

Oppure, era solo il nostro addio.

Vigilia numero 26

La tristezza non è solo triste, è anche subdola. Trasforma il nostro stato d’animo, cancella la luce nei nostri occhi, si insidia fra noi e i nostri momenti facendoli apparire belli sotto mentite spoglie, di una felicità illusoria.

Barattiamo un pandoro con quell’allegra illusione d’amore, un panettone con l’idea immaginaria di felicità data da due corpi che si uniscono.

Fino a quando, stanchi di essere cullati da una malinconica dolcezza, non diciamo basta.

Rimaniamo così, nudi e cotti sotto una nebbia di tristezza.

Ma senza più illusioni.

The Cure – Close to me

Non ho più niente da rimproverarmi. Neanche questa triste allegria che mi accompagna in questi giorni.

Non incolpo neanche più i miei pensieri che spesso fanno a gara per procurarmi inciampi emotivi.

Non ho neanche più voglia di recriminarmi il fatto di essermela andata a cercare io, la malinconia.

Non nascondo neanche più a me stessa che sono come un gatto che si morde la coda, ne sono consapevole.

Non voglio neanche smettere di credere che riuscirò a trovare il coraggio per farcela.

Voglio smettere soltanto di credere alle mie bugie, a quell’ansia da prestazione che mi porta a reprimere la mia sensibilità.

Voglio arrivare al punto. Voglio esserne convita di sapercela fare.

Après vous!

Dopo tutto questo tempo i pensieri sono tornati belli.

Sta volta non pensavo. E la verità è che ora sono incapace di pensarci. Involontariamente tengo poche immagini di parole, frasi e racconti. Mi muovo come un ladro per non farti sentire la mia presenza, non voglio che tu mi legga dentro.

In questo modo rimane ogni bacio, come una carezza sul cuore, e quella sulla pelle è un bacio su tutto il corpo.

Sei ancora tu capace di provocarmi brividi lungo la schiena, ma io sono altrove. Mi sono aggrappata all’idea che c’è altro, che la bellezza che cerco non è un’illusione ma posso cercarla fuori. Mi perdo ancora in te, però quando a casa mia sono davanti allo specchio mi guardo e rido. Non mi rimprovero più nulla. Lascio ancora qualche sorriso tra le tue braccia per perdermi e seguire il tuo profumo, per baciarti sul collo e disegnare baffi con la lingua. Mi sono sempre persa con te perchè mi sono sempre sentita semplice, forse però è una mia cosa bella questa.