leitmotiv

gira che ti rigira
ci si gira sempre attorno
ritrovandosi in mezzo al solito girotondo.

e quando casca il mondo?
quando cascherà di nuovo!
siamo seri, quante volte caschiamo e quante ancora ricascheremo.

si gira intorno,
con la mano destra tesa ad afferrare i propri obbiettivi,
mentre la sinistra non riesce a lasciar la presa della paura.

ci si gira attorno,
ciò che ci sta di fronte cambia continuamente
occhi complici o sguardi nemici.

quante volte ci capita.

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Parentesi 

Quand’è il momento di dirsi che le cose stanno andando nel modo giusto? Che finalmente quello che facciamo ha un senso e che andrà tutto bene?

Quando arriverà il momento in cui, finalmente, smetteremo di credere che va tutto male e che tutto ció che facciamo è sbagliato?

Io voglio smettere di perdere, per una volta voglio crederci davvero…… Quando mi convinceró sul serio?

17 (parte 2)

Sono le aspettative ad uccidere la felicità delle persone.

Piccoli momenti in cui vediamo proiettata la nostra felicità in qualcosa o in una persona.
E poi, lentamente, vediamo morire quel bagliore di felicità che dipende da altro e non da noi stessi.

Puntualmente ci ritroviamo a fare sempre lo stesso errore.
Cosa ci aspettavamo poi? Cosa ci immaginavamo? Cosa ci avrebbe realmente reso felice?

Come trasformare il nostro giorno in un giorno speciale, che tutti ci hanno augurato per messaggio?

Mi sembrano una serie infinita di schiaffi.

Desideravo e mi aspettavo solo una cosa, ma mi sono ritrovata a litigare con mia mamma, a versare lacrime, quasi a maledire questo giorno. Quello che mi aspettavo non si è realizzato e ora è svanita anche la speranza di essere felice oggi.

Dopo tanto tempo che non mi succedeva, che aspettavo questo momento quasi con ansia, finalmente è successo.

Sto piangendo come una bambina chiusa in camera mia con le cuffie e la musica altissima.

Bè, dopotutto il lato positivo c’è. Le mie aspettative non si sono realizzate, ma ho raggiunto qualcosa che mi era impossibile da tempo.

Da oggi ho 23 anni e insomma, non si è mai troppo vecchi dopotutto…..

Volevo solo un abbraccio.

My Hero – Foo Fighters

Ho appena realizzato una cosa,
e come ogni volta che realizzo cose non so mai se sia una cosa positiva
oppure no.

Ho l’abitudine di idealizzare alcune persone come degli adoni-idoli-grandi amori-dei-miti, pur consapevole del fatto che sono dei grandi pezzi di merda.

Da quando è morto mio papà non ho fatto altro che idolatrarlo, ricordarlo come il mio unico grande eroe e la persona più bella di questo mondo.
Che, ok, è vero.
Mio papà è stato il mio grande amore della vita, l’uomo più buono sulla faccia della terra.
Era un un genio maledetto alla Baudelaire, il mio Jim Morrison.
Era un eterno Peter Pan con cui giocavo a far la lotta con i cuscini e che andava all’esselunga per comprarci chili di caramelle e marshmallows.
E’ stata la persona che mi ha insegnato e spronato a credere nei sogni e a far di tutto per realizzarli.
Io ero la sua Elena, la sua principessa ballerina e per me lui sarà sempre il mio Hercules.

Tutto questo è ciò che voglio ricordare di mio papà, ciò che mi fa ancora piangere per la sua scomparsa ed è tutto quello per cui mi manca da morire ogni giorno.

Ma tutti gli aspetti negativi che per magia dimentico pensando a lui?
Dove sono?
Dove sono i ricordi di lui ubriaco marcio che insultava la mamma in salotto mentre io e mia sorella ci nascondevamo in camera?
Dove sono spariti tutti i suoi discorsi fascisti e razzisti che se solo ci penso mi fanno ancora venire i brividi?

Griderei al cielo di riportarmi qua il mio papà, anche solo per sentirlo ridere.
Ma quante volte a mia mamma ho gridato, da piccola o da adolescente, che volevo che il papà sparisse?

E ora eccomi qua a mitizzare ancora le persone, innamorandomi di quelli sbagliati. Sempre lo stesso ho in mente e di lui probabilmente ho solo un’idea, bella, meravigliosa, quella dei momenti pieni di sorrisi e complicità.
Convinta che lui sia davvero la persona giusta per me, anche se non mi ha mai preso in considerazione.
Ma tutte le volte che mi ha dato buca, abbandonata in stazione ad aspettarlo o tutti i messaggi a cui non ha mai risposto?
Perché quando penso a lui mi ricordo solo del fatto che probabilmente, infondo, sotto sotto, alla fine mi sono innamorata di lui e non che è un pezzo di merda?
Insomma, non solo non mi prende in considerazione come ragazza ma a volte mi chiedo se si ricorda della mia esistenza.
Sì, ci penso. Ma prima di tutto penso al fatto che mi piace da impazzire

e quando mi sono aperta con lui, confessandogli questa mia pazzia, non mi ha neanche mai dato una risposta. No, piano piano ha iniziato a sparire e io dopo un anno penso di essermi innamorata.
Ma la cosa grave è che oltre ad essermi ritrovata con il cuore infranto, ho probabilmente allontanato una bellissima amicizia che sarebbe potuta diventare grande. Eh sì, la cazzata l’ho combinata io, ancora mi maledico per essermi dichiarata, sputtanando tutto.

Insomma, più son stronzi più io sono rincoglionita.

Ma che cazzo ho scritto? (disordine ortografico, disordine nella testa)

Mettiamo paura e coraggio sullo stesso piano,
da che parte pende la bilancia?
e se rimane immobile?
cosa vince alla fine?

La paura guidata dalla paura,
di ritrovarsi con il culo per terra e di non trovare la forza per leccarsi di nuovo le ferite.
La paura di buttarsi,

“Ma buttati, che la caduta sarà morbida!”

Il coraggio spronato dall’impulsività,
l’irrazionalità e l’infantilità di rischiare sempre tutto.
La voglia di fare tutto ad ogni costo.

La via di mezzo tra paura e coraggio,
la speranza.

L’attesa della speranza,
sperando che la prima mossa non spetti a me.

Ma spero davvero che tutti i miei film mentali diventino realtà, quando la vita non è un film?
Sono come sono perchè ho deciso di esserlo, e allora perchè mi lascio andare alla debolezza di volere ciò che non fa per me?

Forse è proprio questo il punto, devo ricordarmi ogni volta che ho combattuto per anni per essere così e convincermi che sono felice di essere così.

Avrei potuto essere fidanzata con migliaia di persone diverse, vivere una storia normale, con il messaggio sul cellulare la mattina e la cena prenotata per ogni sabato sera. Ma non ho voluto, sono scappata dalla normalità imposta dai clichè romantici.

Forse è il caso di tentare, di farsi coraggio proprio perchè se è così, è giusto che sia così.

Insomma, non state capendo un cazzo di quello che sto scrivendo.

Ce l’ho qua in testa il pensiero giusto, sto cercando di elaborarlo, lo sento…
ma non lo tiro fuori nel modo giusto.

Infondo, se fosse così facile non avrei vomitato giù così tante parole senza senso, probabilmente non starei nemmeno scrivendo tutto questo.

Che poi sto scrivendo per me stessa, scompongo i pensieri….

Chissà se riuscirò mai a ricomporli in tempo.

Quand’è che sarà troppo tardi ormai? E’ già troppo tardi? Ho perso il treno? O non è neanche passato?

Insomma, sta bilancia da che parte pende? Sta vincendo davvero quella maledetta stronza, chiamata speranza?
Speranza e qualche fantasma.

Ma se io non credo neanche nei fantasmi…..

Esseri Lontani (notte 17 agosto – Alassio)

Nella mia vita il voglio purtroppo non è di casa…Potrei, vorrei, ma la realtà è più dura di tutto quello che mi circonda.

Forse è un bene,

avendo la possibilità di viziarsi a volte ci si dimentica del valore reale di tutto.
Non vorrei altra vita che la mia è il mio slogan, e ne sono convinta.

Certi momenti sono duri, molto difficili e maledico la mia situazione.

Vorrei avere la facilità di alcuni nel potersi permettere tutti i capricci del mondo.

Ma non vorrei altra vita che la mia proprio perchè la vivo al massimo anche privandomi di ció che alla fine, se ci pensi, è superfluo.

Mi piacerebbe tanto che gli altri provassero anche solo per un giorno cosa significa, magari capirebbero, magari si dispererebbero.

Magari vivrebbero al massimo.

Stupidi babbani!

Vorrei essere intelligente per saper elaborare i miei pensieri e cercare di capire cosa mi passa per la testa.
Mi sento sempre più stupida, perchè non riesco a tenere a mente un ragionamento sensato per più di due secondi, prima di dimenticarmelo.

Quelle cose lì un attimo prima sono grandi rivelazione,
l’attimo dopo quelle cose lì sono stupidate che non ricordo neanche da dove le ho tirate fuori.

C’è bisogno di sentirsi continuamente diversi e al tempo stesso uguali agli altri per farsi accettare.

Ogni tanto mi accorgo di essermi bruciata via i neuroni… Infatti puntualmente mi ritrovo a fissare il vuoto in mezzo ad una folla di gente, chiedendomi che ci faccio lì.

Non sto capendo più nulla, non riesco a riconoscere più le persone che mi circondano.
Ma io sono la prima a non comprendere i miei stessi atteggiamenti.
Mi sembrano tutti così ipocriti, mi fanno grandi discorsi su “cambiamenti-stili di vita migliori- distinguersi dalle masse” e poi si comportano allo stesso modo di quelli che poco prima hanno condannato come “quei soliti stupidi-tutti uguali”.
Sono io la prima che rientra in questa categoria di ipocriti comunque;
mi sento talmente diversa dagli altri, cerco di esserlo ad ogni costo perchè quello che vedo in giro mi fa schifo eppure, puntualmente, cerco di farmi accettare ad ogni costo, chiedendomi perchè sono sempre sbagliata e non sono mai giusta per nessuno.

Forse la verità è che siamo tutti uguali da essere totalmente diversi gli uni dagli altri.
Ci sentiamo diversi da loro come loro si sentono diversi da noi.
Se ci rendessimo conto che la differenza che c’è tra ognuno di noi è in realtà ciò che ci rende tutti uguali, perchè proviamo le stesse identiche cose, vedremmo la nostra vita in modo diverso?

Infondo, siamo tutti dei babbani!

A volte….

A volte
E’ più facile far finta che non ti interessa,
Piuttosto che ammettere che ti sta uccidendo.

Sono di poche parole, sono contenta ma sono anche un turbinio di emozioni diverse.
Avrei bisogno di una scorta industriale di nastro isolante…
Isolare la testa dal cuore e scotch-iarmi la bocca così da non riuscire a dare voce ai miei pensieri.
Vorrei imparare a farmi scivolare le cose addosso e lasciarle andare invece di aggrapparmici possessivamente.
Infondo però non posso neanche farmene una colpa, è innato dentro di me il desiderio di arrivare fino in fondo alle cose.
Ho paura di perdere, ho la nausea di continuare a perdere… Ma ne vale sempre la pena.
E’ così, preferisco perdere alla fine della corsa. Rimanere senza fiato e collassare,
piuttosto che lasciar perdere a metà della gara.

E’ come con quel libro che devo presentare per il corso di letterature contemporanee.
Jonathan Littell è la mia nuova grande sfida, mi spiattella davanti tutti gli orrori che l’uomo ha potuto partorire durante gli anni del regime tedesco e della persecuzione ebraica.
Mille pagine che solo “Le Benevole” poteva contenere, mille pagine di riflessioni profonde e conati di vomito ogni tot parole.
Eppure non riesco a lasciar perdere, ormai sono appassionata a questo romanzo e non vedo l’ora di recensirlo davanti all’intera aula.

Sarà curiosità, sarà il desiderio di sapere cosa accadrà, che mi fa andare avanti…

Sempre.

Gratta, e Vinci un imprevisto.

Quante volte diamo fin troppa importanza al destino, finché tutto ció che accade non è piú affidato al fato ma è forzato da noi stessi, senza che ce ne accorgiamo(?).

Quante volte ci ripetiamo che “è destino” e ogni minima cosa ci sembra un punto a favore di questa tesi.

Ci riempiamo cosí di film mentali che accrescono la nostra curiosità e voglia di scoprire fino in fondo dove vuole portarci questo “fortuito caso del destino”.

È questo il momento in cui bisogna ricordarsi che la vita non è un film, e noi non siamo i protagonisti del nostro telefilm preferito.

Come quella volta che per “destino” hai incontrato quel ragazzo nel negozio in cui per “caso” ti hanno mandato a pubblicizzare uno stupido servizio e per “fortuna” appena l’hai visto ti sei detta: oddio lui è LUI. (Con tanto di occhi cuoricino fin dalla prima stretta di mano).
Ti sei tenuta stretta quella stupida convinzione che è stato il “destino” a farvi conoscere e per “caso” vi trovate bene.

Ora chiediamoci… È lo stesso “destino” che poi ti ha portato a stare male per lui? Se sembrava un incontro cosí fortuito, affidato al “caso”, da far invidia ad un telefilm, perchè poi lui per “(s)fortuna” non ha ricambiato i tuoi sentimenti?

Ne vale ancora la pena di credere al destino?
E ora come ora…. È destino che tra tante teste, nella stessa aula, siano spuntati di fianco a me proprio quei ricciolini che mi avevano fatto tanto impazzire quel giorno in metro?

Adesso sono qui – Ghemon

Potrei iniziare a lamentarmi di tutto quello che succede e che non succede nel modo in cui vorrei io.
Potrei iniziare a dare retta ai sogni che faccio in queste notti e finire per focalizzare i miei pensieri su tutto ciò che cerco di cacciare dalla mia mente.
Potrei, ma non lo faccio.
Non mi lamento perchè non voglio trovare un vero motivo inutilmente, un motivo che poi sarebbe solo frutto della mia mente e per cui finirei di inventarmi problemi che non ci sono.
Non do importanza a quei sogni che cercano solo di stimolare la mia curiosità  per il caso e la fatalità; non è il mio inconscio che mi sta suggerendo qualcosa,  è solo la mia mente che mi sta mettendo alla prova perchè se gli dessi retta spererei che accada qualcosa che tanto non accade.
Ciò non vuol dire che sto cercando di essere insensibile o che mi rifiuto di ascoltare i miei sentimenti. Sto solo cercando di dare retta a quello che realmente c’è e che mi fa stare bene in questo momento.

Mi sono costruita uno scudo per proteggermi da tutto ciò che cerca di colpirmi; ignoro tutto ciò  che potrebbe farmi soffrire.
Sto dando le spalle a tutto ciò che potrebbe alterare il mio umore perchè sto sorridendo a tutte quelle persone che mi circondano e che mi vogliono bene; sono pronta ad abbracciare quelle piccole cose che mi rendono felice.

Non serve a niente crogiolarsi sui perchè senza risposta.

La legge del contrappasso.

I primi giorni di una dieta sono sempre i più terribili.
Sono i giorni del disagio,
delle quattro cicca in bocca e dello stomaco che si contorce dalla fame.
Le sigarette hanno il sapore delle patatine fritte e anche il giornalaio si è messo a vendere briosche e torte appena sfornate.
Ma è la legge del contrappasso, a una colpa corrisponde la pena contraria.

E Natale -pranzi di Natale, dolci di Natale, lasagne di Natale, vino di Natale, panettoni di Natale, salame di Natale, cioccolatini di Natale, cioccolata di Natale, whiskey di Natale, birra di Natale – è’ più di una colpa e quindi mi merito la mia pena.

Però è constato che quando mangi minestrone – frutta – verdura, a danza il corpo è più leggero e fare tre pirouette è più semplice.
Inoltre, c’è da dire, che il fatto di aver superato i primi quattro lunghi giorni di inizio-dieta significa solo essere riuscita a riprendere il controllo di me stessa.

Tra poco ricomincierò a saltellare di qua e di là,
come lo snoopy delle mie vignette preferite.

VENTISEI

Nessuno ha di certo il diritto di dirmi qualcosa se sto passando il pomeriggio svaccata sul divano a guardare telefilm….. Dopo aver passato alla grande il mio primo esame da universitaria!

Sono felice, finalmente sto riacquistando la fiducia in me stessa e sto capendo che anche io valgo qualcosa.
E’ uno strano momento perchè ora come ora conto solo io; il mio umore dipende da me, così anche i miei pensieri e le mie idee.

(Forse sto mentendo, prima di tutto a me stessa.
Ammetto che dopo aver dato l’esame, essere uscita dall’università e aver preso la metro… Ho pensato a quella personcina che come una mosca mi ronza ancora in testa.
Ne è passato di tempo e io mi ci sto abituando solo ora. E’ come se io mi fossi fermata e ancorata a qualche mese fa, e ora è strano non dargli più le belle notizie.
Potrei, ma non voglio.)

Chiusa parentesi, riprendo il discorso di prima, ho deciso che andare avanti per la mia strada è la sola cosa giusta da fare.
Dopo tanto tempo sono contenta, non mi lamento di nulla e questo dipende solo da me stessa.

(non cantiamo vittoria troppo presto, il ciclo sta per arrivare).

Chiusa seconda parentesi mi rituffo nel mood del giorno : Il diario di una nerd super star.