Take Care – Drake

Sono come dei flash,
pensieri veloci che vanno e vengono.
In un attimo è di nuovo il 2010, la mamma è seduta ai piedi del letto e io e mia sorella abbiamo già capito tutto. Piangiamo.
Poi mi ricatapulto nella realtà, ci sono io di fronte allo specchio che mi pettino per andare a danza.
Devo concentrarmi e chiudere gli occhi due secondi per non pensare a quello.
Ma eccomi di nuovo a fare su e giú tra i corridoi del reparto di cardiochirurgia, con l’aria condizionata troppo fredda e il caldo di luglio che preme sui vetri delle finestre.
Non riesco a distogliere la concentrazione da questi pensieri, mi fermo e mi arrendo. Ci penso su.
Ho vissuto quattro anni scappando, nascondendomi, cercando aiuto ma con la paura di disturbare.
Ho pianto da sola, ho vomitato, ho parlato con una psicologa, ho fumato una canna con il mio migliore amico, ho pianto abbracciata a mia mamma per poi decidere che non avrei piú voluto soffrire.
Ho messo il cuore nel freezer e l’ho lasciato lí insieme alle buste di piselli esselunga.
Posso raccontarti ogni singolo dettaglio della sua malattia, dirti il momento in cui l’ospedale ha chiamato a casa alle quattro di notte e io non batterò ciglio.
Ma basta un dejavú, un ricordo sfumato, un profumo, un suono lontano che mi ricorda la sua voce, per ricordarmi che sono la persona piú fragile del mondo; per voi peró tireró fuori il sorriso migliore mentre la notte la passeró in bianco in compagnia della mia tristezza.
Non ho ancora avuto il coraggio di affrontare veramente la realtà, non so cosa voglia dire vivere consapevolmente senza di lui.
Non ho la voglia e la forza di rendermi realmente conto che prima c’era e ora non c’è piú.
Solo ogni tanto realizzo che non ha festeggiato con me i diciotto anni, non mi ha visto fallire al liceo e non sarà lui ad accompagnarmi all’altare quando mi sposeró.
In quei momenti mi tremano le mani, preoccupata che qualcuno possa accorgersi dei miei occhi lucidi.
In quei giorni mi fumo due canne di fila.
Poi la notte ascolto Drake per addormentarmi, ripetizione continua.
E non mi addormento piú.
Il giorno dopo apparecchierò la tavola per quattro, ma rideró.
Prima o poi ritroveró l’amore, quello vero, che mi ha mostrato lui.

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