Un pensiero, G.

È da tanto tempo che non so, ma io credo che ci sia qualcuno che è stato in grado di farmi credere nei sogni. In quei grandi desideri che sono lì per essere realizzati.

Credo in quella persona che mi ha fatto vedere cosa vuol dire vivere, per davvero. Mi ha mostrato che la mediocrità non è scritta nei nostri sogni, mi ha insegnato che per vivere davvero ci vuole amore.

L’amore per stare bene, verso ciò che si fa e chi si vuole essere. La voglia di spaccare tutto ciò che ci soffoca per uscire fuori ed esserci.

Perchè sono figlia di quell’amore, di chi con garbo e umiltà sa di essere capace di qualcosa di speciale. Per se stessi, per gli altri, per i proprio obiettivi.

Voglio essere io. È una promessa. Ce la farò

Repetita Iuvant

Non sono fatta per essere una delle tante.

E non lo sarò mai.

Non mi piace dire che scappo dopo essermi ritrovata casualmente sempre nelle situazioni sbagliate. Preferisco ammettere che mi dileguo piano piano, non appena mi rendo conto del rischio a cui vado incontro. Non importa se qualcuno lo prenderà come egoismo personale, a me piace pensarlo piú come un istinto di autoconservazione emotiva. Qualcuno ha detto che così correrei il rischio di sopravvivere, invece che vivere. Non è del tutto sbagliato ma neanche completamente vero. Si dovrebbe vivere ogni cosa nel migliore dei modi, in modo da sentirsi speciali. E da stare bene. Sempre.

Tengo il buono

Quando per tanto tempo hai avuto modo di scoprire cosa sia davvero la sofferenza, sai cosa significa sprofondare nella tristezza e con tutte le tue forze hai saputo stamparti un allegro sorriso sulle labbra allora puoi farcela.

Scopri che ciò che conta è tenere il buono, tirar fuori le cose belle e conservare solo queste.

Certo, come ogni rosa ha le sue spine, spesso capita di ricadere nella malinconia e in quello stato d’animo che ti fa vivere ciò che accade con tristezza.

Però, a ogni piccola delusione che le persone riescono ancora a darti o ai tentativi andati male o alla voglia di amore, sai come guardare te stessa a testa alta.

Dov’è il mio limite?

Non ho mai avuto paura dell’età e del tempo che passa. Ho sempre vissuto, vivendo tutto. L’unica cosa che mi ha sempre messo ansia è la distanza, fra me e alcune persone, fra me e le cose perse per strada. Fra me e l’ultimo giorno in cui ho parlato con mio papà.

Da qualche tempo a questa parte, però, inizio ad aver seriamente paura della mia età. Che poi forse è solo paura di me stessa. Tutto ciò che c’è, è giusto, ma non mi sembra giusto per la mia età. Che poi, gli anni chi li conta più?

E allora perchè questa paura? Che si scontra con la voglia di vivermi ciò che voglio, anche se mi sento troppo grande? Cos’è che mi fa provare questo strano sentimento? Quali paletti invisibili mi sono impostata, senza nemmeno saperlo?

Altrove

Avete presente quando vi ritrovate al bivio di una strada chiusa, fareste inversione e cambiereste direzione ma il navigatore sembra non volersi dar pace e vi porterebbe sempre su quella via?

Chissà cosa c’è poi su quella strada, se davvero fosse percorribile. Ma è chiusa, quindi perché continuare a inciampare su quella via ogni volta che si prende una nuova direzione?

Ci sono volte in cui cambiamo percorso, preferiremmo addirittura smarrirci per ritrovarci, o semplicemente prendere un’altra strada, ma per qualche motivo ci ritroviamo a quel bivio come se qualcuno ci stesse costringendo a incontrarlo di nuovo, ogni volta. E ogni volta che usciamo da quel tracciato, sembra andarci male, come se non ci meritassimo un’alternativa e la meta comunque non la troviamo, che per noi diventa quindi irraggiungibile.

Dovremmo imparare a volare.

Vigilia numero 26

La tristezza non è solo triste, è anche subdola. Trasforma il nostro stato d’animo, cancella la luce nei nostri occhi, si insidia fra noi e i nostri momenti facendoli apparire belli sotto mentite spoglie, di una felicità illusoria.

Barattiamo un pandoro con quell’allegra illusione d’amore, un panettone con l’idea immaginaria di felicità data da due corpi che si uniscono.

Fino a quando, stanchi di essere cullati da una malinconica dolcezza, non diciamo basta.

Rimaniamo così, nudi e cotti sotto una nebbia di tristezza.

Ma senza più illusioni.

Après vous!

Dopo tutto questo tempo i pensieri sono tornati belli.

Sta volta non pensavo. E la verità è che ora sono incapace di pensarci. Involontariamente tengo poche immagini di parole, frasi e racconti. Mi muovo come un ladro per non farti sentire la mia presenza, non voglio che tu mi legga dentro.

In questo modo rimane ogni bacio, come una carezza sul cuore, e quella sulla pelle è un bacio su tutto il corpo.

Sei ancora tu capace di provocarmi brividi lungo la schiena, ma io sono altrove. Mi sono aggrappata all’idea che c’è altro, che la bellezza che cerco non è un’illusione ma posso cercarla fuori. Mi perdo ancora in te, però quando a casa mia sono davanti allo specchio mi guardo e rido. Non mi rimprovero più nulla. Lascio ancora qualche sorriso tra le tue braccia per perdermi e seguire il tuo profumo, per baciarti sul collo e disegnare baffi con la lingua. Mi sono sempre persa con te perchè mi sono sempre sentita semplice, forse però è una mia cosa bella questa.

Pretese noiose

Che le cose non vanno sempre bene al primo colpo l’avevo gia capito quando avevo solo tre anni, quando cadendo dalla bicicletta imparando ad andare senza rotella mi ferí al braccio. Ne porto ancora i segni: una mega cicatrice ben visibile sull’avambraccio.

Solo che ora mi chiedo, è più stupido mollare o è più da idioti continuare nonostante tutto solo perchè non è nel proprio dna arrendersi?

Andrà tutto bene.

Malinconia d’agosto

Le storie d’amore sono molto belle da leggere, da scrivere o da immaginarle nella propria testa ma poi nella realtà mi fanno paura perchè più persone entrano nella tua vita più è facile che un giorno ne possano uscire.

Come mio papà .

Miopia

Questa sera ti ho riconosciuto, al di là della darsena tra la miopia e i fumi della sigaretta. Ti ho visto tra i gesti di uno sconosciuto, tra i modi di fare di una persona che non eri tu.

Ti ho riconosciuto tra le mie illusioni.

Non eri tu, era solo il ricordo di te che si era impadronito del mio sguardo ma io ho sentito comunque un brivido lungo la schiena.

Mi sono detta che non capiterà più, guarirò dalla miopia.

Reset e Restart

Vi è mai venuta voglia di voler resettare qualcosa e farla ripartire da capo? Per esempio tornare al primo incontro con quella persona (per cui non vi è ancora passata dopo mesi e tanta tristezza) e rivivere quei bellissimi momenti che non potranno più tornare vista la merda di com’è andata a finire?

È questo ciò che non riesco a dimenticare, quella cosa che ancora oggi mi lascia l’amaro in bocca e che, anche se meno frequentemente di prima, mi fa salire la malinconia. Tutto è andato in merda, lui è sparito… puff… ha deciso semplicemente che era la soluzione migliore per lui. Una gran bella vaccata, insomma. Ora da lí ci sono solo punti di non ritorno, niente più dolci speranze o dolci pensieri. Ecco cosa mi dà rabbia, tristezza e malinconia: sapere che per me è realmente finita perchè non ci sono scuse per un comportamento così di merda. Mioddio quanto tempo è passato, e ancora penso a lui. Ripenso a quando era davvero un bel pensiero e darei qualsiasi cosa per tornare a pensare a lui con dolcezza.

Che rabbia.

Archivia

Whatsapp ti dà la possibilità di archiviare le chat così, quando non vuoi che accidentalmente l’occhio cada su quella conversazione ma non è ancora arrivato il momento di cancellare del tutto la possibilità di riascoltare una voce ormai lontana dai messaggi vocali in preda all’alcolismo, le “nasconde”.

Ma è possibile archiviare anche i pensieri, per tenerli nascosti quando non si riesce ancora a eliminarli?

Punti di domanda

Certe domande ti lasciano come un messaggio a cui non ricevi risposta…

In balia di un’attesa che non sai se sarà placata da una risposta o da un silenzio prolungato.

Che genera altre domande.

Certe domande dovremmo farcele? Certe domande dovremmo farle a chi dovremmo? Certe domande possono avere una risposta?

E quella risposta dobbiamo darcela da soli o deve arrivare da altri?

In trappola

Sto immaginando la mia testa come un alveare; in cui i pensieri si annidano fitti, e rimangono intrappolati nelle fessure. Ecco che quando i miei occhi si fissano su un’immagine, quella viene acchiappata e rimane lì, fissa nella mia testa. È come incollata, distolgo i pensieri ma puntualmente mi sembra di ritrovarmi quel quadretto davanti agli occhi. Non è reale, quindi lo sguardo non posso distoglierlo ed è così che inevitabilmente ripenso a ciò che doveva rimanermi oscuro. È qualcosa su cui non avrei dovuto posare lo sguardo, qualcosa che non avrebbe dovuto impossessarsi dei miei pensieri, perchè è un’immagine che mi strapazza lo stomaco e il mio cuore vorrebbe scappare mentre avverto una sensazione di nausea. Non ero preparata a una realtà ignota. Aspetto con ansia il momento in cui quella immagine sparirà dalla mia testa, una foto reale che ora si ripresenta davanti non concretamente.

Aspetto il momento di rimpadronirmi della mia immaginazione, della mia testa, della mia fantasia che solo lei può aggiustare la mia realtà!

In attesa

Sono nata iperattiva. Fin da quando sono piccola non sono mai stata capace di stare ferma, ho sempre dovuto far qualcosa. Non ce la faccio a rimanere a guardare, devo agire. Non sono capace di restare immobile, devo muovermi.

Nell’ultimo periodo non sono mai stata ferma un attimo, fino a che non mi sono ritrovata paralizzata. Mi sto accorgendo che non posso fare nulla, in questo momento non posso agire. Sono completamente inerme, qualsiasi cosa io faccia è inutile. Anzi, più io cerco di agire più combino guai e non realizzo nulla. Effettivamente, troppo spesso ho cercato di far avverare ciò che volevo combinando solo disastri e senza ottenere nulla di buono. È come se, a questo punto, dovessi cercare di fermarmi un attimo ad osservare ciò che accade, immobile. Forse è il primo grande cambiamento che devo vivere, devo imparare ad avere pazienza. Sono in balia del corso degli eventi, tutto deve succedere e io devo lasciare il tempo alle cose di accadere. Non ho io il potere di avverare il futuro, non sta volta. Sono in attesa, senza sapere di cosa precisamente.

Non riesco a muovermi. Non faccio nulla. Ho paura, non so se ce la farò. Ma tutto mi paralizza.

Devo aspettare.

Laureanda

Ho problemi relazionali pure con il mio relatore di tesi che automaticamente riesco a pensare solo a quanto io sia una frana con gli uomini.

Quando gli scrivo una mail, allego bozze e attendo una risposta, mi sento un’ebete come quando scrivo al ragazzo che mi piace. Passerò il tempo a chiedermi cosa pensa o a come giudicherà il mio lavoro. Entrerò in una profonda crisi con ansia da prestazione. Il tutto mi riporta a pensare alle mie azioni quando un ragazzo mi piace, quando non so come comportarmi e davvero mi rendo conto di non saperci fare.

Ma… mi dico pazienza, in questo momento mi importa solo di prendere la laurea. Al resto ci penso poi, poi imparo.

Testate contro il muro

Alla fine hanno sempre ragione gli altri…

quelli che ti mettono in guardia, quelli che ti fanno da guardiani della notte neanche fossero sulla Barriera senza mai abbassare la guardia.

Proprio loro, quelli che hai ritenuto giusto non ascoltare con troppa attenzione, ma con un orecchio di riguardo. Esattamente loro, hanno ragione. Ti hanno letto dentro, la sanno lunga e hanno capito subito.

Nulla può sfuggire all’evidenza, neanche quello che cerchiamo di nascondere con prepotenza. È talmente palese che non c’è una via d’uscita sempliciotta.

Ingannare l’evidenza significa tener nascosto qualcosa con bramosia e gelosia, che quando si smaschera vuol dire che si è messa a nudo la propria anima. Dopo tanto tempo che ci si nasconde, uscire nuovamente allo scoperto significa ammettere ciò che si ha dentro, mostrarsi a se stessi.

Ammettere, ammetterlo a se stessi è l’unica cosa da fare.

Ma è così difficile quando consapevolmente la si protegge dentro di se per non farla usciere.

Si finisce solo per percepirla, che causa quella malinconia strana… da cui si vorrebbe scappare ma a cui si è tremendamente legati e gelosamente si vuole custodire.

Sono molto ingenua, questo lo ammetto con sicurezza e con la stessa certezza per cui so che sto sbagliando. Nulla è sotto controllo.

Déjà vu

Dicembre si è appena fatto, siamo solo all’inizio della fine.
Solo Sant Ambroeus e l’Immacolata sono appena passati, ma ormai siamo nel pieno del periodo natalizio.
Tra chi è preso a fare i regali e chi chiede dove si passeranno le vacanze (ah già, io lavoro!), c’è chi già tira le somme dell’anno che sta per finire (cazzo, ma non siamo ancora a metà dicembre) e per questo mi è stata già fatta la domanda, com’è andato? Come descriveresti il tuo 2017 con una parola? Per fortuna non ho dovuto studiarmela la risposta, ce l’avevo già pronta. Quindi, per riassumere il mio anno in una sola parola io dico Déjà vu!
Proprio così. Proprio quel fenomeno psichico per cui fatti totalmente casuali provocano la sensazione di un’esperienza precedentemente vissuta, già vista.
Sembra assurdo, davvero. Non l’avrei mai detto, ma è sicuro che da luglio a oggi il mio 2017 sembra lo specchio del 2016. Fortunatamente alcune cose non sono esattamente le stesse ma per una serie di eventi la stessa storia si ripete.
Ne ho parlato con un amico pochi giorni fa, in preda all’ansia perchè mi sentivo più matta del solito. Ho elencato punto per punto tutte quelle cose che combaciano tra quest’anno e l’anno scorso. Grazie alla ragione non mi ci sono soffermata più di tanto per evitare di diventare pazza e scema completamente. Eppure, alcune date-eventi-persone combaciavano. Come se il destino e il caso stessero giocando con il mio presente e il mio passato. Proprio la casualità mi ha fatto vivere esperienze simili e speculari con quelle del 2016. La cosa mi ha messo paura perchè qua qualcosa sembra volermi dire qualcosa. Ci sono cose belle dell’anno scorso che porto nel cuore gelosamente, che mi tengono sveglia la notte con la speranza che accadono. Una di queste è già accaduta; il fato sembrava volesse presentarmela prima del previsto e invece, la data di inizio stage sul contratto recita: 12 dicembre 2017. La data di inizio sul contratto dello scorso anno, devo rivelarla? 12 dicembre 2016. Sembra quasi che mi venga data una seconda chance; tranquillamente sono qui a giocare questa partita con il mio destino.
C’è in ballo la cosa a cui tengo di più, che desidero di più, che aspetto da una vita!
Eppure ciò che mi manda in brodo di giuggiole è qualcosa di meno importante, ma che non riesco a levarmi dalla testa. Ciò che mi ha regalato un’illusione un anno fa, quest’anno la ritrovo simile, meno profonda per certi versi ma comunque vissuta e sentita. La paura è data dalla consapevolezza che, come una bambina ingenua, vorrei rivivermela nello stesso modo ma so che probabilmente in tutto questo déjà vu è l’unica cosa che dovrei realmente cambiare. Mi terrorizza, non vorrei rinunciarci eppure so che sarebbe sbagliato ricercare le stesse emozioni, gli stessi sentimenti che già allora erano illusioni.

Nonostante il déjà vu, avrei una lista di Prime volte da elencare. Uno di questi giorni le conto, non mi stupirei se fossero 17 cose (17 come il mio numero, come l’anno). Ma sembra un numero altino per aver così tante cose vissute per la prima volta nella vita. Però potrebbero essere sicuramente tante, se considerato che sono avvenute tutte in anno. Divertente.