pane e salame

Faccio parte di quella schiera di persone che dicono tutto

per poi non dire niente.

Per rimanere al riparo.

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stand-by

Basta cosí poco per rendermene conto.

Posso essere contenta, a volte soddisfatta e avere un’illusione di felicità.

Ma in realtà saró sempre triste…

Finchè non guarderó in faccia la realtà. La mia realtà, quella che conosco bene; di cui ne sono consapevole da troppo tempo.

Fino a quando non avró il coraggio di prendere una decisione, continueró cosí, a dividermi in due… Percorrendo due strade parallele, riempiendomi di impegni per non perdere niente; quando in realtà mi perdo troppe cose.

Con la paura che potrà essere peggio, che potró davvero conoscere la tristezza. Pur sapendo, infondo, che molto probabilmente, sicuramente, sarà meglio. Che finalmente potró stare bene, provare una reale e profonda soddisfazione.

Magari.

Palmieri

Fin da piccola ho sempre ascoltato tante storie sulla mia famiglia. Sarà che è molto numerosa per cui ogni persona porta con se storie e aneddoti diversi; ma ad ogni rimpatriata familiare saltano fuori sempre nuovi racconti.

Ho sempre percepito da parte dei miei zii o cugini, piú sentito da alcuni e molto meno da altri ma comunque evidente, un attaccamento al proprio cognome, per me quasi sempre incomprensibile; talvolta anche inconcepibile. 

Non sono mai state molto frequenti le occasioni per ritrovarsi con i parenti e negli anni sono sempre piú rare. Ma ogni volta si crea una situazione per cui ognuno si sente appartenere ad un’unica grande genealogia e ci si riconosce nel proprio cognome. Gli aneddoti raccontati dagli zii poi arricchiscono ogni volta la storia della famiglia, come a voler sottolinearne una certa bizzarra importanza.

Per me è sempre stata una cosa particolare, ho sempre provato dei sentimenti strani ogni volta che mi trovavo in mezzo a quella famiglia e quando poi tornavo nel mio mondo. Ho sempre avuto l’impressione che tutti volessero sentirsi importanti, unici e rari, attraverso il nome della propria famiglia. Io facevo e faccio tutt’ora fatica a spiegare cosa percepivo e cosa provo durante quei sporadici incontri con i miei parenti; non concepiró mai come tutto il passato possa valorizzare cosí tanto il presente se è talmente remoto che non mi tocca cosí poi da vicino.

Probabilmente avrei dovuto vivere a Rho per farmi conoscere da tutti, ma credetemi che preferisco essere una persona anonima e in incognito, vivendo senza il bisogno di farmi riconoscere o di sentirsi superiori.