Trainspotting

Ogni mattina e ogni sera prendo il treno. Ogni volta a orari diversi. Eppure le persone che affollano le carrozze sono sempre uguali, a volte sono proprio le stesse.

Li guardo e vedo la stanchezza, la tristezza, la gioia che si portano con se all’inizio o alla fine di una giornata. Li osservo e ho paura. Che poi non è una vera e propria paura; è un misto di ansia, nostalgia e irrequietezza.

Li vedo correre dietro alle loro vite, e vorticosamente mi ci ritrovo in mezzo. Ci sono anche io, quel treno l’ho preso e ci sono salita su al volo. Chissà loro dove stanno andando, da dove provengono. Io credo di sapere, o almeno conosco la mia routine giornaliera, ma in realtà cosa mi aspetta oltre non lo so proprio.

Fisso questi pendolari e riesco solo a pensare se anche io prima o poi saró come loro, i personaggi di cui ho inventato storie nella mia testa giusto per farmi un’idea. Eccola che arriva quindi la paura, di non riuscire a rimanere per sempre diversa da loro. Perchè è questo lo status che mi sono sempre sentita di ricoprire… e per cui inizio a provare nostalgia e paura: essere diversa. Tra donne e uomini che corrono al lavoro e poi a casa per cenare con la famiglia e guardare Striscia la Notizia prima del Grand Fratello (quanto lo odio), ci sono io che non vado o torno dall’ufficio ma dalla lezione di danza o dalle prove al Teatro Alla Scala. Quella con lo chignon tirato e lo zaino pieno di scarpette e body, che non torna mai a casa alla stessa ora, o che non ci torna proprio.

C’è peró un filo di gelosia e curiosità verso quella che sembra essere la vita degli adulti. O semplicemente è la consapevolezza di non essere poi cosí lontana dall’essere come loro, perchè tra poco toccherà anche a me (?).

Vedremo.

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Invisibile

Me ne sto lì mentre gli altri mi vengono addosso, senza rendersene conto.
Eppure io porto i segni lividi sulla pelle.
Ma non riesco a spostarmi, qualcosa mi tiene inchiodata lì. Urlando e sbraitando cercando anche solo uno sguardo d’intesa.

Niente, sono grande e grossa ma nessuno si accorge della mia presenza.
Divento quasi invadente, facendomi spazio tra gli altri.
E dentro continuo a sentirmi piccolissima.

La domanda e la risposta sono sempre le stesse,
è un circolo vizioso per cui mi sembra di sbagliare continuamente.

Non vado bene e più cerco quella cosa che mi farebbe cambiare,
più mi sembra di sbagliare, continuamente.

Ci vuole davvero così poco per spezzare quel fragile filo a cui mi aggrappo ogni volta che penso di essere finalmente felice.
Cedo di nuovo alla tristezza, e mi chiedo se potrei avere altra scelta.