Parrebbe

Mi sono ritrovata a vagare su un sentiero già percorso, sono andata avanti riconoscendo i miei passi con quelli già segnati.

Per quanto la strada sembrasse la stessa, con svincoli e buche lungo il percorso così familiari, ho percepito un senso di spaesamento. Quasi a disagio.

Mi sono resa conto subito dopo che tornare indietro e ripercorrere lo stesso identico cammino era solo un’illusione. Andando a ritroso il tragitto è inevitabilmente mutato.

Niente è come prima.

Non c’è nulla di cui stupirsi, la sensazione era giusta fin dall’inizio. Tutto è completamente diverso nella realtà. L’illusione di riprendere qualcosa già sperimentato andrebbe immediatamente dimenticata.

Azioni e comportamenti diversi la dicono lunga su tante cose.

Si può scegliere quali errori evitare e cercare dentro se stessi ciò che tenevamo nascosto.

Si potrebbe scegliere di darsela a gambe e cercare un’altra via, totalmente diversa. Priva dell’illusione di conoscerne già il percorso.

Si potrebbe, si dovrebbe…

Parrebbe.

 

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Marameo

Ogni bacio è una carezza sul cuore, e quando mi accarezzi la pelle è un bacio su tutto il corpo. 

Lasci brividi di piacere lungo tutta la mia schiena, nessuno com te. E in te mi perdo, affondo il mio viso, il mio corpo e i miei sorrisi tra le tue braccia… E seguo il tuo profumo, per baciarti sul collo e disegnare baffi con la lingua. Ci perdiamo, insieme perdiamoci.

Vorrei scrivere altre mille banalità perchè sono così semplice quando penso a te.

Dopo tutto questo tempo sei sempre tu.

Riflessioni

Quando sono sul cesso, sotto la doccia o prima di addormentarmi…

Chi siamo, da dove veniamo, perchè alcune cose vanno così come devono andare?

Quando vanno bene non ce ne capacitiamo,

Quando vanno male perchè a tutti i costi le facciamo finire?

Perchè certe cose finisco? Perchè a certe cose deliminiamo un momento di fine?

Com’è finita, così in un momento a cui ogni tanto rivolgiamo i nostri pensieri…

scarpette – rose rosse – G (Wunderkammer)

Ogni paio di scarpette potrebbe raccontare una storia e suggerire le emozioni provate indossandole. A ognuna di esse è associato un ricordo: la prima lezione di tecnica di punte, il primo spettacolo, il palcoscenico, Treviso, Milano, Berlino, Milano.

È il sogno di una bambina che cresce con lei, che l’accompagna dall’infanzia fino a a vederla diventare donna. A ritmo di musica è nata la passione per la danza classica, la voglia di imparare e maturare, di decidere il proprio cammino fino ad arrivare ad accettare se stessi e i propri limiti. Attorno a questo mondo ha preso forma una persona, appasionata e curiosa di esplorare il proprio essere per conoscere sempre nuove facce del proprio “Io”.

Ogni persona durante il proprio percorso di vita e di crescita affronta delle sfide cercando ogni giorno stimoli nuovi, nonostante le difficoltà e le situazioni peggiori. Fino ai diciassette anni di età tutto sembra seguire un vortice incessabile di eventi, poi ad un tratto tutto sembra fermarsi. Qualcosa ti dice che è ora di crescere e allora la realtà delle cose viene a farti visita. Qualcosa che fino a quel momento non avresti mai pensato potesse capitare proprio a te, che l’avevi solo minimamente immaginato attraverso i racconti di altre persone, si appropria della tua vita. Succede che un giorno papà non c’è più, rimane una rosa rossa. 

Si narra che quando San Giorgio sconfisse il drago e liberò la principessa, dal sangue della creatura fiorì una rosa che egli donó alla fanciulla. 

Da quel momento le favole hanno lasciato il posto alla realtà, insieme alle emozioni si sono accumulati i ricordi. Ma ciò che non svanirá mai sarà il desiderio di andare sempre oltre a ciò che c’è. Perchè nulla è perduto se c’è sempre la speranza di trovare qualcosa in più.

Le lacrime non macchiano (ma io non so piangere)

Forse l’unica cosa reale di tutto questo è la tristezza, 

mentre mi rendo conto di quante illusioni ho scambiato per realtà.

Tutto ciò che ho è la malinconia, la mia, senza motivo perchè una spiegazione a quanto pare non l’ho meritata e dopo tutto questo tempo credo che non l’avró mai.

Faccio due conti, tiro le somme e le mie conclusioni. Tutto quello che c’è stato deve svanire, colori forme e odori devono annularsi per lasciarmi da sola con la mia tristezza, quella senza volto e senza ricordi.

Potrebbe essere la via d’uscita, qua dentro mi manca l’aria

Montagne russe di stati d’animo

Incrocio un collega tra i corridoi: “Ma tu come fai a essere sempre così sorridente? Qual’è il tuo segreto per avere sempre il sorriso?”La mia risposta è stata: “Non so, magari è come dice qualcuno… che sono un po’ stupida!”

Perchè rispondere: “sono nata sempre con il sorriso in faccia, ma in realtà dentro mi sento morire ogni giorno, non so neanche io come faccio a nasconderlo!” Era troppo lungo da spiegare.
Vabbè, lui ha risposto: “Meglio essere stupida così, se stupida ti si può definire, piuttosto che non sorridere mai!”

Su una nuvola

Mamma l’altro giorno è entrata in camera mia lasciandomi un libro sul comodino e ha consigliato di leggerlo, quando ne avró avuta voglia.

“Accettare se stessi”. 

Così recita il titolo del libro, a caratteri cubitali sulla copertina bianca.

Non l’ho ancora iniziato, è lí. Ogni sera quando vado a letto lo fisso, fisso il titolo. Non so quali pensieri usciranno da quelle pagine, non ne ho idea. Ma il titolo mi intimorisce e non sapendo cosa aspettarmi, non riesco ad iniziarlo. Lo fisso e senza sapere a cosa si riferisce quel titolo 

mi chiedo se io potrei mai accettare me stessa, se c’è anche una sola, piccola cosa che accetto di me o se ci sarà mai e come me ne accorgerò e se questo cambierà mai qualcosa di me.

Vivere chiusa dentro una bolla d’insoddisfazione e sentire di non essere mai contenti ma sempre malinconici nonostante il sorriso sempre in volto. Tutto questo come fa a convivere con l’accettare se stessi?

Che poi se io accettassi me stessa questo stato d’animo sparirebbe?

Che poi io non capisco mai perchè scrivo sempre dopo aver fumato la canna prima di dormire. Ninna canna e mai a nanna. Si perchè fumo per addormentarmi ignorando i pensieri. Ma partorisco il pensiero di scrivere quella cosa lí e quell’altra lá e alla fine penso più del dovuto.

Io al destino non volevo crederci….

Mattina presto.

Al Tribunale di Milano a quanto pare le ballerine non le vogliono, pensa te che ridere.

Passando al metal detector suona la borsa, dentro ho le scarpette da punta per le prove a danza di dopo. Oltre al danno pure la beffa di farmi tirar fuori tutto davanti a tutti, grazie per l’imbarazzo. Già ho l’ansia di questo posto, voi non rendete la cosa semplice.

Casellario, fila d’attesa. Prendo il biglietto, leggo… stampato alle 9.17, numero 17.

Ok, grazie per la presa per il culo.

Arrivederci.

Torno in Teatro. Prima però krapfen al cioccolato.

Buona giornata, la dieta dopo pasquetta.