Hate sleeping alone – Drake

Ho percorso quella strada tre o quattro volte, muovendomi come il puntino del gps che cerca il segnale. Come a voler intercettare qualcosa, o essere intercettata da qualcuno. Apparentemente ero convinta di non saper bene cosa ci facessi lí, in realtà il motivo lo percepivo benissimo. Avevo la sensazione che due occhi mi scrutassero dall’alto di una finestra del palazzo, anche se non avrei mai potuto vederli. Ecco perchè mi sono messa a guardare il cielo, grigio come piace a me; rassegnazione ma rassicurazione: neanche il sole a rompere i coglioni. 

Sono avvolta nel buio ora e ho intenzione di farmi risucchiare completamente da questa assenza di luce per potermi abbandonare. Sto aspettando il momento in cui i miei occhi si chiuderanno per la stanchezza, cosí da provare a dimenticare 

la sensazione di sentirmi i suoi occhi addosso. 

Doing it wrong – Drake

Quante cose vorrei dirti,

che a volte non vorrei neanche sentirti.

Forse non vorresti neanche sentirle,

o forse sì.

O forse sono io che non vorrei dirle,

perchè penso che dovresti già saperle.

Sto zitta, salvo bozze di messaggi mai spediti nelle note, tengo tutto dentro…..

Qui, qua e cerco di far parlare i miei occhi e i miei abbracci…… Sembra tutto inutile,

tu non lo senti? Ma mi senti?

Ogni volta è una scossa, chissà che cosa è stato a ridurmi cosí

un anno fa!

Quanti “ciao io vado” ad altri, pensando a te mentre uscivo con gli altri che non potró neanche amarli.

Non so spiegartelo, non so spiegarmelo.

È un promettersi di vedersi, sentirsi, parlarsi infinito; e io che aspetto ancora che accada,

e spero sempre che cambi tutto cosí che io possa smetterla di provare qualcosa per te.

Sarebbe piú facile, non sarebbe piú un casino per me ogni volta…….

Sarebbe quello che non vorrei, sarebbe come uccidere le farfalle, sarebbe come dirmi che ce la faccio sempre,

ma sarebbe davvero diverso, sarebbe utile a cancellare la tua indifferenza?

Quante cose da dirti, che l’unica cosa che veramente devo dirti non la dico mai…. a te, a me, qui o qua.

Un anno fa tra poco… una lettera, un disegno.

È ancora il piú bello che io abbia fatto.

È ancora vero, ti direi ancora tutto….

Forse di piú.

Forse è un problema.

Ce l’ho io un problema a questo punto.

Drake – If you’re reading this it’s too late

Sono un blocco di ghiaccio in questo momento.
Non riesco a sciogliermi ed è una sensazione straziante.
Un vortice di sentimenti e sensazioni strane mi scombussola letteralmente.
Ma allo stesso tempo io mi sento fredda e insensibile. Non riesco a lasciarmi andare e non so neanche esattamente per cosa dovrei farlo, per cosa vorrei liberare ció che sento e che mi porto dentro.
Sto vivendo con la strizza al culo, mi assale spesso una felicità estranea che a volte confondo con la tristezza. E non so neanche per cosa provo questa gioia.
Vivo in apnea e mi trascino a dietro tanti pezzettini che non combaciano neanche tra di loro.
È tutto un puzzle senza senso.
So cosa vorrei, ma non so cosa voglio.
Ecco il mio problema.
Dovrei solo lasciar fare al tempo, aspettare.
Ma io sono impaziente, non so perchè e non so per cosa.
Ho paura di me stessa e di questo insopportabile e dolcissimo prurito che mi provoca tutta quest’ansia.
Sono scossa da certi brividi lungo la schiena, non faccio altro che sorridere e saltellare senza motivo.
Vorrei scoprirlo, ma potrei rischiare di trovare risposta nella cosa sbagliata.
O forse lo sbaglio che temo è effettivamente la cosa giusta in cui buttarmi.
Ma se poi mi butto e nessuno mi accoglie a braccia aperte dall’altra parte?

Take Care – Drake

Sono come dei flash,
pensieri veloci che vanno e vengono.
In un attimo è di nuovo il 2010, la mamma è seduta ai piedi del letto e io e mia sorella abbiamo già capito tutto. Piangiamo.
Poi mi ricatapulto nella realtà, ci sono io di fronte allo specchio che mi pettino per andare a danza.
Devo concentrarmi e chiudere gli occhi due secondi per non pensare a quello.
Ma eccomi di nuovo a fare su e giú tra i corridoi del reparto di cardiochirurgia, con l’aria condizionata troppo fredda e il caldo di luglio che preme sui vetri delle finestre.
Non riesco a distogliere la concentrazione da questi pensieri, mi fermo e mi arrendo. Ci penso su.
Ho vissuto quattro anni scappando, nascondendomi, cercando aiuto ma con la paura di disturbare.
Ho pianto da sola, ho vomitato, ho parlato con una psicologa, ho fumato una canna con il mio migliore amico, ho pianto abbracciata a mia mamma per poi decidere che non avrei piú voluto soffrire.
Ho messo il cuore nel freezer e l’ho lasciato lí insieme alle buste di piselli esselunga.
Posso raccontarti ogni singolo dettaglio della sua malattia, dirti il momento in cui l’ospedale ha chiamato a casa alle quattro di notte e io non batterò ciglio.
Ma basta un dejavú, un ricordo sfumato, un profumo, un suono lontano che mi ricorda la sua voce, per ricordarmi che sono la persona piú fragile del mondo; per voi peró tireró fuori il sorriso migliore mentre la notte la passeró in bianco in compagnia della mia tristezza.
Non ho ancora avuto il coraggio di affrontare veramente la realtà, non so cosa voglia dire vivere consapevolmente senza di lui.
Non ho la voglia e la forza di rendermi realmente conto che prima c’era e ora non c’è piú.
Solo ogni tanto realizzo che non ha festeggiato con me i diciotto anni, non mi ha visto fallire al liceo e non sarà lui ad accompagnarmi all’altare quando mi sposeró.
In quei momenti mi tremano le mani, preoccupata che qualcuno possa accorgersi dei miei occhi lucidi.
In quei giorni mi fumo due canne di fila.
Poi la notte ascolto Drake per addormentarmi, ripetizione continua.
E non mi addormento piú.
Il giorno dopo apparecchierò la tavola per quattro, ma rideró.
Prima o poi ritroveró l’amore, quello vero, che mi ha mostrato lui.

Cosí

Quando non fai sesso per tanto tempo sei un pò una “Like a Virgin” di Madonna e intanto “L’Odore del Sesso” di Ligabue è la tua colonna sonora mentale.
C’è la voglia e la foga del momento; ti senti piccolina tra le braccia di questo ragazzo di 2 metri.
Il tempo che hai passato evitando tutti gli inciampi emotivi e tutti i possibili incontri ti hanno resa forte e vulnerabile allo stesso tempo; dopo quell’ultima storia d’amore che ti ha spezzato il cuore avevi tirato dritto per la tua strada un sacco di volte e non ti eri mai fermata a considerare l’ipotesi di poter fare ancora sesso con qualcuno che non fosse il tuo grande amore. Un pò per paura, un pò per una legge morale che ti eri costruita in testa e un pò per orgoglio.

Ieri doveva essere la mia giornata sicura, quella in cui non accade nulla se non il ritrovamento dell’assassino da parte del distretto giudiziario di Law & Order.
Ma alle 20.17 arriva un messaggio; è un ragazzo che conosco da tantissimi anni ormai, con cui avevo creato uno strano mix di amicizia e sesso occasionale, e anche dopo così tanto tempo mi sono accorta che tra noi rimane sempre una certa sintonia e un certo rispetto reciproco. Nel tempo ci siamo affezionati, lui ha ricevuto tanti due di picche dalla sottoscritta quando ero fidanzata o moralmente indisposta per del sesso occasionale.
In tutti questi anni però abbiamo iniziato a conoscerci, finendo a letto qualche volta o semplicemente parlando.

Ieri sera non è morta lì con dei messaggi, avevamo voglia di raccontarci noi stessi faccia a faccia di fronte a una birra, e così ci siamo visti.
E’ chiaro ad entrambi che c’è sempre stata attrazione fisica così invece che finire la conversazione e salutarci la cosa è sfociata in un tête-à-tête.
Forse la colonna sonora più adatta per descrivere il momento è “Fuckin’ Problems” di A$AP Rocky, Drake, 2Chainz e Kendrick Lamar; e questo spiega benissimo il mio stato di soddisfazione.
E’ sorprendete che dopo così tanto tempo il toccarsi e il baciarsi riesca naturalmente, mentre il soffio del respiro affannoso aumenta i brividi dell’eccitazione lungo la schiena.
E’ stato bello, bellissimo e la cosa buffa è che non me l’aspettavo più così con lui.
Un pornoromanzo misto a dolcezze e coccole, parole sporche sussurrate all’orecchio e frasi dolci dette ad alta voce.
Mi sono goduta il sesso e mi sono assaporata la dolce sensazione di sprofondare tra le sue braccia tra baci e abbracci.
Mi chiedo come abbia potuto rinunciarci per così troppo tempo.

Ora corro per casa e ballo girando su me stessa con le cuffie nelle orecchie e “Hold Back The River” di James Bay a tutto volume che, anche se è una canzone dolce-misto-malinconia, a me mette una grande allegria.