A me va

Le cose vanno, si dice così, bene.
Lo si dice, figuriamoci, senza neanche sapere bene cosa significa.
A volte bene sembra la retta che deve intersecarsi con una circonferenza, pensa un pò te. Se no non lo è più. E’ proprio da quel cerchio che si finisce per credere che benenormale coincidano al centro.
A tutti i costi si cercano sempre dei punti in comune, come delle ancore di salvezza; corriamo ai ripari.
L’insufficienza, ovviamente perenne, in geometria analitica suggerisce che l’equazione fatta per trovare la retta sia sbagliata; lo dice anche il disegno.
Bene non interseca al centro con normale, nè tantomeno ha punti in comune alla circonferenza, non ci sta, è esterna; ha scelto un’altra strada.
Non c’è da giustificarsi però, se va bene, veramente.

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leitmotiv

gira che ti rigira
ci si gira sempre attorno
ritrovandosi in mezzo al solito girotondo.

e quando casca il mondo?
quando cascherà di nuovo!
siamo seri, quante volte caschiamo e quante ancora ricascheremo.

si gira intorno,
con la mano destra tesa ad afferrare i propri obbiettivi,
mentre la sinistra non riesce a lasciar la presa della paura.

ci si gira attorno,
ciò che ci sta di fronte cambia continuamente
occhi complici o sguardi nemici.

quante volte ci capita.

Never Enough 🎀

Il giorno che mi sono innamorata della danza probabilmente ho fatto un patto con il diavolo e sono stata battezzata da uno spirito d’insoddisfazione.

Sono cresciuta incapace di vedere oltre ciò che mi sono sempre imposta di vedere: quello che non ero e che non potrei mai diventare, ovvero quello che sarei voluta essere.

Non so quando la smetterò di vivere male, di credere di non valere niente perchè non sono stata concepita in un certo modo. Non so quando finirà questo odio verso me stessa e verso la mia vita. So solo che è sempre più insopportabile, quasi da voler farla finita perchè non so quanto valga tutto il resto.

Fanno paura certi pensieri e mi spaventa sempre di più il mio modo di pensare, il fatto di non vedere mai niente di buono e di non riuscire ad apprezzarmi. Diventa sempre più difficile trovare una soddisfazione; e non trovare qualcuno che sappia vedere in me qualcosa di bello e interessante, qualcuno in grado di amarmi e valorizzarmi è ogni giorno una pena insopportabile. E’ faticoso credere di non valere niente, di non trovare un valore alla mia esistenza

e pensare di non essere mai abbastanza, per me stessa o per qualcuno.

La Camera Chiara – Roland Barthes

oggi, per la prima volta, ho avuto paura difronte al pensiero della morte.

Non per me, non ho paura nè di morire dè vivere. Anche se ho una gran voglia di vivere……

Un momento di tristezza mi ha solo scombussolato un pó; pensando a tutto ció che accade e che cambia continuamente… Mi sono resa conto di quante cose si perde o si perderà chi non c’è o non ci sarà piú. Non so perchè questo ragionamento io non riesca a rifletterlo su me stessa, ma solo sugli altri. Forse perchè penso a quante cose sono successe da quando è morto mio papà, a tutto quello che vorrei raccontargli. O semplicemente è la mancanza di qualcun altro che fa piú male della perdita di se stessi, quando un volto appare congelato in una fotografia che non riesce a restituirlo……

Ecco, la morte di qualcuno mi spaventa piú del fatto che prima o poi toccherà anche a me.

È lecito avere paura ogni tanto, no?

Voglio le coccole.

17 (parte 2)

Sono le aspettative ad uccidere la felicità delle persone.

Piccoli momenti in cui vediamo proiettata la nostra felicità in qualcosa o in una persona.
E poi, lentamente, vediamo morire quel bagliore di felicità che dipende da altro e non da noi stessi.

Puntualmente ci ritroviamo a fare sempre lo stesso errore.
Cosa ci aspettavamo poi? Cosa ci immaginavamo? Cosa ci avrebbe realmente reso felice?

Come trasformare il nostro giorno in un giorno speciale, che tutti ci hanno augurato per messaggio?

Mi sembrano una serie infinita di schiaffi.

Desideravo e mi aspettavo solo una cosa, ma mi sono ritrovata a litigare con mia mamma, a versare lacrime, quasi a maledire questo giorno. Quello che mi aspettavo non si è realizzato e ora è svanita anche la speranza di essere felice oggi.

Dopo tanto tempo che non mi succedeva, che aspettavo questo momento quasi con ansia, finalmente è successo.

Sto piangendo come una bambina chiusa in camera mia con le cuffie e la musica altissima.

Bè, dopotutto il lato positivo c’è. Le mie aspettative non si sono realizzate, ma ho raggiunto qualcosa che mi era impossibile da tempo.

Da oggi ho 23 anni e insomma, non si è mai troppo vecchi dopotutto…..

Volevo solo un abbraccio.

My Hero – Foo Fighters

Ho appena realizzato una cosa,
e come ogni volta che realizzo cose non so mai se sia una cosa positiva
oppure no.

Ho l’abitudine di idealizzare alcune persone come degli adoni-idoli-grandi amori-dei-miti, pur consapevole del fatto che sono dei grandi pezzi di merda.

Da quando è morto mio papà non ho fatto altro che idolatrarlo, ricordarlo come il mio unico grande eroe e la persona più bella di questo mondo.
Che, ok, è vero.
Mio papà è stato il mio grande amore della vita, l’uomo più buono sulla faccia della terra.
Era un un genio maledetto alla Baudelaire, il mio Jim Morrison.
Era un eterno Peter Pan con cui giocavo a far la lotta con i cuscini e che andava all’esselunga per comprarci chili di caramelle e marshmallows.
E’ stata la persona che mi ha insegnato e spronato a credere nei sogni e a far di tutto per realizzarli.
Io ero la sua Elena, la sua principessa ballerina e per me lui sarà sempre il mio Hercules.

Tutto questo è ciò che voglio ricordare di mio papà, ciò che mi fa ancora piangere per la sua scomparsa ed è tutto quello per cui mi manca da morire ogni giorno.

Ma tutti gli aspetti negativi che per magia dimentico pensando a lui?
Dove sono?
Dove sono i ricordi di lui ubriaco marcio che insultava la mamma in salotto mentre io e mia sorella ci nascondevamo in camera?
Dove sono spariti tutti i suoi discorsi fascisti e razzisti che se solo ci penso mi fanno ancora venire i brividi?

Griderei al cielo di riportarmi qua il mio papà, anche solo per sentirlo ridere.
Ma quante volte a mia mamma ho gridato, da piccola o da adolescente, che volevo che il papà sparisse?

E ora eccomi qua a mitizzare ancora le persone, innamorandomi di quelli sbagliati. Sempre lo stesso ho in mente e di lui probabilmente ho solo un’idea, bella, meravigliosa, quella dei momenti pieni di sorrisi e complicità.
Convinta che lui sia davvero la persona giusta per me, anche se non mi ha mai preso in considerazione.
Ma tutte le volte che mi ha dato buca, abbandonata in stazione ad aspettarlo o tutti i messaggi a cui non ha mai risposto?
Perché quando penso a lui mi ricordo solo del fatto che probabilmente, infondo, sotto sotto, alla fine mi sono innamorata di lui e non che è un pezzo di merda?
Insomma, non solo non mi prende in considerazione come ragazza ma a volte mi chiedo se si ricorda della mia esistenza.
Sì, ci penso. Ma prima di tutto penso al fatto che mi piace da impazzire

e quando mi sono aperta con lui, confessandogli questa mia pazzia, non mi ha neanche mai dato una risposta. No, piano piano ha iniziato a sparire e io dopo un anno penso di essermi innamorata.
Ma la cosa grave è che oltre ad essermi ritrovata con il cuore infranto, ho probabilmente allontanato una bellissima amicizia che sarebbe potuta diventare grande. Eh sì, la cazzata l’ho combinata io, ancora mi maledico per essermi dichiarata, sputtanando tutto.

Insomma, più son stronzi più io sono rincoglionita.

Le parole che non ti diró mai….. (non le ho scritte nemmeno oggi)

Fuori un sole fastidioso,

corro al riparo, al buio, a nascondermi.

Sto scappando dalla luce,

che mette in luce certe cose.

Chiarezze che confondono, generatrici di caos.

Mi copro, mi giro, mi ricopro e mi rigiro e piú mi copro piú mi scopro.

Sono vulnerabile come non lo sono mai stata.

Corro via, scappo, inciampo e ci ricasco.

Corro via lontana da te per tornare da te.

Silenzio, mentre i miei pensieri giocano a flipper nella mia testa.

Testa calda, mani fredde, cioccolata calda,birre fredde.

Voglio piangere, ma non so piangere.

Piangerei per te, potrei provarci.

Non ci sono mai riuscita.

Sorrido, isterica un pó patetica un pó bruttina.

Stupidi babbani!

Vorrei essere intelligente per saper elaborare i miei pensieri e cercare di capire cosa mi passa per la testa.
Mi sento sempre più stupida, perchè non riesco a tenere a mente un ragionamento sensato per più di due secondi, prima di dimenticarmelo.

Quelle cose lì un attimo prima sono grandi rivelazione,
l’attimo dopo quelle cose lì sono stupidate che non ricordo neanche da dove le ho tirate fuori.

C’è bisogno di sentirsi continuamente diversi e al tempo stesso uguali agli altri per farsi accettare.

Ogni tanto mi accorgo di essermi bruciata via i neuroni… Infatti puntualmente mi ritrovo a fissare il vuoto in mezzo ad una folla di gente, chiedendomi che ci faccio lì.

Non sto capendo più nulla, non riesco a riconoscere più le persone che mi circondano.
Ma io sono la prima a non comprendere i miei stessi atteggiamenti.
Mi sembrano tutti così ipocriti, mi fanno grandi discorsi su “cambiamenti-stili di vita migliori- distinguersi dalle masse” e poi si comportano allo stesso modo di quelli che poco prima hanno condannato come “quei soliti stupidi-tutti uguali”.
Sono io la prima che rientra in questa categoria di ipocriti comunque;
mi sento talmente diversa dagli altri, cerco di esserlo ad ogni costo perchè quello che vedo in giro mi fa schifo eppure, puntualmente, cerco di farmi accettare ad ogni costo, chiedendomi perchè sono sempre sbagliata e non sono mai giusta per nessuno.

Forse la verità è che siamo tutti uguali da essere totalmente diversi gli uni dagli altri.
Ci sentiamo diversi da loro come loro si sentono diversi da noi.
Se ci rendessimo conto che la differenza che c’è tra ognuno di noi è in realtà ciò che ci rende tutti uguali, perchè proviamo le stesse identiche cose, vedremmo la nostra vita in modo diverso?

Infondo, siamo tutti dei babbani!

Invisibile

Me ne sto lì mentre gli altri mi vengono addosso, senza rendersene conto.
Eppure io porto i segni lividi sulla pelle.
Ma non riesco a spostarmi, qualcosa mi tiene inchiodata lì. Urlando e sbraitando cercando anche solo uno sguardo d’intesa.

Niente, sono grande e grossa ma nessuno si accorge della mia presenza.
Divento quasi invadente, facendomi spazio tra gli altri.
E dentro continuo a sentirmi piccolissima.

La domanda e la risposta sono sempre le stesse,
è un circolo vizioso per cui mi sembra di sbagliare continuamente.

Non vado bene e più cerco quella cosa che mi farebbe cambiare,
più mi sembra di sbagliare, continuamente.

Ci vuole davvero così poco per spezzare quel fragile filo a cui mi aggrappo ogni volta che penso di essere finalmente felice.
Cedo di nuovo alla tristezza, e mi chiedo se potrei avere altra scelta.

A volte….

A volte
E’ più facile far finta che non ti interessa,
Piuttosto che ammettere che ti sta uccidendo.

Sono di poche parole, sono contenta ma sono anche un turbinio di emozioni diverse.
Avrei bisogno di una scorta industriale di nastro isolante…
Isolare la testa dal cuore e scotch-iarmi la bocca così da non riuscire a dare voce ai miei pensieri.
Vorrei imparare a farmi scivolare le cose addosso e lasciarle andare invece di aggrapparmici possessivamente.
Infondo però non posso neanche farmene una colpa, è innato dentro di me il desiderio di arrivare fino in fondo alle cose.
Ho paura di perdere, ho la nausea di continuare a perdere… Ma ne vale sempre la pena.
E’ così, preferisco perdere alla fine della corsa. Rimanere senza fiato e collassare,
piuttosto che lasciar perdere a metà della gara.

E’ come con quel libro che devo presentare per il corso di letterature contemporanee.
Jonathan Littell è la mia nuova grande sfida, mi spiattella davanti tutti gli orrori che l’uomo ha potuto partorire durante gli anni del regime tedesco e della persecuzione ebraica.
Mille pagine che solo “Le Benevole” poteva contenere, mille pagine di riflessioni profonde e conati di vomito ogni tot parole.
Eppure non riesco a lasciar perdere, ormai sono appassionata a questo romanzo e non vedo l’ora di recensirlo davanti all’intera aula.

Sarà curiosità, sarà il desiderio di sapere cosa accadrà, che mi fa andare avanti…

Sempre.