Ti ricordi di Albert Camus

In autunno scrivevi poesie

Ne hai rubata anche qualcuna

Per me

E poi ce ne siamo dimenticati

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C’era una volta la mia storia

Ogni tanto mi piace stare ai margini a osservare.

Mi piace intromettermi con la fantasia tra i gesti e le parole degli altri. Che posso solo immaginare. Creo storie, d’amicizia d’amore o di screzi.

Creo una storia tutta mia, quella che più mi piace al momento. Non è mai la mia, ma sono mie, e possono sembrare rassicuranti.

Così non posso mai sentirmi del tutto sola.

Vedo un bacio, una carezza, delle risate e sento un pó di quel calore che manca. L’assenza di una mancanza.

Forse l’amore

Incastrati fra i propri sogni e le proprie fantasie, a fare a pugni contro la realtà e i conti sotto gli occhi dei saggi.

Smarrendosi, sempre fuori luogo, inadatti e incomprensibili.

Compresi solo in parte dall’illusione di un complice, forse uno sconosciuto. Sempre senza sicurezza, senza la chiara concretezza. Solo un abbraccio che profuma d’amore.

Perchè l’amore non si sa spiegare, è stato banalizzato troppe volte e a loro non puoi neanche spiegarlo. Eppure, paradossalmente, ogni tanto, sembra che ci sia amore nei posti più disparati, fra i gesti meno sospetti e gli occhi di una persona inattesa.

Forse c’è amore, ma non sarà di certo la certezza di altri.

Una vita con i capelli lunghi

A volte è un pó come avere un capello infilato tra le chiappe, quando ci si trova in mezzo a tanta gente . Si hanno due scelte: sopportare e aspettare di essere in un luogo appartato (tipo in bagno); oppure scomporsi davanti a tutti e infilarsi una mano per cercar di liberarsi.

No, la terza opzione non c’è. Il taglio corto alle spalle come va di moda ora tra le ragazze che vorresti scoparti, non è contemplato; l’ho già fatto quando avevo sedicianni.

Pretese noiose

Che le cose non vanno sempre bene al primo colpo l’avevo gia capito quando avevo solo tre anni, quando cadendo dalla bicicletta imparando ad andare senza rotella mi ferí al braccio. Ne porto ancora i segni: una mega cicatrice ben visibile sull’avambraccio.

Solo che ora mi chiedo, è più stupido mollare o è più da idioti continuare nonostante tutto solo perchè non è nel proprio dna arrendersi?

Andrà tutto bene.

Così

Ti liberi solo quando la tua fantasia è libera da ogni pensiero vecchio, stantio e sciupato. I tuoi pensieri vanno da una parte all’altra senza inciampi emotivi, saltellano in preda all’immaginazione.

Ti ritrovi così a sognare cose nuove, fantastichi su tutte le novità che potresti incontrare. La malinconia l’hai lasciata in vacanza, ogni tanto bussa ma non la riconosci in viso. Così si sta quasi bene.

Punti di domanda

Certe domande ti lasciano come un messaggio a cui non ricevi risposta…

In balia di un’attesa che non sai se sarà placata da una risposta o da un silenzio prolungato.

Che genera altre domande.

Certe domande dovremmo farcele? Certe domande dovremmo farle a chi dovremmo? Certe domande possono avere una risposta?

E quella risposta dobbiamo darcela da soli o deve arrivare da altri?

A Giorgio.

Il presente lavoro unisce la mia personale passione per la danza classica, il teatro e l’arte, e il mio interesse per il digital web world. Negli anni, con impegno e dedizione, sono riuscita a dedicarmi a ognuna di queste mie predilezioni separatamente, svolgendole come attività lavorative sconnesse fra loro. Grazie però al percorso universitario vissuto all’Università IULM e allo stage, prima curriculare poi extracurriculare, svolto presso la Fondazione Teatro alla Scala, ho avuto l’opportunità di unire e realizzare in un’unica direzione queste mie passioni.

Dedico i miei più sinceri ringraziamenti a tutti coloro che mi hanno aiutato nella stesura della tesi con indicazioni, suggerimenti, critiche e osservazioni: a loro rivolgo la mia riconoscenza, anche se a me spetta la responsabilità per ogni eventuale errore contenuto in questo elaborato.

Anzitutto ringrazio il professor Nello Barile, Relatore, per avermi guidato dall’inizio alla fine nella preparazione, nella realizzazione e nella stesura del mio elaborato finale. Grazie alla pazienza e a tanta dedizione personale per la materia, il professore mi ha coinvolto con interesse e passione nello studio degli argomenti principali e indispensabili per affrontare il tema trattato nella mia tesi; e mi ha seguito lungo tutto il percorso, accogliendo le mie idee e indirizzandomi verso nuove proposte.

Un ringraziamento speciale va a Silvia Farina, responsabile della Redazione Web del Teatro alla Scala e stimabile donna a cui dedico la mia ammirazione e il mio affetto. Fin dal nostro primo incontro e per tutto il tempo in cui ho avuto il piacere di imparare da lei e lavorare insieme, Silvia ha saputo credere in me e riconoscere tutta la passione e la dedizione che ho da offrire. La mia tesi nasce dallo stage svolto alla Scala, dove ho avuto la grande occasione di imparare la professione a cui aspiro, e proprio grazie a Silvia e alla sua preziosa esperienza, ho potuto sviluppare il capitolo dedicato alle attività digital del Teatro. Oltre ad avermi fatto da mentore durante il mio stage, Silvia mi ha aiutato anche a maturare a livello personale con amicizia e simpatia.

Proseguo con la Direzione e i colleghi del Teatro alla Scala; ringrazio Paolo Besana, capo Ufficio Stampa, per avermi dato l’opportunità di svolgere lo stage sotto la sua direzione; e Francesca Agus, responsabile dell’Ufficio Marketing, per il prezioso contributo rivolto all’analisi del brand Scala.

Vorrei inoltre ringraziare mia mamma Rosanna, la donna a cui fin da bambina aspiro per forza d’animo e bellezza. Tutti i miei anni pieni di passioni, di studio e di svago li devo a lei e ai sacrifici che ha affrontato. Ha regalato a me e a mia sorella gemella Clara, nonché mia migliore amica e mia anima gemella, l’opportunità di realizzare le nostre vite; nonostante le difficoltà, i grandi momenti di dolore che hanno rischiato di portare buio sui nostri sorrisi, e la perdita dell’amore della sua vita nonché nostro papà Giorgio a cui questo lavoro è dedicato. Mio papà viveva e lasciava che io lo guardassi vivere, per farmi vedere quanto è bella la vita. Mi ha cresciuto con il sorriso insegnandomi ad amare, mi ha fatto scoprire il valore dei sogni e io lo porterò sempre nel cuore.

Infine ringrazio gli amici. Un sentito grazie lo rivolgo alle persone che mi accompagnano fin dall’infanzia, con cui sono cresciuta e insieme ci siamo ritrovati a dover affrontare la vita: Clara, mia sorella gemella, Alberto, Lucilla, Matteo e Matheus.

Con grande affetto dedico un ringraziamento speciale anche agli amici che sono entrati nella mia vita più recentemente, ma che sono sempre stati presenti negli ultimi anni supportandomi e condividendo insieme i momenti più importanti: Matteo, che da compagno di banco dell’università è diventato il mio grande vero amico con cui condivido sogni, speranze e obiettivi; Arianna, per le gioie e i dolori degli anni universitari condivisi e per i desideri ancora da realizzare insieme.

A tutti gli amici che sono stati presenti in questi ultimi anni sia di danza, di studio e divertimento: Alessia, Adriano, Maria Chiara, Carolina, Arianna, Valentina, Mattia, Chiara, Davide e Jessica.

Un ultimo grazie agli amici di famiglia che hanno contribuito in modo speciale alla mia crescita personale: Daniela e infine Stefania e Luigi, che mi hanno visto crescere e mi hanno aiutato nel mio percorso, da cui ho imparato e con cui poi ho condiviso l’amore per l’opera lirica.

Milano, 4 aprile 2018

(Questo post verrà pubblicato nel momento esatto in cui mi starò laureando. Oddio, conoscendo le tempistiche delle lauree Iulm, non proprio nel momento esatto della discussione e proclamazione; diciamo che sarà pubblicato nell’arco di tempo in cui sarò in preda all’ansia per discutere la tesi o in preda all’euforia per festeggiare la laurea. Comunque sia non si sa quando io l’ho programmato, sicuramente in un momento in cui io già so.)

In attesa

Sono nata iperattiva. Fin da quando sono piccola non sono mai stata capace di stare ferma, ho sempre dovuto far qualcosa. Non ce la faccio a rimanere a guardare, devo agire. Non sono capace di restare immobile, devo muovermi.

Nell’ultimo periodo non sono mai stata ferma un attimo, fino a che non mi sono ritrovata paralizzata. Mi sto accorgendo che non posso fare nulla, in questo momento non posso agire. Sono completamente inerme, qualsiasi cosa io faccia è inutile. Anzi, più io cerco di agire più combino guai e non realizzo nulla. Effettivamente, troppo spesso ho cercato di far avverare ciò che volevo combinando solo disastri e senza ottenere nulla di buono. È come se, a questo punto, dovessi cercare di fermarmi un attimo ad osservare ciò che accade, immobile. Forse è il primo grande cambiamento che devo vivere, devo imparare ad avere pazienza. Sono in balia del corso degli eventi, tutto deve succedere e io devo lasciare il tempo alle cose di accadere. Non ho io il potere di avverare il futuro, non sta volta. Sono in attesa, senza sapere di cosa precisamente.

Non riesco a muovermi. Non faccio nulla. Ho paura, non so se ce la farò. Ma tutto mi paralizza.

Devo aspettare.

Fortuna di merda

Dicono che la merda porti fortuna…

Speriamo perchè ne ho appena calpestata una bella grossa mentre cercavo di attraversare senza farmi investire.

Non so bene per cosa chiederei un briciolo di fortuna, a volte la confondo con la possibilità di avverare certi desideri.

Ma non credo che sia proprio così, anzi non penso proprio. E anche se fosse, ho troppi desideri da realizzare e troppa tristezza da scacciar via. Non saprei su cosa puntare.

Comunque sia un pó di fortuna di riserva non guasta.

tra me e me

Ogni tanto chiedo scusa al buonsenso,
perché sono un perfetto controsenso.
Ma prometto che un giorno ti guarderò negli occhi e ti dirò tutto,
con le gambe tremanti e il cuore in gola per il debutto.
Fino ad allora non mi spoglierò per te,
resterò nuda solo con l’immagine che tu hai di me.
Mi muovo in silenzio senza far rumore,
che tu non vuoi sentire la parola amore.
Così mi tengo tutto dentro senza farlo uscire,
perché in rima non te lo so dire
che sono innamorata di te.

Il pesce puzza

Ci sono persone che lanciano l’amo e lo abbandonano lì. Per noncuranza o dimenticanza, non lo ritirano mai. Ci sono così tanti pesci che, comunque sia, qualcuno abbocca pure. Il primo mangia l’esca e se ne va, gli altri semplicemente si impigliano all’ardiglione e si liberano. Nessuno di questi, però, viene tirato su in superficie. Il galleggiante galleggia a filo d’acqua, l’amo rimane sott’acqua e nessun pesce vien pescato. Eppure, all’apparenza, potrebbe esserci una motivazione che spinge una persona a provarci. Dopotutto, un qualsiasi uomo dev’essersi armato di buona volontà e dev’essersi convinto di aver la pazienza necessaria per mettersi a pescare. Queste però suonano come misere considerazioni se l’attenzione e la meticolosità richieste da tale gesto sono venute a mancare quasi subito. Ci dev’essere qualcosa sotto, più in profondità. Qualcosa che fa da calamita all’amo o al pescatore stesso che ogni volta si dirige alla riva del fiume, con la voglia di provarci e riprovarci pur sapendo che potrebbe abbandonare nuovamente quello che con determinazione e dedizione voleva proporsi. Ognuno potrebbe avere la propria motivazione; tra la consapevolezza che non si ha né pazienza né amore, e la certezza che anche abbandonando l’amo qualcosa abbocca sempre. Comunque stiano le cose un pescatore passivo non riceverà mai una reale soddisfazione, si convincerà che il pesce puzza e non scoprirà mai che per alcuni potrebbe valerne la pena, la pazienza e l’amore.

Testate contro il muro

Alla fine hanno sempre ragione gli altri…

quelli che ti mettono in guardia, quelli che ti fanno da guardiani della notte neanche fossero sulla Barriera senza mai abbassare la guardia.

Proprio loro, quelli che hai ritenuto giusto non ascoltare con troppa attenzione, ma con un orecchio di riguardo. Esattamente loro, hanno ragione. Ti hanno letto dentro, la sanno lunga e hanno capito subito.

Nulla può sfuggire all’evidenza, neanche quello che cerchiamo di nascondere con prepotenza. È talmente palese che non c’è una via d’uscita sempliciotta.

Ingannare l’evidenza significa tener nascosto qualcosa con bramosia e gelosia, che quando si smaschera vuol dire che si è messa a nudo la propria anima. Dopo tanto tempo che ci si nasconde, uscire nuovamente allo scoperto significa ammettere ciò che si ha dentro, mostrarsi a se stessi.

Ammettere, ammetterlo a se stessi è l’unica cosa da fare.

Ma è così difficile quando consapevolmente la si protegge dentro di se per non farla usciere.

Si finisce solo per percepirla, che causa quella malinconia strana… da cui si vorrebbe scappare ma a cui si è tremendamente legati e gelosamente si vuole custodire.

Sono molto ingenua, questo lo ammetto con sicurezza e con la stessa certezza per cui so che sto sbagliando. Nulla è sotto controllo.

Déjà vu

Dicembre si è appena fatto, siamo solo all’inizio della fine.
Solo Sant Ambroeus e l’Immacolata sono appena passati, ma ormai siamo nel pieno del periodo natalizio.
Tra chi è preso a fare i regali e chi chiede dove si passeranno le vacanze (ah già, io lavoro!), c’è chi già tira le somme dell’anno che sta per finire (cazzo, ma non siamo ancora a metà dicembre) e per questo mi è stata già fatta la domanda, com’è andato? Come descriveresti il tuo 2017 con una parola? Per fortuna non ho dovuto studiarmela la risposta, ce l’avevo già pronta. Quindi, per riassumere il mio anno in una sola parola io dico Déjà vu!
Proprio così. Proprio quel fenomeno psichico per cui fatti totalmente casuali provocano la sensazione di un’esperienza precedentemente vissuta, già vista.
Sembra assurdo, davvero. Non l’avrei mai detto, ma è sicuro che da luglio a oggi il mio 2017 sembra lo specchio del 2016. Fortunatamente alcune cose non sono esattamente le stesse ma per una serie di eventi la stessa storia si ripete.
Ne ho parlato con un amico pochi giorni fa, in preda all’ansia perchè mi sentivo più matta del solito. Ho elencato punto per punto tutte quelle cose che combaciano tra quest’anno e l’anno scorso. Grazie alla ragione non mi ci sono soffermata più di tanto per evitare di diventare pazza e scema completamente. Eppure, alcune date-eventi-persone combaciavano. Come se il destino e il caso stessero giocando con il mio presente e il mio passato. Proprio la casualità mi ha fatto vivere esperienze simili e speculari con quelle del 2016. La cosa mi ha messo paura perchè qua qualcosa sembra volermi dire qualcosa. Ci sono cose belle dell’anno scorso che porto nel cuore gelosamente, che mi tengono sveglia la notte con la speranza che accadono. Una di queste è già accaduta; il fato sembrava volesse presentarmela prima del previsto e invece, la data di inizio stage sul contratto recita: 12 dicembre 2017. La data di inizio sul contratto dello scorso anno, devo rivelarla? 12 dicembre 2016. Sembra quasi che mi venga data una seconda chance; tranquillamente sono qui a giocare questa partita con il mio destino.
C’è in ballo la cosa a cui tengo di più, che desidero di più, che aspetto da una vita!
Eppure ciò che mi manda in brodo di giuggiole è qualcosa di meno importante, ma che non riesco a levarmi dalla testa. Ciò che mi ha regalato un’illusione un anno fa, quest’anno la ritrovo simile, meno profonda per certi versi ma comunque vissuta e sentita. La paura è data dalla consapevolezza che, come una bambina ingenua, vorrei rivivermela nello stesso modo ma so che probabilmente in tutto questo déjà vu è l’unica cosa che dovrei realmente cambiare. Mi terrorizza, non vorrei rinunciarci eppure so che sarebbe sbagliato ricercare le stesse emozioni, gli stessi sentimenti che già allora erano illusioni.

Nonostante il déjà vu, avrei una lista di Prime volte da elencare. Uno di questi giorni le conto, non mi stupirei se fossero 17 cose (17 come il mio numero, come l’anno). Ma sembra un numero altino per aver così tante cose vissute per la prima volta nella vita. Però potrebbero essere sicuramente tante, se considerato che sono avvenute tutte in anno. Divertente.