vestita di rosa

e c’è una cosa che odio di più
è che non posso vederti quando ti spogli con una canzone dei Doors

(e cade l’occhio sull’oroscopo
e il bello è che dice che tornerà tutto a posto
ma non so dove sei…)

Canova – Manzarek

(ci sono canzoni che sembrano parlare di te e questa pare voglia parlare a me, di me, come se qualcuno mi avesse spiato da lontano. E’ una di quelle canzoni che mi dedicherebbe un amico che mi conosce bene o una persona che mi ama, se solo quest’ultima ci fosse. Invece ci sono io e mi spoglio con una canzone dei Doors, mentre mi spoglio con una maglietta dei Doors)

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Marameo

Ogni bacio è una carezza sul cuore, e quando mi accarezzi la pelle è un bacio su tutto il corpo. 

Lasci brividi di piacere lungo tutta la mia schiena, nessuno com te. E in te mi perdo, affondo il mio viso, il mio corpo e i miei sorrisi tra le tue braccia… E seguo il tuo profumo, per baciarti sul collo e disegnare baffi con la lingua. Ci perdiamo, insieme perdiamoci.

Vorrei scrivere altre mille banalità perchè sono così semplice quando penso a te.

Dopo tutto questo tempo sei sempre tu.

29 luglio

La prima volta che ricordo di essere andata al ristorante con i miei, ordinai un bel piatto di lasagne. Da quel giorno volevo mangiare sempre lasagne allora, per farmi felice, in quel periodo mio papà mi portava a mangiarle quando voleva farmi una sorpresa.

Con mia mamma come complice, per 17 anni mio papà conosceva perfettamente ogni più piccolo desiderio mio e di mia sorella.

C’è stato l’anno dei cd delle Spice Girls e dei Luna Pop, poi dei peluche dei Looney Tunes in Space Jam e un altro delle barbie delle principesse.

Ci sono state volte che tornava a casa con pacchi regalo per me e mia sorella con i giochi che volevamo. Ma ricordo perfettamente che in un pacchettino più piccolo teneva sempre anche un regalo per la nostra mamma.

Mamma e papà mi hanno portato alla Scala a vedere il mio primo balletto quando avevo solo 6/7 anni, prima di portare mia sorella alla sua prima lezione di equitazione.

Potrei farvi una lista infinita di tutti i vizi e i capricci che mio papà, insieme a mia mamma, sapeva soddisfare.

Ma è una lista, non ció che lo rendeva speciale.

Lui sapeva far ridere tutti, era il primo che si buttava nel letto chiamandoci a gran voce per iniziare la lotta dei cuscini.

La mattina presto quando andava al lavoro prima di tutti, ogni tanto lo sgamavo che salutava con un bacino me e mia sorella.

Nessuno come lui accanto a mia mamma ha saputo farmi conoscere l’amore, quello che non si può spiegare.

Sono arrivata ad un punto in cui vorrei dire tutto, ma ho perso la voglia di scriverlo. Perchè io non dimenticherò mai nulla.

So solo che mi manca tanto…

Le lacrime non macchiano (ma io non so piangere)

Forse l’unica cosa reale di tutto questo è la tristezza,

mentre mi rendo conto di quante illusioni ho scambiato per realtà.

Tutto ciò che ho è la malinconia, la mia, senza motivo perchè una spiegazione a quanto pare non l’ho meritata e dopo tutto questo tempo credo che non l’avró mai.

Faccio due conti, tiro le somme e le mie conclusioni. Tutto quello che c’è stato deve svanire, colori forme e odori devono annullarsi per lasciarmi da sola con la mia tristezza, quella senza volto e senza ricordi.

Potrebbe essere la via d’uscita, qua dentro mi manca l’aria

Sgualciture

Nei miei sogni mi abbracci da dietro senza chiedermi nulla in dietro come quando ci parlavamo dentro lunghi silenzi, quelli che ora non riesco a riempire per non pensarti.

Poi ho ignorato la sveglia cinque volte cercando di rimanere sospesa su quel sogno

Poi mi sono dovuta alzare per forza!

La signora indiana

A volte, casualmente, qualcosa di particolare accade e quando succede non si rivela mai il motivo. Però in qualche modo lascia il segno.

Sono appena uscita da teatro, è domenica sera e voglio solo sedermi sul treno per andare a casa e cenare. Sono le 21 e non mangio da tutto il giorno.

Scelgo il primo posto libero, senza badare al fatto che uno dei quattro posti sia già occupato da una signora, sulla 50ina probabilmente. Infatti la ignoro e inizio ad infilarmi le cuffie per ascoltare la musica.

Ma questa signora mi blocca per tempo e mi chiede tra quanto partirà il treno. Le rispondo e lei dice di essere salita appena in tempo, arrivava di corsa dalla metro. Era appena stata ad una festa indiana.

Già, ho notato che è indiana. Indossa un sari di raso rosa ricamato. Intanto scrivo un messaggio a Matteo (“Figa mi becco pure l’indiana che ha voglia d chiacchierare in treno”)

Ha voglia di raccontarmi della festa, si è divertita tantissimo perchè c’era molta gente che ballava. Ma la cosa veramente buffa, dice, è che tutte le ballerine erano italiane che ballavano danza classica indiana.

A lei piace moltissimo la musica, ascolta Mozart Vivaldi e Strauss ma dice che quella indiana è in assoluto la migliore. Mi dice di cercare Saregama.

Suo marito è milanese e suona la chitarra classica, ma da poco ha iniziato a suonare musica indiana.

Dice che non ci devono essere barriere tra le varie culture, bisogna essere curiosi di scoprire il mondo il più possibile.

La musica è un’arte e l’arte, al contrario di noi uomini che ci siamo costruiti attorno delle barriere, è senza limiti.”

Ad uncerto punto mi guarda e mi dice che ama il balletto, ed è felice quando va alla Scala a vedere uno spettacolo.

Rimango stordita, sorrido. Ma non dico nulla. Non mi piace parlare di me stessa nè tantomeno raccontare cosa faccio. E poi sembra che sia lei ad aver voglia di raccontare.  

Mi sorride e mi chiede come mi chiamo. Le chiedo anche io il suo nome, me lo faccio ripetere due volte per capire bene. Ma non me lo ricordo. Io sono così, i nomi li dimentico. Dovevo essere pronta a segnarlo. 

Lei controlla l’ora, tra mezz’oretta la chiama suo marito che è a Londra per lavoro. Siamo ormai ad Affori e tra due fermate deve scendere.

Ci salutiamo, con un sorriso. 

E io non so. Mi lascia così, con una sensazione; non è un qualcosa che capita spesso, è un episodio singolare che non rivela un motivo intrinseco dell’incontro, ma lascia un segno. E io, sicuramente, anche se non ricordo già più il suo nome pur avendole chiesto di ripetermelo per ben due volte, mi ricorderò per molto tempo ciò che mi ha detto! #lasignoraindiana

Primavera non bussa, lei entra sicura.

La primavera si avvicina.

Ho le tette gonfissime. 

Non si nota neanche ma io vi assicuro che sono piú grosse. Anche se non è vero.

In realtà ho il presentimento che manchi ancora tantissimo alla primavera. Il sole e le temperature poco più alte sono solo un’illusione. In realtà si deve ancora indossare la sciarpa di lana e la giacca pesante. Non si è ancora fatta. Ci lascia in sospeso facendoci credere che si inizia a stare bene.

Ecco, sono quella speranza malinconica che scommette sull’arrivo della primavera.

Ci siamo quasi, ma bisogna ricredersene subito.

Tutto il mondo è paese

Che ho paura lo ammetto con sincerità.

Anche quando questa sparisce, so che poi tornerà a tormentarmi.

Frutto di paragoni, insicurezze e timidezza.

Nulla peró per cui vale la pena di avere paura, se si ha ben chiaro il tipo di persona che non si vuole essere…
(perchè ció che si vorrebbe diventare è ovviamente indefinibile).

3 gradi

Piove. Piove sempre quand’è.

E pioverà mentre ora piove, quasi inaspettatamente. Dopo giorni alla cieca, quando la strada si filtrava tra la nebbia e il freddo ormai ghiacciava la via.

Piove, cosí che la pioggia scioglie la nebbia.

Non ghiaccia. È un pensiero dolce. Come dolce è il tuo pensiero “scrivimi quando arrivi a casa.”

La Giraffa

La giraffa ha il collo lungo. Ha il cuore lontano dai pensieri, si è innamorata ieri e ancora non lo sa.

Io ho il collo lungo. Ho la testa persa da qualche parte e i sentimenti congelati, sono andata all’esselunga e ho trovato le rose rosse nel reparto dei surgelati.

La giraffa ha il collo lungo per poter prevedere i pericoli in lontananza cosí da non dover ricorrere alla violenza nel momento in cui dovrà difendersi, ma all’astuzia e al buon senso.

Io ho il collo lungo e la grande capacità di prevedere il futuro sotto forma di grandissima sega mentale e perdermi per strada.

Qui e qua ora

Volevo prendere e andarmene. Andare lontano per cercare quel qualcosa che mancava, per capire dove sarei andata a finire. Finchè ho trovato quel qualcosa di speciale e ho scoperto che non serve andare troppo lontano, volevo solo scappare e non sarebbe servito a nulla. Puó esserci tutto o niente, ovunque…

Spiegamela

E’ possibile imparare ad essere delle persone razionali?
Più di quello che in realtà si è?

Provare qualcosa, cercando di restare impassibili; come se ci si fosse abituati a non dare ascolto alla propria emotività. O meglio, come se ci si fosse abituati a gestirla.

Ma… Se in realtà fosse solo qualcosa di nuovo? Come una sensazione mai provata prima? Magari si rivelerebbe anche qualcosa di bellissimo.

A questo punto, è il caso di non pensarci troppo.

VENTIQUATTRO (17)

Non è capodanno, eppure è passato un altro anno.
Non riesco a fare i conti con troppe cose, solo alcuni paragoni. Magari non dovrei, ma escono così, a distanza di un anno.

Quest’anno in più che fa la differenza, di non spegnere le candeline insieme a mia sorella gemella. Non era mai successo in tutto questo tempo di vita insieme.
Non c’è altro modo per rendersi conto che siamo diventate grandi. Già. E’ il primo grande paragone tra oggi e l’oggi di un anno fa. O di vent’anni fa.

Ce lo godiamo anche così, tra candeline virtuali e sorrisi lontani ma più vicini di quel che sembra. Auguri in lingue diverse, circondate da amici diversi, avvolte in panorami diversi.

Circondata dall’Amico con la A maiuscola, pronto ad abbracciarmi ancora prima che io mi rendessi conto che fosse scoccato quel +1. Non chiedevo altro per essere contenta e lui lo sapeva. Un bacio a stampo come i bambini che poi scoppiano a ridere, e una luna grande grande che illuminava la notte. Tante risate, e ti voglio bene sinceri.

Compiere gli anni ed essere contenta, ecco la grande differenza. Lasciarsi alle spalle sfighe e momenti difficili.

Va bene. Grazie.

A me va

Le cose vanno, si dice così, bene.
Lo si dice, figuriamoci, senza neanche sapere bene cosa significa.
A volte bene sembra la retta che deve intersecarsi con una circonferenza, pensa un pò te. Se no non lo è più. E’ proprio da quel cerchio che si finisce per credere che benenormale coincidano al centro.
A tutti i costi si cercano sempre dei punti in comune, come delle ancore di salvezza; corriamo ai ripari.
L’insufficienza, ovviamente perenne, in geometria analitica suggerisce che l’equazione fatta per trovare la retta sia sbagliata; lo dice anche il disegno.
Bene non interseca al centro con normale, nè tantomeno ha punti in comune alla circonferenza, non ci sta, è esterna; ha scelto un’altra strada.
Non c’è da giustificarsi però, se va bene, veramente.

The Tallest Man On Earth – Leading Me Now

E’ facile proiettare le proprie illusioni su altre persone, o situazioni, fino a quando queste diventano esse stesse degli abbagli, come un inganno della nostra mente.
Ma perchè? Cosa ci spinge a tanto?

C’è davvero bisogno di vivere brevi momenti in cui ci si allontana dalla realtà per crearsi una proiezione tutta personale, quasi utopica che finisce per alienarci completamente da tutto quello di cui potremmo godere della nostra vita?

Ogni tanto capita di realizzare che si sta commettendo questo errore sempre più spesso, da troppo tempo, dopo che tutto è iniziato quasi senza accorgersene. In ogni caso si persegue fino a quando non si sa più dove sbattere la testa, ci si rintana in quell’illusione di gioia, di godimento e di strani sentimenti positivi (che poi così tanto positivi, in fondo, non sono) senza sapere se si conosce o no il motivo; rimanendo in balia dei propri stessi dubbi; bramando quella libertà che a volte sembra prendere forma nella gabbia che si è costruiti da soli.

Born of the weakness my oys and I. Carry anger forth and back. But we’ll make it somehow. You’ve all what’s mine. And your leading me now. […] Every time we wonder. What we left back in your heart. Could you see we’re dreaming. Though our minds just fall apart.”

(“Alla nostra debolezza io e il mio cavallo. Portiamo avanti e indietro rabbia. Ma, in qualche modo, ce la faremo. Tutto ciò che ho è tuo. E adesso mi stai guidando. […] E ogni volta che ci chiediamo. Che cosa abbiamo lasciato nei tuoi cuori. Non riesci a capire che stiamo solo sognando. Anche se le nostre menti stanno diventando sempre più deboli?“)