Malinconia d’agosto

Le storie d’amore sono molto belle da leggere, da scrivere o da immaginarle nella propria testa ma poi nella realtà mi fanno paura perchè più persone entrano nella tua vita più è facile che un giorno ne possano uscire.

Come mio papà .

Annunci

Così

Ti liberi solo quando la tua fantasia è libera da ogni pensiero vecchio, stantio e sciupato. I tuoi pensieri vanno da una parte all’altra senza inciampi emotivi, saltellano in preda all’immaginazione.

Ti ritrovi così a sognare cose nuove, fantastichi su tutte le novità che potresti incontrare. La malinconia l’hai lasciata in vacanza, ogni tanto bussa ma non la riconosci in viso. Così si sta quasi bene.

Bubi

Non possiamo sapere se siano state le risate, gli sguardi di complicità o le parole d’intesa. A momenti non ricordiamo neanche il giorno o il posto esatto in cui abbiamo iniziato a considerarci, entrambe addirittura abbiamo ricordi diversi. Ma, con facilità come se niente fosse, siamo passate da essere semplici compagne di università a grandi amiche. Abbiamo iniziato a condividere i sogni di una con i sogni dell’altra, ci siamo fatte forza a vicenda per superare gli esami più difficili e ci siamo consolate con una birra del Baffo in Colonne quando i ragazzi ci hanno spezzato il cuore. Tenendoci per mano siamo arrivate fino alla Tour Eiffel, passando per il Louvre abbiamo preso in giro i cinesi appiccicati al vetro della Gioconda e abbiamo finito per emozionarci quando abbiamo realizzato che è meraviglioso trovare un’amica con cui riuscire a condividere il bagno dentro alla camera senza porta di quella bettola di albergo.

Come due Jedi abbiamo combattuto insieme alla Ribellione contro l’Impero, ma alle volte abbiamo ceduto al lato oscuro della forza per colpa delle ciambelle del Mcdonalds alle 2 di notte. Siamo state come Frodo e Sam sul Mote Fato quando dovevamo consegnare la Tesi in sala stampa entro la data stabilita, e come loro non potevamo crederci quando ce l’abbiamo fatta. Ancora più incredibile è stato scoprire che il nostro giorno di laurea coincideva, e pure la data l’aula e la commissione. È stato qualcosa che neanche il destino potrebbe spiegarci ma grazie al quale abbiamo potuto condividere uno dei momenti più belli di sempre, tra corone di alloro preparate la sera prima e slide convertite in pdf perchè metti caso che il pc dell’università sballava la nostro discussione di tesi.

Dal Teatro alla Scala alla Galleria fotografica, al rincorrerci e trovarsi a metà strada per pranzare o per fare la manicure che poi tanto le unghie ce le mangiamo lo stesso, per sentirsi un pó come due amiche di Sex and The City con Milano che è la nostra New York anche se alla fine non è proprio uguale ma se cerchi bene i cocktail sono buoni anche qui e guariscono dalle ferite del cuore o semplicemente amplificano i sorrisi. Senza tacchi a spillo, ma con scarpe comodo per essere sempre pronte a vivere nuove avventure e nuovi viaggi, per affrontare le difficoltà come gli eroi dei nostri film preferiti.

io e dipendenze fantastiche

C’è questa cosa strana fra me e le mie dipendenze… e con dipendenze intendo quelle cose che ripetono con frequenza spasmodica, sempre uguali per tanto tempo.

ho una nuova dipendenza ogni sei mesi (circa, suppergiú, si bè insomma) e caso vuole siano sempre supercaloriche.

  • pizza con le patatine fritte
  • marshmallows
  • coca cola
  • oreo e burro d’arachide
  • kebab
  • pizza con salame piccante
  • KFC (specialmente original recipe)
  • focaccia con salame piccante e maionese
  • coccodrilli haribo
  • gelato al pistacchio
  • in aggiornamento

Reset e Restart

Vi è mai venuta voglia di voler resettare qualcosa e farla ripartire da capo? Per esempio tornare al primo incontro con quella persona (per cui non vi è ancora passata dopo mesi e tanta tristezza) e rivivere quei bellissimi momenti che non potranno più tornare vista la merda di com’è andata a finire?

È questo ciò che non riesco a dimenticare, quella cosa che ancora oggi mi lascia l’amaro in bocca e che, anche se meno frequentemente di prima, mi fa salire la malinconia. Tutto è andato in merda, lui è sparito… puff… ha deciso semplicemente che era la soluzione migliore per lui. Una gran bella vaccata, insomma. Ora da lí ci sono solo punti di non ritorno, niente più dolci speranze o dolci pensieri. Ecco cosa mi dà rabbia, tristezza e malinconia: sapere che per me è realmente finita perchè non ci sono scuse per un comportamento così di merda. Mioddio quanto tempo è passato, e ancora penso a lui. Ripenso a quando era davvero un bel pensiero e darei qualsiasi cosa per tornare a pensare a lui con dolcezza.

Che rabbia.

In trappola

Sto immaginando la mia testa come un alveare; in cui i pensieri si annidano fitti, e rimangono intrappolati nelle fessure. Ecco che quando i miei occhi si fissano su un’immagine, quella viene acchiappata e rimane lì, fissa nella mia testa. È come incollata, distolgo i pensieri ma puntualmente mi sembra di ritrovarmi quel quadretto davanti agli occhi. Non è reale, quindi lo sguardo non posso distoglierlo ed è così che inevitabilmente ripenso a ciò che doveva rimanermi oscuro. È qualcosa su cui non avrei dovuto posare lo sguardo, qualcosa che non avrebbe dovuto impossessarsi dei miei pensieri, perchè è un’immagine che mi strapazza lo stomaco e il mio cuore vorrebbe scappare mentre avverto una sensazione di nausea. Non ero preparata a una realtà ignota. Aspetto con ansia il momento in cui quella immagine sparirà dalla mia testa, una foto reale che ora si ripresenta davanti non concretamente.

Aspetto il momento di rimpadronirmi della mia immaginazione, della mia testa, della mia fantasia che solo lei può aggiustare la mia realtà!

Sono triste e lo dico senza vergogna

Quando meno ce lo aspettiamo, la natura subdolamente trova i nostri punti deboli. Allora vorremmo non provare nulla, forse non abbiamo mai voluto provare nulla, ma sentiamo quel qualcosa che ovviamente abbiamo provato. Soffochiamo così tanto di noi per guarire più in fretta, ma rendersi insensibili così da non provare più nulla è un gran peccato. I cuori che abbiamo nel cuore ci vengono dati una sola volta e prima che lo capiamo, ci si è consumato il cuore. C’è dolore, pena… ma non dovremmo soffocarlo. Con esso c’è la gioia che abbiamo provato.

In attesa

Sono nata iperattiva. Fin da quando sono piccola non sono mai stata capace di stare ferma, ho sempre dovuto far qualcosa. Non ce la faccio a rimanere a guardare, devo agire. Non sono capace di restare immobile, devo muovermi.

Nell’ultimo periodo non sono mai stata ferma un attimo, fino a che non mi sono ritrovata paralizzata. Mi sto accorgendo che non posso fare nulla, in questo momento non posso agire. Sono completamente inerme, qualsiasi cosa io faccia è inutile. Anzi, più io cerco di agire più combino guai e non realizzo nulla. Effettivamente, troppo spesso ho cercato di far avverare ciò che volevo combinando solo disastri e senza ottenere nulla di buono. È come se, a questo punto, dovessi cercare di fermarmi un attimo ad osservare ciò che accade, immobile. Forse è il primo grande cambiamento che devo vivere, devo imparare ad avere pazienza. Sono in balia del corso degli eventi, tutto deve succedere e io devo lasciare il tempo alle cose di accadere. Non ho io il potere di avverare il futuro, non sta volta. Sono in attesa, senza sapere di cosa precisamente.

Non riesco a muovermi. Non faccio nulla. Ho paura, non so se ce la farò. Ma tutto mi paralizza.

Devo aspettare.

Convinzioni

Dicono che tra le decisioni prese, quelle che nell’immediato ci fanno morire dentro più avanti ci regaleranno sorrisi.

Io non lo so sinceramente, chissà cosa scoprirò. So solo che sto andando contro la mia stessa volontà e contro i miei sentimenti, per andare avanti. Stringo i denti; seguo l’io razionale, quello saputello; mando giù il boccone, ignoro tutto. Ho l’illusione di essermi messa al riparo, di non correre altri rischi. Non faccio niente.

Eppure ci penso continuamente, è inevitabile. Mi faccio venire dubbi, mi pongo domande e ho sempre la strana sensazione che potrei scoppiare a piangere da un momento all’altro.

Non va per niente tutto bene.

Fortuna di merda

Dicono che la merda porti fortuna…

Speriamo perchè ne ho appena calpestata una bella grossa mentre cercavo di attraversare senza farmi investire.

Non so bene per cosa chiederei un briciolo di fortuna, a volte la confondo con la possibilità di avverare certi desideri.

Ma non credo che sia proprio così, anzi non penso proprio. E anche se fosse, ho troppi desideri da realizzare e troppa tristezza da scacciar via. Non saprei su cosa puntare.

Comunque sia un pó di fortuna di riserva non guasta.

tra me e me

Ogni tanto chiedo scusa al buonsenso,
perché sono un perfetto controsenso.
Ma prometto che un giorno ti guarderò negli occhi e ti dirò tutto,
con le gambe tremanti e il cuore in gola per il debutto.
Fino ad allora non mi spoglierò per te,
resterò nuda solo con l’immagine che tu hai di me.
Mi muovo in silenzio senza far rumore,
che tu non vuoi sentire la parola amore.
Così mi tengo tutto dentro senza farlo uscire,
perché in rima non te lo so dire
che sono innamorata di te.

Destino

Circa un anno fa ho iniziato a credere nel destino e nell’ultimo periodo sempre di più.

Il susseguirsi di certi eventi o segnali è talmente evidente da non lasciar spazio a nessun tipo di dubbio: si tratta di destino. Certe volte, però, il fato è talmente evidente che sembra voglia prendermi in giro. Ecco perchè mi chiedo spesso se il motivo per cui sono così legata a questo caso fortuito non sia dovuto dalla speranza che nutro dentro di me verso certe situazioni, circostanze, persone, un amore. Come se questo destino non fosse altro che il mio scudo protettivo contro la paura per il futuro ignoto, un ancora o un porto sicuro dove rintanarmi e proteggermi dalle insicurezze. Quindi non so quanto possa essere reale il fato, il caso, che si è insinuato nella mia vita, o se non sia solo un’illusione.

Il pesce puzza

Ci sono persone che lanciano l’amo e lo abbandonano lì. Per noncuranza o dimenticanza, non lo ritirano mai. Ci sono così tanti pesci che, comunque sia, qualcuno abbocca pure. Il primo mangia l’esca e se ne va, gli altri semplicemente si impigliano all’ardiglione e si liberano. Nessuno di questi, però, viene tirato su in superficie. Il galleggiante galleggia a filo d’acqua, l’amo rimane sott’acqua e nessun pesce vien pescato. Eppure, all’apparenza, potrebbe esserci una motivazione che spinge una persona a provarci. Dopotutto, un qualsiasi uomo dev’essersi armato di buona volontà e dev’essersi convinto di aver la pazienza necessaria per mettersi a pescare. Queste però suonano come misere considerazioni se l’attenzione e la meticolosità richieste da tale gesto sono venute a mancare quasi subito. Ci dev’essere qualcosa sotto, più in profondità. Qualcosa che fa da calamita all’amo o al pescatore stesso che ogni volta si dirige alla riva del fiume, con la voglia di provarci e riprovarci pur sapendo che potrebbe abbandonare nuovamente quello che con determinazione e dedizione voleva proporsi. Ognuno potrebbe avere la propria motivazione; tra la consapevolezza che non si ha né pazienza né amore, e la certezza che anche abbandonando l’amo qualcosa abbocca sempre. Comunque stiano le cose un pescatore passivo non riceverà mai una reale soddisfazione, si convincerà che il pesce puzza e non scoprirà mai che per alcuni potrebbe valerne la pena, la pazienza e l’amore.

Testate contro il muro

Alla fine hanno sempre ragione gli altri…

quelli che ti mettono in guardia, quelli che ti fanno da guardiani della notte neanche fossero sulla Barriera senza mai abbassare la guardia.

Proprio loro, quelli che hai ritenuto giusto non ascoltare con troppa attenzione, ma con un orecchio di riguardo. Esattamente loro, hanno ragione. Ti hanno letto dentro, la sanno lunga e hanno capito subito.

Nulla può sfuggire all’evidenza, neanche quello che cerchiamo di nascondere con prepotenza. È talmente palese che non c’è una via d’uscita sempliciotta.

Ingannare l’evidenza significa tener nascosto qualcosa con bramosia e gelosia, che quando si smaschera vuol dire che si è messa a nudo la propria anima. Dopo tanto tempo che ci si nasconde, uscire nuovamente allo scoperto significa ammettere ciò che si ha dentro, mostrarsi a se stessi.

Ammettere, ammetterlo a se stessi è l’unica cosa da fare.

Ma è così difficile quando consapevolmente la si protegge dentro di se per non farla usciere.

Si finisce solo per percepirla, che causa quella malinconia strana… da cui si vorrebbe scappare ma a cui si è tremendamente legati e gelosamente si vuole custodire.

Sono molto ingenua, questo lo ammetto con sicurezza e con la stessa certezza per cui so che sto sbagliando. Nulla è sotto controllo.

Déjà vu

Dicembre si è appena fatto, siamo solo all’inizio della fine.
Solo Sant Ambroeus e l’Immacolata sono appena passati, ma ormai siamo nel pieno del periodo natalizio.
Tra chi è preso a fare i regali e chi chiede dove si passeranno le vacanze (ah già, io lavoro!), c’è chi già tira le somme dell’anno che sta per finire (cazzo, ma non siamo ancora a metà dicembre) e per questo mi è stata già fatta la domanda, com’è andato? Come descriveresti il tuo 2017 con una parola? Per fortuna non ho dovuto studiarmela la risposta, ce l’avevo già pronta. Quindi, per riassumere il mio anno in una sola parola io dico Déjà vu!
Proprio così. Proprio quel fenomeno psichico per cui fatti totalmente casuali provocano la sensazione di un’esperienza precedentemente vissuta, già vista.
Sembra assurdo, davvero. Non l’avrei mai detto, ma è sicuro che da luglio a oggi il mio 2017 sembra lo specchio del 2016. Fortunatamente alcune cose non sono esattamente le stesse ma per una serie di eventi la stessa storia si ripete.
Ne ho parlato con un amico pochi giorni fa, in preda all’ansia perchè mi sentivo più matta del solito. Ho elencato punto per punto tutte quelle cose che combaciano tra quest’anno e l’anno scorso. Grazie alla ragione non mi ci sono soffermata più di tanto per evitare di diventare pazza e scema completamente. Eppure, alcune date-eventi-persone combaciavano. Come se il destino e il caso stessero giocando con il mio presente e il mio passato. Proprio la casualità mi ha fatto vivere esperienze simili e speculari con quelle del 2016. La cosa mi ha messo paura perchè qua qualcosa sembra volermi dire qualcosa. Ci sono cose belle dell’anno scorso che porto nel cuore gelosamente, che mi tengono sveglia la notte con la speranza che accadono. Una di queste è già accaduta; il fato sembrava volesse presentarmela prima del previsto e invece, la data di inizio stage sul contratto recita: 12 dicembre 2017. La data di inizio sul contratto dello scorso anno, devo rivelarla? 12 dicembre 2016. Sembra quasi che mi venga data una seconda chance; tranquillamente sono qui a giocare questa partita con il mio destino.
C’è in ballo la cosa a cui tengo di più, che desidero di più, che aspetto da una vita!
Eppure ciò che mi manda in brodo di giuggiole è qualcosa di meno importante, ma che non riesco a levarmi dalla testa. Ciò che mi ha regalato un’illusione un anno fa, quest’anno la ritrovo simile, meno profonda per certi versi ma comunque vissuta e sentita. La paura è data dalla consapevolezza che, come una bambina ingenua, vorrei rivivermela nello stesso modo ma so che probabilmente in tutto questo déjà vu è l’unica cosa che dovrei realmente cambiare. Mi terrorizza, non vorrei rinunciarci eppure so che sarebbe sbagliato ricercare le stesse emozioni, gli stessi sentimenti che già allora erano illusioni.

Nonostante il déjà vu, avrei una lista di Prime volte da elencare. Uno di questi giorni le conto, non mi stupirei se fossero 17 cose (17 come il mio numero, come l’anno). Ma sembra un numero altino per aver così tante cose vissute per la prima volta nella vita. Però potrebbero essere sicuramente tante, se considerato che sono avvenute tutte in anno. Divertente.