Montagne russe di stati d’animo

Incrocio un collega tra i corridoi: “Ma tu come fai a essere sempre così sorridente? Qual’è il tuo segreto per avere sempre il sorriso?”La mia risposta è stata: “Non so, magari è come dice qualcuno… che sono un po’ stupida!”

Perchè rispondere: “sono nata sempre con il sorriso in faccia, ma in realtà dentro mi sento morire ogni giorno, non so neanche io come faccio a nasconderlo!” Era troppo lungo da spiegare.
Vabbè, lui ha risposto: “Meglio essere stupida così, se stupida ti si può definire, piuttosto che non sorridere mai!”

Sgualciture

Nei miei sogni mi abbracci da dietro senza chiedermi nulla in dietro come quando ci parlavamo dentro lunghi silenzi, quelli che ora non riesco a riempire per non pensarti.

Poi ho ignorato la sveglia cinque volte cercando di rimanere sospesa su quel sogno

Poi mi sono dovuta alzare per forza!

The Last Shadow Puppets – My Mistakes Are Made For You

Sono i momenti di silenzio quelli che fanno più rumore.

La notte prima di dormire, sul treno, camminando per strada…… il silenzio dell’assenza fa un casino talmente frastornante che neanche la stanchezza, la musica ad alto volume nelle cuffie o il rumore della città, riescono a coprire.

E allora è un gran casino.

Sono solo io, con il mio casino.

La signora indiana

A volte, casualmente, qualcosa di particolare accade e quando succede non si rivela mai il motivo. Però in qualche modo lascia il segno.

Sono appena uscita da teatro, è domenica sera e voglio solo sedermi sul treno per andare a casa e cenare. Sono le 21 e non mangio da tutto il giorno.

Scelgo il primo posto libero, senza badare al fatto che uno dei quattro posti sia già occupato da una signora, sulla 50ina probabilmente. Infatti la ignoro e inizio ad infilarmi le cuffie per ascoltare la musica.

Ma questa signora mi blocca per tempo e mi chiede tra quanto partirà il treno. Le rispondo e lei dice di essere salita appena in tempo, arrivava di corsa dalla metro. Era appena stata ad una festa indiana.

Già, ho notato che è indiana. Indossa un sari di raso rosa ricamato. Intanto scrivo un messaggio a Matteo (“Figa mi becco pure l’indiana che ha voglia d chiacchierare in treno”)

Ha voglia di raccontarmi della festa, si è divertita tantissimo perchè c’era molta gente che ballava. Ma la cosa veramente buffa, dice, è che tutte le ballerine erano italiane che ballavano danza classica indiana.

A lei piace moltissimo la musica, ascolta Mozart Vivaldi e Strauss ma dice che quella indiana è in assoluto la migliore. Mi dice di cercare Saregama.

Suo marito è milanese e suona la chitarra classica, ma da poco ha iniziato a suonare musica indiana.

Dice che non ci devono essere barriere tra le varie culture, bisogna essere curiosi di scoprire il mondo il più possibile.

La musica è un’arte e l’arte, al contrario di noi uomini che ci siamo costruiti attorno delle barriere, è senza limiti.”

Ad uncerto punto mi guarda e mi dice che ama il balletto, ed è felice quando va alla Scala a vedere uno spettacolo.

Rimango stordita, sorrido. Ma non dico nulla. Non mi piace parlare di me stessa nè tantomeno raccontare cosa faccio. E poi sembra che sia lei ad aver voglia di raccontare.  

Mi sorride e mi chiede come mi chiamo. Le chiedo anche io il suo nome, me lo faccio ripetere due volte per capire bene. Ma non me lo ricordo. Io sono così, i nomi li dimentico. Dovevo essere pronta a segnarlo. 

Lei controlla l’ora, tra mezz’oretta la chiama suo marito che è a Londra per lavoro. Siamo ormai ad Affori e tra due fermate deve scendere.

Ci salutiamo, con un sorriso. 

E io non so. Mi lascia così, con una sensazione; non è un qualcosa che capita spesso, è un episodio singolare che non rivela un motivo intrinseco dell’incontro, ma lascia un segno. E io, sicuramente, anche se non ricordo già più il suo nome pur avendole chiesto di ripetermelo per ben due volte, mi ricorderò per molto tempo ciò che mi ha detto! #lasignoraindiana

Primavera non bussa, lei entra sicura.

La primavera si avvicina.

Ho le tette gonfissime. 

Non si nota neanche ma io vi assicuro che sono piú grosse. Anche se non è vero.

In realtà ho il presentimento che manchi ancora tantissimo alla primavera. Il sole e le temperature poco più alte sono solo un’illusione. In realtà si deve ancora indossare la sciarpa di lana e la giacca pesante. Non si è ancora fatta. Ci lascia in sospeso facendoci credere che si inizia a stare bene.

Ecco, sono quella speranza malinconica che scommette sull’arrivo della primavera.

Ci siamo quasi, ma bisogna ricredersene subito.

Trainspotting

Ogni mattina e ogni sera prendo il treno. Ogni volta a orari diversi. Eppure le persone che affollano le carrozze sono sempre uguali, a volte sono proprio le stesse.

Li guardo e vedo la stanchezza, la tristezza, la gioia che si portano con se all’inizio o alla fine di una giornata. Li osservo e ho paura. Che poi non è una vera e propria paura; è un misto di ansia, nostalgia e irrequietezza.

Li vedo correre dietro alle loro vite, e vorticosamente mi ci ritrovo in mezzo. Ci sono anche io, quel treno l’ho preso e ci sono salita su al volo. Chissà loro dove stanno andando, da dove provengono. Io credo di sapere, o almeno conosco la mia routine giornaliera, ma in realtà cosa mi aspetta oltre non lo so proprio.

Fisso questi pendolari e riesco solo a pensare se anche io prima o poi saró come loro, i personaggi di cui ho inventato storie nella mia testa giusto per farmi un’idea. Eccola che arriva quindi la paura, di non riuscire a rimanere per sempre diversa da loro. Perchè è questo lo status che mi sono sempre sentita di ricoprire… e per cui inizio a provare nostalgia e paura: essere diversa. Tra donne e uomini che corrono al lavoro e poi a casa per cenare con la famiglia e guardare Striscia la Notizia prima del Grand Fratello (quanto lo odio), ci sono io che non vado o torno dall’ufficio ma dalla lezione di danza o dalle prove al Teatro Alla Scala. Quella con lo chignon tirato e lo zaino pieno di scarpette e body, che non torna mai a casa alla stessa ora, o che non ci torna proprio.

C’è peró un filo di gelosia e curiosità verso quella che sembra essere la vita degli adulti. O semplicemente è la consapevolezza di non essere poi cosí lontana dall’essere come loro, perchè tra poco toccherà anche a me (?).

Vedremo.

Never Enough 🎀

Il giorno che mi sono innamorata della danza probabilmente ho fatto un patto con il diavolo e sono stata battezzata da uno spirito d’insoddisfazione.

Sono cresciuta incapace di vedere oltre ciò che mi sono sempre imposta di vedere: quello che non ero e che non potrei mai diventare, ovvero quello che sarei voluta essere.

Non so quando la smetterò di vivere male, di credere di non valere niente perchè non sono stata concepita in un certo modo. Non so quando finirà questo odio verso me stessa e verso la mia vita. So solo che è sempre più insopportabile, quasi da voler farla finita perchè non so quanto valga tutto il resto.

Fanno paura certi pensieri e mi spaventa sempre di più il mio modo di pensare, il fatto di non vedere mai niente di buono e di non riuscire ad apprezzarmi. Diventa sempre più difficile trovare una soddisfazione; e non trovare qualcuno che sappia vedere in me qualcosa di bello e interessante, qualcuno in grado di amarmi e valorizzarmi è ogni giorno una pena insopportabile. E’ faticoso credere di non valere niente, di non trovare un valore alla mia esistenza

e pensare di non essere mai abbastanza, per me stessa o per qualcuno.

Quando viene Dicembre

Le luminarie sono accese, gli addobbi sono quasi ultimati e nell’aria si respira già un profumo diverso.Mentre alla radio passano Michael Bublè e Mariah Carey, i bambini hanno già spedito le loro letterine a Babbo Natale e i genitori stanno prendendo di mira i Toys Center della città. La Coca Cola ha già decorato tutte le bottiglie e la pubblicità della Bauli inizia ad alzare il diabete dei telespettatori.

Il periodo piú freddo dell’anno è arrivato e il cuore si riscalda con la dolcezza della cioccolata.
Vittime dei ricordi d’infanzia e del consumismo, ci si lascia andare a quella felicità malinconica che contraddistingue il Natale, 
sono arrivati i giorni in cui la sua mancanza si fa sentire ancora di piú, ma non c’è posto per i pensieri tristi quando si ha il sorriso stampato in viso.