Lontano dagli occhi

Quando le linee di un volto iniziano a farsi sempre più sfocate, quelle stesse forme con cui ti piaceva tanto giocare con le dita e disegnare contorni invisibili con la lingua.

Quando le sensazioni si dissolvono e non lasciano più traccia di se.

Quando il suono di una voce è lontano come il ritorno di un eco che si disperde fra le montagne.

Quando i sorrisi hanno cambiato sapore e direzione.

Quando il destino non gioca neanche più a favore di incontri casuali.

Quando il tempo deve fare il suo corso, andando veloce perchè è poco.

Quando il momento è così breve che il sentimento della mancanza appare esagerato.

Quando anche la speranza si fa stanca, che sperava in uno scherzo.

Quando vorremmo essere stati qualcuno, qualcosa, per non sentirci il niente.

Quando due persone sono perfetti sconosciuti.

Quando si diventa estranei.

Biografia con le pezze al culo

Sono una ballerina in pensione che balla per amore. Per vivere di cose belle faccio tre lavori; principalmente ascolto tanta musica e scrivo di musica. Ho la strana abitudine di tirar fuori dal cassetto i miei sogni e decidere di realizzarli, tanto sono nata iperattiva.

esagerata-mente

Esagerato è il modo in cui ci si sente in alcune circostanze, che non si può controllare.

Esagerato è un discorso che vomita parole facilmente fraintendibili, ma che trovano la giusta collocazione per forza di cose.

Esagerato è il bisogno di trovare una scappatoia per allontanarsi il più in fretta possibile, da un eventuale inciampo emotivo.

Esagerata è la sensibilità con cui si affronta ciò che accade quando accade, senza sapere perchè accade.

Esagerato è il movente della malinconia, per cui ci si ritrova a fissare il vuoto dal finestrino di una metro in corsa.

Esagerata è la necessità di vedere in modo cristallino ciò che è giusto riconoscere, e di volerlo raccontare.

Esagerata sono io, spogliata del mio cinismo e apatia. Esageratamente emotiva e sensibile.

Esagerato è il controsenso che sono.

Malinconia prepotente

Senza motivo, dopo un fervido tentativo di mantenere alta l’allegria e la spensieratezza – quasi in modo naturale – la mancanza prima o poi si fa sempre sentire. E accade in modo prepotente quando non te lo aspetti.

Perchè accade? Sembra quanto meno esagerato e fuoriluogo provare così tanto questa mancanza; suona come se fosse esagerato. Come se essere stati troppo razionali abbia solo fatto scatenare la furia dell’emotività.

Cercando di trattenere ogni reazione sensibile, si sono scatenati poco alla volta tanti stati d’animo diversi.

La negatività ha portato con se una permalosa diffidenza e il lato positivo della cosa tiene solo alto lo spirito, che barcolla e barcolla ma crolla subito nella malinconica emotività. Razionalmente non c’è nessun motivo per giustificare le proprie reazioni. Ci sono solo tanti pensieri che giocano come palline a flipper nella testa, e le sensazioni mangiano la pancia. Non c’è nulla da fare, ci sono tanti motivi e tante ragioni per cui è così, ma infondo non c’è proprio niente da fare.

Sotto sotto

Ogni tanto, quando sono di buon umore, ho la sensazione che forse (forse) sto recuperando terreno.

Sotto sotto, sto raggirando quel bivio per cui mi sembrava di ritrovarmi sempre sulla solita strada chiusa.

A volte riesco anche a pensare che le briciole seminate per strada potrebbero pure placare la mia fame.

E io ho sempre fame.

Vero anche che “il digiuno non si spezza, se da mangiare c’è solo briciole” – per citare Veleno del gigante gentile Ghemon – e che non si guarisce dall’insonnia semplicemente spingendosi al limite delle proprie forze.

Però, per usare l’ennesima frase fatta, ogni nodo prima o poi viene al pettine.

E io, oltre ad averli molto lunghi, di capelli ne ho tantissimi.

Non so bene cosa voglio dire mentre scrivo al pc queste parole, cercando di nascondere lo schermo agli altri, seduta qui alla scrivania di una multinazionale americana che non mi si addice.

Non voglio autoproclamarmi paladina delle cause perse o dei sogni lasciati a metà; o peggio, dei desideri inconfessabili.

Ma dopo tutti gli andirivieni e il presentimento che tutto quello che si fa non porti mai da nessuna parte, sto raccogliendo i miei pezzi e forse qualcosa c’è.

Non voglio aver speranza o fortuna. Io ci credo. Cazzo, se ci credo.

Altrove

Quando le cose ti travolgono vien voglia di andare altrove, magari anche solo con la mente.

Banalmente abbiamo paura di non essere in grado di saper stare al mondo e molto semplicemente crediamo di non meritarci nulla.

Anche se cerchiamo sempre di tenerci il buono.

Le cose accadono, vengono come viene e poi alla fine non si sa chi viene.

Per ora chi è arrivato è il ciclo, stamattina.

Nel dubbio

Quante volte mettiamo in discussione qualcosa!? E quando capita, perchè lo facciamo? Ma soprattutto, come mai capita così di frequente?

Non so se sia dovuto dalla poca sicurezza, e quindi dalla voglia di certezze, o dall’irrefrenabile bisogno di scoprire sempre un pezzo in più.

Sono due cose completamente differenti, e pensarle contemporaneamente formano un perfetto controsenso. Come lo sono io, dopotutto.

Da una parte c’è quel desiderio di stabilità e dall’altro il moto continuo di non fermarsi mai a nulla.

Mi ritrovo spesso in bilico, ma potrei definirlo anche come un bivio. Non so quale sia il segreto, rimane dentro di me un po’ di magia ma allo stesso tempo il dubbio dell’entusiasmo.

Voglio le cose difficili, non mi piacciono le cose facili. Sono una trottola che non si ferma mai pur di ottenerle; ci sono volte in cui mi sento instancabile e non sopporto la presa dell’inutile staticità. Eppure ogni tanto vorrei sdraiarmi a terra, respirare il freddo della terra sulla pelle nuda e abbandonarmi alle coccole del vento. Senza muovermi, restando ferma per stringere prepotentemente il mio sogno d’amore.

Tutto molto strano

Oggi è un martedì che sa di venerdì.

Ma, dopo tutto, è già la terza settimana in cui i giorni perdono la loro naturale cadenza. Tutto si mescola e si confonde.

Sarà questo o il cambio di stagione, come direbbero le persone di una certa età, ma non ci sto dentro.

Sono le 16.36 e sono in attesa dell’ora X per scattare fuori dall’ufficio. Sono in balia della noia e delle tante sigarette che sto fumando a scadenza oraria (forse anche meno), come non faccio di solito.

Sono le 16.36 e fisso lo schermo di un cellulare che mi notifica mille messaggi al secondo che non apro neanche. Non sono messaggi capaci di attirare la mia attenzione. E ho fame.

Sono strana e sono in attesa.

Sono contenta ma strana, aspetto qualcosa.

Stasera a casa preparo lo zaino per partire, riordino le cose e le idee. Porterò con me la voglia di andare e tornare, con la speranza che sia tutto ancora bello se non meglio.

Io e le mie notti bianche, dovrei smetterla, non mi merito di sognare a occhi aperti. Ma, dopotutto, l’insonnia è come una cara amica.

Ci siamo

Oggi è uno di quei giorni in cui vorrei mettermi a piangere e piangere tantissimo.

Ma non sono capace.

Ho iniziato a camminare con la musica nelle orecchie, mentre il cielo incerto non sapeva se far scendere le prime gocce di pioggia. Mi sono accorta di non aver scelto il momento migliore, il centro città era un formicaio di persone. Ma ero talmente persa in me stessa che non c’era nessuno in realtà.

Accadono cose che mi propongo tutto e niente; mi mettono di fronte a tutte le carte, scoperte, che devo giocarmi.

Realizzo tutto e mi ritrovo a vagare dentro un vortice incessante, per cui non posso fermarmi, di entusiasmo e irrequietezze.

Vorrei piangere per buttare vie le insicurezze che sembrano voler tornare a tormentarmi ogni volta, quando non ho più bisogno di aver paura. Vorrei lasciarmi andare e abbracciare me stessa per rassicurarmi. Ci siamo.

Avanvera

Solo con la nostra mente potremmo fare qualsiasi cosa, è talmente potente che è facile credere possa plasmare i nostri destini.

Siamo in grado di decifrare migliaia di pensieri al secondo, seguendo minuziosamente ragionamenti logici che costruiamo con la nostra testa.

Eppure, spesso, ci perdiamo a ripercorrere sempre gli stessi stadi mentali quando entra in gioco troppa emotività. Ci focalizziamo sulle immagini prodotte dalla mente troppo a lungo, e senza accorgercene compiamo in modo maniacale gli stessi percorsi di pensiero. Ci ritroviamo a compiere un girotondo sulle nostre stesse teste, oppure continuiamo a sbattere contro spigoli sempre troppo simili.

Potremmo essere lontani e invece ci ritroviamo sempre con noi stessi.

Vuoi scordarti che fa male

Mi sono ripetuta infinite volte di dovermi liberare dalle mie paure, dalle ombre del passato che prepotentemente sento dietro di me. Come se tutto ciò che ho vissuto mi abbia lasciato qualcosa di incontrollabile.

Per quanto possa essere facile liberarsi di ciò che è stato, di chi c’è stato, non è così facile dimenticarsi dei pezzi di cuore che si è cercato di rimettere insieme. Ogni volta.

Sono arrivata a un punto in cui mi sono promessa e ripromessa di non inciampare più nella tristezza e nella gabbia di malinconia che costruisco ogni volta con le mie stesse mani.

Eppure, basta un niente di insignificante per ricadere nelle paturnie e ritrovare quell’ansia familiare che non si sa ancora controllare fino infondo. Capita di tuffarsi di testa e ritrovarsi piccoli piccoli, smarriti e soli con le proprie fragilità.

L’unica soluzione potrebbe essere dentro di se, ascoltando la voglia di sorridere e smettere di auto sabotarsi.

È così dolce quella sensazione. Tengo quella. Sto bene.

Che cosa ci resta

O tutto o niente, è un pensiero ricorrente. Ridondante, verrebbe anche da dire, per la frequenza con cui si ripresenta.

O tutto, quando non si riesce a trovare un’ora per dormire e ci si deve dividere in due. A volte anche in tre pezzi. Per riuscire a farci stare tutto.

O niente, quando la noia e il tempo libero lasciano troppo spazio ai pensieri negativi e malinconici.

In un momento in cui c’è tutto, quasi da essere troppo, ho paura che possa svanire. Non vorrei più fermarmi, non voglio che si fermi tutto per lasciarmi il niente.

Voglio il tutto, o niente per cui annoiarmi.

Tengo il buono

Quando per tanto tempo hai avuto modo di scoprire cosa sia davvero la sofferenza; quando sai cosa significa sprofondare nella tristezza e con tutte le tue forze hai saputo stamparti un allegro sorriso sulle labbra; allora puoi farcela.

Scopri che ciò che conta è tenere il buono, tirar fuori le cose belle e conservare solo queste.

Certo, come ogni rosa ha le sue spine, spesso capita di ricadere nella malinconia e in quello stato d’animo che ti fa vivere ciò che accade con tristezza.

Però, a ogni piccola delusione che le persone riescono ancora a darti o ai tentativi andati male o alla voglia di amore, sai come guardare te stessa a testa alta.

Mi arrendo (non sono arrabbiata)

Non vorrei scrivere, perchè vorrei evitare di parlarne. Peró, vorrei poterci capire qualcosa.

Ci sono ragioni che non si possono tirar fuori dal nulla, magari non si fanno neanche trovare. Ciò che emerge chiaramente è un umore, condizionato da situazioni per cui ci si rimane male e che fastidiosamente insinuano rabbia e tristezza. Periodicamente, quasi da abituarsene. Ma farci l’abitudine pare sia impossibile. Ogni volta è una sensazione che ci schiaccia e non sappiamo gestire.

Arrabbiarsi è ormai inutile, non sono capace ed è una conseguenza stupida.

Stupido lo è anche il mio rimanerci male periodicamente, ma sembra inevitabile. Prendiamola così come viene allora, farò finta di nulla che ormai non ho più niente da rimproverare e non confermerò neanche la mia stranezza. Non voglio dire che non ci ho mai provato a spiegarmi, ma inutilmente non portava a miglioramenti.

Mi sono rotta il cazzo e sto nel mio. Tanto poi passa.

Dov’è il mio limite?

Non ho mai avuto paura dell’età e del tempo che passa. Ho sempre vissuto, vivendo tutto. L’unica cosa che mi ha sempre messo ansia è la distanza, fra me e alcune persone, fra me e le cose perse per strada. Fra me e l’ultimo giorno in cui ho parlato con mio papà.

Da qualche tempo a questa parte, però, inizio ad aver seriamente paura della mia età. Che poi forse è solo paura di me stessa. Tutto ciò che c’è, è giusto, ma non mi sembra giusto per la mia età. Che poi, gli anni chi li conta più?

E allora perchè questa paura? Che si scontra con la voglia di vivermi ciò che voglio, anche se mi sento troppo grande? Cos’è che mi fa provare questo strano sentimento? Quali paletti invisibili mi sono impostata, senza nemmeno saperlo?

A me il the caldo non piace

Sono uscita per prendere un caffè con uno. Anche se poi ho preso un the caldo. Che poi a me il the caldo non piace.

Sono una sabotatrice di appuntamenti sbagliati.

In realtà, ho accettato l’invito per noia, uscendo di casa già senza interesse. Ecco che, per la legge del contrappasso, mi sono ritrovata a guardare l’orologio, a pensare alla mia voglia di kebab per cena, parlando come se fossi a un colloquio di lavoro, ascoltando storie che non mi interessavano, pensando ai miei sogni e a quel ragazzo che mi piace, che non mi scrive da una settimana, ma che mi deve ancora un’uscita.

Altrove

Avete presente quando vi ritrovate al bivio di una strada chiusa, fareste inversione e cambiereste direzione ma il navigatore sembra non volersi dar pace e vi porterebbe sempre su quella via?

Chissà cosa c’è poi su quella strada, se davvero fosse percorribile. Ma è chiusa, quindi perché continuare a inciampare su quella via ogni volta che si prende una nuova direzione?

Ci sono volte in cui cambiamo percorso, preferiremmo addirittura smarrirci per ritrovarci, o semplicemente prendere un’altra strada, ma per qualche motivo ci ritroviamo a quel bivio come se qualcuno ci stesse costringendo a incontrarlo di nuovo, ogni volta. E ogni volta che usciamo da quel tracciato, sembra andarci male, come se non ci meritassimo un’alternativa e la meta comunque non la troviamo, che per noi diventa quindi irraggiungibile.

Dovremmo imparare a volare.