The Last Shadow Puppets – My Mistakes Are Made For You

Sono i momenti di silenzio quelli che fanno più rumore.

La notte prima di dormire, sul treno, camminando per strada…… il silenzio dell’assenza fa un casino talmente frastornante che neanche la stanchezza, la musica ad alto volume nelle cuffie o il rumore della città, riescono a coprire.

E allora è un gran casino.

Sono solo io, con il mio casino.

DICIASSETTE

Non sempre riusciamo a descrivere ció che proviamo. A volte è difficile trovare un nome ad un sentimento. Per quanto ci sforziamo, definire certe sensazioni sembra risultare impossibile. Forse il segreto sta proprio nel capire quanto sia inutile determinare situazioni e sentimenti, limitarsi a dare un nome a tutto senza libertà di vivere appieno ció che ci ritroviamo a vivere.

Oggi ho vissuto una situazione particolare per quanto mi sono sentita bene. E più ci penso, insieme a quella gioia, non riesco a fare altro che a provare un briciolo di malinconia. Quasi da sentirmi a disagio, credendo di non meritarmelo o pensando di non riuscire a ricambiare. Quello che piú mi stupisce è come questa sensazione di disagio mi abbia accompagnato costantemente nell’ultimo anno ogni volta che mi sono sentita bene, veramente. Forse perchè non stavo bene da davvero tanto tempo ed ero incapace di credere che qualcosa di bello lo merito anche io.

Circa un anno fa scrissi:”cercare di provare un minimo di dolore per riuscire a provare ancora qualcosa!” Come se fossi diventata apatica, incapace di lasciarmi andare alle cose belle e che fossi incapace di provare ancora sentimenti diversi dal dolore, come se la tristezza fosse l’unico sentimento che riuscissi a provare. O a meritare. 

Non ho mai creduto molto all’oroscopo ma l’Amico mi ha passato questa strana mania per Rob Brezsny, per le sue poetiche stravaganze. Ebbene, per il 2017 della Bilancia, ha descritto ció che sto provando realmente io nell’ultimo periodo. Forse mi sto liberando dal mio cubo di ghiaccio, forse sto davvero riscoprendo me stessa. Forse è la volta buona, se non succederà qualcosa che mi farà rintanare dentro la mia corazza.

L’io in esilio rimane l’io, come una campana che nessuno suona rimane una campana”, scrive la poeta Jane Hirshfield. Ho il sospetto che queste parole siano importanti per te mentre ti prepari ad affrontare il 2017. Ho l’impressione che negli ultimi mesi il tuo vero io stia tornando al cuore della vita dopo aver vagabondato per un po’ alla sua periferia. Uno di questi giorni, una campana da tempo silenziosa comincerà a suonare per annunciare il tuo ritorno. Benvenuta a casa!

Giorno per giorno

Cosí si è conclusa la serata di ieri. Con questa frase. Mentre si sentiva ancora il profumo piccante delle fajitas messicane e il fumo della canna si mescolava al sapore del vino.

Tre parole che hanno avuto piú effetto di un’intera chiacchierata. Dette dalla persona giusta, l’amico giusto, nel modo giusto e al momento giusto. 

Tre parole da tenere a mente. L’unico modo per vivere i giorni che verranno senza farsi prendere dall’ansia.

Picasso disse…

Vi ricordate la famosa chiacchierata con quella mia amica che tra canne e vino parlavamo di sesso e arte, la sua arte, condividendo il pensiero di Picasso che “il sesso e l’arte sono la stessa cosa!”?!

Benissimo, ecco a voi l’articolo finalmente pubblicato (ufficialmente)

http://www.cristinapalmieriarte.com/item.php?menuId=15&table=homeditorials&itemid=162

Alla ricerca di

Pensavo alla semplicità. 

Costruiamo castelli cosí complicati e traballanti che poi non riusciamo mai a scoprire cosa ci sia all’interno. Inventiamo storie talmente incasinate che per conoscerne il finale ricorriamo sempre a pensieri troppo contorti. E alla fine ci perdiamo nel buio dimenticandoci di accendere la luce. 

Quanto siamo stupidi! Piuttosto che riconoscere la bellezza nelle cose piú semplici ci improvvisiamo maratoneti di una corsa ad ostacoli.

Eppure di cosa avremmo bisogno se non un pó di semplicità… quella di un ciao, di una carezza, di un abbraccio, di un sorriso!

Quella semplicità che sembra felicità, che porta con se qualche bella storia fatta di semplici cuori che battono all’unisono.

Che il cuore si sente battere stando zitti.

Dance like we’re making love – Ciara

Ecco arrivati i giorni di mezzo, a cavallo tra una cena e una festa. Si respira ancora il profumo di questo Natale che peró è passato con la stessa fretta con cui è arrivato e già si percepisce una vena malinconica.

Queste sere ha iniziato a far freddo sul serio, tanto che si vorrebbe uscire tenendo il pigiama sotto i vestiti. È cosí che allora ci strigiamo tutti piú vicino e automaticamente ci specchiamo negli occhi di quegli amici che sono sempre i soliti, che non potrebbe essere altrimenti, che gli auguri sono fatti con il cuore, per cui il natale torna ad essere natale e forse lo è tutti i giorni con loro, se no non lo è mai.

Sorrisi allargati e fin troppo sinceri congelati dal freddo che ha allontanato senza accorgersi qualcun altro.

Si inizia a fare spazio e poi ci si abbandona alla notte, 

che in facili sogni spera l’impossibile.

E poi ci si sveglia con un dolce pensiero, malinconico ma che sembra reale. Così reale che i propri desideri prendono il posto dei buoni propositi per il nuovo anno.

Tanto si sa, i buoni propositi sono solo delle cattiverie che si fa a se stessi.

Stupidi babbani!

Vorrei essere intelligente per saper elaborare i miei pensieri e cercare di capire cosa mi passa per la testa.
Mi sento sempre più stupida, perchè non riesco a tenere a mente un ragionamento sensato per più di due secondi, prima di dimenticarmelo.

Quelle cose lì un attimo prima sono grandi rivelazione,
l’attimo dopo quelle cose lì sono stupidate che non ricordo neanche da dove le ho tirate fuori.

C’è bisogno di sentirsi continuamente diversi e al tempo stesso uguali agli altri per farsi accettare.

Ogni tanto mi accorgo di essermi bruciata via i neuroni… Infatti puntualmente mi ritrovo a fissare il vuoto in mezzo ad una folla di gente, chiedendomi che ci faccio lì.

Non sto capendo più nulla, non riesco a riconoscere più le persone che mi circondano.
Ma io sono la prima a non comprendere i miei stessi atteggiamenti.
Mi sembrano tutti così ipocriti, mi fanno grandi discorsi su “cambiamenti-stili di vita migliori- distinguersi dalle masse” e poi si comportano allo stesso modo di quelli che poco prima hanno condannato come “quei soliti stupidi-tutti uguali”.
Sono io la prima che rientra in questa categoria di ipocriti comunque;
mi sento talmente diversa dagli altri, cerco di esserlo ad ogni costo perchè quello che vedo in giro mi fa schifo eppure, puntualmente, cerco di farmi accettare ad ogni costo, chiedendomi perchè sono sempre sbagliata e non sono mai giusta per nessuno.

Forse la verità è che siamo tutti uguali da essere totalmente diversi gli uni dagli altri.
Ci sentiamo diversi da loro come loro si sentono diversi da noi.
Se ci rendessimo conto che la differenza che c’è tra ognuno di noi è in realtà ciò che ci rende tutti uguali, perchè proviamo le stesse identiche cose, vedremmo la nostra vita in modo diverso?

Infondo, siamo tutti dei babbani!

Gratta, e Vinci un imprevisto.

Quante volte diamo fin troppa importanza al destino, finché tutto ció che accade non è piú affidato al fato ma è forzato da noi stessi, senza che ce ne accorgiamo(?).

Quante volte ci ripetiamo che “è destino” e ogni minima cosa ci sembra un punto a favore di questa tesi.

Ci riempiamo cosí di film mentali che accrescono la nostra curiosità e voglia di scoprire fino in fondo dove vuole portarci questo “fortuito caso del destino”.

È questo il momento in cui bisogna ricordarsi che la vita non è un film, e noi non siamo i protagonisti del nostro telefilm preferito.

Come quella volta che per “destino” hai incontrato quel ragazzo nel negozio in cui per “caso” ti hanno mandato a pubblicizzare uno stupido servizio e per “fortuna” appena l’hai visto ti sei detta: oddio lui è LUI. (Con tanto di occhi cuoricino fin dalla prima stretta di mano).
Ti sei tenuta stretta quella stupida convinzione che è stato il “destino” a farvi conoscere e per “caso” vi trovate bene.

Ora chiediamoci… È lo stesso “destino” che poi ti ha portato a stare male per lui? Se sembrava un incontro cosí fortuito, affidato al “caso”, da far invidia ad un telefilm, perchè poi lui per “(s)fortuna” non ha ricambiato i tuoi sentimenti?

Ne vale ancora la pena di credere al destino?
E ora come ora…. È destino che tra tante teste, nella stessa aula, siano spuntati di fianco a me proprio quei ricciolini che mi avevano fatto tanto impazzire quel giorno in metro?

Che cazzo fai!

Il momento piú bello del mondo è quando ti fermi in tempo nel far qualcosa perchè capisci che è una minchiata.
E poi ridi di te.

Non ti capaciti del fatto che tu possa aver pensato veramente di voler fare la minchiata.
Perchè minchiata è,
dal momento che già sai che non avresti ottenuto il risultato sperato da quel gesto.
Non sarebbe stato ricambiato il sentimento provato e sperato, nè avrebbe suscitato la stessa felicità che hai provato tu al solo pensiero di farla.
Non è cosí perchè sei insensibile o altro, ma è solo per il fatto che che ti è già successo piú volte.
Ne hai la prova.

Peró non ti capaciti ancora di come sia possibile che qualcuno possa non apprezzare quello che hai fatto o che vuoi fare,
o che non riesca a riconoscere il tuo valore e di quanto possano essere indispensabili e uniche le tue piccole sorprese.
Il fatto è che hai passato giorni e notti insonni pensando e ripensando inutilmente a ogni minimo dettaglio di quella persona per capire cosa possa stupirla e di cosa possa desiderare veramente.

Nonostante tutto non combini niente, forse hai pensato troppo.
E troppo in grande.
O forse sei tu che non vali niente.
Infondo, che valore abbiamo?
Che cosa possiamo sperare di ottenere?