Contrazioni Ventricolari Premature

È difficile essere ció che si è.

Intrappolati, prigionieri della propria stessa mente. Vittime del proprio carattere, delle proprie insicurezze e dei propri sbagli. Costretti a legarsi ai propri ripensamenti, senza poter fuggire e liberarsene. Sempre più avvinghiati ai propri rimorsi. Ci si sente incapaci di prendere l’iniziativa al momento giusto, spettatori passivi delle occasioni che ci sfuggono di mano. La fugacità del momento, un attimo infinito che non tornerà più. Il battito del cuore accelerato, improvviso… e due occhi che si sfiorano.

Fanculo.

 

Si è fatta primavera

Caldo.
Troppo e sembra essere arrivato in anticipo, e forse lo è.
Insopportabile.
La temperatura si è alzata improvvisamente, la pelle scotta.
Brucia come la rabbia che ci si porta dentro che non si sa come sbollentirla.
Indomabile da fare quasi paura, un odio incontrollabile verso tutto ciò che è difficile da sopportare.
Il timore di esagerare, un sorso d’acqua ghiacciata per cercare di spegnere la collera che tormenta i pensieri più irrequieti.
La paura di essere sopraffatti da questo sentimento negativo, ormai impossibile da ignorare; capace di ritorcersi contro, fornendo motivazioni sbagliate per perseguire i propri obbiettivi che per forza di cose porterebbero al fallimento.
L’ansia di perdere e la preoccupazione di non essere mai abbastanza, quasi da essere convincente per crederci davvero.

Reset.
Cellulare spento, una birra e Breaking Bad…..

Palmieri

Fin da piccola ho sempre ascoltato tante storie sulla mia famiglia. Sarà che è molto numerosa per cui ogni persona porta con se storie e aneddoti diversi; ma ad ogni rimpatriata familiare saltano fuori sempre nuovi racconti.

Ho sempre percepito da parte dei miei zii o cugini, piú sentito da alcuni e molto meno da altri ma comunque evidente, un attaccamento al proprio cognome, per me quasi sempre incomprensibile; talvolta anche inconcepibile. 

Non sono mai state molto frequenti le occasioni per ritrovarsi con i parenti e negli anni sono sempre piú rare. Ma ogni volta si crea una situazione per cui ognuno si sente appartenere ad un’unica grande genealogia e ci si riconosce nel proprio cognome. Gli aneddoti raccontati dagli zii poi arricchiscono ogni volta la storia della famiglia, come a voler sottolinearne una certa bizzarra importanza.

Per me è sempre stata una cosa particolare, ho sempre provato dei sentimenti strani ogni volta che mi trovavo in mezzo a quella famiglia e quando poi tornavo nel mio mondo. Ho sempre avuto l’impressione che tutti volessero sentirsi importanti, unici e rari, attraverso il nome della propria famiglia. Io facevo e faccio tutt’ora fatica a spiegare cosa percepivo e cosa provo durante quei sporadici incontri con i miei parenti; non concepiró mai come tutto il passato possa valorizzare cosí tanto il presente se è talmente remoto che non mi tocca cosí poi da vicino.

Probabilmente avrei dovuto vivere a Rho per farmi conoscere da tutti, ma credetemi che preferisco essere una persona anonima e in incognito, vivendo senza il bisogno di farmi riconoscere o di sentirsi superiori.

Arctic Monkeys – ‘R U Mine

Oggi stavo scattando a tradimento delle foto ad una tipa, lei il suo stile ci stavano dentro tantissimo. Se n’è accorta e abbiamo chiacchierato. Poi ha scoperto che non sono lesbica. Mi sono sentita come uno di quei ragazzi che dopo due parole già ti dicono che non vogliono nulla da te. Ecco, solo per questo….avrei voluto essere lesbica per lei!

percentuali

Un calcolo veloce mi dice che il 50% delle mie giornate lo trascorro dove non vorrei essere e in compagnia di persone che non vorrei avere intorno.

Come faccio a trasformare quel 50% di merda e arrivare ad un 100% di piacere?

Come faccio a rendere piacevoli anche situazioni che mi vanno scomode? Dopo tutto io comunque devo tener conto dei miei doveri, non posso scappare. 

Sono io che mi devo adattare?

Arctic Monkeys – Do I Wanna Know

Ci lamentiamo tanto che nella società d’oggi non ci sia piú un vero rapporto umano fra le persone. Ci lamentiamo che in treno stiamo tutti attaccati al cellulare, i piú bravi magari leggono un libro o ascoltano semplicemente la musica.

Bene ok! Ma io (ragazza di 23 anni che finisce tardi danza e si ritrova a Milano Affori FN ad spettare il treno delle 22.34 per tornare a casa), se permettete, non ho tutta questa gran voglia di far due chiacchiere con un uomo sulla cinquantina un pó scorbutico che insistentemente mi fa domande sulla mia vita. Sí, sono diffidente. No, non è essere scontrosi. È essere riservati. C’è la pinuccia là seduta sull’altra panchina che probabilmente ha appena finito il turno al lavoro, vai da lei; magari ha voglia di chiacchierare della sua vita. Io no, soprattutto se mi vieni a chiedere se a quest’ora sto tornando da scuola; se poi io ti dico danza e tu mi dici che lavori spesso nelle discoteche. Ecco no…. Scusami ma la mamma continua a scrivermi poemi monosillabici su whatsapp e gli Arctic Monkeys hanno appena attaccato con il ritornello di Do I Wanna Know.

cosa non ti diró mai

Oggi è uno di quei giorni in cui, maledizione, ti ho pensato.

Ho pensato davvero di odiarti. Sí, ti odio. Vorrei averti davanti e urlartelo fissandoti negli occhi. Pur sapendo che non servirebbe, non mi ascolteresti e non daresti nessuna importanza alla cosa. 

Ma ritiro tutto, una volta per tutte facciamola finita. Stavolta non sono piú io che per te non esisto. Sei tu che per me non esisti. Devo ricordarmelo, devo creare un promemoria apposta sull’iphone.

Ti odio

Nota

Stavo parlando con un amico, un grande amico. L’argomento ero io che non so accettare commenti positivi sul mio conto. L’origine di questo mio non apprezzare i complimenti lo associava alle mie delusioni d’amore. Quindi pensavo.

Il problema non è l’amore.

L’amore non mi ha deluso.

Sono io che ho deluso me stessa.

Nessuno lo capirà mai, nessuno potrà aiutarmi. Tutti si incapacitano di capire questa cosa che mi porto dietro. Nessuno l’accetta, nessuno vede quanto sia pesante questa delusione che mi porto dentro. Nessuno, tranne io.

Io sono la persona da cui mi devo salvare. Per ora sono sempre riuscita a salvare gli altri da me stessa. Ma non sono ancora riuscita a salvare me.

citare Picasso

Giovedí devo consegnare l’intervista ad un’artista emergente. Io e lei siamo amiche da una vita.

Stasera avrei dovuto farle l’intervista… Ci siamo ritrovate a fumar canne, bere birra e parlare di sesso e orgasmi.

Dopotutto lo stesso Picasso diceva che l’arte e il sesso sono la stessa cosa. E ci sono state anche molte confessioni profonde su come stiamo al momento.

Ma come faró io a ricordare e ricostruire l’intervista di questa sera???

Mangio tonno e maionese