21.47

Se ci pensate bene pure il venerdì è un bel giorno di merda… si fa desiderare con tante false promesse che quando arriva si è stanchi.

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Fortuna di merda

Dicono che la merda porti fortuna…

Speriamo perchè ne ho appena calpestata una bella grossa mentre cercavo di attraversa senza farmi investire.

Non so bene per cosa chiederei un briciolo di fortuna, a volte la confondo con la possibilità di avverare certi desideri.

Ma non credo che sia proprio così, anzi non penso proprio. E anche se fosse, ho troppi desideri da realizzare e troppa tristezza da scacciar via. Non saprei su cosa puntare.

Comunque sia un pó di fortuna di riserva non guasta.

tra me e me

Ogni tanto chiedo scusa al buonsenso,
perché sono un perfetto controsenso.
Ma prometto che un giorno ti guarderò negli occhi e ti dirò tutto,
con le gambe tremanti e il cuore in gola per il debutto.
Fino ad allora non mi spoglierò per te,
resterò nuda solo con l’immagine che tu hai di me.
Mi muovo in silenzio senza far rumore,
che tu non vuoi sentire la parola amore.
Così mi tengo tutto dentro senza farlo uscire,
perché in rima non te lo so dire
che sono innamorata di te.

Il pesce puzza

Ci sono persone che lanciano l’amo e lo abbandonano lì. Per noncuranza o dimenticanza, non lo ritirano mai. Ci sono così tanti pesci che, comunque sia, qualcuno abbocca pure. Il primo mangia l’esca e se ne va, gli altri semplicemente si impigliano all’ardiglione e si liberano. Nessuno di questi, però, viene tirato su in superficie. Il galleggiante galleggia a filo d’acqua, l’amo rimane sott’acqua e nessun pesce vien pescato. Eppure, all’apparenza, potrebbe esserci una motivazione che spinge una persona a provarci. Dopotutto, un qualsiasi uomo dev’essersi armato di buona volontà e dev’essersi convinto di aver la pazienza necessaria per mettersi a pescare. Queste però suonano come misere considerazioni se l’attenzione e la meticolosità richieste da tale gesto sono venute a mancare quasi subito. Ci dev’essere qualcosa sotto, più in profondità. Qualcosa che fa da calamita all’amo o al pescatore stesso che ogni volta si dirige alla riva del fiume, con la voglia di provarci e riprovarci pur sapendo che potrebbe abbandonare nuovamente quello che con determinazione e dedizione voleva proporsi. Ognuno potrebbe avere la propria motivazione; tra la consapevolezza che non si ha né pazienza né amore, e la certezza che anche abbandonando l’amo qualcosa abbocca sempre. Comunque stiano le cose un pescatore passivo non riceverà mai una reale soddisfazione, si convincerà che il pesce puzza e non scoprirà mai che per alcuni potrebbe valerne la pena, la pazienza e l’amore.

Testate contro il muro

Alla fine hanno sempre ragione gli altri…

quelli che ti mettono in guardia, quelli che ti fanno da guardiani della notte neanche fossero sulla Barriera senza mai abbassare la guardia.

Proprio loro, quelli che hai ritenuto giusto non ascoltare con troppa attenzione, ma con un orecchio di riguardo. Esattamente loro, hanno ragione. Ti hanno letto dentro, la sanno lunga e hanno capito subito.

Nulla può sfuggire all’evidenza, neanche quello che cerchiamo di nascondere con prepotenza. È talmente palese che non c’è una via d’uscita sempliciotta.

Ingannare l’evidenza significa tener nascosto qualcosa con bramosia e gelosia, che quando si smaschera vuol dire che si è messa a nudo la propria anima. Dopo tanto tempo che ci si nasconde, uscire nuovamente allo scoperto significa ammettere ciò che si ha dentro, mostrarsi a se stessi.

Ammettere, ammetterlo a se stessi è l’unica cosa da fare.

Ma è così difficile quando consapevolmente la si protegge dentro di se per non farla usciere.

Si finisce solo per percepirla, che causa quella malinconia strana… da cui si vorrebbe scappare ma a cui si è tremendamente legati e gelosamente si vuole custodire.

Sono molto ingenua, questo lo ammetto con sicurezza e con la stessa certezza per cui so che sto sbagliando. Nulla è sotto controllo.

Déjà vu

Dicembre si è appena fatto, siamo solo all’inizio della fine.
Solo Sant Ambroeus e l’Immacolata sono appena passati, ma ormai siamo nel pieno del periodo natalizio.
Tra chi è preso a fare i regali e chi chiede dove si passeranno le vacanze (ah già, io lavoro!), c’è chi già tira le somme dell’anno che sta per finire (cazzo, ma non siamo ancora a metà dicembre) e per questo mi è stata già fatta la domanda, com’è andato? Come descriveresti il tuo 2017 con una parola? Per fortuna non ho dovuto studiarmela la risposta, ce l’avevo già pronta. Quindi, per riassumere il mio anno in una sola parola io dico Déjà vu!
Proprio così. Proprio quel fenomeno psichico per cui fatti totalmente casuali provocano la sensazione di un’esperienza precedentemente vissuta, già vista.
Sembra assurdo, davvero. Non l’avrei mai detto, ma è sicuro che da luglio a oggi il mio 2017 sembra lo specchio del 2016. Fortunatamente alcune cose non sono esattamente le stesse ma per una serie di eventi la stessa storia si ripete.
Ne ho parlato con un amico pochi giorni fa, in preda all’ansia perchè mi sentivo più matta del solito. Ho elencato punto per punto tutte quelle cose che combaciano tra quest’anno e l’anno scorso. Grazie alla ragione non mi ci sono soffermata più di tanto per evitare di diventare pazza e scema completamente. Eppure, alcune date-eventi-persone combaciavano. Come se il destino e il caso stessero giocando con il mio presente e il mio passato. Proprio la casualità mi ha fatto vivere esperienze simili e speculari con quelle del 2016. La cosa mi ha messo paura perchè qua qualcosa sembra volermi dire qualcosa. Ci sono cose belle dell’anno scorso che porto nel cuore gelosamente, che mi tengono sveglia la notte con la speranza che accadono. Una di queste è già accaduta; il fato sembrava volesse presentarmela prima del previsto e invece, la data di inizio stage sul contratto recita: 12 dicembre 2017. La data di inizio sul contratto dello scorso anno, devo rivelarla? 12 dicembre 2016. Sembra quasi che mi venga data una seconda chance; tranquillamente sono qui a giocare questa partita con il mio destino.
C’è in ballo la cosa a cui tengo di più, che desidero di più, che aspetto da una vita!
Eppure ciò che mi manda in brodo di giuggiole è qualcosa di meno importante, ma che non riesco a levarmi dalla testa. Ciò che mi ha regalato un’illusione un anno fa, quest’anno la ritrovo simile, meno profonda per certi versi ma comunque vissuta e sentita. La paura è data dalla consapevolezza che, come una bambina ingenua, vorrei rivivermela nello stesso modo ma so che probabilmente in tutto questo déjà vu è l’unica cosa che dovrei realmente cambiare. Mi terrorizza, non vorrei rinunciarci eppure so che sarebbe sbagliato ricercare le stesse emozioni, gli stessi sentimenti che già allora erano illusioni.

Nonostante il déjà vu, avrei una lista di Prime volte da elencare. Uno di questi giorni le conto, non mi stupirei se fossero 17 cose (17 come il mio numero, come l’anno). Ma sembra un numero altino per aver così tante cose vissute per la prima volta nella vita. Però potrebbero essere sicuramente tante, se considerato che sono avvenute tutte in anno. Divertente.

Rose rosse surgelate (parte III)

Ogni mattina per colazione insieme al caffè raccolgo una cucchiaiata di sentimenti e li mando giù, per allontanarli dalla mente e digerirli in fretta. Puntualmente la sera li vomito fuori e li sento andare alla testa, feroci si insinuano fino ad aggrapparsi pesantemente al cuore. Non sono in grado di liberarmene, ignorandoli si incattiviscono e inizio a sentirmi debole. Si prendono gioco della mia sensibilità che non riesco più a nascondergli e io non so più dove rintanarmi.

Fuori fa freddo e un pensiero dolce come la rosa rossa diventa ghiaccio, piano piano.

Forse si è liberata troppo in fretta da quel cubo ghiacciato, un gesto azzardato. Ora perché dovrebbe continuare a sciogliersi?

Ragni

Il treno è pieno, tutti rientrano a casa dal giro di shopping. È passata la prima metà di novembre e i negozi del centro di Milano sono già presi d’assalto durante il week end. È questione di giorni e poi si accenderanno anche le luminarie. Come si suol dire, Natale è alle porte.

Mentre scrivo ho ancora il fiatone, ho preso il treno al volo alle 17.08, spaccando il secondo. Non so da dove mi sia uscita la forza per correre dalla metro al treno. Sono stanca. Molto stanca, e sono giorni che il mio corpo tira fuori qualche acciacco come a voler far da cassa di risonanza a un gigantesco urlo che dice: stress. Nel mio caso lo stress si tira fuori attraverso una bolla gigante bianca sul labbro che brucia e un mal di schiena lombare talmente forte che ad ogni fitta sento le lacrime agli occhi. Così che confondo questo stato con la tristezza, con la mia emotività negativa. Non sono ancora riuscita a fermarmi, neanche oggi che è sabato. Ho lavorato durante la mattina, il pomeriggio è stato dedicato alla prima parte dell’addio al nubilato e ora di corsa a casa a cambiarsi per la gran serata. I momenti di stanchezza per me sono i peggiori perchè ciò che ne risente è il mio stato d’animo. È un periodo di merda e l’umore è sotto terra. Stanca come sono mi riesce difficile reagire. Vorrei abbandonarmi, tra cuscini morbidi e coperte calde per lasciarmi andare alle coccole. Quest’immagine mi rattrista perchè questo stato d’animo amplifica un sentimento di solitudine così egoista e sbruffone che non mi si addice. Conosco bene la sensazione di solitudine, mi accompagna da tanto tempo ma ultimamente si fa sentire cattiva. Sono sciolta, letteralmente. Mi sciolgo ora guardando gli occhioni dolci del bambino in braccio alla sua mamma seduta di fronte a me. Basta una piccola dolcezza a farmi capire che mi passa per la testa, ma il viaggio termina qui ed è ora che mi concentri su cosa indosserò stasera. Il tempo non è mio amico oggi e devo sfidare anche lui. Non ho tempo, non voglio averne da dedicare alla malinconia.

Parrebbe

Mi sono ritrovata a vagare su un sentiero già percorso, sono andata avanti riconoscendo i miei passi con quelli già segnati.

Per quanto la strada sembrasse la stessa, con svincoli e buche lungo il percorso così familiari, ho percepito un senso di spaesamento. Quasi a disagio.

Mi sono resa conto subito dopo che tornare indietro e ripercorrere lo stesso identico cammino era solo un’illusione. Andando a ritroso il tragitto è inevitabilmente mutato.

Niente è come prima.

Non c’è nulla di cui stupirsi, la sensazione era giusta fin dall’inizio. Tutto è completamente diverso nella realtà. L’illusione di riprendere qualcosa già sperimentato andrebbe immediatamente dimenticata.

Azioni e comportamenti diversi la dicono lunga su tante cose.

Si può scegliere quali errori evitare e cercare dentro se stessi ciò che tenevamo nascosto.

Si potrebbe scegliere di darsela a gambe e cercare un’altra via, totalmente diversa. Priva dell’illusione di conoscerne già il percorso.

Si potrebbe, si dovrebbe…

Parrebbe.

 

Marameo

Ogni bacio è una carezza sul cuore, e quando mi accarezzi la pelle è un bacio su tutto il corpo. 

Lasci brividi di piacere lungo tutta la mia schiena, nessuno com te. E in te mi perdo, affondo il mio viso, il mio corpo e i miei sorrisi tra le tue braccia… E seguo il tuo profumo, per baciarti sul collo e disegnare baffi con la lingua. Ci perdiamo, insieme perdiamoci.

Vorrei scrivere altre mille banalità perchè sono così semplice quando penso a te.

Dopo tutto questo tempo sei sempre tu.

Riflessioni

Quando sono sul cesso, sotto la doccia o prima di addormentarmi…

Chi siamo, da dove veniamo, perchè alcune cose vanno così come devono andare?

Quando vanno bene non ce ne capacitiamo,

Quando vanno male perchè a tutti i costi le facciamo finire?

Perchè certe cose finisco? Perchè a certe cose deliminiamo un momento di fine?

Com’è finita, così in un momento a cui ogni tanto rivolgiamo i nostri pensieri…

scarpette – rose rosse – G (Wunderkammer)

Ogni paio di scarpette potrebbe raccontare una storia e suggerire le emozioni provate indossandole. A ognuna di esse è associato un ricordo: la prima lezione di tecnica di punte, il primo spettacolo, il palcoscenico, Treviso, Milano, Berlino, Milano.

È il sogno di una bambina che cresce con lei, che l’accompagna dall’infanzia fino a a vederla diventare donna. A ritmo di musica è nata la passione per la danza classica, la voglia di imparare e maturare, di decidere il proprio cammino fino ad arrivare ad accettare se stessi e i propri limiti. Attorno a questo mondo ha preso forma una persona, appasionata e curiosa di esplorare il proprio essere per conoscere sempre nuove facce del proprio “Io”.

Ogni persona durante il proprio percorso di vita e di crescita affronta delle sfide cercando ogni giorno stimoli nuovi, nonostante le difficoltà e le situazioni peggiori. Fino ai diciassette anni di età tutto sembra seguire un vortice incessabile di eventi, poi ad un tratto tutto sembra fermarsi. Qualcosa ti dice che è ora di crescere e allora la realtà delle cose viene a farti visita. Qualcosa che fino a quel momento non avresti mai pensato potesse capitare proprio a te, che l’avevi solo minimamente immaginato attraverso i racconti di altre persone, si appropria della tua vita. Succede che un giorno papà non c’è più, rimane una rosa rossa.

Si narra che quando San Giorgio sconfisse il drago e liberò la principessa, dal sangue della creatura fiorì una rosa che egli donó alla fanciulla.

Da quel momento le favole hanno lasciato il posto alla realtà, insieme alle emozioni si sono accumulati i ricordi. Ma ciò che non svanirá mai sarà il desiderio di andare sempre oltre a ciò che c’è. Perchè nulla è perduto se c’è sempre la speranza di trovare qualcosa in più.

Le lacrime non macchiano (ma io non so piangere)

Forse l’unica cosa reale di tutto questo è la tristezza,

mentre mi rendo conto di quante illusioni ho scambiato per realtà.

Tutto ciò che ho è la malinconia, la mia, senza motivo perchè una spiegazione a quanto pare non l’ho meritata e dopo tutto questo tempo credo che non l’avró mai.

Faccio due conti, tiro le somme e le mie conclusioni. Tutto quello che c’è stato deve svanire, colori forme e odori devono annullarsi per lasciarmi da sola con la mia tristezza, quella senza volto e senza ricordi.

Potrebbe essere la via d’uscita, qua dentro mi manca l’aria

Montagne russe di stati d’animo

Incrocio un collega tra i corridoi: “Ma tu come fai a essere sempre così sorridente? Qual’è il tuo segreto per avere sempre il sorriso?”La mia risposta è stata: “Non so, magari è come dice qualcuno… che sono un po’ stupida!”

Perchè rispondere: “sono nata sempre con il sorriso in faccia, ma in realtà dentro mi sento morire ogni giorno, non so neanche io come faccio a nasconderlo!” Era troppo lungo da spiegare.
Vabbè, lui ha risposto: “Meglio essere stupida così, se stupida ti si può definire, piuttosto che non sorridere mai!”

Su una nuvola

Mamma l’altro giorno è entrata in camera mia lasciandomi un libro sul comodino e ha consigliato di leggerlo, quando ne avró avuta voglia.

“Accettare se stessi”.

Così recita il titolo del libro, a caratteri cubitali neri sulla copertina bianca.

Non l’ho ancora iniziato, è lí. Ogni sera quando vado a letto lo fisso, fisso il titolo. Non so quali pensieri usciranno da quelle pagine, non ne ho idea. Ma il titolo mi intimorisce e non sapendo cosa aspettarmi, non riesco ad iniziarlo. Lo fisso e senza sapere a cosa si riferisce quel titolo

mi chiedo se io potrei mai accettare me stessa, se c’è anche una sola, piccola cosa che accetto di me o se ci sarà mai e come me ne accorgerò e se questo cambierà mai qualcosa di me.

Vivere chiusa dentro una bolla d’insoddisfazione e sentire di non essere mai contenti ma sempre malinconici nonostante il sorriso sempre in volto. Tutto questo come fa a convivere con l’accettare se stessi?

Che poi se io accettassi me stessa questo stato d’animo sparirebbe?

Che poi io non capisco mai perchè scrivo sempre dopo aver fumato la canna prima di dormire. Ninna canna e mai a nanna. Si perchè fumo per addormentarmi ignorando i pensieri. Ma partorisco il pensiero di scrivere quella cosa lí e quell’altra lá e alla fine penso più del dovuto.

Io al destino non volevo crederci….

Mattina presto.

Al Tribunale di Milano a quanto pare le ballerine non le vogliono, pensa te che ridere.

Passando al metal detector suona la borsa, dentro ho le scarpette da punta per le prove a danza di dopo. Oltre al danno pure la beffa di farmi tirar fuori tutto davanti a tutti, grazie per l’imbarazzo. Già ho l’ansia di questo posto, voi non rendete la cosa semplice.

Casellario, fila d’attesa. Prendo il biglietto, leggo… stampato alle 9.17, numero 17.

Ok, grazie per la presa per il culo.

Arrivederci.

Torno in Teatro. Prima però krapfen al cioccolato.

Buona giornata, la dieta dopo pasquetta.