Reset e Restart

Vi è mai venuta voglia di voler resettare qualcosa e farla ripartire da capo? Per esempio tornare al primo incontro con quella persona (per cui non vi è ancora passata dopo mesi e tanta tristezza) e rivivere quei bellissimi momenti che non potranno più tornare vista la merda di com’è andata a finire?

È questo ciò che non riesco a dimenticare, quella cosa che ancora oggi mi lascia l’amaro in bocca e che, anche se meno frequentemente di prima, mi fa salire la malinconia. Tutto è andato in merda, lui è sparito… puff… ha deciso semplicemente che era la soluzione migliore per lui. Una gran bella vaccata, insomma. Ora da lí ci sono solo punti di non ritorno, niente più dolci speranze o dolci pensieri. Ecco cosa mi dà rabbia, tristezza e malinconia: sapere che per me è realmente finita perchè non ci sono scuse per un comportamento così di merda. Mioddio quanto tempo è passato, e ancora penso a lui. Ripenso a quando era davvero un bel pensiero e darei qualsiasi cosa per tornare a pensare a lui con dolcezza.

Che rabbia.

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Punti di domanda

Certe domande ti lasciano come un messaggio a cui non ricevi risposta…

In balia di un’attesa che non sai se sarà placata da una risposta o da un silenzio prolungato.

Che genera altre domande.

Certe domande dovremmo farcele? Certe domande dovremmo farle a chi dovremmo? Certe domande possono avere una risposta?

E quella risposta dobbiamo darcela da soli o deve arrivare da altri?

In trappola

Sto immaginando la mia testa come un alveare; in cui i pensieri si annidano fitti, e rimangono intrappolati nelle fessure. Ecco che quando i miei occhi si fissano su un’immagine, quella viene acchiappata e rimane lì, fissa nella mia testa. È come incollata, distolgo i pensieri ma puntualmente mi sembra di ritrovarmi quel quadretto davanti agli occhi. Non è reale, quindi lo sguardo non posso distoglierlo ed è così che inevitabilmente ripenso a ciò che doveva rimanermi oscuro. È qualcosa su cui non avrei dovuto posare lo sguardo, qualcosa che non avrebbe dovuto impossessarsi dei miei pensieri, perchè è un’immagine che mi strapazza lo stomaco e il mio cuore vorrebbe scappare mentre avverto una sensazione di nausea. Non ero preparata a una realtà ignota. Aspetto con ansia il momento in cui quella immagine sparirà dalla mia testa, una foto reale che ora si ripresenta davanti non concretamente.

Aspetto il momento di rimpadronirmi della mia immaginazione, della mia testa, della mia fantasia che solo lei può aggiustare la mia realtà!

A Giorgio.

Il presente lavoro unisce la mia personale passione per la danza classica, il teatro e l’arte, e il mio interesse per il digital web world. Negli anni, con impegno e dedizione, sono riuscita a dedicarmi a ognuna di queste mie predilezioni separatamente, svolgendole come attività lavorative sconnesse fra loro. Grazie però al percorso universitario vissuto all’Università IULM e allo stage, prima curriculare poi extracurriculare, svolto presso la Fondazione Teatro alla Scala, ho avuto l’opportunità di unire e realizzare in un’unica direzione queste mie passioni.

Dedico i miei più sinceri ringraziamenti a tutti coloro che mi hanno aiutato nella stesura della tesi con indicazioni, suggerimenti, critiche e osservazioni: a loro rivolgo la mia riconoscenza, anche se a me spetta la responsabilità per ogni eventuale errore contenuto in questo elaborato.

Anzitutto ringrazio il professor Nello Barile, Relatore, per avermi guidato dall’inizio alla fine nella preparazione, nella realizzazione e nella stesura del mio elaborato finale. Grazie alla pazienza e a tanta dedizione personale per la materia, il professore mi ha coinvolto con interesse e passione nello studio degli argomenti principali e indispensabili per affrontare il tema trattato nella mia tesi; e mi ha seguito lungo tutto il percorso, accogliendo le mie idee e indirizzandomi verso nuove proposte.

Un ringraziamento speciale va a Silvia Farina, responsabile della Redazione Web del Teatro alla Scala e stimabile donna a cui dedico la mia ammirazione e il mio affetto. Fin dal nostro primo incontro e per tutto il tempo in cui ho avuto il piacere di imparare da lei e lavorare insieme, Silvia ha saputo credere in me e riconoscere tutta la passione e la dedizione che ho da offrire. La mia tesi nasce dallo stage svolto alla Scala, dove ho avuto la grande occasione di imparare la professione a cui aspiro, e proprio grazie a Silvia e alla sua preziosa esperienza, ho potuto sviluppare il capitolo dedicato alle attività digital del Teatro. Oltre ad avermi fatto da mentore durante il mio stage, Silvia mi ha aiutato anche a maturare a livello personale con amicizia e simpatia.

Proseguo con la Direzione e i colleghi del Teatro alla Scala; ringrazio Paolo Besana, capo Ufficio Stampa, per avermi dato l’opportunità di svolgere lo stage sotto la sua direzione; e Francesca Agus, responsabile dell’Ufficio Marketing, per il prezioso contributo rivolto all’analisi del brand Scala.

Vorrei inoltre ringraziare mia mamma Rosanna, la donna a cui fin da bambina aspiro per forza d’animo e bellezza. Tutti i miei anni pieni di passioni, di studio e di svago li devo a lei e ai sacrifici che ha affrontato. Ha regalato a me e a mia sorella gemella Clara, nonché mia migliore amica e mia anima gemella, l’opportunità di realizzare le nostre vite; nonostante le difficoltà, i grandi momenti di dolore che hanno rischiato di portare buio sui nostri sorrisi, e la perdita dell’amore della sua vita nonché nostro papà Giorgio a cui questo lavoro è dedicato. Mio papà viveva e lasciava che io lo guardassi vivere, per farmi vedere quanto è bella la vita. Mi ha cresciuto con il sorriso insegnandomi ad amare, mi ha fatto scoprire il valore dei sogni e io lo porterò sempre nel cuore.

Infine ringrazio gli amici. Un sentito grazie lo rivolgo alle persone che mi accompagnano fin dall’infanzia, con cui sono cresciuta e insieme ci siamo ritrovati a dover affrontare la vita: Clara, mia sorella gemella, Alberto, Lucilla, Matteo e Matheus.

Con grande affetto dedico un ringraziamento speciale anche agli amici che sono entrati nella mia vita più recentemente, ma che sono sempre stati presenti negli ultimi anni supportandomi e condividendo insieme i momenti più importanti: Matteo, che da compagno di banco dell’università è diventato il mio grande vero amico con cui condivido sogni, speranze e obiettivi; Arianna, per le gioie e i dolori degli anni universitari condivisi e per i desideri ancora da realizzare insieme.

A tutti gli amici che sono stati presenti in questi ultimi anni sia di danza, di studio e divertimento: Alessia, Adriano, Maria Chiara, Carolina, Arianna, Valentina, Mattia, Chiara, Davide e Jessica.

Un ultimo grazie agli amici di famiglia che hanno contribuito in modo speciale alla mia crescita personale: Daniela e infine Stefania e Luigi, che mi hanno visto crescere e mi hanno aiutato nel mio percorso, da cui ho imparato e con cui poi ho condiviso l’amore per l’opera lirica.

Milano, 4 aprile 2018

(Questo post verrà pubblicato nel momento esatto in cui mi starò laureando. Oddio, conoscendo le tempistiche delle lauree Iulm, non proprio nel momento esatto della discussione e proclamazione; diciamo che sarà pubblicato nell’arco di tempo in cui sarò in preda all’ansia per discutere la tesi o in preda all’euforia per festeggiare la laurea. Comunque sia non si sa quando io l’ho programmato, sicuramente in un momento in cui io già so.)

Ricognizione di quella sera

È arrivata la sera, quella sera, e con essa poi è arrivato il momento del “ok dai è l’ora di andare a dormire così dormo otto ore piene, mi faccio giusto un porrino, due minuti e dormo”. In quella sera.

Dalla camera senti la voce della mamma parlare con il Bizzo e la Lucy, già perchè dopo aver fatto insieme la corona d’alloro, lui è andata a prenderla e sono tornati a casa nostra. Già sono tornati, vabbè due chiacchiere e tra dieci minuti sono a letto, così mi fanno compagnia con il porrino. E infatti chiacchieriamo mentre mi fanno compagnia a far su. Che bello poi, mamma inizia a parlare, così intrattiene lei la conversazione e io posso non pensare a nulla. Cacchio, si ogni tanto sento un pochino di ansia che devo rigirare su la cartina due volte in più. Però è pronta, bella due tiri e sono già a letto, si dai vado a dormire che tanto dormirei sette ore e quarantacinque minuti. Sí, giá un quarto d’ora fa volevo essere a dormire. Vabbè dai, stiamo facendo le imitazioni delle persone e io sono bravissima a farli ridere. Guarda, è finita, cavolo. Vabbè tanto la mamma ha ripreso a parlare, io posso non dire nulla e prepararne una da accendere quando sarò dottoressa. Si dai, domani mattina posso anche non farla tanto sarò in coma dal parrucchiere e potrò non pensare a nulla perchè ormai è tutto pronto per andare in università. È quella sera. Prepararne su una per un momento in cui non si avrà voglia nè tempo per girarla, sembra un pochino una cosa buffa ma che caratterizza tutto. Già perchè si ha come l’impressione che sarà diverso dalle situazioni che si è vissuto in terza persona, come amico o come conoscente; mai in prima persona. Come sarà inevitabilmente ce lo si immagina diverso, perchè alle lauree degli amici c’era la famiglia i nonni gli zii la cugina e solo poi gli amici. La mia situazione non può essere così, ci sarà la mamma e insieme ci saranno gli amici. Non ho nessun altro di famiglia. Anzi ora che ci penso, in un giorno così speciale per me, mio papà e mia sorella non saranno accanto a me fisicamente. Ma sono talmente fiera della Lalla e orgogliosa di tutta la forza che impiega nel realizzare i sogni che non potrei sentirla più vicino a me in questo momento; intanto qualcuno potrebbe dire che da lassù ho un angelo custode che non mi lascerà mai. Nonostante senta comunque la loro mancanza, ho la fortuna di avere una donna meravigliosa come mamma e degli amici che sono a tutti gli effetti la mia famiglia. Insomma, sarà una situazione vissuta in tranquillità e com’è la mia situazione; quindi unica e caratteristica di me. Deve essere come la voglio io, e ora come essere come dev’essere quella sera. In cui dai è arrivata l’ora di dormire, ho già salutato tutti e ormai rimane solo il letto. Fumerei anche un’altra sigaretta, dai ora mi metto nel letto un attimo che poi ecco che arriva la voglia di far due tiri prima di dormire davvero. Mi bevo anche un sorso d’acqua così. Vedrai che poi torno a letto e crollo. Dai che così arriva subito, quel giorno.

In attesa

Sono nata iperattiva. Fin da quando sono piccola non sono mai stata capace di stare ferma, ho sempre dovuto far qualcosa. Non ce la faccio a rimanere a guardare, devo agire. Non sono capace di restare immobile, devo muovermi.

Nell’ultimo periodo non sono mai stata ferma un attimo, fino a che non mi sono ritrovata paralizzata. Mi sto accorgendo che non posso fare nulla, in questo momento non posso agire. Sono completamente inerme, qualsiasi cosa io faccia è inutile. Anzi, più io cerco di agire più combino guai e non realizzo nulla. Effettivamente, troppo spesso ho cercato di far avverare ciò che volevo combinando solo disastri e senza ottenere nulla di buono. È come se, a questo punto, dovessi cercare di fermarmi un attimo ad osservare ciò che accade, immobile. Forse è il primo grande cambiamento che devo vivere, devo imparare ad avere pazienza. Sono in balia del corso degli eventi, tutto deve succedere e io devo lasciare il tempo alle cose di accadere. Non ho io il potere di avverare il futuro, non sta volta. Sono in attesa, senza sapere di cosa precisamente.

Non riesco a muovermi. Non faccio nulla. Ho paura, non so se ce la farò. Ma tutto mi paralizza.

Devo aspettare.

Pamela Anderson

Non è un dato di fatto, ma non è neanche poi così tanto una casualità visto che accade spesso.

Quando sono in periodo di siccità, cioè quando non ho un uomo… vabbè mi spiego meglio. Quando non scopo da tanto tempo, quasi due mesi in questo caso,

le mie tette diventano enormi.

Sembra assurdo detto da me, che di tette non ne ho mai avute. Infatti, si gonfiano solo un pochino tanto, cioè si fanno sentire e si vedono. Io che non sono abituata, quando si gonfiano così mi sembrano giganti. Le percepisco in ogni movimento, diventano palpabili, e riempiono la prima taglia di reggiseno.

Vabbè non è la prima volta che capita, succede in cambi di stagione quando manca una settimana al mar rosso. Però è strana come coincidenza, succede sempre quando le posso guardare solo io. Mi accontento, toccarmi le tette manco fossi Pamela Anderson che se le strizza uscendo dal mare è divertente.

Fortuna di merda

Dicono che la merda porti fortuna…

Speriamo perchè ne ho appena calpestata una bella grossa mentre cercavo di attraversare senza farmi investire.

Non so bene per cosa chiederei un briciolo di fortuna, a volte la confondo con la possibilità di avverare certi desideri.

Ma non credo che sia proprio così, anzi non penso proprio. E anche se fosse, ho troppi desideri da realizzare e troppa tristezza da scacciar via. Non saprei su cosa puntare.

Comunque sia un pó di fortuna di riserva non guasta.

Laureanda

Ho problemi relazionali pure con il mio relatore di tesi che automaticamente riesco a pensare solo a quanto io sia una frana con gli uomini.

Quando gli scrivo una mail, allego bozze e attendo una risposta, mi sento un’ebete come quando scrivo al ragazzo che mi piace. Passerò il tempo a chiedermi cosa pensa o a come giudicherà il mio lavoro. Entrerò in una profonda crisi con ansia da prestazione. Il tutto mi riporta a pensare alle mie azioni quando un ragazzo mi piace, quando non so come comportarmi e davvero mi rendo conto di non saperci fare.

Ma… mi dico pazienza, in questo momento mi importa solo di prendere la laurea. Al resto ci penso poi, poi imparo.

tra me e me

Ogni tanto chiedo scusa al buonsenso,
perché sono un perfetto controsenso.
Ma prometto che un giorno ti guarderò negli occhi e ti dirò tutto,
con le gambe tremanti e il cuore in gola per il debutto.
Fino ad allora non mi spoglierò per te,
resterò nuda solo con l’immagine che tu hai di me.
Mi muovo in silenzio senza far rumore,
che tu non vuoi sentire la parola amore.
Così mi tengo tutto dentro senza farlo uscire,
perché in rima non te lo so dire
che sono innamorata di te.

Destino

Circa un anno fa ho iniziato a credere nel destino e nell’ultimo periodo sempre di più.

Il susseguirsi di certi eventi o segnali è talmente evidente da non lasciar spazio a nessun tipo di dubbio: si tratta di destino. Certe volte, però, il fato è talmente evidente che sembra voglia prendermi in giro. Ecco perchè mi chiedo spesso se il motivo per cui sono così legata a questo caso fortuito non sia dovuto dalla speranza che nutro dentro di me verso certe situazioni, circostanze, persone, un amore. Come se questo destino non fosse altro che il mio scudo protettivo contro la paura per il futuro ignoto, un ancora o un porto sicuro dove rintanarmi e proteggermi dalle insicurezze. Quindi non so quanto possa essere reale il fato, il caso, che si è insinuato nella mia vita, o se non sia solo un’illusione.

Il pesce puzza

Ci sono persone che lanciano l’amo e lo abbandonano lì. Per noncuranza o dimenticanza, non lo ritirano mai. Ci sono così tanti pesci che, comunque sia, qualcuno abbocca pure. Il primo mangia l’esca e se ne va, gli altri semplicemente si impigliano all’ardiglione e si liberano. Nessuno di questi, però, viene tirato su in superficie. Il galleggiante galleggia a filo d’acqua, l’amo rimane sott’acqua e nessun pesce vien pescato. Eppure, all’apparenza, potrebbe esserci una motivazione che spinge una persona a provarci. Dopotutto, un qualsiasi uomo dev’essersi armato di buona volontà e dev’essersi convinto di aver la pazienza necessaria per mettersi a pescare. Queste però suonano come misere considerazioni se l’attenzione e la meticolosità richieste da tale gesto sono venute a mancare quasi subito. Ci dev’essere qualcosa sotto, più in profondità. Qualcosa che fa da calamita all’amo o al pescatore stesso che ogni volta si dirige alla riva del fiume, con la voglia di provarci e riprovarci pur sapendo che potrebbe abbandonare nuovamente quello che con determinazione e dedizione voleva proporsi. Ognuno potrebbe avere la propria motivazione; tra la consapevolezza che non si ha né pazienza né amore, e la certezza che anche abbandonando l’amo qualcosa abbocca sempre. Comunque stiano le cose un pescatore passivo non riceverà mai una reale soddisfazione, si convincerà che il pesce puzza e non scoprirà mai che per alcuni potrebbe valerne la pena, la pazienza e l’amore.

Déjà vu

Dicembre si è appena fatto, siamo solo all’inizio della fine.
Solo Sant Ambroeus e l’Immacolata sono appena passati, ma ormai siamo nel pieno del periodo natalizio.
Tra chi è preso a fare i regali e chi chiede dove si passeranno le vacanze (ah già, io lavoro!), c’è chi già tira le somme dell’anno che sta per finire (cazzo, ma non siamo ancora a metà dicembre) e per questo mi è stata già fatta la domanda, com’è andato? Come descriveresti il tuo 2017 con una parola? Per fortuna non ho dovuto studiarmela la risposta, ce l’avevo già pronta. Quindi, per riassumere il mio anno in una sola parola io dico Déjà vu!
Proprio così. Proprio quel fenomeno psichico per cui fatti totalmente casuali provocano la sensazione di un’esperienza precedentemente vissuta, già vista.
Sembra assurdo, davvero. Non l’avrei mai detto, ma è sicuro che da luglio a oggi il mio 2017 sembra lo specchio del 2016. Fortunatamente alcune cose non sono esattamente le stesse ma per una serie di eventi la stessa storia si ripete.
Ne ho parlato con un amico pochi giorni fa, in preda all’ansia perchè mi sentivo più matta del solito. Ho elencato punto per punto tutte quelle cose che combaciano tra quest’anno e l’anno scorso. Grazie alla ragione non mi ci sono soffermata più di tanto per evitare di diventare pazza e scema completamente. Eppure, alcune date-eventi-persone combaciavano. Come se il destino e il caso stessero giocando con il mio presente e il mio passato. Proprio la casualità mi ha fatto vivere esperienze simili e speculari con quelle del 2016. La cosa mi ha messo paura perchè qua qualcosa sembra volermi dire qualcosa. Ci sono cose belle dell’anno scorso che porto nel cuore gelosamente, che mi tengono sveglia la notte con la speranza che accadono. Una di queste è già accaduta; il fato sembrava volesse presentarmela prima del previsto e invece, la data di inizio stage sul contratto recita: 12 dicembre 2017. La data di inizio sul contratto dello scorso anno, devo rivelarla? 12 dicembre 2016. Sembra quasi che mi venga data una seconda chance; tranquillamente sono qui a giocare questa partita con il mio destino.
C’è in ballo la cosa a cui tengo di più, che desidero di più, che aspetto da una vita!
Eppure ciò che mi manda in brodo di giuggiole è qualcosa di meno importante, ma che non riesco a levarmi dalla testa. Ciò che mi ha regalato un’illusione un anno fa, quest’anno la ritrovo simile, meno profonda per certi versi ma comunque vissuta e sentita. La paura è data dalla consapevolezza che, come una bambina ingenua, vorrei rivivermela nello stesso modo ma so che probabilmente in tutto questo déjà vu è l’unica cosa che dovrei realmente cambiare. Mi terrorizza, non vorrei rinunciarci eppure so che sarebbe sbagliato ricercare le stesse emozioni, gli stessi sentimenti che già allora erano illusioni.

Nonostante il déjà vu, avrei una lista di Prime volte da elencare. Uno di questi giorni le conto, non mi stupirei se fossero 17 cose (17 come il mio numero, come l’anno). Ma sembra un numero altino per aver così tante cose vissute per la prima volta nella vita. Però potrebbero essere sicuramente tante, se considerato che sono avvenute tutte in anno. Divertente.

Rose rosse surgelate (parte III)

Ogni mattina per colazione insieme al caffè raccolgo una cucchiaiata di sentimenti e li mando giù, per allontanarli dalla mente e digerirli in fretta. Puntualmente la sera li vomito fuori e li sento andare alla testa, feroci si insinuano fino ad aggrapparsi pesantemente al cuore. Non sono in grado di liberarmene, ignorandoli si incattiviscono e inizio a sentirmi debole. Si prendono gioco della mia sensibilità che non riesco più a nascondergli e io non so più dove rintanarmi.

Fuori fa freddo e un pensiero dolce come la rosa rossa diventa ghiaccio, piano piano.

Forse si è liberata troppo in fretta da quel cubo ghiacciato, un gesto azzardato. Ora perché dovrebbe continuare a sciogliersi?